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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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114 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Difetto di rappresentanza: il potere del giudice
Una società finanziaria si è vista respingere il ricorso per un difetto di rappresentanza processuale. La Cassazione ha confermato che il giudice può sempre richiedere la prova dei poteri rappresentativi, anche senza contestazione della controparte. Inoltre, ha stabilito che la casella PEC piena è una responsabilità del difensore, e la mancata regolarizzazione entro i termini comporta l'inammissibilità dell'atto.
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Garanzia cessione credito: esclusa se c’è conoscenza
Una società immobiliare acquistava un credito da una procedura fallimentare, che si rivelava inesistente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia cessione credito, prevista dall'art. 1266 c.c., non è operante se l'acquirente (cessionario) era a conoscenza dell'inesistenza del credito al momento dell'acquisto. Di conseguenza, il cessionario non può richiedere il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante), ma solo la restituzione del prezzo pagato.
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Giudicato tributario: limiti e contributi consortili
Un contribuente ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per contributi consortili, forte di una precedente sentenza a lui favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che il principio del giudicato tributario non si estende agli elementi variabili delle imposte periodiche, come il beneficio annuale derivante dalle opere di bonifica. L'onere di dimostrare l'assenza di tale beneficio per l'annualità specifica ricade sul contribuente.
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Società partecipate: stop al blocco stipendiale
Una ex dipendente di un'azienda a controllo pubblico ha richiesto il pagamento di differenze retributive derivanti dal rinnovo del CCNL. L'azienda si è opposta, invocando il blocco stipendiale applicato al settore pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, affermando che il rapporto di lavoro nelle società partecipate è di natura privatistica. Di conseguenza, il blocco stipendiale pubblico non si estende automaticamente e qualsiasi modifica dei trattamenti economici deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello, non potendo essere imposta unilateralmente.
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Prescrizione tributaria: quando si interrompe?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26253/2025, ha rigettato il ricorso di una contribuente, confermando che la richiesta di rateizzazione di una cartella di pagamento costituisce un riconoscimento del debito idoneo a interrompere la prescrizione tributaria. La Corte ha inoltre chiarito che la definizione agevolata non si applica agli atti meramente riscossivi, ma solo a quelli che accertano il tributo.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26184/2025, ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e immediato. La semplice mancata notifica della cartella di pagamento non è più sufficiente a giustificare l'azione legale. Questa decisione, in linea con le recenti riforme legislative, restringe significativamente la possibilità di contestare un debito fiscale attraverso l'estratto di ruolo, richiedendo la prova di un danno specifico, come l'esclusione da appalti pubblici.
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Opposizione all’esecuzione: errore nel deposito è fatale
Una società agricola ha presentato opposizione all'esecuzione per il rilascio di un immobile, ma l'ha depositata erroneamente presso il ruolo del contenzioso ordinario anziché nel fascicolo del giudice dell'esecuzione. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'opposizione, sottolineando che l'errore procedurale e la tardività del deposito sono vizi insanabili che precludono la tutela del debitore.
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Responsabilità socio: Cassazione e debiti fiscali
Un ex socio accomandatario ha impugnato una cartella di pagamento per debiti fiscali della sua precedente società, ormai estinta. Sosteneva che l'atto dovesse essere notificato al liquidatore e che fosse decaduto il diritto di riscossione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità socio accomandatario per i debiti sociali è solidale e illimitata. La notifica tempestiva alla società interrompe la decadenza anche per il socio e, una volta che la società è cancellata, l'ente di riscossione può agire direttamente contro il socio senza dover prima tentare di escutere il patrimonio sociale, ormai inesistente.
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Duplicazione titoli esecutivi: no a due atti per un debito
La Corte di Cassazione ha stabilito che è illegittima la duplicazione dei titoli esecutivi per lo stesso credito se il creditore non dimostra un interesse concreto. Nel caso esaminato, un ente pubblico aveva prima ottenuto un decreto ingiuntivo e poi iscritto a ruolo l'intero importo, comprensivo di quello già ingiunto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano ridotto l'importo della cartella esattoriale, ritenendo la duplicazione un inutile aggravio per il debitore e una violazione dei principi di correttezza processuale.
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Contratto a favore di terzo: è revocabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a favore di terzo, con cui un debitore fa trasferire un immobile da un venditore direttamente a un beneficiario (ad esempio, un figlio) senza che il bene entri nel proprio patrimonio, costituisce una donazione indiretta. Tale atto è considerato un impoverimento per il debitore, in quanto rinuncia a un arricchimento patrimoniale. Di conseguenza, i creditori possono agire con l'azione revocatoria per rendere inefficace tale trasferimento e soddisfare le proprie pretese, essendo sufficiente la consapevolezza del danno da parte del solo debitore-disponente.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni. La Corte ha ribadito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato (art. 23 Cost.) e non da un regolamento interno dell'ente. Di conseguenza, il diritto al rimborso delle somme trattenute si prescrive in dieci anni.
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Licenziamento per giusta causa: ricorso inammissibile
Una dirigente impugna il proprio licenziamento per giusta causa, motivato da gravi negligenze nella gestione finanziaria. Dopo la conferma della legittimità del licenziamento sia in primo grado che in appello, la lavoratrice ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti quando le due sentenze precedenti sono conformi ('doppia conforme') e il ricorso si limita a proporre una diversa valutazione delle prove.
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Tutela legale dirigente: sì all’indennità per rinvio a giudizio
La Cassazione conferma il diritto di un dirigente all'indennità sostitutiva del preavviso se si dimette dopo un rinvio a giudizio per fatti legati al suo ruolo. La tutela legale del dirigente prevale se l'azienda, con il suo comportamento (es. rimborso spese legali), ha già riconosciuto la connessione tra i fatti e le funzioni svolte.
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Prescrizione crediti agente: la Cassazione sui 5 anni
Un agente ha citato in giudizio la società preponente per ottenere la riqualificazione del rapporto e il pagamento di differenze retributive e indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti dell'agente per le provvigioni è quinquennale e non decennale. Ha inoltre dichiarato inammissibili le domande nuove in appello e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei termini di decadenza e dell'onere della prova a carico dell'agente.
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Condotta extralavorativa: quando scatta la sanzione?
Un dipendente bancario è stato sanzionato per un'aggressione verso un collega durante una trasferta di lavoro. La Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione, stabilendo che anche una condotta extralavorativa è rilevante se viola il codice etico aziendale e lede l'immagine della società, soprattutto quando il comportamento è connesso al contesto lavorativo. La Corte ha rigettato tutte le altre pretese del lavoratore, ritenendole infondate.
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Società Partecipate: No al blocco stipendi unilaterale
La Corte di Cassazione, con la sentenza 25707/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i dipendenti delle società partecipate. Un'azienda a controllo pubblico non può rifiutarsi unilateralmente di applicare gli aumenti retributivi previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), anche se deve rispettare vincoli di spesa. La Corte ha chiarito che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica e qualsiasi modifica ai diritti economici dei lavoratori deve passare obbligatoriamente attraverso una contrattazione di secondo livello con i sindacati, non potendo essere imposta da un atto unilaterale dell'azienda o dell'ente pubblico controllante.
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Sanzioni Amministrative Finanziarie: la Cassazione
L'autorità nazionale di vigilanza sui mercati finanziari ha sanzionato alcuni ex amministratori di un istituto di credito per violazioni normative. Gli amministratori hanno impugnato la decisione, sollevando questioni procedurali e sulla natura delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato i principali motivi di ricorso, confermando che le sanzioni amministrative finanziarie in questione non hanno natura penale. Inoltre, ha chiarito che il termine per la contestazione decorre da quando l'autorità sanzionatoria acquisisce piena conoscenza dei fatti, anche se trasmessi da un'altra autorità di vigilanza, e non dal momento della prima scoperta.
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Condotta del danneggiato: quando esclude la colpa
Un automobilista ha un incidente stradale per eccesso di velocità. La Cassazione conferma che la condotta del danneggiato, se imprudente e imprevedibile, costituisce caso fortuito, escludendo la responsabilità del gestore stradale per i danni subiti.
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Deroga art 1957 cc: quando è clausola vessatoria?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14687/2025, ha stabilito che la clausola di deroga all'art. 1957 c.c. in un contratto di fideiussione stipulato con un consumatore è vessatoria se non specificamente negoziata. Il caso riguardava un garante che si era opposto a un decreto ingiuntivo di una società finanziaria, eccependo la decadenza del creditore per non aver agito entro sei mesi. La Corte ha confermato la nullità della clausola, ribadendo che l'onere di provare la trattativa individuale spetta al professionista, e in assenza di tale prova la garanzia si estingue se il termine non viene rispettato.
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Iscrizione Albo Concessionari: non serve per tutti
Una società ha impugnato un avviso di accertamento tributario sostenendo l'illegittimità del Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) incaricato della riscossione, poiché uno dei suoi membri non possedeva la necessaria iscrizione all'albo dei concessionari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'obbligo di iscrizione albo concessionari sussiste solo per le imprese che svolgono le attività principali di accertamento e riscossione, e non per quelle che forniscono mere attività di supporto secondarie all'interno dell'RTI.
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