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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2023

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183 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Cessazione della materia del contendere: guida pratica
Una primaria società di servizi e un lavoratore hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale durante la pendenza del ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo negoziale ha sostituito integralmente la regolamentazione data dalla sentenza impugnata. Poiché la lite si è conclusa per volontà delle parti e non per rigetto del ricorso, non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Revocazione in Cassazione: limiti e plurime ragioni
Una ricorrente ha proposto istanza di **Revocazione** contro un'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva dichiarato improcedibile il suo ricorso per mancato deposito della relata di notifica. La ricorrente sosteneva che il documento fosse presente nel fascicolo e che la Corte fosse incorsa in un errore di fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, in presenza di plurime ragioni della decisione (una procedurale e una di merito), l'eventuale errore su una di esse non è decisivo se l'altra rimane valida e non è impugnabile per revocazione.
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Prescrizione presuntiva e crediti professionali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cliente contro la condanna al pagamento di compensi professionali a favore di un avvocato. Il ricorrente invocava la Prescrizione presuntiva, ma i giudici hanno rilevato che le sue stesse dichiarazioni in giudizio implicavano il riconoscimento del mancato pagamento integrale del debito. Inoltre, la presenza di una doppia conforme e l'introduzione di questioni nuove in sede di legittimità hanno precluso l'esame dei motivi di ricorso, confermando la responsabilità del cliente.
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Trasferimento d’azienda: limiti negli appalti 118
Un autista soccorritore ha impugnato il licenziamento intimato a seguito di una procedura di mobilità, sostenendo che il subentro di una nuova società nella gestione del servizio di emergenza sanitaria regionale configurasse un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il semplice avvicendamento in un appalto di servizi, senza il passaggio di un'organizzazione produttiva preesistente, non integra la fattispecie del trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c.
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Cessazione della materia del contendere e accordo
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una lite tra un ente sanitario e diversi dipendenti relativa al superiore inquadramento professionale. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo, rendendo superflua la decisione della Corte. Tale evento ha determinato il venir meno dell'efficacia della sentenza di appello precedentemente impugnata e la compensazione integrale delle spese di lite.
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Conciliazione e fine del processo in Cassazione
Una dipendente pubblica ha agito in giudizio per ottenere un superiore inquadramento professionale e le relative differenze retributive. Dopo una sentenza d'appello favorevole alla lavoratrice, l'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo di conciliazione. La Suprema Corte ha dunque dichiarato la cessazione della materia del contendere, annullando l'efficacia della sentenza impugnata e disponendo la compensazione delle spese di lite, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Soccombenza virtuale e spese legali in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava la condanna alle spese legali nonostante la cessazione della materia del contendere. Il caso riguardava un appello proposto fuori tempo massimo contro un pignoramento. Sebbene le parti avessero concordato sulla chiusura anticipata del processo a causa della tardività dell'impugnazione, la Corte d'Appello aveva applicato il principio della soccombenza virtuale, ponendo le spese a carico dell'appellante. La Suprema Corte ha confermato che, in assenza di accordo specifico sulle spese, il giudice deve valutare chi avrebbe perso la causa, applicando correttamente la soccombenza virtuale.
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Incompetenza territoriale e rinuncia tacita
Una creditrice ha agito in via surrogatoria contro una società di leasing per ottenere il rimborso di rate versate da una sua debitrice inadempiente. La società di leasing ha sollevato eccezione di incompetenza territoriale, indicando un foro esclusivo contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la proposizione di domande verso terzi o domande riconvenzionali non costituisce rinuncia tacita all'eccezione di incompetenza territoriale. Pertanto, l'intera causa deve essere trasferita al giudice competente individuato nel contratto.
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Azione revocatoria: donazione ai figli e debiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una donazione immobiliare effettuata da un garante ai propri figli tramite l'azione revocatoria. Il ricorrente sosteneva che il credito non fosse ancora esigibile al momento dell'atto, ma i giudici hanno chiarito che per l'azione revocatoria è sufficiente l'esistenza del debito derivante dalla fideiussione, non la sua scadenza. Trattandosi di un atto a titolo gratuito, la sola consapevolezza del debitore di danneggiare le aspettative dei creditori è bastata a rendere l'atto inopponibile alla banca.
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Azione revocatoria: donazioni ai figli inefficaci
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di atti di donazione patrimoniale compiuti da una debitrice in favore dei propri figli. I creditori, due professionisti con crediti non onorati, hanno promosso con successo l'azione revocatoria per tutelare il proprio diritto al compenso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori, sottolineando che l'accertamento dei presupposti di fatto, come l'anteriorità del credito e la consapevolezza del danno, spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere oggetto di riesame in sede di legittimità.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i fatti sono chiave
Una società, in qualità di terza datrice d'ipoteca su un complesso immobiliare adibito a stabilimento vinicolo, ha impugnato il decreto di trasferimento del bene emesso in sede esecutiva. La ricorrente sosteneva la violazione delle norme sulla prelazione previste dal Codice dei beni culturali, data la presunta rilevanza storico-artistica dell'immobile. La Corte di Cassazione ha tuttavia dichiarato l'**inammissibilità ricorso cassazione** a causa della mancata esposizione sommaria dei fatti. L'atto è stato giudicato aspecifico e confuso, mescolando deduzioni fattuali e di diritto in modo tale da rendere impossibile per i giudici comprendere la vicenda senza ricorrere a fonti esterne, violando così il principio di autosufficienza.
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Procedibilità ricorso Cassazione: stop ai duplicati
Un debitore ha impugnato una sentenza del Tribunale relativa a un'opposizione in ambito di espropriazione immobiliare, contestando l'intervento di un istituto di credito basato su un mutuo fondiario inizialmente privo di formula esecutiva. La Suprema Corte ha dichiarato la improcedibilità ricorso Cassazione poiché il ricorrente ha depositato un duplicato informatico della sentenza impugnata privo dei dati autentici di deposito, come il numero identificativo e la data di pubblicazione della cancelleria. Tale omissione viola l'art. 369 c.p.c., che impone il deposito della copia autentica completa di attestazioni ufficiali.
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Rinuncia al ricorso: effetti e spese in Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla contestazione di un ampliamento di un terrazzo e all'usucapione di una servitù di passaggio per la lettura di un contatore del gas. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha depositato una memoria dichiarando che il contatore era stato rimosso e il terrazzo ripristinato, chiedendo la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha chiarito che, in mancanza di un accordo esplicito tra le parti, tale dichiarazione non configura una cessazione della materia del contendere, bensì una Rinuncia al ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. Di conseguenza, il giudizio è stato dichiarato estinto con condanna del ricorrente alle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: stop al raddoppio del contributo
Un ente locale aveva impugnato una sentenza favorevole ad alcuni contribuenti in merito ad accertamenti ICI. Durante il giudizio di legittimità, l'ente ha presentato formale rinuncia al ricorso, prontamente accettata dalle controparti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia al ricorso non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e riguarda esclusivamente i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Contribuzione figurativa: onere prova calcolo pensione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un pensionato alla riliquidazione del trattamento pensionistico includendo gli emolumenti extra mensili nella base di calcolo della contribuzione figurativa. La controversia riguardava l'onere della prova: l'ente previdenziale sosteneva che spettasse al pensionato dimostrare l'errato calcolo. I giudici hanno invece stabilito che, a fronte della contestazione del beneficiario, spetta all'ente dimostrare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito, provando l'effettiva inclusione di tutte le voci retributive spettanti.
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Definizione agevolata: stop al giudizio tributario
Una società di servizi ha impugnato avvisi di accertamento relativi a presunte fatture fittizie emesse da un fornitore ritenuto evasore totale. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: guida pratica agli effetti
La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio relativo alla liquidazione dei compensi di un consulente tecnico d'ufficio. La decisione è scaturita dalla rinuncia al ricorso presentata formalmente da una curatela fallimentare. Poiché la controparte ha accettato tale rinuncia, la Corte non ha disposto alcuna condanna alle spese processuali. Inoltre, è stato chiarito che in caso di rinuncia non è dovuto il versamento del cosiddetto doppio contributo unificato, poiché tale sanzione si applica esclusivamente alle ipotesi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Estinzione del giudizio: stop al doppio contributo
Una società energetica ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi da un ente locale per una centrale idroelettrica. Dopo la decisione sfavorevole in appello, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la lite. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in questo caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica quando il processo termina per accordo tra le parti anziché per rigetto del ricorso.
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Inammissibilità ricorso: i termini per la Cassazione
Un'azienda sanitaria locale ha impugnato una sentenza d'appello favorevole a un dirigente medico in merito al pagamento di indennità di posizione variabile. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per tardività, poiché la notifica è avvenuta oltre il termine semestrale previsto dall'art. 327 c.p.c. dalla pubblicazione della sentenza. La decisione conferma che il superamento dei termini processuali preclude definitivamente l'esame dei motivi di merito.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e spese legali
Una struttura sanitaria pubblica ha impugnato una sentenza che la condannava a risarcire un dirigente veterinario per il mancato calcolo dell'indennità di posizione. Durante il procedimento in Cassazione, l'ente ha depositato un atto di rinuncia formale accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'accordo tra le parti per la compensazione delle spese legali. L'estinzione del giudizio impedisce inoltre l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, chiudendo definitivamente la lite senza ulteriori oneri fiscali per il ricorrente.
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