LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13 Costituzione — Anno 2024

Pagina 15 di 19

365 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 Costituzione

Obbligo di presentazione DASPO: quando è legittimo?
Un tifoso ricorre contro un DASPO che include l'obbligo di firma, sostenendo una motivazione carente e la sproporzione della misura. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'obbligo di presentazione DASPO è legittimo quando la pericolosità del soggetto è provata, anche senza precedenti penali. La Corte sottolinea che l'identificazione certa, la condotta aggressiva e l'uso di oggetti come una cintura sono elementi sufficienti a giustificare non solo il divieto di accesso agli stadi, ma anche la misura accessoria della firma per garantirne il rispetto.
Continua »
Obbligo di presentazione: quando il Daspo è legittimo?
Un tifoso ha impugnato un provvedimento di Daspo che includeva l'obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile. Secondo la Corte, la misura era giustificata dalla pericolosità dimostrata dal soggetto, identificato come aggressivo durante scontri tra tifoserie. La motivazione del giudice di primo grado è stata considerata adeguata sia sulla necessità della misura restrittiva, sia sulla sua durata, confermando la legittimità dell'obbligo di presentazione per prevenire future violazioni.
Continua »
DASPO con obbligo di firma: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un DASPO con obbligo di firma. La Corte chiarisce che la partecipazione a tafferugli tra tifoserie è sufficiente per la misura, e che per contestare l'identificazione in sede di legittimità è necessario un travisamento della prova, non una semplice rilettura degli atti.
Continua »
DASPO con obbligo di firma: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro un DASPO con obbligo di firma. La sentenza chiarisce che per la convalida del provvedimento non è richiesta la certezza della prova, ma una valutazione indiziaria sufficiente. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità della motivazione del giudice che si richiama a quella del Questore, specificando i limiti del controllo giurisdizionale sulle misure di prevenzione per la violenza negli stadi.
Continua »
Patteggiamento in appello: limiti del giudice
Un imputato, dopo aver concordato una riduzione di pena tramite patteggiamento in appello per reati di droga, ricorre in Cassazione lamentando la mancata valutazione di una causa di assoluzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che nel patteggiamento in appello, a seguito della rinuncia ai motivi, il giudice non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento ex art. 129 c.p.p., poiché la sua cognizione è limitata ai punti concordati tra le parti.
Continua »
Ricorso in Cassazione: avvocato non abilitato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione, originato da un appello convertito, a causa della mancanza di abilitazione del difensore al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. La pronuncia sottolinea che non esistono deroghe a tale requisito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Patteggiamento in appello: il ricorso è inammissibile
Un soggetto, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un accordo in appello per detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il patteggiamento in appello implica una rinuncia a contestare la colpevolezza, limitando la discussione alla sola entità della pena concordata.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati contro una sentenza di condanna per estorsione aggravata, emessa a seguito di concordato in appello. La Corte ribadisce che i motivi relativi al trattamento sanzionatorio non sono validi per impugnare una sentenza basata su un accordo tra le parti, salvo casi di illegalità della pena.
Continua »
Autoriciclaggio: sequestro e onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per autoriciclaggio. La sentenza chiarisce che il sequestro può essere mantenuto anche se il reato presupposto (truffa) è prescritto, poiché l'autoriciclaggio costituisce un reato autonomo. È sufficiente la sussistenza del 'fumus commissi delicti', ovvero il sospetto che il reinvestimento dei proventi illeciti abbia ostacolato la tracciabilità della loro origine.
Continua »
Ricorso inammissibile: limiti del concordato in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di "concordato in appello". La Corte ribadisce che tale impugnazione è limitata a vizi specifici e non può rimettere in discussione il merito o la pena. Un secondo ricorso è dichiarato inammissibile per mancanza del mandato specifico a impugnare, un nuovo requisito per gli imputati assenti.
Continua »
Trattenimento richiedente asilo: il termine di 48 ore
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino straniero già trattenuto in un CPR, il termine di 48 ore per la richiesta di convalida del nuovo trattenimento richiedente asilo decorre dalla data di adozione del provvedimento del Questore e non dalla manifestazione di volontà del richiedente. Il trattenimento nel frattempo resta legittimo sulla base del precedente titolo convalidato, i cui termini sono solo sospesi.
Continua »
Ricorso inammissibile: motivi nuovi e genericità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un detenuto che lamentava le condizioni di detenzione. La decisione si fonda su due principi chiave: la genericità delle contestazioni, che non si confrontavano specificamente con le motivazioni del provvedimento impugnato, e l'introduzione di 'motivi nuovi', ovvero lamentele non sollevate nel primo grado di giudizio. La Corte ha ribadito che l'appello deve essere una critica mirata alla decisione precedente, non un'occasione per ampliare l'oggetto della controversia.
Continua »
Riparazione ingiusta detenzione: no se fisiologica
Un uomo ha scontato una pena per intero. Anni dopo, a seguito di una nuova condanna, i due reati vengono unificati con il vincolo della continuazione. A causa di una specifica norma, la pena già scontata non può essere detratta, portando l'individuo a scontare una detenzione complessivamente superiore a quella finale. La Corte di Cassazione ha negato la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, stabilendo che la pena in eccesso non deriva da un errore giudiziario, ma è una conseguenza 'fisiologica' e corretta dell'applicazione delle leggi vigenti.
Continua »
Controllo giudiziale trattenimento: poteri del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 3654/2024, ha affrontato il tema del controllo giudiziale sul trattenimento di un cittadino straniero in un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR). Pur non decidendo nel merito, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: il giudice, nel convalidare il trattenimento, ha il potere e il dovere di verificare d'ufficio la legittimità degli atti presupposti, come il decreto di espulsione. Citando la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha sottolineato che la tutela della libertà personale impone un controllo giurisdizionale approfondito, che non può essere limitato alle sole eccezioni sollevate dalla difesa. Per la rilevanza della questione, il caso è stato rinviato a una pubblica udienza per una trattazione più approfondita.
Continua »
Inammissibilità ricorso: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un condannato avverso il diniego di affidamento in prova ai servizi sociali. La Corte ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata riguardo alla disciplina transitoria, confermando che la valutazione della condotta collaborativa è un presupposto necessario. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Termine per impugnazione: ricorso tardivo inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per appropriazione indebita, poiché presentato oltre il termine per impugnazione. La Corte chiarisce che l'estensione di 15 giorni, prevista per l'imputato giudicato in assenza, non si applica ai processi d'appello celebrati con rito cartolare senza che l'imputato abbia chiesto di partecipare.
Continua »
Fatture inesistenti: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per l'uso di fatture inesistenti e omessa dichiarazione. La sentenza sottolinea come un ricorso inammissibile sia tale quando generico e non affronta le motivazioni della corte d'appello. Viene inoltre chiarito che le pene sostitutive della Riforma Cartabia devono essere richieste esplicitamente dall'imputato in appello, non essendo applicabili d'ufficio in questo specifico contesto.
Continua »
Confisca Reati Tributari: Pagare a Rate non la Evita
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5158/2024, ha stabilito che l'impegno a rateizzare un debito IVA non è sufficiente per revocare la confisca dei beni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omesso versamento IVA per oltre 550.000 euro. È stato chiarito che la confisca per reati tributari rimane valida, sebbene la sua esecuzione sia limitata all'importo del debito effettivamente non saldato. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena, basandosi sui precedenti dell'imputato e sulla gravità della condotta.
Continua »
Revisione parziale: l’aggravante mafiosa resta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4826/2024, ha stabilito che l'assoluzione in sede di revisione dal reato di associazione mafiosa non comporta automaticamente la caducazione dell'aggravante mafiosa per un altro reato, come la tentata estorsione. La Corte ha chiarito che la revisione parziale è un rimedio straordinario che mira al proscioglimento totale e non alla semplice eliminazione di un'aggravante. Inoltre, ha distinto tra la partecipazione a un'associazione e l'utilizzo del 'metodo mafioso', che può sussistere anche in assenza di un legame formale con un clan, legittimando così la permanenza dell'aggravante.
Continua »
Sospensione termini custodia cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che contestava l'efficacia della misura cautelare. L'imputato sosteneva che la sospensione dei termini di custodia cautelare, prevista dalla normativa emergenziale Covid-19, non dovesse applicarsi al suo caso, poiché il termine per le indagini preliminari era già scaduto. La Corte ha stabilito che la sospensione opera automaticamente e a prescindere dallo stato del procedimento, inclusa la fase delle indagini, anche se il termine per concluderle è già decorso. L'unico modo per evitarla sarebbe stata una richiesta esplicita da parte dell'interessato di procedere.
Continua »