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Art. 13, comma 1-quater, t.u. spese giust.

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149 provvedimenti

Clausola compromissoria appalti pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la nullità di un lodo arbitrale emesso a suo favore contro un ente pubblico. La Corte ha stabilito che la clausola compromissoria appalti pubblici contenuta nel contratto non era un patto privato e immutabile, ma un rinvio 'dinamico' alla normativa vigente. Di conseguenza, una successiva sentenza della Corte Costituzionale, che reintroduceva la facoltà per le parti di rifiutare l'arbitrato, era pienamente applicabile retroattivamente, rendendo legittima la scelta dell'ente pubblico di adire il giudice ordinario.
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Perdite consorzio: no divieto di ripianamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto per gli enti pubblici di coprire le perdite delle società partecipate non si applica ai consorzi tra enti locali. Di conseguenza, una clausola statutaria che impone ai comuni membri di ripianare le perdite consorzio è pienamente valida. La Corte ha cassato la sentenza di merito che, tramite un'errata applicazione analogica della legge, aveva dichiarato nullo un lodo arbitrale favorevole al consorzio, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Recesso socio Srl: basta il richiamo alla delibera
Una società a responsabilità limitata ha impugnato il recesso di un socio, sostenendo che la comunicazione dei motivi fosse troppo generica in quanto si limitava a richiamare una delibera assembleare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità del recesso. Secondo la Corte, la società, utilizzando l'ordinaria diligenza, era perfettamente in grado di individuare le specifiche decisioni (proroga della durata e clausola compromissoria) che legittimavano il recesso socio srl all'interno della delibera citata, rendendo la comunicazione sufficientemente chiara.
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Responsabilità amministratori locali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6432/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità amministratori locali per i debiti contratti dall'ente. Un professionista aveva citato in giudizio i membri di una giunta provinciale per il mancato pagamento di prestazioni extra-contrattuali. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità personale degli amministratori non sussiste se la loro delibera si limita ad approvare un progetto e a stanziare fondi nell'ambito di una convenzione preesistente, senza estendere l'obbligazione a nuove prestazioni non coperte finanziariamente.
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Contratto quadro: non necessario per prodotti finanziari
Un gruppo di investitori ha citato in giudizio una compagnia di assicurazioni per polizze vita a contenuto finanziario, sostenendo la nullità dei contratti per mancanza di un contratto quadro scritto. Le corti di merito avevano dato loro ragione. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ribaltato la decisione, stabilendo che, in base alla normativa vigente all'epoca dei fatti (Regolamento CONSOB n. 11522/1998), il servizio di collocamento di prodotti finanziari era esplicitamente esentato dall'obbligo di stipulare un contratto quadro. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Responsabilità promotore finanziario: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice contro un promotore finanziario e due banche. L'ordinanza sottolinea l'impossibilità di contestare in sede di legittimità l'accertamento dei fatti operato dalla Corte d'Appello, in particolare riguardo al momento in cui l'investitrice ha avuto conoscenza del danno ai fini della prescrizione. La decisione conferma che la mancata prova del conferimento di un incarico al promotore e la corretta valutazione della decorrenza della prescrizione sono elementi decisivi che, se stabiliti nei gradi di merito, non possono essere riesaminati dalla Cassazione.
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Obblighi informativi banca: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una risparmiatrice contro un istituto bancario. La cliente contestava la violazione degli obblighi informativi in relazione a investimenti in derivati. La Corte ha stabilito che le censure della ricorrente non riguardavano violazioni di legge, ma tentativi di ottenere un riesame nel merito della valutazione delle prove, attività preclusa al giudice di legittimità. La decisione si fonda sulla coerenza tra le operazioni e l'elevato profilo di rischio autodichiarato dalla cliente.
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Rinuncia al mandato: prova e termini processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore, confermando che la sua impugnazione era tardiva. Il caso verteva sulla prova della rinuncia al mandato da parte di uno dei suoi legali. Senza una prova formale e depositata in atti della revoca, la notifica della sentenza al difensore originario è stata ritenuta valida, facendo così decorrere i termini per l'appello, che non sono stati rispettati. La Corte ha stabilito che la valutazione di elementi indiziari spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è congrua.
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Anatocismo bancario: no agli usi contrari (Cassazione)
La Corte di Cassazione, in un complesso caso di anatocismo bancario su finanziamenti degli anni '50, ha confermato il divieto di capitalizzazione trimestrale degli interessi. La Corte ha stabilito che gli usi bancari non costituiscono fonte normativa idonea a derogare all'art. 1283 c.c. e che le normative speciali invocate non prevedevano tale possibilità. Parte della controversia si è estinta per un accordo transattivo, mentre gli altri ricorsi sono stati respinti.
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Onere della prova indennizzo: la Cassazione decide
Un cittadino ha richiesto un indennizzo per beni di antiquariato persi in un sisma, ma la sua domanda è stata respinta per mancanza di prove adeguate sul valore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che l'onere della prova indennizzo spetta a chi lo richiede. La Corte ha sottolineato che la valutazione delle prove è competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Translatio iudicii e domanda nuova: si può fare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4465/2024, ha stabilito che nel passaggio di un giudizio dalla giurisdizione amministrativa a quella ordinaria (translatio iudicii), la parte può non solo riproporre la domanda originaria, ma anche formularne una nuova e distinta, purché connessa alla precedente. In un caso relativo a contributi per la ricostruzione post-sisma, è stata ritenuta ammissibile l'estensione della richiesta di risarcimento, inizialmente limitata alle parti private, anche alle parti comuni dell'edificio. La Corte ha inoltre ribadito che il potere di disapplicazione dell'atto amministrativo illegittimo non può essere esercitato dal giudice ordinario in una causa contro la stessa Pubblica Amministrazione.
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Onere della prova per contributi pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due cittadini contro un Comune per ottenere fondi di ricostruzione post-sismica. La decisione chiarisce l'onere della prova: spetta all'ente pubblico dimostrare la carenza di fondi, ma se fornisce prove adeguate, il cittadino deve presentare contro-prove efficaci. Poiché il diritto al contributo è stato negato, è stata respinta anche la conseguente domanda di risarcimento danni.
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Termine per cassazione: quando l’appello è tardivo
Una società di servizi ha impugnato una sentenza che annullava le sue richieste di conguagli retroattivi a un condominio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine per cassazione di sei mesi previsto dalla legge, rendendo così definitiva la decisione del tribunale inferiore.
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Promessa di pagamento: quando un documento è vincolante?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a una promessa di pagamento. Una società, opponendosi a un decreto ingiuntivo, sosteneva che un documento firmato fosse una mera accettazione di cessione di credito e non una ricognizione di debito. La Corte d'Appello aveva qualificato l'atto come promessa di pagamento, invertendo l'onere della prova. La Cassazione ha confermato, rigettando il ricorso. Ha stabilito che l'interpretazione del giudice di merito era plausibile e non sindacabile in sede di legittimità, in quanto basata su una valutazione logica della volontà delle parti emergente dal testo e dal contesto, rendendo irrilevante l'applicazione di criteri interpretativi sussidiari come quello 'contra stipulatorem'.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo di specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una controversia tra un consumatore e un istituto bancario riguardo la restituzione di commissioni. La decisione si fonda sulla violazione del principio di specificità dei motivi, poiché il ricorrente non ha trascritto né localizzato la clausola contrattuale contestata, impedendo alla Corte di esaminare il merito della questione.
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Ricorso inammissibile: requisiti di specificità
Una consumatrice ricorre in Cassazione contro un istituto di credito per commissioni di intermediazione ritenute illegittime. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile perché la ricorrente non ha trascritto né indicato con precisione la clausola contrattuale contestata. La decisione sottolinea l'importanza del principio di specificità degli atti processuali, rendendo il ricorso inammissibile per difetti formali che impediscono l'esame nel merito.
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Fatto notorio: il default e la prescrizione dei danni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito per le perdite subite su obbligazioni estere. La decisione conferma che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risarcimento danni decorre dalla data del default dell'emittente, considerato un "fatto notorio", e non dal momento della successiva percezione del danno da parte del singolo investitore. Di conseguenza, l'azione legale, avviata a distanza di quasi vent'anni, è stata ritenuta prescritta.
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Prescrizione fatto notorio: il default è dies a quo
Un investitore ha citato in giudizio un istituto di credito per danni derivanti dall'acquisto di obbligazioni argentine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il diritto al risarcimento è stato ritenuto estinto per prescrizione decennale. Il punto cruciale della sentenza è che il termine di prescrizione è iniziato a decorrere dalla data del default sovrano, considerato un "fatto notorio" che ha reso il danno immediatamente percepibile dall'investitore.
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Anatocismo mutuo: Cassazione chiarisce i limiti
Una società ha impugnato una sentenza che rigettava le sue accuse di usura e anatocismo relative a un mutuo a tasso variabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il piano di ammortamento alla francese non comporta anatocismo, nemmeno con tassi variabili, poiché gli interessi sono calcolati solo sul capitale residuo. L'ordinanza ha anche respinto le altre censure per motivi procedurali, sottolineando l'importanza di presentare tempestivamente le prove a sostegno delle proprie tesi.
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Onere probatorio: ricorso inammissibile per la banca
Una banca ricorre in Cassazione contro una sentenza che la condannava a restituire oltre 398.000 euro agli eredi di un correntista per indebiti versamenti. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che le critiche della banca non riguardavano violazioni di legge, ma tentativi di rimettere in discussione l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove (onere probatorio) operate dal giudice di merito, attività preclusa in sede di legittimità.
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