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Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Terza Civile

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194 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Provvigione mediatore: quando è dovuta? Analisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 109/2023, ha stabilito che la provvigione del mediatore matura alla conclusione del contratto preliminare, in quanto questo costituisce un vincolo giuridico che abilita le parti ad agire per l'esecuzione. La presenza di una condizione, anche se successivamente rinunciata da una parte, non esclude il diritto al compenso, confermando un principio consolidato.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando le richieste di risarcimento di un gruppo di medici per la mancata remunerazione durante gli anni di specializzazione. La Corte ha ribadito che il diritto al risarcimento è soggetto a prescrizione decennale, con decorrenza dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999, che ha cristallizzato l'inadempimento dello Stato italiano alle direttive europee. Poiché l'azione legale è stata intrapresa oltre tale termine, il diritto è stato dichiarato estinto.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile
Una società creditrice ha impugnato con regolamento di competenza la decisione con cui un Giudice di Pace aveva dichiarato la propria incompetenza per materia in una causa di affitto d'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio, basato sull'art. 46 c.p.c., secondo cui le decisioni del Giudice di Pace sulla competenza non sono impugnabili con tale strumento processuale.
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Accise energia: rimborso dal fornitore legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce un principio fondamentale in materia di accise energia elettrica. A seguito della dichiarazione di incostituzionalità della norma che imponeva l'addizionale provinciale, il consumatore finale ha il diritto di chiedere il rimborso delle somme versate direttamente al proprio fornitore di energia. La Corte chiarisce che la declaratoria di incostituzionalità ha effetto retroattivo, facendo venire meno la causa del pagamento. Di conseguenza, sorge un'azione di ripetizione dell'indebito contro il fornitore, il quale potrà poi rivalersi sullo Stato. Viene così rigettato il ricorso della società fornitrice che sosteneva l'azione dovesse essere diretta contro lo Stato.
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Opposizione esecuzione: limiti ai motivi aggiuntivi
Una società si opponeva all'esecuzione forzata per il rilascio di alcuni immobili, contestando la titolarità del diritto in capo alla società creditrice. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10708/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale per l'opposizione all'esecuzione: tutti i motivi di contestazione devono essere presentati nell'atto introduttivo del giudizio. Non è possibile aggiungerne di nuovi in un secondo momento, neanche se riguardano questioni, come il difetto di titolarità, che in altri contesti potrebbero essere rilevate d'ufficio. Il giudizio di opposizione è infatti "eterodeterminato", cioè il suo oggetto è definito e vincolato dalle ragioni esposte all'inizio.
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Mutamento del Titolo: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un figlio che, dopo aver perso in primo e secondo grado sostenendo di essere il conduttore originario di un immobile, ha cambiato la sua tesi in Cassazione, affermando di essere succeduto nel contratto del padre. Questo cambiamento costituisce un inammissibile mutamento del titolo della domanda, poiché introduce una linea difensiva completamente nuova mai proposta nei precedenti gradi di giudizio.
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Subentro alloggio popolare: il nipote non ha diritto
La Corte di Cassazione ha negato il diritto di subentro in un alloggio popolare al nipote che conviveva con la nonna assegnataria. È stato ritenuto decisivo che il nipote non facesse parte del nucleo familiare originario e che mancasse una comunicazione formale della convivenza all'ente gestore. La sentenza sottolinea che il subentro in un alloggio popolare è soggetto a requisiti di legge molto specifici che non possono essere derogati.
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Costituzione tardiva: quando è irrilevante?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la costituzione tardiva dell'agente della riscossione nel giudizio di opposizione a sanzioni amministrative non rende inammissibile la documentazione prodotta. Il termine per il deposito degli atti non è perentorio. La Corte ha inoltre confermato che sia l'ente creditore che l'agente della riscossione hanno legittimazione passiva nel procedimento, rigettando sia il ricorso principale del cittadino che quello incidentale dell'ente.
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Errore di fatto Cassazione: quando è revocabile?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per revocazione per errore di fatto. Nel caso esaminato, una correntista aveva citato in giudizio la propria banca per aver consegnato carnet di assegni a una persona non autorizzata, subendo protesti per assegni con firma falsa. Dopo la soccombenza in primo e secondo grado, e un primo ricorso in cassazione rigettato, la correntista ha tentato la via della revocazione, sostenendo che la Corte avesse commesso un errore di fatto nel non considerare la mancata identificazione del soggetto allo sportello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che quello lamentato non era un errore di fatto (una svista percettiva), bensì un errore di giudizio, ossia un dissenso sull'interpretazione e valutazione degli atti, che non può essere corretto con la revocazione.
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Improcedibilità del ricorso: la relata di notifica
Una società energetica ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza che la condannava a rimborsare delle accise. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché la società non ha depositato, insieme alla copia della sentenza impugnata, la relativa relazione di notificazione. Questa omissione ha impedito di verificare la tempestività dell'impugnazione, rendendo l'atto inammissibile dal punto di vista procedurale, senza entrare nel merito della questione.
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Opposizione atti esecutivi: l’appello è inammissibile
Un contribuente ha contestato un'intimazione di pagamento per vizi formali. Dopo il rigetto da parte del Giudice di Pace, ha proposto appello al Tribunale, che ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza del Tribunale, stabilendo che in materia di opposizione atti esecutivi, la sentenza del primo giudice non è appellabile, ma unicamente ricorribile per Cassazione. L'appello, quindi, era inammissibile.
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Risarcimento medici specializzandi e prescrizione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole su prescrizione e quantificazione del risarcimento per i medici che frequentarono le scuole di specializzazione prima del 1991 senza ricevere un'adeguata remunerazione. La Corte conferma che il termine di prescrizione decennale decorre dal 27 ottobre 1999 e che l'importo del risarcimento deve essere calcolato sulla base della Legge n. 370/1999, non del successivo D.Lgs. n. 257/1991. La sentenza accoglie il ricorso dell'amministrazione statale sull'importo e rigetta quello di un medico sulla decorrenza della prescrizione.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19439/2024, ha confermato il proprio orientamento consolidato sulla prescrizione del diritto al risarcimento per i medici specializzandi non remunerati tra il 1979 e il 1991. Il termine di prescrizione è decennale e decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. I ricorsi presentati dai medici sono stati dichiarati inammissibili in quanto contrari a un principio di diritto ormai stabilito, consolidando così la chiusura a nuove azioni legali tardive su questa materia.
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Clausola risolutiva e buona fede: quando è legittima
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di locazione commerciale in cui il locatore ha attivato la clausola risolutiva espressa per il mancato pagamento di due mensilità di canone e oneri condominiali pregressi. Nonostante il conduttore avesse pagato subito dopo la comunicazione, la Corte ha confermato la risoluzione del contratto, ritenendo che il comportamento del conduttore, caratterizzato da inadempimenti ripetuti, rendesse legittimo e non contrario a buona fede l'esercizio del diritto da parte del locatore.
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Esposizione sommaria dei fatti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una controversia sulla distribuzione di somme ricavate da un'espropriazione immobiliare. La decisione si fonda sulla mancata osservanza del requisito della 'esposizione sommaria dei fatti', prescritto a pena di inammissibilità. Secondo la Corte, il ricorso non forniva una narrazione chiara e completa della vicenda processuale, impedendo di comprendere l'oggetto della controversia e la pertinenza dei motivi di impugnazione senza dover consultare altri atti del processo.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo di chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché non conteneva una chiara e sintetica esposizione dei fatti. I ricorrenti avevano semplicemente riprodotto atti di precedenti gradi di giudizio, una pratica che viola l'art. 366 c.p.c. e il principio di autosufficienza. La Corte ha stabilito che la mancanza di sintesi rende impossibile valutare le censure, portando alla declaratoria di inammissibilità e all'assorbimento del ricorso incidentale.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: requisiti formali
Un ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. La decisione sottolinea l'importanza cruciale dei requisiti formali dell'atto, come l'esposizione chiara dei fatti e la comprensibilità delle censure. La Corte ha stabilito che la mancanza di questi elementi rende inevitabile l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, a prescindere dal merito della questione.
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Inammissibilità ricorso: i vizi formali senza pregiudizio
Una società ha impugnato un'ordinanza di assegnazione in una procedura esecutiva, lamentando vizi formali e un'errata modalità di liquidazione di quote di fondi comuni. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, stabilendo due principi chiave: un vizio puramente formale è irrilevante se non si dimostra un concreto pregiudizio al diritto di difesa; inoltre, il ricorso è inammissibile se non contesta una delle autonome ragioni giuridiche (ratio decidendi) su cui si fonda la sentenza impugnata.
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Litisconsorte necessario: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da una società creditrice contro una decisione di merito. La causa dell'inammissibilità risiede nella mancata inclusione nel giudizio di appello del terzo pignorato, figura considerata litisconsorte necessario. L'assoluta incertezza sull'identità di tale soggetto ha impedito alla Corte di ordinare l'integrazione del contraddittorio, portando alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: gli errori fatali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per due ragioni cruciali: la carente esposizione dei fatti, che ha impedito la verifica sulla corretta costituzione del contraddittorio, e la mancata impugnazione del capo della sentenza relativo a una opposizione di terzo revocatoria. Quest'ultima decisione, divenuta definitiva, costituiva il presupposto logico-giuridico del rigetto dell'opposizione agli atti esecutivi, rendendo inutile l'esame del ricorso proposto contro la statuizione dipendente. Il caso evidenzia come un ricorso per Cassazione inammissibile possa scaturire da errori procedurali gravi.
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