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Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

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771 provvedimenti

Redditometro nullo per scostamento non biennale
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accertamento fiscale basato sul redditometro è nullo se non viene provato uno scostamento significativo tra reddito dichiarato e spesa presunta per almeno due periodi d'imposta consecutivi. Nel caso di specie, l'annullamento dell'accertamento per il primo dei due anni contestati ha reso illegittima anche la pretesa per l'anno successivo, confermando così la decisione dei giudici di merito a favore del contribuente.
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Responsabilità appaltatore: limiti e scelte del cliente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2774/2025, chiarisce i limiti della responsabilità appaltatore. Se i vizi di un'opera derivano dalle scelte economiche del committente, che ha limitato l'intervento contrariamente ai suggerimenti dell'impresa, quest'ultima non può essere ritenuta responsabile. La Corte ha rigettato il ricorso di un condominio che lamentava difetti nei lavori di manutenzione, poiché era stato il condominio stesso a optare per una soluzione più economica e meno risolutiva.
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Risarcimento sanzione disciplinare: no se ridotta
Un professionista, sospeso dal suo Ordine, ha chiesto il risarcimento per sanzione disciplinare dopo che questa è stata ridotta in appello a una semplice censura. La Cassazione ha negato il diritto al risarcimento, affermando che l'esecuzione immediata della sanzione originaria era legittima e non abnorme, e la successiva riforma non genera un danno ingiusto automatico.
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Corrispettivo appalto: quando si riduce per inadempimento
Una società cooperativa ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per il pagamento di un corrispettivo appalto di servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Il compenso già ricevuto è stato ritenuto congruo a fronte del parziale inadempimento della cooperativa, che non aveva raggiunto l'obiettivo principale del contratto: la valorizzazione del patrimonio immobiliare della società committente, poi fallita. La Corte ha stabilito che la riduzione del corrispettivo è giustificata quando il risultato principale dell'appalto non viene conseguito.
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Stato di insolvenza: quando la crisi è permanente?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società edile contro la propria dichiarazione di fallimento. La società sosteneva una crisi temporanea dovuta alla pandemia, ma la Corte ha ritenuto che la mancata presentazione dei bilanci, l'assenza di dipendenti e l'esposizione debitoria complessiva dimostrassero uno stato di insolvenza strutturale e non transitorio. Il ricorso è stato respinto anche per motivi procedurali, non avendo indicato con precisione gli atti processuali a supporto delle proprie tesi.
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Litispendenza e competenza: come impugnare la decisione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un proprietario contro la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la litispendenza tra due cause identiche. La Suprema Corte stabilisce che una pronuncia sulla litispendenza è assimilabile a una decisione sulla competenza e, pertanto, deve essere impugnata non con un ricorso ordinario, ma con il regolamento necessario di competenza entro il termine perentorio di trenta giorni, che nel caso di specie non era stato rispettato.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per costi non dedotti relativi a un fornitore estero non pagato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate. La decisione stabilisce che un accertamento induttivo può validamente fondarsi su presunzioni semplici, come l'illogicità economica del mancato incasso di un ingente credito da parte di un fornitore che ha cessato l'attività.
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Diniego definizione agevolata: la competenza territoriale
Un contribuente ha impugnato un diniego di definizione agevolata, sostenendo l'incompetenza dell'ufficio e vizi procedurali. La Corte di Cassazione, riunendo due ricorsi (uno ordinario e uno per revocazione), ha rigettato entrambe le istanze. La Corte ha confermato la legittimità del diniego, stabilendo che la competenza a decidere sulla definizione agevolata spetta all'ufficio che ha emesso l'atto di accertamento originario, e che la motivazione di una sentenza può validamente richiamare le argomentazioni di un'altra pronuncia resa tra le stesse parti.
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Spese di giudizio Agenzia Entrate: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, lamentando in Cassazione un'omessa pronuncia sui motivi d'appello. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo due punti fondamentali: un'intimazione basata su una sentenza non richiede motivazione autonoma e le spese di giudizio Agenzia Entrate sono dovute dal soccombente anche quando l'ente si difende con propri funzionari, sebbene con una riduzione del 20%.
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Onere della prova: risarcimento negato per danni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietarie che chiedevano un risarcimento danni al loro immobile, asseritamente causati da lavori di scavo commissionati da un Comune. La decisione finale si fonda sulla mancata dimostrazione, secondo l'onere della prova, del nesso di causalità tra i lavori e i danni, e sull'assenza di prove relative a una colpa del Comune nella scelta o nella vigilanza dell'impresa appaltatrice.
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Specificità dell’appello: inammissibile se generico
Una società ricorre in Cassazione dopo il rigetto della sua richiesta di pagamento da parte di un Comune. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché le censure si concentrano su motivazioni secondarie (obiter dictum) della sentenza d'appello, senza contestare la ragione principale del rigetto: la mancata specificità dell'appello stesso.
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Notifica al socio: onere della prova sul Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4812/2025, ha stabilito un importante principio in materia di notifica al socio. Se l'Amministrazione Finanziaria invia più atti in un'unica busta e il destinatario contesta di averli ricevuti tutti, spetta all'ente impositore l'onere di provare l'effettivo contenuto della spedizione. Nel caso specifico, un socio non amministratore aveva ricevuto la notifica di un accertamento destinato alla società. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso del Fisco, che non ha fornito la prova di aver inviato al socio anche un atto a lui personalmente destinato, oltre a quello societario.
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Occupazione senza titolo: Cassazione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da tre privati contro un Comune in un caso di occupazione senza titolo di terreni demaniali. La vicenda, iniziata con un'occupazione abusiva nel 1993, ha visto i ricorrenti sollevare questioni di giurisdizione e procedurali. La Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi, sottolineando come il ricorso fosse viziato da gravi carenze formali e non riuscisse a contestare efficacemente la logica giuridica della sentenza d'appello, che aveva già accertato l'occupazione illegittima e ridotto parzialmente il risarcimento dovuto.
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Cessata materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contribuente impugnava diverse intimazioni di pagamento. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorreva in Cassazione. Durante il procedimento, aderiva a due diverse forme di definizione agevolata per sanare i debiti oggetto della causa. Di conseguenza, sia il contribuente che l'Agenzia delle Entrate chiedevano alla Corte di chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese legali tra le parti.
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Appello rito locatizio: errore che costa caro
Una società immobiliare propone appello in una causa di locazione utilizzando un atto di citazione invece del ricorso, depositandolo inoltre fuori termine. La Corte di Cassazione conferma la decisione di improcedibilità, stabilendo che le specifiche norme procedurali per l'appello rito locatizio non sono derogate dalle leggi di semplificazione generale. La Corte ha inoltre sanzionato la società per abuso del processo, avendo agito in palese contrasto con principi giurisprudenziali consolidati.
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Violazione distanze: quando l’ampliamento è illegale
Un proprietario amplia una veranda, violando le normative. I vicini lo citano in giudizio. La Cassazione conferma la condanna all'arretramento della costruzione, chiarendo i limiti della modifica della domanda in corso di causa e sottolineando che la valutazione dei fatti spetta al giudice di merito. La sentenza evidenzia come un ampliamento che aumenta la superficie utile e modifica la sagoma dell'edificio costituisca una violazione distanze se non rispetta i regolamenti locali e il principio di prevenzione.
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Caparra e risarcimento per occupazione illegittima
Un promittente venditore cita in giudizio i promissari acquirenti per la risoluzione di un contratto preliminare, dopo il loro rifiuto di stipulare il definitivo a causa di un vincolo minore e facilmente sanabile. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, stabilisce un principio fondamentale: il venditore che recede legittimamente dal contratto ha diritto sia a trattenere la caparra confirmatoria, sia a ottenere un risarcimento per l'illegittima occupazione dell'immobile da parte degli acquirenti inadempienti. Questi due rimedi, infatti, tutelano da pregiudizi diversi e sono quindi cumulabili.
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Foro del consumatore: una società semplice è consumatore?
Una società semplice ha avviato un'azione legale contro una società di mediazione immobiliare. Quest'ultima ha contestato la competenza del tribunale adito, indicando una clausola contrattuale che stabiliva un foro diverso. La Corte di Cassazione ha stabilito che una società semplice non può essere qualificata come consumatore, pertanto non si applica il Foro del consumatore e deve essere rispettato il foro concordato nel contratto.
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Esenzione IMU A/10: la Cassazione conferma il no
Una contribuente ha richiesto l'esenzione IMU per un immobile accatastato come A/10 (ufficio), sostenendo di utilizzarlo come abitazione principale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la classificazione catastale oggettiva è l'unico criterio valido. Poiché la categoria A/10 non è residenziale, non può beneficiare dell'esenzione IMU per l'abitazione principale, indipendentemente dall'uso effettivo. Per ottenere l'agevolazione, è necessario prima impugnare e modificare l'accatastamento dell'immobile.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia di tassa automobilistica. L'appello del contribuente è stato respinto per carenza del principio di autosufficienza, in quanto non specificava adeguatamente i motivi di doglianza e tentava di ottenere un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea la differenza tra errore di diritto e travisamento della prova, condannando il ricorrente al pagamento di sanzioni per abuso del processo.
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