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Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02

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630 provvedimenti

Divieto di sopraelevazione: la Cassazione decide
Un condomino realizza opere sull'ultimo piano, inclusa un'estensione e l'innalzamento di un muro, violando il regolamento contrattuale che imponeva un divieto di sopraelevazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione, chiarendo che tale divieto costituisce una servitù reale (servitù altius non tollendi). Di conseguenza, l'azione per farla rispettare è soggetta alla prescrizione ventennale, non decennale. Il ricorso del condomino, basato su vizi procedurali e sulla presunta preesistenza delle opere, è stato integralmente respinto.
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Errore di fatto: quando è inammissibile la revocazione
Una società di costruzioni ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto riguardo alla prova di insolvenza di una 'supersocietà'. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che una non corretta valutazione delle prove non costituisce l'errore di fatto richiesto dalla legge per la revocazione, il quale deve riguardare una percezione errata di un fatto processuale incontestabile e non l'interpretazione del giudice.
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Responsabilità CFO: la Cassazione conferma la sanzione
Un manager con il ruolo di Chief Financial Officer (CFO) di un istituto bancario è stato sanzionato dall'autorità di vigilanza per irregolarità e omissioni informative relative a una complessa operazione finanziaria. Dopo il rigetto della sua opposizione da parte della Corte d'Appello, il dirigente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione e delineando i contorni della responsabilità CFO. La decisione sottolinea che il ruolo del CFO non è meramente formale, ma implica una posizione di garanzia che impone un dovere attivo di verifica e di corretta comunicazione verso gli organi di vigilanza, anche per operazioni iniziate prima dell'assunzione della carica.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: motivi nuovi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il motivo del ricorso in Cassazione inammissibile si fonda sul fatto che la questione del possesso di un permesso di soggiorno era stata sollevata per la prima volta in sede di legittimità e, inoltre, non era stata supportata da alcuna prova documentale.
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Riconoscimento del diritto altrui: no all’usucapione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli che miravano a ottenere per usucapione la comproprietà di un terreno. La decisione si fonda su una scrittura privata in cui i ricorrenti avevano di fatto operato un riconoscimento del diritto altrui, proponendo l'acquisto del bene ai legittimi proprietari. Tale atto, secondo la Corte, interrompe il decorso del tempo necessario per l'usucapione ed esclude in radice l'esistenza dell'"animus possidendi", ovvero l'intenzione di possedere il bene come se si fosse il proprietario. La Corte ha inoltre confermato l'inammissibilità della domanda subordinata di usucapione di una servitù, in quanto proposta tardivamente.
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Scrittura privata: quando è una vendita definitiva?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla natura di una scrittura privata di compravendita del 1969 tra privati e un ente pubblico. Nonostante la previsione di un successivo atto notarile, la Corte ha confermato che l'accordo costituiva una vendita definitiva con trasferimento immediato della proprietà. La decisione si basa sull'interpretazione della volontà delle parti, desunta dal titolo dell'atto, dal linguaggio usato e dal comportamento successivo dei contraenti. Di conseguenza, il diritto degli eredi a ricevere il prezzo è stato dichiarato prescritto e la loro richiesta di risarcimento respinta.
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Ripetizione indebito bancario: quando è inammissibile?
Un correntista agiva per la ripetizione di indebiti su un conto corrente. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che se, dopo aver stornato gli addebiti illegittimi (interessi anatocistici, etc.), il saldo del conto risulta ancora a debito per il cliente, la domanda di ripetizione indebito bancario è inammissibile. In tal caso, l'azione si risolve in un mero accertamento del reale dare-avere tra le parti, senza alcuna condanna restitutoria a carico della banca.
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Prescrizione rimesse solutorie: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12954/2025, chiarisce il regime della prescrizione delle rimesse bancarie. In assenza di un'apertura di credito formalizzata, i versamenti su un conto con saldo passivo sono considerati 'solutori', ovvero pagamenti di un debito. Di conseguenza, il termine di prescrizione decennale per la richiesta di restituzione da parte del cliente decorre da ogni singola operazione e non dalla chiusura del conto. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare la natura meramente 'ripristinatoria' delle rimesse (e quindi l'esistenza di un fido) grava sul correntista. Il ricorso della società è stato rigettato per infondatezza e inammissibilità di alcuni motivi per difetto di autosufficienza.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione su scala e muro
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia immobiliare riguardante il rispetto delle distanze tra costruzioni. Il caso verteva sull'illegittimità di una scala esterna e di una sopraelevazione. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale, che contestava l'ordine di arretramento della scala, sia quello incidentale, relativo alla sopraelevazione su un muro ritenuto comune. L'ordinanza chiarisce che anche le strutture accessorie come le scale rientrano nel calcolo delle distanze e che il permesso edilizio non sana eventuali violazioni delle norme civilistiche.
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Decreto di trasferimento: include anche le pertinenze?
La Corte di Cassazione stabilisce che il decreto di trasferimento, emesso a seguito di un'espropriazione immobiliare, include anche le pertinenze come un'autorimessa, anche se non perfettamente identificate catastalmente al momento del pignoramento. La Corte ha chiarito che il vincolo pertinenziale e il collegamento fisico sono sufficienti a estendere gli effetti del trasferimento. Qualsiasi contestazione sull'oggetto del trasferimento doveva essere sollevata tempestivamente tramite opposizione agli atti esecutivi, non con un'azione successiva per l'accertamento della proprietà.
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Revoca finanziamenti: quando l’impresa perde il bonus
Un'azienda agricola ha subito la revoca di finanziamenti pubblici destinati all'imprenditoria femminile per non aver rispettato i livelli occupazionali richiesti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'imprenditrice. La sentenza stabilisce che il mancato raggiungimento degli obiettivi occupazionali costituisce un inadempimento grave che giustifica la revoca del contributo, senza che l'impresa possa invocare il principio del legittimo affidamento.
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Revoca contributi pubblici: guida alla rendicontazione
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un contributo pubblico di 500.000 euro a una società di telecomunicazioni. La decisione si basa sulla mancata conformità della documentazione di spesa e della contabilità ai requisiti del bando. L'ordinanza sottolinea che il ricorso in Cassazione non può limitarsi a contestare l'interpretazione dei fatti data dai giudici di merito, ma deve basarsi su precise violazioni di legge. Il caso è un monito sull'importanza di una rigorosa rendicontazione per evitare la revoca dei contributi pubblici.
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Responsabilità funzionario: chi paga senza contratto?
Una società che ha continuato a fornire un servizio a un Comune dopo la scadenza del contratto si è vista negare il pagamento. La Cassazione chiarisce la responsabilità del funzionario pubblico in questi casi e dichiara inammissibile il ricorso della società per un vizio processuale: non aver impugnato tutte le motivazioni della sentenza d'appello. La decisione sottolinea che, secondo la normativa, il debito ricade sul funzionario che ha consentito la spesa senza copertura formale.
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Compenso professionale architetto: la Cassazione decide
La richiesta di onorari di un architetto è stata significativamente ridotta nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista sui metodi di calcolo, ma ha accolto quello dei clienti per l'omessa pronuncia del giudice d'appello sulla restituzione delle somme pagate in eccesso. La sentenza chiarisce i criteri per determinare il compenso professionale architetto e le conseguenze di un vizio di procedura.
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Contratto-quadro polizze linked: quando è obbligatorio?
Un investitore ha contestato la validità di una polizza 'linked' sottoscritta tramite banca, sostenendo la necessità di un contratto-quadro. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello. La motivazione chiave è che il cliente non ha provato di aver conferito alla banca un incarico per la prestazione di servizi di investimento. Di conseguenza, le norme del TUF sul contratto-quadro non erano applicabili, poiché la banca agiva solo come collocatore per la compagnia assicurativa.
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Servitù di passo: la porta non basta per l’usucapione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un proprietario che chiedeva il riconoscimento di una servitù di passo per usucapione sul fondo del vicino. Secondo la Corte, la sola esistenza di una porta che si affaccia sulla proprietà altrui non è sufficiente a dimostrare l'esercizio di un passaggio continuo per oltre vent'anni. Mentre tale apertura può costituire una servitù di veduta, per la servitù di passo è indispensabile fornire la prova concreta e incontrastata del transito, onere che nel caso di specie non è stato assolto dal ricorrente. La decisione conferma quindi quella della Corte d'Appello, ribadendo la netta distinzione tra le due tipologie di servitù e il rigoroso onere probatorio richiesto per l'usucapione.
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Servitù per destinazione: no con divisione ereditaria
In una disputa tra fratelli per una servitù di attingimento d'acqua, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. È stato stabilito che la servitù per destinazione del padre di famiglia non si costituisce in caso di divisione ereditaria, poiché manca l'atto di un unico proprietario che crea la subordinazione tra i fondi. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Servitù per destinazione: volontà e contratto prevalgono
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che rivendicavano una servitù per destinazione del padre di famiglia. La Corte ha stabilito che la presenza di un atto notarile che regolava già in modo specifico il diritto di passaggio esclude la possibilità che possa sorgere un'altra servitù basata sulla mera situazione dei luoghi preesistente. La volontà espressa nel contratto prevale sulla presunzione legale.
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Ricorso inammissibile: requisiti e conseguenze
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per un ricorso valido, dichiarando un ricorso inammissibile per genericità delle censure. La controversia, nata da un litigio tra vicini per servitù, si conclude con la declaratoria di inammissibilità per l'appello di una parte, ritenuto vago, e l'estinzione per rinuncia dell'appello dell'altra parte, che aveva acquiesciuto alla proposta di definizione accelerata del giudizio.
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Contratto preliminare: validità e requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società costruttrice, confermando che una scrittura privata contenente tutti gli elementi essenziali (oggetto e prezzo) costituisce un valido contratto preliminare, anche se prevede la futura stipula di un altro preliminare. La Corte ha quindi convalidato l'ordine di trasferimento forzoso dell'immobile e la condanna al risarcimento del danno per il ritardo nella consegna, basato sul valore locativo del bene.
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