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Art. 1264 Codice Civile

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260 provvedimenti

Cessione del credito d’imposta: guida al rimborso
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di rimborso relativo a una **Cessione del credito d'imposta** per ritenute alla fonte. Una società cessionaria aveva richiesto il riesame in autotutela di un diniego già notificato alla società cedente, sostenendo di non aver ricevuto la comunicazione ufficiale. La Corte ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate deve notificare il provvedimento esclusivamente al soggetto che ha presentato l'istanza originaria. Inoltre, è stato ribadito che l'autotutela non può essere utilizzata per aggirare i termini di decadenza di 48 mesi previsti per la richiesta di rimborso, rendendo definitiva la perdita del credito se non impugnata tempestivamente.
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Ricorso monitorio: validità e onere della prova
Una società in liquidazione ha impugnato la decisione che la condannava al pagamento di oltre 50.000 euro per servizi telefonici non saldati. La ricorrente sosteneva la nullità del **ricorso monitorio** per eccessiva genericità e la violazione delle regole sull'onere della prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la specificità delle fatture e la condotta di non contestazione della società debitrice rendono legittima la pretesa creditoria dell'operatore telefonico. I giudici hanno inoltre dichiarato inammissibili le censure relative alla cessione del credito per difetto di autosufficienza del ricorso.
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Autoriciclaggio e Sismabonus: la competenza del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza di sequestro preventivo riguardante un'ipotesi di autoriciclaggio legata a crediti fiscali inesistenti (Sismabonus). Il punto centrale della controversia riguarda la competenza territoriale: la difesa ha eccepito che il reato si fosse consumato a Roma, luogo di stipula del contratto di cessione dei crediti, e non nel territorio campano. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di condotte frammentarie, il reato si perfeziona nel luogo del primo atto idoneo a dissimulare la provenienza illecita, rendendo necessaria una nuova valutazione sulla sede giudiziaria corretta.
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Cessione crediti in blocco: prova e usura bancaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una società e dai suoi garanti contro un istituto di credito in merito a rapporti di conto corrente e mutuo. Il caso riguardava la validità della cessione crediti in blocco e la presunta natura usuraria degli interessi moratori. La Corte ha confermato che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità del credito se le categorie sono ben identificate. Riguardo all'usura, è stato ribadito che il tasso di mora deve essere confrontato con il tasso soglia specifico, risultando nel caso di specie legittimo.
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Cessione del credito e titolarità in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di pagamento avanzata da una società fallita contro un ente pubblico, poiché il diritto era stato oggetto di una precedente **cessione del credito** a favore di un istituto bancario. La Corte ha chiarito che la titolarità del rapporto giuridico può essere verificata d'ufficio dal giudice se emerge dagli atti di causa, inclusi i documenti acquisiti dal Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) e non contestati tempestivamente. Anche in caso di cessione pro solvendo, l'effetto traslativo della titolarità è immediato, privando il cedente del potere di agire per l'adempimento.
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Affitto agrario: pagamento canoni e nuovo proprietario
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un ricorso in materia di affitto agrario, stabilendo che l'omessa indicazione dell'esatto ammontare dei canoni non rende nullo l'atto se il credito è determinabile. La controversia riguardava il pagamento di arretrati a seguito del subentro di una nuova società nella proprietà dei fondi. La Corte ha chiarito che il conduttore, per essere liberato dall'obbligo verso il nuovo proprietario, deve fornire prova rigorosa dei pagamenti effettuati al precedente locatore, non essendo sufficiente contestare la tardività della comunicazione della cessione.
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Silenzio-rifiuto: i termini per il ricorso
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del silenzio-rifiuto in ambito tributario, stabilendo che l'emissione di un provvedimento espresso da parte dell'Amministrazione Finanziaria interrompe l'interesse del contribuente a impugnare l'inerzia dell'ufficio. Nel caso di specie, una società aveva richiesto il rimborso di un credito IVA, successivamente oggetto di istanza di compensazione. Nonostante la formazione del silenzio-rifiuto su istanze precedenti, l'Agenzia delle Entrate aveva notificato atti espliciti di diniego e sospensione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso originario della società poiché quest'ultima non aveva impugnato i provvedimenti espressi entro il termine decadenziale di sessanta giorni, rendendo tardiva l'azione giudiziaria intrapresa.
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Integrazione del contraddittorio e società cancellate
La Corte di Cassazione chiarisce che l'integrazione del contraddittorio deve necessariamente coinvolgere i soci se una società si estingue durante il processo. Nel caso in esame, la mancata notifica ai soci dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese ha comportato l'estinzione del giudizio di appello, nonostante la presenza di un cessionario del credito.
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Cessione del quinto: prescrizione e validità legale
La Corte d'Appello ha stabilito che nella cessione del quinto la prescrizione decennale decorre dalla scadenza dell'ultima rata contrattuale e non dall'ultimo pagamento. La titolarità del credito in caso di cessione in blocco è validamente provata dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dal possesso della documentazione riservata del debitore.
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Cessione crediti in blocco: guida alla prova legale
La Corte d'Appello ha stabilito che per provare la cessione crediti in blocco non è indispensabile produrre il contratto integrale. La titolarità del credito può essere dimostrata attraverso l'avviso in Gazzetta Ufficiale, la dichiarazione della banca cedente e il possesso del titolo esecutivo, riformando la decisione di primo grado che richiedeva prove più stringenti.
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Cessione dei crediti sanitari: guida al rifiuto
La Corte d'Appello ha confermato la validità del rifiuto espresso da un'amministrazione pubblica riguardo alla cessione dei crediti sanitari. Se il rifiuto è notificato entro 45 giorni, la cessione è inefficace. La decisione sottolinea inoltre l'onere probatorio a carico del cessionario per dimostrare la titolarità dei singoli crediti e la corretta costituzione in mora.
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Titolarità del credito: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva confermato un'ingiunzione di pagamento. Il caso verteva sulla contestata titolarità del credito da parte di una banca, a seguito della cessione di un ramo d'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può liquidare l'eccezione del debitore con un generico riferimento a una "copiosa documentazione" prodotta dal creditore, ma deve esaminare specificamente le prove documentali prodotte dal debitore che contestano tale titolarità, pena la nullità della sentenza per motivazione apparente.
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Riconoscimento di debito e onere della prova
Una società di servizi ha citato in giudizio un Comune per il pagamento di corrispettivi derivanti da un contratto d'appalto, sostenendo che un verbale di conto finale costituisse un riconoscimento di debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il riconoscimento di debito non può superare le condizioni contrattuali, come quella che legava il pagamento all'effettiva riscossione di somme da parte dell'ente. L'onere della prova dell'avveramento di tale condizione spettava alla società creditrice.
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Cessione credito fiscale: quando il Fisco non può rifiutare
Una società di factoring acquista un credito IRES da un'impresa di navigazione, che successivamente entra in amministrazione straordinaria. L'Agenzia delle Entrate sospende il pagamento al cessionario, adducendo incertezza sul legittimo titolare del credito. La Corte di Cassazione stabilisce che la sospensione a tempo indeterminato equivale a un rifiuto di rimborso e chiarisce che la cessione del credito fiscale, una volta notificata, è pienamente efficace. Il Fisco non può opporre al cessionario future ed eventuali azioni revocatorie, dovendo procedere al pagamento.
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Data certa: quando è opponibile a terzi? La Cassazione
Una società cercava di recuperare un credito basandosi su un contratto di cessione che riportava due date diverse, una precedente e una successiva alla cancellazione della società cedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per avere data certa opponibile a terzi, un documento privato deve basarsi su fatti oggettivi ed esterni, come previsto dall'art. 2704 c.c., e non su presunzioni o elementi interni al documento stesso, annullando così la decisione del giudice d'appello.
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Cessione del credito: il debitore può contestarla?
Una società immobiliare si opponeva a un'ingiunzione di pagamento, sostenendo la falsità del documento di cessione del credito su cui si basava la pretesa della banca. La Corte d'Appello aveva respinto la sua tesi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il diritto del debitore a contestare una cessione del credito potenzialmente falsa per evitare di pagare al soggetto sbagliato e ha stabilito che il giudizio dovesse essere sospeso in attesa della decisione sulla causa di falso.
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Cessione credito pubblica amministrazione: l’accettazione
Una società di factoring ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per il pagamento di crediti ceduti da due case di cura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'inefficacia della cessione credito pubblica amministrazione. Il contratto originario, infatti, prevedeva una clausola che richiedeva l'esplicita accettazione da parte dell'ente pubblico debitore, accettazione mai avvenuta. La Corte ha inoltre rilevato che la cessione era inopponibile anche ai fallimenti delle società cedenti per difetto di corretta notifica.
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Cessione del credito futuro e fallimento: la guida
Una società appaltatrice cede a un istituto di credito i suoi crediti futuri derivanti da un contratto di appalto. Anni dopo, la società viene dichiarata fallita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la cessione del credito futuro è opponibile alla procedura fallimentare solo se il credito è venuto ad esistenza prima della dichiarazione di fallimento. Nel caso specifico, i giudici hanno confermato la decisione della Corte di Appello, che aveva correttamente accertato che il credito si era perfezionato prima dell'apertura del concorso, rigettando così le pretese della curatela fallimentare.
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Cessione del quinto: a chi spetta il credito?
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, l'appaltatore e il committente poiché il datore di lavoro, dopo aver trattenuto le rate per un prestito con cessione del quinto, non le aveva versate all'istituto finanziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, chiarendo che con la cessione, il credito si trasferisce all'istituto finanziario, che diventa l'unico creditore. Di conseguenza, il lavoratore non può rivendicare tali somme per sé, e la responsabilità solidale del committente e dell'appaltatore non si applica a questo specifico debito.
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Onere della prova bancario: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova bancario in caso di opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la semplice produzione dell'estratto conto e di un piano di rientro non è sufficiente a dimostrare l'entità del credito, se il cliente contesta la validità delle clausole su interessi e anatocismo. Inoltre, ha dichiarato inammissibile l'intervento di una società cessionaria del credito, poiché non aveva fornito prova adeguata del contratto di cessione, ribadendo la necessità di una dimostrazione concreta della propria legittimazione ad agire.
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