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Art. 1264 Codice Civile

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260 provvedimenti

Ammortamento alla Francese: No Anatocismo per Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21817/2025, ha respinto il ricorso di un mutuatario contro un istituto di credito. La Corte ha stabilito che il metodo di ammortamento alla francese non costituisce anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo. Ha inoltre ribadito il principio secondo cui, ai fini della verifica dell'usura, gli interessi corrispettivi e quelli di mora non devono essere sommati. Infine, ha ritenuto infondata la doglianza sull'indeterminatezza del tasso di interesse, poiché il contratto specificava adeguatamente le modalità di variazione della rata.
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Opposizione all’esecuzione: i limiti dei nuovi motivi
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di alcuni debitori, chiarendo i limiti dell'opposizione all'esecuzione. Il caso riguardava un debito bancario, già oggetto di un lungo contenzioso definito con sentenza passata in giudicato. I debitori avevano avviato una nuova opposizione contestando la legittimità del creditore e i criteri di calcolo degli interessi. La Corte ha dichiarato i motivi inammissibili, affermando che non è possibile riproporre questioni già coperte da giudicato né introdurre censure generiche e non adeguatamente argomentate.
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Qualificazione contratto di factoring: Cassazione annulla
In una complessa vicenda legale tra una società di factoring, il fallimento di una società fornitrice e un'azienda sanitaria, la Corte di Cassazione interviene per la seconda volta. L'oggetto del contendere è la corretta qualificazione del contratto di factoring. La Corte ha annullato la sentenza d'appello che, discostandosi dai principi di diritto precedentemente enunciati, aveva erroneamente classificato l'accordo come una garanzia atipica per un finanziamento, anziché condurre un'analisi completa della volontà delle parti. La Suprema Corte ha ribadito la necessità di un'interpretazione rigorosa e sistematica del contratto, cassando la decisione e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Cessione del credito: il diritto all’azione revocatoria
Un istituto di credito avvia un'azione revocatoria contro dei debitori. Durante il processo, cede il suo credito a una società di cartolarizzazione. La Corte d'Appello nega a quest'ultima il diritto di proseguire l'azione. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la cessione del credito trasferisce anche le azioni a sua tutela, come la revocatoria, in quanto facoltà intrinseca al diritto di credito stesso.
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Cessione in blocco: prova della titolarità del credito
Una società di cartolarizzazione agiva in revocatoria contro la vendita di un immobile effettuata da un garante. L'acquirente, nipote del garante, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la titolarità del credito in capo alla società (derivante da una cessione in blocco) e la propria consapevolezza del danno ai creditori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la prova della titolarità del credito è una questione di merito e che la pubblicazione della cessione in Gazzetta Ufficiale è sufficiente. Inoltre, ha confermato che la Cassazione non può riesaminare le valutazioni di fatto, come la scientia damni, compiute dai giudici di merito.
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Cessione Credito Fiscale: La Cassazione chiarisce
Un istituto bancario, dopo aver acquisito un'azienda e i relativi crediti d'imposta, si vedeva opporre dall'Agenzia Fiscale il mancato rispetto delle formalità per la cessione del credito fiscale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che nella cessione d'azienda bancaria i crediti si trasferiscono senza le rigide formalità previste per la cessione di crediti verso lo Stato, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Ricorso inammissibile: gli errori che costano cari
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un'Azienda Sanitaria Locale contro una Banca. L'ordinanza evidenzia come gravi vizi procedurali, tra cui la mancanza di autosufficienza e la proposizione di censure nuove, impediscano alla Corte di esaminare il merito della questione, che verteva sul pagamento di interessi moratori. Anche il ricorso incidentale della Banca è stato dichiarato inammissibile, portando alla compensazione delle spese.
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Difetto di titolarità: prova nella cessione in blocco
Un debitore si oppone a un decreto ingiuntivo eccependo il difetto di titolarità del credito in capo alla società cessionaria. Il Tribunale di Firenze accoglie l'opposizione, revocando il decreto. La sentenza stabilisce che, nelle cessioni di crediti in blocco, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del singolo credito. Il creditore ha l'onere di fornire la prova documentale specifica che quel credito sia stato effettivamente ceduto.
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Fideiussione Omnibus: Cessione Crediti e Clausole ABI
Il Tribunale di una città italiana ha rigettato l'opposizione al decreto ingiuntivo relativa a una Fideiussione Omnibus, confermando la titolarità del credito in capo alla cessionaria. Il Giudice ha ritenuto valida la cessione del credito, ha qualificato la garanzia come contratto autonomo di garanzia e ha escluso la nullità parziale della fideiussione derivante dalle clausole ABI, oltre a rigettare l'eccezione di inefficacia per violazione dell'art. 1956 c.c.
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Prova cessione crediti: la G.U. non basta
Una società e i suoi garanti hanno appellato una sentenza che aveva parzialmente confermato un debito verso una banca. La questione decisiva è diventata la prova della cessione dei crediti, avvenuta a favore di una nuova entità finanziaria. La Corte d'Appello, pur respingendo i motivi d'appello iniziali su calcolo degli interessi e nullità della fideiussione, ha dato ragione agli appellanti su un punto cruciale. Ha stabilito che la nuova società non aveva fornito una prova adeguata del trasferimento del credito, poiché la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (G.U.) è insufficiente quando l'esistenza stessa della cessione viene contestata. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il difetto di titolarità del credito in capo alla nuova entità.
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Prova cessione del credito: Gazzetta non basta
In un caso di opposizione a decreto ingiuntivo, il Tribunale di Milano ha stabilito che la prova della cessione del credito non può basarsi unicamente sulla pubblicazione dell'avviso di cessione in blocco in Gazzetta Ufficiale. Il creditore cessionario ha l'onere di dimostrare la titolarità dello specifico credito attraverso il contratto di cessione. Mancando tale prova, il decreto ingiuntivo è stato revocato e la pretesa del creditore respinta.
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Prova cessione credito: come dimostrarla in giudizio
Una società di recupero crediti, agendo come mandataria di un'altra società, ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un debitore. Il debitore si è opposto, eccependo, tra le altre cose, il difetto di legittimazione attiva del creditore per mancata prova della catena di cessioni. Il Tribunale di primo grado ha accolto l'opposizione per prescrizione del credito. La Corte d'Appello, esaminando l'appello incidentale del debitore, ha riformato la sentenza. Ha stabilito che la prova della cessione del credito non era stata fornita. La sola pubblicazione dell'avviso di cessione in blocco in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la titolarità del singolo credito, in assenza della produzione dei relativi contratti di cessione. Di conseguenza, ha accolto l'appello incidentale, revocato il decreto ingiuntivo e dichiarato che nulla era dovuto.
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Pagamento creditore apparente: quando è valido?
Un'azienda si oppone a un decreto ingiuntivo, sostenendo di aver saldato il debito a un soggetto terzo che si era presentato come nuovo creditore (cessionario). Il Tribunale analizza il caso alla luce del principio del pagamento al creditore apparente (art. 1189 c.c.). La decisione distingue due periodi: i pagamenti effettuati prima di una diffida formale da parte del creditore originario sono considerati validi e liberatori, poiché basati su circostanze univoche che giustificavano la buona fede del debitore. Tuttavia, i pagamenti eseguiti dopo aver ricevuto la diffida, che allertava su possibili irregolarità, sono ritenuti inefficaci, poiché il debitore ha agito con colpa grave, omettendo la dovuta diligenza. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo viene revocato e l'importo dovuto ricalcolato, escludendo solo i pagamenti effettuati in buona fede.
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Legittimazione attiva creditore: prova e cessione
Un debitore si oppone a un'esecuzione forzata, contestando la legittimazione attiva del creditore per mancata prova della cessione del credito. Il giudice di primo grado sospende la procedura. In sede di reclamo, il Tribunale di Pescara ribalta la decisione, affermando che la prova della cessione può essere fornita con ogni mezzo, anche presuntivo. La combinazione di avviso in Gazzetta Ufficiale, dichiarazione del cedente e possesso del titolo è stata ritenuta sufficiente per dimostrare la titolarità del credito e quindi la legittimazione attiva del creditore.
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Cessione del credito: diritti e tutele del debitore
Un tribunale si è pronunciato su un caso complesso di appalto e cessione del credito. Una società appaltatrice, dopo aver eseguito lavori di urbanizzazione, ha ceduto il proprio credito a un'altra società. Il committente si è rifiutato di pagare, contestando la validità della cessione e avanzando una domanda riconvenzionale per ritardi. La corte ha confermato la piena validità ed efficacia della cessione del credito, specificando che la notifica al debitore la rende opponibile. Ha inoltre rigettato la richiesta di una penale per ritardo, poiché il contratto non prevedeva un termine di ultimazione dei lavori chiaro e definito. Di conseguenza, il committente è stato condannato a pagare il credito ceduto, inclusi i lavori extra, alla società cessionaria.
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Legittimazione attiva cessione credito: prova essenziale
Un'azienda si oppone a un decreto ingiuntivo, contestando la legittimazione attiva della società cessionaria del credito. Il Tribunale accoglie l'opposizione, revocando il decreto. La decisione si fonda sul principio che la pubblicazione della cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del singolo credito se l'avviso è generico e il debitore contesta specificamente l'inclusione del proprio debito nell'operazione di cessione in blocco.
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Prova del credito: senza erogazione il mutuo non esiste
Il Tribunale di Ancona ha accolto l'opposizione a un decreto ingiuntivo, revocandolo. La decisione si fonda sulla mancata prova del credito da parte della società creditrice, la quale non è riuscita a dimostrare l'effettiva erogazione della somma oggetto del contratto di mutuo. Secondo il giudice, il mutuo, essendo un contratto reale, si perfeziona solo con la consegna materiale del denaro (traditio). In assenza di tale prova, il credito non può considerarsi sorto e, di conseguenza, la richiesta di pagamento è infondata.
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Cessione del credito: pagamento e prescrizione
Una società di cessione crediti ha citato in giudizio un ente pubblico locale per il pagamento di fatture energetiche. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, respingendo la richiesta. Il tribunale ha stabilito che alcuni crediti erano estinti per prescrizione quinquennale e altri erano stati regolarmente pagati prima che la cessione del credito diventasse efficace nei confronti del debitore. La sentenza chiarisce aspetti fondamentali della cessione del credito, inclusi i diritti del debitore.
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Legittimazione attiva cessionario: come provarla
Una società cessionaria di un credito ha ottenuto la riforma di una sentenza di primo grado che ne negava la legittimazione attiva. La Corte d'Appello ha stabilito che la produzione del contratto di cessione in blocco, unitamente a documenti specifici del rapporto, costituisce prova sufficiente della titolarità del credito. Questa decisione chiarisce l'onere probatorio per la legittimazione attiva del cessionario nei giudizi di recupero crediti.
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Licenziamento dirigente per giusta causa: la guida
Un dirigente è stato licenziato per aver dirottato un'importante opportunità commerciale verso una società concorrente di cui era socio, violando il dovere di fedeltà. Il Tribunale ha confermato la legittimità del licenziamento dirigente per giusta causa, respingendo la tesi del motivo ritorsivo. Il giudice ha rigettato quasi tutte le richieste economiche del lavoratore, inclusa quella per l'inquadramento superiore e il patto di non concorrenza, riconoscendogli solo una penale contrattualmente prevista per la mancata attuazione di un piano di incentivazione.
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