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Art. 1256 Codice Civile

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193 provvedimenti

Soppressione ente pubblico: no risarcimento contratto
Un ex presidente di un'Autorità portuale ha chiesto un risarcimento per la cessazione anticipata del suo incarico, causata dalla soppressione dell'ente. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la soppressione ente pubblico per legge costituisce impossibilità sopravvenuta della prestazione, e non un recesso ingiustificato, escludendo così il diritto al risarcimento. Anche la richiesta di tassazione separata per gli arretrati è stata respinta.
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Recesso contratto a progetto per stop fondi: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23910/2024, si è pronunciata sulla legittimità del recesso da un contratto a progetto da parte di un'azienda pubblica a causa della revoca di finanziamenti regionali. La Corte ha stabilito che la sospensione del rapporto, avvenuta prima della delibera formale di revoca dei fondi, era illegittima e ha dato diritto al lavoratore a un risarcimento. Tuttavia, il successivo recesso contratto a progetto, comunicato dopo la formalizzazione della revoca, è stato ritenuto legittimo, poiché la causa risolutiva si era concretizzata.
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Lavoro a progetto: sospensione illegittima del contratto
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di lavoro a progetto con un ente pubblico, sospeso e poi risolto per la revoca di finanziamenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo illegittima la sospensione unilaterale perché non supportata da prove concrete al momento della sua attuazione, e ha quindi riconosciuto al lavoratore un risarcimento. La successiva risoluzione del contratto è stata invece considerata legittima, in quanto basata sull'effettiva delibera di revoca dei fondi.
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Licenziamento illegittimo: quando scatta la reintegra?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22300/2024, ha stabilito che in caso di licenziamento illegittimo per giustificato motivo oggettivo, qualora il fatto posto a base del recesso si riveli insussistente, il giudice deve ordinare la reintegrazione del lavoratore. La Corte ha applicato i principi sanciti da due sentenze della Corte Costituzionale, eliminando la necessità che l'insussistenza del fatto sia "manifesta". Il caso riguardava un marinaio licenziato per il disarmo di un motopeschereccio, una circostanza poi ritenuta non sufficiente a giustificare il licenziamento.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco perché
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso principale e di quello incidentale in una controversia relativa alla restituzione di un terreno e al risarcimento danni. La decisione evidenzia l'importanza del rispetto dei requisiti di specificità dei motivi di ricorso, pena l'impossibilità per la Corte di esaminare il merito della questione. L'inammissibilità del ricorso in Cassazione è stata pronunciata per entrambi gli appelli a causa di vizi formali e della genericità delle censure sollevate.
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Impossibilità sopravvenuta: contratto risolto
Un dirigente amministrativo di un'azienda sanitaria ha visto il suo contratto risolto a seguito della soppressione dell'ente per cui lavorava, a causa di una riorganizzazione regionale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione, qualificandola come un caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione, escludendo il diritto al risarcimento del danno.
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Forza maggiore e agevolazioni: quando è esclusa?
Una società immobiliare perde le agevolazioni fiscali per non aver rivenduto degli immobili entro tre anni. La Corte di Cassazione ha respinto la sua difesa basata sulla forza maggiore, sostenendo che le azioni legali dei conduttori erano un rischio prevedibile, data la complessa struttura dell'operazione di acquisto, e non un evento imprevedibile. La decisione sottolinea che il rischio d'impresa non giustifica l'inadempimento degli obblighi fiscali.
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Oneri accessori locazione: quando si rischia lo sfratto
In una locazione commerciale, il mancato pagamento degli oneri accessori per sei anni ha portato alla risoluzione del contratto, nonostante l'inquilino avesse saldato i canoni di locazione arretrati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo l'inadempimento grave e respingendo le eccezioni del conduttore, inclusa quella sull'esercizio abusivo del diritto da parte del locatore, a causa di vizi procedurali nel ricorso.
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Responsabilità banca negoziatrice: quando è diligente?
Una compagnia assicurativa ha citato in giudizio una banca per aver pagato assegni non trasferibili, smarriti e alterati, a un soggetto non legittimato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia, confermando la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità della banca negoziatrice. La Corte ha ritenuto che il giudice d'appello avesse correttamente valutato la diligenza dell'istituto di credito nell'identificazione del presentatore, e ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso in sede di legittimità.
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Recesso unilaterale appalto: l’indennizzo dovuto
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un condominio a risarcire un'impresa edile. La cessazione del contratto non è stata causata da un inadempimento dell'impresa, ma da un recesso unilaterale appalto da parte del committente. Quest'ultimo, infatti, non aveva cooperato nella scelta dei materiali e l'impresa aveva legittimamente sospeso i lavori per gravi problemi di sicurezza dell'edificio. La Corte ha convalidato il calcolo del mancato guadagno in via forfettaria al 10%, applicando in via analogica i principi degli appalti pubblici.
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Eccezione di inadempimento: Cassazione chiarisce
In un caso relativo a un preliminare di vendita immobiliare, una società costruttrice si opponeva alla richiesta di pagamento del doppio della caparra, sollevando una eccezione di inadempimento per cause a lei non imputabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un convenuto può legittimamente difendersi contestando la fondatezza della domanda avversaria tramite una mera eccezione, senza essere obbligato a proporre una domanda riconvenzionale di risoluzione. La sentenza d'appello è stata cassata per 'motivazione apparente' e il caso rinviato per un nuovo esame.
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Preavviso licenziamento comporto: obbligo per l’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13491/2024, ha stabilito che la mancata comunicazione da parte del datore di lavoro dell'imminente superamento del periodo di comporto, se prevista dal CCNL, rende il licenziamento illegittimo. Questo obbligo di preavviso licenziamento comporto è un elemento essenziale per il corretto esercizio del potere di recesso e la sua violazione comporta la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
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Contratto preliminare: risoluzione per vincolo
La Corte di Cassazione stabilisce che un contratto preliminare di vendita immobiliare può essere risolto se, dopo la stipula, sorge un vincolo preordinato all'esproprio. Tale vincolo, alterando le qualità essenziali del bene e frustrando l'operazione economica voluta dalle parti, costituisce il venir meno della "presupposizione", ovvero di una condizione implicita fondamentale per il consenso, legittimando così la richiesta di scioglimento del contratto da parte del promissario acquirente.
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Scorrimento graduatoria: Diritto o aspettativa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un candidato idoneo ma non vincitore in un concorso pubblico non vanta un diritto soggettivo all'assunzione tramite scorrimento graduatoria, ma solo una mera aspettativa. Nel caso di specie, una dipendente classificatasi ottava in una selezione per quattro posti non poteva pretendere l'assunzione, anche se si erano resi disponibili sette posti in totale, poiché la sua posizione non era raggiungibile dall'effettivo scorrimento.
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Cessione di cubatura: venditore non responsabile
Una società edile acquista un terreno con annessa cessione di cubatura, ma il Comune nega il permesso di costruire a causa di una modifica delle norme urbanistiche successiva al contratto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il venditore non è responsabile per inadempimento, poiché la causa del diniego è un "factum principis" (un atto della pubblica autorità) e non una sua colpa. Il contratto rimane valido e la responsabilità per le modifiche normative ricade sull'acquirente.
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Conservazione ferie CCNL: il diritto al miglior trattamento
Una società di servizi pubblici ha impugnato una decisione che riconosceva ai propri dipendenti un numero maggiore di giorni di ferie in base a un contratto collettivo precedente alla privatizzazione. I lavoratori, invocando la clausola di "conservazione ferie CCNL", rivendicavano il mantenimento del trattamento di miglior favore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la clausola di salvaguardia nel nuovo CCNL impone di conservare il numero di giorni di ferie più elevato previsto dal contratto precedente. La Corte ha inoltre chiarito che la specificazione del riferimento normativo nel corso del giudizio costituisce una mera precisazione della domanda e non un'inammissibile domanda nuova.
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Vendita aliud pro alio: quando si applica?
Una società costruttrice acquista un terreno per un progetto turistico, ma scopre che la sua edificabilità è parziale e le concessioni sono irregolari. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta di vendita aliud pro alio, ma di mancanza di qualità essenziali, applicando quindi il breve termine di prescrizione di un anno dalla consegna. La domanda dell'acquirente è stata respinta. È stata invece accolta la domanda riconvenzionale dei venditori per l'inadempimento della società costruttrice a un collegato contratto di appalto.
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Conservazione miglior trattamento: ferie e CCNL
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni lavoratori a mantenere il numero di giorni di ferie previsto dal precedente CCNL, in quanto più favorevole rispetto a quello successivo. L'ordinanza sottolinea l'importanza delle clausole di salvaguardia e del principio di conservazione del miglior trattamento nel passaggio tra contratti collettivi, rigettando il ricorso dell'azienda che sosteneva l'applicazione del nuovo regime meno vantaggioso.
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Risoluzione di diritto: quando si qualifica la domanda
In un caso riguardante un contratto preliminare di vendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di risoluzione va qualificata come risoluzione di diritto, e non giudiziale, quando nell'atto introduttivo si fa esplicito riferimento a una diffida ad adempiere rimasta inadempiuta. La Corte ha chiarito che il giudice deve interpretare la volontà sostanziale della parte, andando oltre il tenore letterale delle conclusioni, senza incorrere nel vizio di ultrapetizione. Il ricorso del promissario acquirente, inadempiente all'obbligo di presentare un progetto edilizio, è stato quindi respinto.
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Interruzione fornitura elettrica: niente risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di interruzione fornitura elettrica dovuta al furto di cavi, la società erogatrice non è tenuta al risarcimento dei danni se il cliente non manifesta un chiaro e inequivocabile interesse al ripristino del servizio. Il comportamento del cliente, come l'utilizzo di fonti energetiche alternative e l'interruzione dei pagamenti, è stato considerato decisivo per escludere la responsabilità del fornitore. La vicenda trae origine dalla richiesta di un agricoltore che, dopo un furto di cavi nel 2008, aveva citato in giudizio la società elettrica solo nel 2013 per il mancato ripristino, ma i giudici hanno respinto la domanda in tutti i gradi di giudizio.
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