Il Condannato, in stato di detenzione domiciliare, ha richiesto l'autorizzazione per svolgere l'attività di operatore ecologico. La richiesta scaturiva dalla grave necessità economica causata dalla morte della madre, unica fonte di reddito familiare. Il Magistrato di Sorveglianza ha respinto l'istanza con argomentazioni generiche e prive di approfondimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in tema di lavoro in detenzione domiciliare il giudice non può limitarsi a clausole di stile. L'autorità giudiziaria deve valutare concretamente la situazione d'indigenza e le indispensabili esigenze di vita documentate. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto un nuovo giudizio.
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