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Art. 1226 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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427 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Danno da occupazione illegittima: la prova in giudizio
Una società immobiliare ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per l'occupazione illegittima di un suo immobile. La Corte d'Appello, pur ordinando il rilascio, ha negato il risarcimento del danno, sostenendo che la società non avesse provato la possibilità di ottenere un guadagno superiore all'indennità già versata dall'ente. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che in caso di danno da occupazione illegittima, il pregiudizio è presunto. Il proprietario deve solo allegare la perdita della possibilità di godimento del bene, e il danno può essere liquidato dal giudice, anche usando come parametro il valore locativo di mercato, senza la necessità di provare uno specifico contratto di locazione sfumato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Danno da perdita parentale: no a nuove tabelle in Cassazione
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce un principio chiave sul risarcimento del danno da perdita parentale. La richiesta di applicare tabelle di liquidazione del danno diverse da quelle contestate in appello (es. passare dal sistema 'a forbice' a quello 'a punti') costituisce una domanda nuova e, pertanto, è inammissibile in sede di legittimità. Nel caso specifico, la richiesta di risarcimento della vedova è stata respinta poiché aveva già ricevuto un indennizzo superiore al danno accertato da un fondo di garanzia in un precedente giudizio, evitando così un'indebita locupletazione.
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Querela di falso: firma falsa e rinvio del processo
Un'avvocatessa presenta ricorso in Cassazione in una causa di risarcimento danni. Solleva una querela di falso, contestando l'autenticità della firma di una controparte sul controricorso. La Corte di Cassazione, rilevata l'ammissibilità della querela, sospende la decisione sul merito e rinvia la causa a pubblica udienza per gli accertamenti necessari.
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Occupazione sine titulo: il danno va sempre provato
Un proprietario ha agito in giudizio per ottenere la liberazione di un box auto e il risarcimento per la sua occupazione sine titulo. La Corte di Cassazione, pur confermando l'ordine di rilascio, ha cassato la sentenza d'appello riguardo la liquidazione del danno. Ha stabilito che il danno da occupazione illegittima non è automatico ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e provato dal proprietario, dimostrando il concreto pregiudizio economico subito, come la perdita di occasioni di locazione.
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Errore di calcolo risarcimento: Cassazione annulla
In una lunga causa per un incidente scolastico, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello a causa di un evidente errore di calcolo risarcimento. La Corte ha riscontrato una discrasia nei conteggi del danno dovuto alla vittima, ordinando un nuovo giudizio per la corretta quantificazione dell'importo, inclusa la rivalutazione e gli interessi.
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Contrasto motivazione dispositivo: nullità sentenza
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito a causa di un insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo. Il caso riguardava una richiesta di risarcimento danni, dove la motivazione definiva una somma come onnicomprensiva di interessi, mentre il dispositivo la indicava come base su cui calcolare ulteriori interessi. La Suprema Corte ha ritenuto tale discrepanza radicale e insanabile, tale da rendere nullo il comando giudiziale e ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova decisione.
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Occupazione senza titolo: contratto non scritto con P.A.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una commerciante al rilascio di un immobile di proprietà di un'Azienda Sanitaria, ribadendo che l'occupazione senza titolo non può essere sanata dalla presunta esistenza di un contratto di locazione verbale con la Pubblica Amministrazione. Per i contratti con enti pubblici è richiesta la forma scritta a pena di nullità, e la documentazione relativa a pagamenti di canoni non è sufficiente a provare la conclusione del contratto.
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Danno da indisponibilità immobile: la prova del danno
A seguito del crollo di un vano di passaggio durante lavori di demolizione, il proprietario di un fabbricato adiacente si è trovato nell'impossibilità di ricostruire il proprio immobile per anni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento danno da indisponibilità immobile per mancata prova. La Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che, sebbene il danno non sia automatico (in re ipsa), può essere provato anche tramite presunzioni basate su allegazioni specifiche (es. destinazione ad abitazione principale), che il giudice di merito deve valutare.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10206/2024, ha definito diversi ricorsi sul tema del risarcimento per i medici specializzandi che non hanno ricevuto una remunerazione durante la formazione a causa del tardivo recepimento di direttive europee. La Corte ha stabilito che: 1) il medico deve provare l'equipollenza del proprio corso a quelli previsti dalle direttive, essendo un fatto costitutivo del diritto; 2) spetta il risarcimento anche ai medici che hanno iniziato la specializzazione prima del 1983, ma solo per il periodo formativo successivo al 1° gennaio 1983; 3) l'importo del risarcimento va quantificato sulla base della Legge 370/1999 e non del D.Lgs. 257/1991, escludendo la rivalutazione monetaria se non per la prova di un maggior danno.
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Perdita di chance: risarcimento per linea telefonica
Una società di trasporti ha subito l'interruzione della linea telefonica e internet per cinque mesi a causa di un inadempimento del gestore telefonico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10885/2024, ha stabilito che tale disservizio genera un danno risarcibile sotto forma di perdita di chance. La Corte ha chiarito che non è necessario provare un calo di fatturato specifico, ma è sufficiente dimostrare la perdita della possibilità di acquisire nuova clientela. Pertanto, il giudice può e deve liquidare il danno in via equitativa, anche d'ufficio, basandosi sulla gravità dell'inadempimento e sulla natura commerciale dell'attività lesa.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione fissa i paletti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10620/2024, ha stabilito principi chiari sulla remunerazione dei medici specializzandi per la mancata attuazione di direttive europee. L'ordinanza conferma che anche chi ha iniziato la specializzazione prima del 1983 ha diritto a un compenso, ma solo a partire dal 1° gennaio 1983. Viene inoltre ribadito che l'onere di provare l'inclusione della propria specializzazione negli elenchi europei spetta al medico e che la quantificazione del danno si basa sulla Legge 370/1999.
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Risarcimento danni: preventivo prova il danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17670/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento danni da sinistro stradale. Un automobilista, dopo un incidente con un cane randagio in autostrada, si è visto negare il risarcimento in appello perché non aveva fornito la fattura delle riparazioni, ma solo un preventivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che il danno esiste come obbligazione di spesa (una passività nel patrimonio) dal momento del sinistro. Pertanto, il preventivo è sufficiente a provare l'esistenza del danno, e il giudice non può negare il risarcimento solo perché la riparazione non è stata ancora pagata. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Polizza claims made: come interpretare la copertura
Un professionista, assicurato con una polizza claims made, è stato citato in giudizio per condotte risalenti a un periodo precedente la stipula del contratto. Sebbene assolto nel merito, la sua compagnia assicurativa si è rifiutata di coprire le spese legali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la polizza è operativa, poiché ciò che conta è il momento in cui la richiesta di risarcimento viene presentata, non la data del fatto illecito, cassando la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente interpretato le clausole contrattuali.
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Onere della prova e risarcimento: nessun indennizzo
Un committente ha citato in giudizio una società di ingegneria per l'errata collocazione di un impianto fotovoltaico, che sconfinava su un terreno vicino. Nonostante la Corte d'Appello avesse riconosciuto l'errore professionale, la richiesta di risarcimento è stata respinta in ogni grado di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il danneggiato non aveva adempiuto al proprio onere della prova, non fornendo alcuna documentazione (fatture, bonifici) che attestasse le spese effettivamente sostenute per lo spostamento dell'impianto, ma solo un preventivo non firmato.
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Danno da ipoteca illegittima: la prova è necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di danno da ipoteca illegittima. Il caso riguardava una richiesta di risarcimento per la tardiva cancellazione di un'ipoteca iscritta da un ente pubblico e successivamente dichiarata nulla. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del danneggiato, affermando che il danno non può essere considerato 'in re ipsa', cioè implicito nell'atto illecito. È onere di chi chiede il risarcimento fornire la prova concreta del pregiudizio economico subito, come ad esempio la perdita di specifiche occasioni di vendita. Di conseguenza, è stata negata anche la liquidazione equitativa del danno, poiché questa presuppone che l'esistenza del danno sia già stata provata.
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Danno non patrimoniale: risarcimento e prova presuntiva
Un avvocato viene condannato a risarcire un magistrato per averne leso l'onore con scritti offensivi. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo un principio fondamentale: il danno non patrimoniale non è automatico ('in re ipsa'), ma la sua esistenza può essere provata attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, basate su elementi come la gravità dell'offesa e la posizione sociale della vittima.
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Danno non patrimoniale: come provarlo in diffamazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a carico di un gruppo editoriale, un direttore e un giornalista. L'ordinanza ribadisce che il diritto di critica presuppone la verità dei fatti narrati e che il danno non patrimoniale, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, basate su elementi concreti come la notorietà del diffamante e la diffusione della notizia.
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Prova del danno: la Cassazione e il criterio presuntivo
In un caso di risarcimento per incendio, la Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la prova del danno può essere fornita anche tramite presunzioni. Quando la documentazione (perizie, foto, contabili) è sufficiente a creare un quadro probatorio solido, spetta a chi contesta il danno fornire la prova contraria. L'ordinanza chiarisce che il ricorso per cassazione non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, ma deve confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata.
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Diffamazione a mezzo stampa: i limiti del giornalista
Una società editoriale è stata condannata per diffamazione a mezzo stampa per aver collegato un professionista ad attività mafiose in due articoli online. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza, specificando che il diritto di cronaca non esonera i giornalisti dal verificare a fondo le fonti, specie se la persona citata è menzionata solo marginalmente in atti investigativi e non risulta indagata. La Corte ha stabilito che il danno alla reputazione, pur non essendo automatico, può essere provato tramite presunzioni basate sulla gravità dell'accusa e sulla posizione professionale della vittima.
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Responsabilità del notaio: motivazione contraddittoria
Una società acquista un terreno per un progetto immobiliare, scoprendo poi una servitù non dichiarata. La Cassazione interviene sulla responsabilità del notaio, cassando la sentenza d'appello che aveva ridotto il risarcimento basandosi su una motivazione contraddittoria circa la conoscenza della servitù da parte dell'acquirente.
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