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Art. 1226 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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427 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Consumi presuntivi: prova lecita in caso di contatore manomesso
Una società agricola ha contestato una bolletta per consumi presuntivi derivante da un allaccio abusivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in caso di manomissione del contatore, il fornitore di energia può legittimamente provare il credito basandosi su prove presuntive, come il metodo della "potenza tecnicamente prelevabile", anche a fronte della contestazione del cliente.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
Un gruppo di medici ha richiesto un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive UE da parte dell'Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la prescrizione decennale per tali azioni decorre dal 27 ottobre 1999. L'ordinanza ha inoltre condannato i ricorrenti per lite temeraria, qualificando l'azione come un abuso del processo data la consolidata giurisprudenza contraria sulla prescrizione medici specializzandi.
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Occupazione sine titulo: risarcimento anche senza agibilità
La Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno per occupazione sine titulo di un immobile, anche in assenza del certificato di agibilità. La Corte ha stabilito che la mancanza del certificato non esclude il danno, se viene provata la concreta possibilità del proprietario di locare il bene, come nel caso di specie, dimostrata dall'intenzione delle curatele fallimentari di affittare l'immobile. I motivi di ricorso sono stati respinti in quanto miravano a un riesame del merito.
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Recesso contratto di locazione: prova della ricezione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16172/2025, ha rigettato il ricorso di una società conduttrice, stabilendo che il recesso dal contratto di locazione produce effetti solo se il conduttore fornisce la prova dell'avvenuta ricezione della comunicazione da parte del locatore. La Corte ha sottolineato che il recesso è un atto unilaterale recettizio e l'onere della prova grava su chi intende avvalersene. Di conseguenza, è stata confermata la condanna della conduttrice al risarcimento dei danni all'immobile.
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Risarcimento dirigenti medici: la Cassazione decide
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato italiano per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata applicazione delle direttive europee sull'orario di lavoro tra il 2008 e il 2015. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18381/2025, pur riconoscendo una violazione "grave e manifesta" del diritto UE da parte dello Stato, ha rigettato la domanda di risarcimento dirigenti medici. La decisione si fonda sulla mancata prova, da parte dei ricorrenti, che il superamento dell'orario di lavoro fosse un'imposizione aziendale e non una scelta autonoma finalizzata al raggiungimento di obiettivi e alla relativa retribuzione di risultato. È stato quindi ritenuto non provato il nesso di causalità tra la violazione normativa e il danno lamentato.
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Appello incidentale tardivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una condanna per risarcimento danni. La decisione si basa su vizi procedurali, tra cui la presentazione di un appello incidentale tardivo e la contestazione di una sola delle due autonome motivazioni della sentenza d'appello. La Corte ha ribadito che non può riesaminare nel merito la valutazione delle prove, confermando la condanna.
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Orario medici: no a risarcimento senza prova del nesso
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento danni a causa della violazione delle direttive europee sull'orario di lavoro. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la violazione "grave e manifesta" della normativa UE da parte dell'Italia, ha respinto la richiesta. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dei medici, del nesso di causalità tra l'illecito dello Stato e il danno subito. Secondo la Corte, non è stato provato che le ore di lavoro extra fossero una conseguenza diretta di turni imposti e non una scelta volontaria legata al raggiungimento di obiettivi professionali, un aspetto cruciale per definire il corretto orario medici.
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Responsabilità processuale: quando chiedere i danni?
La Cassazione chiarisce che i danni da lite temeraria rientrano nella responsabilità processuale aggravata (art. 96 c.p.c.) e vanno chiesti nello stesso giudizio. L'azione separata è inammissibile. La Corte si pronuncia anche sulla responsabilità del custode e sulla condanna alle spese per gli eredi con beneficio d'inventario.
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Valore probatorio preventivo: la Cassazione decide
Un'impresa edile danneggia una pavimentazione durante dei lavori. La parte lesa chiede il risarcimento basandosi su un preventivo di spesa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando che il valore probatorio preventivo non si basa solo sulla mancata contestazione, ma sulla sua intrinseca idoneità a dimostrare l'entità del danno. La Corte ha stabilito che un preventivo può essere considerato prova sufficiente per la liquidazione del danno, anche a fronte di una generica contestazione.
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Risarcimento danni medici: Cassazione chiarisce onere
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato per danni derivanti dal mancato rispetto delle direttive UE sull'orario di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta di risarcimento danni medici. Pur riconoscendo la violazione da parte dello Stato, la Corte ha stabilito che i medici non hanno provato il nesso di causalità diretto tra la normativa illegittima e le loro ore di lavoro extra, poiché queste potevano derivare dal loro dovere manageriale di raggiungere specifici obiettivi.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto alla remunerazione dei medici specializzandi per la mancata attuazione di direttive europee. L'ordinanza chiarisce che i medici iscritti a corsi di specializzazione a cavallo degli anni 1982-1983 hanno diritto a un indennizzo, ma solo per il periodo successivo al 1° gennaio 1983. Viene inoltre confermato che la responsabilità grava unicamente sulla Presidenza del Consiglio dei Ministri, escludendo gli altri Ministeri se la relativa statuizione di primo grado non è stata appellata. La Corte ha infine ribadito che il criterio di liquidazione del danno è quello equitativo previsto dalla Legge n. 370/1999, escludendo rivalutazione e interessi compensativi.
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Responsabilità del committente: colpa e nesso causale
A seguito di un incendio in un magazzino, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna della società di gestione immobiliare. La sentenza chiarisce che la responsabilità del committente non deriva dalla custodia dell'immobile (art. 2051 c.c.), ma da una colpa specifica (art. 2043 c.c.) per aver affidato lavori pericolosi senza verificare le condizioni di sicurezza, essendo a conoscenza di un impianto antincendio inadeguato. Anche la cooperativa che utilizzava il magazzino è stata ritenuta corresponsabile per aver stoccato merce in eccesso, ostacolando i sistemi di sicurezza.
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Risarcimento dirigenti medici: nesso di causalità
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento danni, sostenendo che l'Italia non avesse recepito correttamente le direttive europee sull'orario di lavoro tra il 2008 e il 2015. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo una violazione "grave e manifesta" della normativa UE da parte dello Stato, ha rigettato la domanda. La decisione si fonda sulla mancata prova del nesso di causalità: i medici non hanno dimostrato che il loro orario di lavoro eccessivo fosse una diretta conseguenza delle leggi nazionali illegittime, piuttosto che una scelta volontaria legata al loro ruolo manageriale e al raggiungimento di obiettivi specifici. Mancando la prova di questo collegamento diretto, la richiesta di risarcimento è stata respinta.
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Risarcimento medici: la Cassazione sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante i corsi di specializzazione frequentati tra il 1980 e il 1994. L'ordinanza conferma il principio consolidato secondo cui il termine di prescrizione decennale per il diritto al risarcimento dei medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999, rendendo le azioni successive tardive e quindi estinte.
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Danno da vacanza rovinata: Cassazione sulla crociera
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due turisti per danno da vacanza rovinata, a seguito di una crociera il cui itinerario era stato drasticamente modificato. La Corte ha stabilito che la semplice invocazione della forza maggiore da parte del tour operator non è sufficiente a escluderne la responsabilità. È necessario valutare la diligenza, la correttezza e il rispetto degli obblighi informativi verso i clienti, soprattutto quando i rischi erano noti in anticipo. La sentenza d'appello, che aveva dato ragione all'operatore, è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Liquidazione equitativa danno: onere della prova
Due società immobiliari subiscono l'occupazione abusiva dei loro appartamenti. A causa dell'inerzia dello Stato nell'eseguire lo sgombero, chiedono il risarcimento. La Cassazione chiarisce i limiti della liquidazione equitativa del danno, affermando che non può essere usata per sopperire alla mancata prova dell'esistenza stessa del danno da parte del danneggiato.
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Onere della prova e danno: il ricorso inammissibile
Un'impresa edile ha citato in giudizio i promissari acquirenti di un immobile per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'asserita occupazione illegittima, a seguito della dichiarazione di nullità del contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova del danno spetta a chi lo richiede, e la società ricorrente non è riuscita a dimostrare né l'effettiva occupazione dell'immobile, né l'esistenza di un concreto pregiudizio economico.
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Liquidazione equitativa del danno: la Cassazione
Un utente, agente di commercio, subisce l'interruzione della linea telefonica per 12 giorni. Il Giudice di Pace liquida un danno di 400 euro. Il Tribunale, in appello, nega il risarcimento per carenza di prova sul quantum. La Cassazione cassa la sentenza d'appello, affermando che la difficoltà di provare l'esatto ammontare del danno non impedisce la liquidazione equitativa del danno, una volta accertata la sua esistenza (l'an).
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Trasformazione regressiva: i crediti non si estinguono
Una farmacia subisce danni da allagamenti. La Corte d'Appello nega il risarcimento per i danni del 2007, ritenendo che la trasformazione della società (s.n.c.) in ditta individuale e la successiva cancellazione implicassero la rinuncia ai crediti. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che in caso di trasformazione regressiva i rapporti giuridici, inclusi i crediti, si concentrano sull'unico socio superstite, che continua l'attività come ditta individuale. Non vi è estinzione della società, ma una continuazione, quindi i crediti non possono considerarsi rinunciati.
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Danno reputazionale: prova presuntiva e liquidazione
Un'agente di polizia, condannata per calunnia ai danni di alcuni colleghi, ha impugnato la sentenza civile che la obbligava al risarcimento del danno reputazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova di tale danno, per sua natura "impalpabile", può essere fornita anche tramite presunzioni e massime di esperienza. Il giudice può quindi inferire l'esistenza del pregiudizio dalla gravità dei fatti e dal contesto, procedendo a una liquidazione equitativa anche in assenza di prove dirette su specifiche conseguenze negative.
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