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Art. 1224 Codice Civile

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709 provvedimenti

Appalto pubblico: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del proprio sindacato in una complessa vicenda relativa a un appalto pubblico. Il caso riguarda la richiesta di risoluzione contrattuale e risarcimento avanzata da un'ATI, successivamente fallita, contro un ente pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ente che quello incidentale di una delle curatele, ribadendo che non è possibile contestare in sede di legittimità la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, ma solo la violazione di norme di diritto. La decisione conferma anche l'improcedibilità delle domande riconvenzionali contro una società fallita al di fuori della procedura concorsuale.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi a un istituto di credito, che si è opposto invocando accordi tariffari. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi chiave: primo, l'accordo sul compenso deve essere provato per iscritto e non può desumersi dalla mancata contestazione; secondo, la normativa sull'equo compenso avvocati (art. 13 bis L. 247/2012) non è retroattiva e si applica solo alle prestazioni successive al 1° gennaio 2018.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a un istituto di credito, che si è opposto citando accordi tariffari preesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge sull'equo compenso avvocati non è retroattiva e non può invalidare le convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore (1 gennaio 2018). La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte del legale, data la complessità dei fascicoli che giustificava azioni separate.
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Appello inammissibile: quando mancano i motivi specifici
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inammissibilità di un gravame contro una banca. L'appello inammissibile era privo di motivi specifici e di una chiara domanda, limitandosi a richieste generiche su presunto anatocismo e usura in due contratti di mutuo. La Corte ribadisce i requisiti formali stringenti dell'atto di appello.
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Mutuo multicurrency: onere della prova e rischi
Una società di costruzioni ha contestato i costi di un mutuo multicurrency, sostenendo che un istituto di credito l'avesse sovraccaricata senza aver effettivamente acquistato la valuta estera. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il rischio di cambio grava sul mutuatario. Aspetto cruciale della decisione è che, essendo l'azione qualificata come richiesta di restituzione di un pagamento non dovuto, l'onere di dimostrare l'inadempimento della banca spettava alla società, che non è riuscita a fornire tale prova.
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Retratto successorio: a chi si paga il prezzo?
Un coerede esercita il retratto successorio su una quota ereditaria venduta a terzi. A seguito di un complesso iter giudiziario, la Cassazione stabilisce che il retraente non deve pagare il prezzo ai coeredi venditori, a causa di un precedente giudicato che aveva negato la loro legittimazione passiva e respinto la richiesta di pagamento degli acquirenti originari.
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Credito risarcitorio: è ammissibile in prededuzione?
La Corte di Cassazione esamina un caso complesso relativo a un credito risarcitorio richiesto da una società creditrice nei confronti di una procedura fallimentare, a causa di un presunto ritardo nella distribuzione delle somme ricavate dalla vendita di beni. Il Tribunale aveva ammesso il credito in prededuzione, considerandolo un danno sorto durante la gestione della procedura. La Cassazione, tuttavia, data la rilevanza della questione sulla proponibilità di tale domanda e sulla sua natura, ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza, rinviando la causa a nuovo ruolo senza una decisione nel merito.
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Ammortamento alla francese: Cassazione su anatocismo
Un cliente ha contestato un contratto di mutuo, sostenendo che il piano di ammortamento alla francese generasse anatocismo e tassi usurari. Dopo la conferma in Appello della legittimità del contratto, basata anche su una consulenza tecnica, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente troppo generiche e astratte, in quanto non contestavano specificamente l'assenza di anatocismo nel caso concreto e si ponevano in contrasto con principi di diritto già consolidati dalla stessa Corte a Sezioni Unite.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
Un ente previdenziale ha imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un suo iscritto tramite un regolamento interno. La Corte di Cassazione ha dichiarato tale contributo illegittimo, affermando che simili prelievi, avendo natura di prestazione patrimoniale, possono essere introdotti solo da una legge dello Stato (principio di riserva di legge) e non dall'autonoma potestà regolamentare di un ente privato. La Corte ha inoltre stabilito che il diritto alla restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Interessi moratori usurari: la Cassazione conferma
Una società immobiliare ha contestato un contratto di mutuo, sostenendo la presenza di interessi moratori usurari e l'illegittimità del piano di ammortamento "alla francese". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i principi consolidati delle Sezioni Unite. Ha confermato che il calcolo della soglia di usura per gli interessi di mora deve seguire criteri specifici e che il piano di ammortamento "alla francese" è legittimo e non viola le norme sulla trasparenza o sull'anatocismo.
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Compenso avvocato: decisum o valore della domanda?
Un avvocato ha citato in giudizio un ex cliente condominiale per ottenere il pagamento del proprio compenso professionale. Il tribunale di primo grado aveva liquidato una somma notevolmente inferiore basandosi sul criterio del 'decisum' (l'importo effettivamente riconosciuto nella causa originaria). La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, nel rapporto tra avvocato e cliente, il criterio corretto per la liquidazione del compenso avvocato è il 'valore della domanda', ovvero quanto richiesto inizialmente. La Corte ha inoltre chiarito che si applicano gli interessi di mora previsti per le transazioni commerciali e che l'IVA non è dovuta se l'avvocato si difende in proprio.
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Interessi per ritardato pagamento: quando sono dovuti
Una struttura sanitaria privata si è rivolta ai tribunali per ottenere il pagamento degli interessi su somme corrisposte in ritardo da un'azienda sanitaria pubblica. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto in assenza di una formale richiesta di pagamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per i crediti liquidi ed esigibili, gli interessi per ritardato pagamento decorrono automaticamente dalla scadenza del termine, senza necessità di costituzione in mora del debitore. La Suprema Corte ha chiarito che la regola generale dell'art. 1282 c.c. prevede la produzione di interessi "di pieno diritto" e che la messa in mora rileva solo per ulteriori profili risarcitori.
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Divisione ereditaria: conguagli e collazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta un complesso caso di divisione ereditaria tra fratelli, stabilendo principi cruciali sui limiti dei conguagli in denaro e sulla collazione delle donazioni. La Corte ha cassato la decisione di merito che approvava un progetto di divisione con conguagli sproporzionati rispetto al valore delle quote, ribadendo che la divisione deve avvenire primariamente in natura. La pronuncia chiarisce anche che la successiva precisazione di una domanda di collazione, già tempestivamente introdotta, non costituisce una domanda nuova e tardiva.
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Interessi commerciali in appalto tra imprese: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1747/2025, ha stabilito che gli interessi commerciali per ritardato pagamento, previsti dal D.Lgs. 231/2002, si applicano anche ai contratti d'appalto stipulati tra imprese private. Il caso riguardava un'impresa edile che chiedeva il pagamento del corrispettivo per lavori eseguiti. Mentre la Corte d'Appello aveva negato tali interessi, riconoscendo solo quelli legali, la Cassazione ha riformato la decisione. Ha chiarito che il contratto d'appalto rientra nella nozione di "prestazione di servizi", rendendo pienamente applicabile la disciplina speciale, più severa, volta a contrastare i ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali.
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Abuso contratti a termine: risarcimento e limiti
La Corte di Cassazione affronta un caso di abuso di contratti a termine nel settore sanitario pubblico. Un'azienda sanitaria ha reiterato contratti con un dirigente medico superando il limite di 36 mesi, giustificando l'ultima proroga con una legge regionale poi dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che il superamento del limite costituisce di per sé un abuso, a prescindere dalla legge, e ha confermato il diritto del lavoratore a un risarcimento del danno presunto (definito 'danno comunitario'), senza necessità di una prova specifica. Ha inoltre chiarito le regole per la restituzione delle spese legali pagate in esecuzione di una sentenza successivamente annullata.
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Errore di fatto revocazione: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di fatto ed errore di giudizio. Il caso riguardava la pretesa di alcuni pensionati al pagamento di adeguamenti pensionistici basati su un giudicato del 1994. La Corte ha stabilito che la successiva capitalizzazione della pensione integrativa ha costituito un fatto nuovo che ha estinto l'obbligazione, applicando il principio "rebus sic stantibus". La richiesta di errore di fatto per revocazione è stata respinta perché i ricorrenti contestavano l'interpretazione giuridica della Corte, non una svista percettiva sugli atti.
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Revocazione ordinanza: quando è inammissibile?
Un gruppo di pensionati ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Suprema Corte, sostenendo un errore di fatto in una complessa vicenda su pensioni integrative. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la revocazione ordinanza è possibile solo per un'erronea percezione dei fatti processuali, non per un disaccordo sull'interpretazione giuridica o sulla valutazione delle prove, come l'effetto estintivo della capitalizzazione di una pensione.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il prelievo di un contributo di solidarietà sulla pensione di un professionista. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui tali prelievi, in assenza di una specifica base legale, sono indebiti. Di conseguenza, ha confermato il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme trattenute, con interessi decorrenti da ogni singolo prelievo.
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Riduzione prezzo appalto: quando spetta e come si calcola
In una controversia su un contratto di appalto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei committenti che, a fronte di vizi di lieve entità, si erano rifiutati di saldare il corrispettivo e avevano richiesto un ingente risarcimento per il mancato utilizzo dell'immobile. La Corte ha stabilito che i vizi minori non giustificano una richiesta di risarcimento sproporzionata, interrompendo il nesso causale a causa dell'inerzia dei committenti. È stata inoltre confermata la corretta applicazione della riduzione prezzo appalto, chiarendo che questa non è soggetta a IVA in quanto modifica del corrispettivo originario e non rimborso di una spesa.
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Eccezione di prescrizione: onere della prova del fido
Una società in liquidazione e i suoi fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo bancario. La Corte di Cassazione ha affrontato diversi motivi di ricorso, chiarendo in particolare che, di fronte all'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca, spetta al correntista l'onere di provare l'esistenza di un'apertura di credito (fido) per dimostrare la natura ripristinatoria e non solutoria delle rimesse. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi, accogliendone uno relativo a un pagamento di oltre 300.000 euro, effettuato dai debitori durante la causa, che la Corte d'Appello aveva omesso di considerare nella condanna finale.
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