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Art. 12 preleggi — Sezione Seconda Civile

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80 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 preleggi

Compenso amministratore: motivazione apparente annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Catanzaro relativa al compenso di un amministratore giudiziario. La decisione è stata cassata per 'motivazione apparente', in quanto il Tribunale non ha spiegato adeguatamente il percorso logico seguito per la liquidazione del compenso, limitandosi a un generico rinvio al decreto precedente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che chiarisca l'applicazione dei criteri normativi.
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Rideterminazione prezzo appalto: quando è inammissibile
Una società edile ha chiesto la rideterminazione del prezzo di un appalto, sostenendo un errore nel contratto. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso perché la società non ha contestato correttamente la dichiarazione di inammissibilità e ha invocato norme non pertinenti al contratto di appalto. La parola chiave è rideterminazione prezzo appalto.
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Sanzione amministrativa: chiarezza del regolamento
Un'impresa individuale ha ricevuto una sanzione amministrativa per aver violato un regolamento comunale che limita la vendita di frutta secca al 20% del totale della merce esposta in un mercato storico. La società ha impugnato la sanzione sostenendo che il regolamento fosse vago e incomprensibile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che i termini del regolamento erano sufficientemente chiari e che, in materia di illeciti amministrativi, la colpa è presunta, rendendo difficile invocare la buona fede, specialmente per un operatore professionale.
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Sanzione amministrativa: chiarezza e buona fede
Una società ha ricevuto una sanzione amministrativa per aver violato un regolamento di un mercato locale che limitava la vendita di determinati prodotti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e confermato la multa, stabilendo che un regolamento che utilizza termini di uso comune è sufficientemente chiaro. Inoltre, ha precisato che lo status di operatore professionale impedisce di invocare la buona fede per giustificare la violazione.
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Sanzione amministrativa: chiarezza del precetto e colpa
Un'impresa individuale ha ricevuto una sanzione amministrativa da un Comune per aver superato il limite del 20% di frutta secca in vendita, violando un regolamento locale per la tutela di un mercato storico. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, respingendo tutti i motivi di ricorso. Ha stabilito che il regolamento era sufficientemente chiaro e determinato, escludendo così l'invocata buona fede o l'ignoranza inevitabile della legge. Per le sanzioni amministrative, la colpa è presunta e spetta al trasgressore dimostrare il contrario.
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Sanzione amministrativa: chiarezza della norma basta
Una società ha ricevuto una sanzione amministrativa da un Comune per aver violato un regolamento che limitava la vendita di certi beni al 20% della merce esposta. La società ha impugnato la sanzione, sostenendo che la norma fosse poco chiara. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che i termini usati nel regolamento erano sufficientemente comprensibili per un operatore professionale e che la colpa si presume. La sanzione amministrativa è stata quindi confermata.
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Patto commissorio: vendita con riscatto nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto di compravendita immobiliare con patto di riscatto. La Corte ha stabilito che l'operazione non costituiva una reale vendita, ma un modo per aggirare il divieto di patto commissorio, in quanto la sua unica funzione era quella di garantire un debito preesistente. La sproporzione tra il prezzo di vendita e il valore del bene, insieme ad altri indizi, ha rivelato la natura illecita dell'accordo, che mirava a far acquisire la proprietà al creditore in caso di inadempimento del debitore.
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Costruzione su suolo del coniuge: il lavoro casalingo
Una coppia costruisce la casa familiare sul terreno di proprietà esclusiva di uno dei due. Al momento della separazione, la Corte d'Appello nega al coniuge non proprietario il rimborso per i contributi non monetari. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, rimette la questione a una pubblica udienza, ritenendo di particolare rilevanza stabilire se il lavoro casalingo e i sacrifici familiari possano essere considerati una valida prova del contributo nella costruzione su suolo del coniuge, aprendo a una valutazione più ampia rispetto ai soli esborsi economici.
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Compenso ingegnere: la prova delle attività extra
La Corte di Cassazione interviene su una controversia relativa al compenso professionale di un ingegnere. L'ordinanza stabilisce che le maggiorazioni forfettarie e i compensi a tempo (vacazioni) non sono dovuti automaticamente, ma richiedono la prova specifica delle attività extra svolte dal professionista. Viene inoltre chiarito che, in assenza di accordo, la liquidazione del compenso deve seguire le tariffe vigenti al momento della decisione giudiziale e non protocolli d'intesa non vincolanti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame basato su questi principi.
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Appello incidentale: conversione e termini di legge
Una società subappaltatrice proponeva appello autonomo anziché un appello incidentale. La Corte d'Appello lo dichiarava inammissibile per tardività. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'appello autonomo si converte in incidentale se notificato entro il termine di costituzione in giudizio, anche se oltre i 30 giorni dalla notifica dell'appello principale.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se decide ultra petita
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per motivazione apparente. Il caso riguardava una servitù di passaggio, dove la Corte d'Appello aveva individuato un percorso per l'esercizio del diritto che nessuna delle parti aveva richiesto, violando il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. Secondo la Cassazione, una decisione che si discosta dalle domande e dai motivi d'appello, fornendo una soluzione autonoma e non richiesta, è viziata da motivazione apparente, poiché non rende percepibile l'iter logico-giuridico seguito.
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Liquidazione gratuito patrocinio: non c’è decadenza
Un avvocato si vede rigettare l'istanza di liquidazione del compenso per il gratuito patrocinio perché presentata dopo la conclusione del giudizio. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che la norma non prevede alcuna decadenza per il deposito tardivo dell'istanza. Presentare la richiesta dopo la fine della causa non equivale a una rinuncia al compenso.
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Impugnazione sentenza: limiti e motivi di ricorso
La Corte di Cassazione rigetta l'impugnazione sentenza presentata da alcuni soci di cooperative edilizie. La decisione si fonda sul principio del giudicato parziale, che aveva già reso definitive le pronunce sul rigetto della domanda di esecuzione specifica del contratto e sulla restituzione di somme. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibili i motivi di ricorso poiché non criticavano efficacemente la ratio decidendi della Corte d'Appello, confermando la condanna al pagamento di un'indennità di occupazione.
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Delibera supercondominio: annullabilità, non nullità
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulla validità della delibera supercondominio. In un caso riguardante la mancata nomina del rappresentante di un edificio in un supercondominio con più di 60 partecipanti, la Suprema Corte ha stabilito che tale vizio procedurale non comporta la nullità della delibera, bensì la sua semplice annullabilità. La decisione ribalta i giudizi di merito e specifica che la sanzione per la mancata nomina è il ricorso all'autorità giudiziaria per la designazione, non l'invalidità assoluta delle decisioni prese. Viene inoltre precisato che un singolo condomino può impugnare la delibera solo se il rappresentante del suo edificio era assente, dissenziente o astenuto.
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Luce irregolare: quando un’apertura non è veduta
La Corte di Cassazione interviene in una disputa tra vicini, chiarendo i criteri per distinguere una "veduta" da una "luce irregolare". L'ordinanza stabilisce che un'apertura non può essere considerata veduta se l'affaccio sul fondo del vicino non è esercitabile in condizioni di sufficiente comodità e sicurezza. Di conseguenza, una luce irregolare non può essere acquisita per usucapione e il vicino ha sempre il diritto di chiederne la regolarizzazione.
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Proprietà casa coniugale su suolo esclusivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proprietà della casa coniugale, costruita in regime di comunione legale su un terreno di proprietà esclusiva di un solo coniuge, appartiene interamente a quest'ultimo per il principio di accessione. Il coniuge non proprietario non acquista una quota dell'immobile, ma ha solo diritto a un rimborso per le spese sostenute per la costruzione, a condizione di fornirne rigorosa prova. Nel caso specifico, la domanda di rimborso è stata respinta per mancanza di prova del contributo economico.
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Contratto preliminare: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per grave inadempimento dei promissari acquirenti. L'analisi si concentra sull'interpretazione delle clausole contrattuali, la natura delle obbligazioni alternative e la mancata corresponsione delle rate di mutuo pattuite, ritenuta giusta causa per la risoluzione.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una controversia sulle distanze tra costruzioni arriva in Cassazione. La Corte annulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, poiché i giudici si erano limitati a richiamare la decisione di primo grado senza analizzare criticamente i motivi del gravame. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Danno da evizione: sì a nuova causa se il danno matura
Un acquirente cita in giudizio il venditore per un'ipoteca non dichiarata sull'immobile. La prima domanda viene respinta perché il danno è solo potenziale. Anni dopo, l'immobile viene pignorato e venduto (evizione). La Corte di Cassazione stabilisce che la seconda azione per il danno da evizione è ammissibile, poiché il rigetto della prima si basava sulla non attualità del pregiudizio, fatto che non preclude una nuova domanda una volta che il danno si è concretizzato.
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Retratto agrario: no con torrente pubblico di mezzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario terriero che voleva esercitare il diritto di retratto agrario su un fondo vicino. La Corte ha confermato che la presenza di un torrente, anche se non iscritto negli elenchi pubblici, interrompe la contiguità fisica e giuridica tra i terreni, requisito indispensabile per tale diritto. La natura demaniale del corso d'acqua è il fattore decisivo che preclude l'esercizio del retratto agrario.
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