LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 12 preleggi — Anno 2026

78 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 preleggi

Prescrizione della pena: no al doppio esame senza novità
Un condannato a dodici anni di reclusione ha chiesto la cancellazione della sanzione sostenendo che fosse maturata la prescrizione della pena. La Corte d'Appello aveva già respinto la richiesta nel 2024, evidenziando che l'arresto all'estero per estradizione interrompe il decorso del tempo. La difesa ha ripresentato la stessa domanda nel 2025, ottenendo la dichiarazione di estinzione. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione per violazione del divieto di un doppio giudizio sulla stessa istanza. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole senza rinvio. I giudici hanno stabilito che una richiesta già rigettata non può essere riesaminata senza elementi nuovi. La prescrizione della pena rimane bloccata per effetto delle procedure internazionali precedentemente accertate.
Continua »
Graduatoria personale ATA: no al cumulo dei titoli
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione di un collaboratore scolastico dalla graduatoria personale ATA per difetto del titolo di studio prescritto. Il Dirigente scolastico aveva risolto il contratto di lavoro poiché il dipendente possedeva un attestato biennale di qualifica e un successivo attestato annuale di specializzazione per acconciatori. Il Ministero dell'Istruzione richiedeva espressamente un corso di qualifica professionale di durata triennale unitaria. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del lavoratore, stabilendo che i requisiti ministeriali per l'accesso all'impiego scolastico impongono un percorso formativo omogeneo di tre anni. La somma di corsi distinti o certificazioni regionali non può sanare la carenza del titolo triennale richiesto dal bando.
Continua »
Trasferimento d’azienda studio professionale: TFR garantito
Una lavoratrice dipendente ha prestato servizio prima per un singolo professionista e successivamente per lo studio associato in cui il professionista era entrato. La dipendente ha richiesto al nuovo studio associato il pagamento del TFR e delle ferie non godute, relativi anche al periodo precedente al cambio di gestione. La Corte di Cassazione ha confermato che l'operazione costituisce un vero e proprio trasferimento d'azienda studio professionale ai sensi dell'articolo 2112 del Codice Civile. Quando l'attività professionale si avvale di una struttura organizzata di mezzi e personale che supera l'apporto del singolo, lo studio associato subentrante risponde di tutti i crediti arretrati maturati dal dipendente. Il ricorso dello studio associato è stato integralmente respinto.
Continua »
Riattivazione procedimento disciplinare: i tempi per la PA
Un dipendente pubblico, sottoposto a procedimento penale poi conclusosi con il non luogo a procedere per prescrizione, ha subito il licenziamento al termine del giudizio interno. Il lavoratore ha impugnato la sanzione sostenendo la decadenza dell azione dell ente, in quanto la riattivazione procedimento disciplinare era avvenuta oltre i sessanta giorni dalla data in cui la pubblica amministrazione aveva appreso informelmente l esito penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando la piena legittimità del licenziamento. I giudici di legittimità hanno chiarito che il termine perentorio di sessanta giorni per la riattivazione procedimento disciplinare decorre solo ed esclusivamente dalla comunicazione formale inviata dalla cancelleria del giudice penale con l attestazione di irrevocabilità della sentenza. La semplice conoscenza ufficiosa o informale non fa decorrere alcun termine a carico dell ente.
Continua »
Contributi Cassa Forense: niente arretrati per i giudici onorari
Un avvocato ha opposto una cartella esattoriale avente ad oggetto i Contributi Cassa Forense richiesti dall'ente di previdenza per l'attività di giudice onorario di tribunale svolta dal 2007 al 2010. L'ente sosteneva l'obbligo di versamento mediante l'applicazione analogica delle norme dettate per i giudici onorari aggregati. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso dell'ente previdenziale. La Corte ha stabilito che prima della riforma del 2012 non sussisteva alcun obbligo normativo di versare i Contributi Cassa Forense sulle indennità percepite dai giudici onorari di tribunale. La disciplina speciale prevista per altre figure onorarie non si applica per analogia e la legge successiva non ha valore retroattivo. Di conseguenza, la pretesa dell'ente è illegittima e l'atto viene annullato.
Continua »
Tredicesima e contratti di solidarietà: illegittimi i tagli forfettari
Un'azienda applicava una decurtazione annuale forfettaria sui ratei di tredicesima e premio annuo ai dipendenti sottoposti a riduzione d'orario, richiamando la disciplina del CCNL relativa all'inizio o cessazione del rapporto. I lavoratori contestavano questo calcolo sfavorevole, chiedendo il rispetto degli accordi aziendali interni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del metodo aziendale sul tema tredicesima e contratti di solidarietà. I giudici hanno stabilito che le clausole degli accordi di solidarietà prevedono un criterio di stretta proporzionalità basato sull'effettiva presenza. Non è consentito applicare in via analogica clausole esterne o imporre prassi unilaterali dell'azienda. La società deve rimborsare le differenze retributive ai lavoratori.
Continua »
Reato continuato in sede esecutiva: no al bis senza fatti nuovi
Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene di due diverse sentenze definitive. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto l'istanza e ha ridotto la pena complessiva. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Il magistrato ha evidenziato che una precedente ordinanza irrevocabile aveva già respinto la medesima richiesta sugli stessi fatti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero e ha annullato senza rinvio l'ordinanza, ribadendo che il divieto di doppio giudizio impedisce di rivalutare questioni già decise in assenza di fatti nuovi.
Continua »
Sequestro preventivo impeditivo: cantiere bloccato col permesso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo impeditivo dell'intero cantiere di un'azienda agricola. Il provvedimento era stato disposto a causa della demolizione e ricostruzione di un edificio storico tutelato dal piano regolatore locale, che consentiva solo interventi di restauro conservativo. L'azienda aveva ottenuto un permesso di costruire basato su false relazioni tecniche di un geometra, che nascondevano il vincolo storico-culturale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi del legale rappresentante e dell'azienda, stabilendo che il permesso di costruire illegittimo non esclude il reato e che il giudice penale non può sostituirsi al Comune per scindere le parti legittime da quelle abusive di un unico titolo edilizio. Di conseguenza, il cantiere resta sotto sequestro e i ricorrenti sono stati condannati alle spese.
Continua »
Prezzo giusto esecuzione immobiliare: l’asta a ribasso è valida
Un immobile stimato 250.000 euro viene aggiudicato all'asta per soli 33.400 euro dopo diversi tentativi andati deserti. I debitori esecutati si oppongono, sostenendo che il prezzo sia ingiusto. Il Tribunale dà loro ragione applicando per analogia le norme fallimentari. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo il principio del prezzo giusto esecuzione immobiliare: esso non coincide con il valore di mercato, ma è quello risultante da una procedura d'asta svoltasi regolarmente e senza interferenze illecite. Di conseguenza, l'aggiudicazione è valida e l'acquirente conserva la proprietà dell'immobile.
Continua »
Motivazione per relationem: no al copia-incolla tra anni diversi
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato l'annullamento di un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA del 2004 emesso nei confronti di una società di bevande. Il giudice d'appello aveva confermato l'annullamento basandosi esclusivamente su una precedente sentenza relativa all'anno 2003, ritenendo le questioni sovrapponibili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la motivazione per relationem utilizzata dal giudice d'appello è nulla per apparenza. La Corte ha chiarito che ogni annualità d'imposta è autonoma e richiede una verifica specifica dei fatti, come la regolarità dell'inventario e l'inerenza dei costi per l'anno in contestazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Fisco batte azienda ma la motivazione apparente annulla tutto
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativo all'anno 2008, con cui il fisco contestava costi indeducibili per oltre due milioni di euro e omessa fatturazione. Sia il giudice di primo grado che quello di appello hanno confermato le pretese dell'ufficio. L'Azienda ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando la motivazione apparente della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici di secondo grado si sono limitati a una acritica adesione alla prima sentenza, senza spiegare il percorso logico-giuridico seguito né chiarire la ripartizione dell'onere della prova. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria della Campania per un nuovo esame.
Continua »
Scorrimento delle graduatorie: scontro tra assunzioni e vizi
Un gruppo di giornalisti, idonei non vincitori in una selezione del 2015 indetta da una società televisiva concessionaria, ha richiesto il riconoscimento del diritto all'assunzione prioritaria. I lavoratori invocavano lo scorrimento delle graduatorie basandosi su una legge del 2017 che prorogava l'efficacia delle vecchie selezioni. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo che la norma attribuisse all'azienda una semplice facoltà e non un obbligo di assunzione. Giunti in Cassazione, è emerso un problema procedurale: i ricorrenti avevano depositato telematicamente solo la prima e l'ultima pagina della sentenza impugnata. La Suprema Corte, ritenendo la questione di rilevante importanza per la regolarità dei depositi digitali e per lo scorrimento delle graduatorie, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione approfondita.
Continua »
Motivazione per relationem: la sostanza vince sul vizio di forma
Una società alberghiera ha impugnato un avviso di accertamento per omesso versamento della tassa rifiuti (TARSU), lamentando la mancanza di motivazione dell'atto. L'avviso dell'amministrazione richiamava infatti un precedente avviso di pagamento senza elencare nuovamente gli immobili e le tariffe. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando la validità della motivazione per relationem. Secondo i giudici, il rinvio a un atto precedente è pienamente legittimo se il contribuente ne ha avuto effettiva conoscenza, rendendo irrilevanti eventuali vizi di notifica dell'atto presupposto. Di conseguenza, la società è stata condannata a pagare il tributo e le spese di giudizio.
Continua »
Calcolo pensione Enasarco: vince il pensionato contro l’Ente
Un agente di commercio ha chiesto il ricalcolo della propria pensione di vecchiaia, pretendendo l'applicazione di una norma più favorevole del 1968 anziché di quella del 1973. L'Ente previdenziale si è opposto, sostenendo che la regola di favore fosse solo temporanea. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente, stabilendo che la clausola di salvaguardia ha natura permanente. Di conseguenza, il calcolo pensione Enasarco per la quota relativa ai contributi versati prima del 1998 deve avvenire applicando il criterio più vantaggioso per l'assicurato. Il pensionato vince definitivamente la causa e l'Ente previdenziale deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Fondo di garanzia: niente rimborsi per progetti non finanziati
Un Ente di Formazione ha chiesto il pagamento di oltre 150 mila euro all'Assessorato Regionale, invocando il Fondo di garanzia previsto dalla legge per il personale non utilizzato. L'Assessorato si è opposto, sostenendo che il fondo si applicasse solo a progetti già finanziati e non svolti, e non a progetti mai finanziati, come chiarito da una circolare amministrativa. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno dato ragione all'Assessorato. L'Ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici avessero erroneamente attribuito valore di legge alla circolare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la circolare è stata usata correttamente come semplice strumento interpretativo per definire i limiti del Fondo di garanzia, il quale non è una misura illimitata ma risponde a precisi vincoli di bilancio pubblico.
Continua »
Rettifica della rendita catastale: il fisco vince sul capannone
Una società immobiliare ha contestato la rettifica della rendita catastale di un capannone industriale, decisa dall'Agenzia delle Entrate dopo alcuni lavori di ampliamento comunicati tramite procedura DOCFA. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha ritenuto legittimo l'accertamento del fisco, poiché l'ampliamento aumenta il pregio complessivo dell'immobile. La società ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una motivazione illogica e l'uso di prezzari non depositati in giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la motivazione della sentenza d'appello rispetta ampiamente il minimo costituzionale, spiegando chiaramente l'iter logico seguito. Inoltre, la contestazione sull'uso dei prezzari è inammissibile poiché mira a una rivalutazione delle prove, preclusa in sede di legittimità. La società perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Tassa occupazione suolo pubblico: ricorso tardivo e sconfitta
Una società immobiliare ha impugnato gli avvisi di accertamento per la Tassa occupazione suolo pubblico relativi a impalcature e recinzioni stradali. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto un ricorso per revocazione, ritenendolo fondato su un errore di fatto, ma la domanda è stata dichiarata inammissibile. La società ha quindi presentato un unico ricorso in Cassazione contro entrambe le decisioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso sulla revocazione, poiché l'errore contestato riguardava un'interpretazione giuridica e non un mero errore di percezione. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso principale perché depositato oltre il termine breve di sessanta giorni, iniziato a decorrere dalla notifica della revocazione stessa. La società immobiliare perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Esenzione IMU beni-merce: dichiarazione omessa, beneficio perso
Una società costruttrice ha ricevuto un avviso di liquidazione IMU per il 2017 sui suoi immobili invenduti. L'azienda non aveva presentato la dichiarazione necessaria per ottenere l'esenzione fiscale. In sua difesa, ha sostenuto che una legge successiva (del 2020), più favorevole, avrebbe dovuto essere applicata retroattivamente, sanando la sua omissione. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Ha stabilito che l'obbligo di presentare la dichiarazione era un requisito essenziale per l'Esenzione IMU beni-merce per l'anno 2017. La nuova legge non ha effetto retroattivo sull'obbligo fiscale, ma solo, in certi casi, sulle sanzioni. Di conseguenza, l'azienda ha perso la causa e deve pagare l'imposta, le sanzioni e le spese legali.
Continua »
Efficacia del giudicato limitata: Lavoratore vince contro l’Azienda
Un dipendente di un'azienda ospedaliera ha richiesto differenze di stipendio per un certo periodo, basandosi su mansioni superiori già svolte. L'Azienda si è opposta, sostenendo che una precedente sentenza definitiva su un periodo diverso avesse già risolto la questione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Lavoratore, stabilendo che l'efficacia del giudicato non è automatica nei rapporti di durata. Una sentenza precedente non impedisce una nuova causa se non ha accertato in modo specifico e approfondito i fatti fondamentali del diritto richiesto, come il conferimento formale di un incarico dirigenziale e il suo effettivo svolgimento. Di conseguenza, la questione deve essere riesaminata.
Continua »
Esenzione IMU Beni Merce: Dichiarazione omessa, beneficio perso
Una società immobiliare ha perso il diritto all'esenzione IMU beni merce per l'anno 2015 perché non ha presentato una specifica dichiarazione. L'azienda si era basata sulla dichiarazione presentata nel 2013 dal precedente proprietario, ritenendo che fosse ancora valida. Il Comune ha invece emesso un avviso di accertamento, contestando la mancanza dell'adempimento dichiarativo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo un principio fondamentale: la dichiarazione per ottenere l'esenzione IMU beni merce deve essere presentata ogni anno, a pena di decadenza dal beneficio. Una vecchia dichiarazione, per di più di un altro soggetto, non ha alcun valore per gli anni successivi. Di conseguenza, la società è stata condannata a pagare l'imposta.
Continua »