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Art. 12 preleggi — Sezione Quinta Civile

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156 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 preleggi

Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione chiarisce
Una società si è vista negare la deducibilità integrale degli accantonamenti per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) dei propri amministratori, poiché l'Agenzia delle Entrate applicava i limiti previsti per il TFR dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, confermando la piena deducibilità TFM amministratori, a condizione che il diritto a tale trattamento risulti da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. La Corte ha ribadito che non esiste alcuna norma che equipari fiscalmente il TFM al TFR.
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Deducibilità TFM: Cassazione esclude il limite TFR
Due società hanno contestato un avviso di accertamento che limitava la deducibilità del Trattamento di Fine Mandato (TFM) dei propri amministratori, applicando le stesse regole del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle società, stabilendo che i limiti quantitativi previsti per il TFR non sono applicabili al TFM. Per la piena deducibilità TFM secondo il principio di competenza, è sufficiente che l'indennità sia stabilita da un atto scritto con data certa, anteriore all'inizio del rapporto, che ne specifichi l'importo.
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Deducibilità TFM amministratori: no a limiti TFR
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità TFM amministratori non è soggetta agli stessi limiti quantitativi previsti per il TFR dei dipendenti. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a due società la deduzione di accantonamenti TFM ritenuti eccessivi. La Corte ha chiarito che, in assenza di una norma specifica, non si può applicare per analogia l'art. 2120 del codice civile. La deducibilità per competenza è ammessa a condizione che il diritto al TFM e il suo importo risultino da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. In caso contrario, si applica il principio di cassa.
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Ammortamento figurativo: Cassazione contro l’elusione
Una società interrompeva l'ammortamento dei beni per massimizzare un credito d'imposta. L'Agenzia delle Entrate contestava l'operazione applicando un ammortamento figurativo. La Corte di Cassazione ha confermato l'operato del Fisco, qualificando il comportamento dell'impresa come abuso del diritto, poiché privo di qualsiasi giustificazione economica se non quella di ottenere un vantaggio fiscale indebito.
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Cumulo sanzioni: no doppia pena per dichiarazione
Una società, dopo aver sanato con ravvedimento operoso una dichiarazione dei redditi infedele, veniva sanzionata per l'insufficiente versamento degli acconti, calcolati sulla base della dichiarazione originaria. La Corte di Cassazione ha annullato la seconda sanzione, stabilendo che non è possibile applicare un cumulo sanzioni quando l'omesso versamento è una diretta conseguenza della dichiarazione infedele già sanata. La violazione più grave assorbe quella minore, evitando una doppia penalità per un unico comportamento.
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Esenzione IMU casa coniugale: serve la residenza
Un comune ha emesso un avviso di accertamento IMU/TASI a una contribuente a cui era stata assegnata la casa coniugale, ma che risiedeva altrove. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha stabilito che per beneficiare dell'esenzione IMU casa coniugale sono indispensabili sia la residenza anagrafica sia la dimora abituale nell'immobile. Il solo provvedimento di assegnazione del giudice non è sufficiente a garantire l'agevolazione fiscale.
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Onere della prova redditometro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento fiscale basato sul redditometro. L'Amministrazione finanziaria aveva contestato un maggior reddito per quattro anni d'imposta, fondandosi sulla spesa per due auto e una quota di un immobile. Il contribuente ha tentato di giustificare la spesa con dichiarazioni di terzi (familiari), ma la Corte ha ritenuto tale prova insufficiente, confermando che l'onere della prova redditometro grava sul contribuente. La sentenza del giudice di merito è stata considerata adeguatamente motivata e non apparente, in quanto ha logicamente spiegato perché le dichiarazioni non fossero attendibili.
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Agevolazione Tremonti-ter: quando si perde il bonus
Una società impugnava un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria revocava l'agevolazione Tremonti-ter. La società, dopo aver acquistato beni produttivi beneficiando della detassazione, li aveva assegnati a proprie stabili organizzazioni situate fuori dallo Spazio Economico Europeo. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del beneficio, stabilendo che il trasferimento del bene al di fuori dello SEE, anche se verso una propria filiale e non verso terzi, frustra la finalità della norma, che è quella di incentivare l'economia nazionale. Di conseguenza, tale trasferimento equivale a una cessione che causa la perdita dell'agevolazione. La Corte ha inoltre accolto il ricorso dell'Agenzia, ripristinando le sanzioni che erano state annullate in secondo grado per presunta incertezza normativa.
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Disconoscimento copia: quando è inefficace in giudizio
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali sottostanti. Il tentativo di disconoscimento della copia fotostatica della relata di notifica, prodotto dall'agente di riscossione, è stato al centro del caso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il disconoscimento, per essere efficace, deve essere specifico e non generico e confuso come nel caso di specie, confermando così la validità dell'atto impugnato.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per motivazione apparente. La corte d'appello aveva confermato l'annullamento di un accertamento catastale senza spiegare le ragioni della sua decisione, limitandosi a un generico rinvio alla sentenza di primo grado. Il caso riguardava l'inclusione di un impianto fotovoltaico nel calcolo della rendita catastale.
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Distribuzione indiretta utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per verificare la distribuzione indiretta di utili in un'associazione sportiva, il compenso da confrontare con i contratti collettivi è il salario lordo corrisposto al lavoratore, non il costo aziendale complessivo. L'ordinanza analizza il caso di un'associazione a cui erano stati revocati i benefici fiscali per aver pagato compensi ritenuti eccessivi ai propri soci e un canone di locazione fuori mercato. La Corte ha accolto il motivo relativo ai compensi, cassando la sentenza precedente, e ha dichiarato inammissibile quello sul canone di locazione per il principio della 'doppia conforme'.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di 'motivazione apparente'. Il caso riguardava la rettifica della rendita catastale di un impianto di depurazione, in particolare l'inclusione di un impianto fotovoltaico nel calcolo. La Corte ha ritenuto che i giudici di secondo grado non avessero esplicitato le ragioni della loro decisione, limitandosi a confermare la sentenza precedente senza analizzare nel merito i motivi dell'appello, rendendo di fatto la motivazione inesistente e quindi la sentenza nulla.
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Denuncia TARI: obbligatoria per la riduzione stagionale
Una società alberghiera ha impugnato un avviso di pagamento TARI per l'anno 2020, chiedendo una riduzione per la stagionalità della sua attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: senza una preventiva e formale denuncia TARI al Comune che attesti la stagionalità, il contribuente non può ottenere la riduzione, anche se in grado di provare la chiusura parziale in sede di giudizio. La denuncia è un presupposto indispensabile, non una mera formalità.
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Tassazione Rifiuti Hotel: la chiusura non basta
Una società alberghiera ha contestato un avviso di accertamento per la TARI, sostenendo di non dover pagare il tributo per il periodo di chiusura invernale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la semplice denuncia di chiusura attività non è sufficiente. Per ottenere l'esenzione, il contribuente deve provare la concreta e oggettiva inutilizzabilità della struttura, una condizione che non può dipendere dalla mera volontà del proprietario. L'onere della prova per la tassazione rifiuti hotel ricade interamente sul contribuente.
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Motivazione apparente: sentenza tributaria cassata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione tributaria regionale per motivazione apparente. La decisione di secondo grado era talmente sintetica da non permettere di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dai giudici per rigettare l'appello di un contribuente riguardo a diverse cartelle esattoriali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che una motivazione graficamente esistente ma incomprensibile equivale a una sua totale assenza, violando la legge. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Società di comodo: interpello non obbligatorio
Una società alberghiera, considerata 'società di comodo' per insufficienti ricavi, si è vista accogliere il ricorso dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno annullato la decisione di merito per 'motivazione apparente' e hanno ribadito un principio fondamentale: l'interpello disapplicativo non è un requisito obbligatorio per poter dimostrare in tribunale l'esistenza di cause oggettive che giustificano la non operatività, garantendo così la piena tutela giurisdizionale del contribuente.
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