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Art. 12 delle preleggi — Sezione Seconda Civile

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86 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 delle preleggi

Azione di spoglio: quando scatta il termine annuale?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione di spoglio relativo a un passaggio interpoderale. I ricorrenti lamentavano la costruzione di un muro che impediva il transito, ma la Corte ha confermato la decisione d'appello, ritenendo l'azione tardiva. La motivazione si basa sul fatto che un ostacolo preesistente (una rete metallica) era stato installato più di un anno prima dell'azione legale, facendo così decorrere il termine di decadenza da quel primo atto. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e non c'è stata inversione dell'onere probatorio.
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Preliminare di vendita: le conseguenze della risoluzione
Un promissario acquirente ha ricevuto un immobile prima della vendita definitiva tramite un preliminare di vendita. A seguito della risoluzione dell'accordo, la Corte di Cassazione ha confermato che l'acquirente deve versare un'indennità per l'intero periodo di utilizzo, a partire dalla data della stipula del contratto. La Corte ha chiarito che il preliminare di vendita con consegna anticipata è un contratto misto e la sua risoluzione ha effetti retroattivi, imponendo la restituzione non solo dell'immobile ma anche dei benefici economici (frutti) derivanti dal suo godimento.
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Compenso CTU collegiale: calcolo corretto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aveva liquidato un compenso a due consulenti tecnici d'ufficio duplicando le voci di spesa. La Corte ha ribadito che, in caso di incarico congiunto, il calcolo del compenso CTU collegiale deve basarsi sulla parcella di un singolo consulente, aumentata del 40% per ogni altro membro, come previsto dall'art. 53 del d.P.R. 115/2002, e non sulla somma di due parcelle distinte.
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Danno patrimoniale: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista che chiedeva il risarcimento del danno patrimoniale a seguito di un processo penale durato irragionevolmente. La Corte ha stabilito che il ricorso era tecnicamente viziato, in quanto mirava a un riesame dei fatti e delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso, distinguendo tra violazione di legge e vizi di motivazione.
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Termine accertamento CONSOB: la Cassazione decide
Un ex presidente di un istituto di credito, sanzionato dall'autorità di vigilanza per carenze informative in un prospetto di offerta al pubblico, aveva ottenuto l'annullamento della sanzione in Corte d'Appello per tardività dell'accertamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'autorità. Il principio chiave è che il termine accertamento CONSOB di 180 giorni per la contestazione decorre non da quando l'autorità ha i primi sospetti, ma da quando ritiene, a sua discrezione, di aver acquisito tutti gli elementi necessari a fondare l'accusa, senza che il giudice possa sindacare nel merito la durata dell'attività istruttoria.
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Accertamento illecito finanziario: quando inizia?
Un ex direttore generale di un istituto di credito, sanzionato dall'Autorità di Vigilanza per carenze informative in un prospetto di offerta di azioni, aveva ottenuto l'annullamento della sanzione in appello. La Corte territoriale aveva ritenuto tardiva la procedura sanzionatoria. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che il termine per un accertamento di illecito finanziario decorre solo dal momento in cui l'Autorità acquisisce tutti gli elementi necessari a valutare compiutamente l'illecito, e non dalla prima ricezione di documenti o sospetti.
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Accertamento illecito: dies a quo per le sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sull'avvio dei procedimenti sanzionatori da parte delle autorità di vigilanza. Analizzando un caso relativo a carenze informative nel prospetto di un istituto di credito, la Suprema Corte ha stabilito che il termine per contestare la violazione non decorre dalla semplice ricezione di informazioni iniziali, ma dal momento in cui l'autorità ha completato l'accertamento dell'illecito, acquisendo tutti gli elementi necessari per una valutazione completa. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva annullato la sanzione per tardività, è stata cassata con rinvio.
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Compenso avvocato: quando la prova spetta al cliente
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia relativa al compenso di un avvocato. Una cliente si era opposta a un decreto ingiuntivo, sostenendo di aver già effettuato pagamenti parziali. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiave sull'onere della prova. In particolare, ha chiarito che spetta al cliente (debitore) dimostrare che i pagamenti effettuati tramite assegni, data la loro natura di titoli di credito astratti, si riferiscono specificamente al debito contestato. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso basati su questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio, come il criterio di calcolo del valore della causa.
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Litispendenza: quando non si applica tra cause identiche
In una controversia ereditaria, una parte chiedeva un'indennità di occupazione per un immobile. La Corte d'Appello aveva dichiarato la litispendenza con una causa precedente, cancellando la domanda. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che l'istituto della litispendenza opera solo tra cause pendenti davanti a uffici giudiziari diversi. Se le cause sono pendenti dinanzi allo stesso ufficio, il giudice deve procedere alla loro riunione, non dichiarare la litispendenza.
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Compenso avvocato più parti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un avvocato contro il diniego di aumento del compenso per aver assistito più parti e agito contro più controparti. La Corte ha stabilito che il giudice non può negare l'aumento con una motivazione apparente o richiamando semplicemente un provvedimento precedente. È necessario un esame specifico delle censure sollevate, motivando adeguatamente la decisione. La sentenza sottolinea l'importanza di una motivazione effettiva per il calcolo del compenso avvocato più parti, cassando la decisione del tribunale e rinviando per un nuovo esame.
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Servitù per destinazione: no con divisione ereditaria
In una disputa tra fratelli per una servitù di attingimento d'acqua, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. È stato stabilito che la servitù per destinazione del padre di famiglia non si costituisce in caso di divisione ereditaria, poiché manca l'atto di un unico proprietario che crea la subordinazione tra i fondi. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Costituto possessorio: vendita e possesso dell’immobile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8315/2025, ha rigettato il ricorso per usucapione di un immobile venduto decenni prima, ma nel quale la famiglia del venditore aveva continuato a risiedere. La Corte ha chiarito che, con la vendita, si realizza un 'costituto possessorio': il possesso passa all'acquirente, mentre il venditore che rimane nell'immobile ne diventa un semplice detentore. La presenza di una clausola di riscatto e gli interventi di manutenzione effettuati dall'acquirente hanno ulteriormente confermato la sua qualità di possessore, rendendo impossibile l'acquisto per usucapione da parte degli occupanti.
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Diritto di difesa: denuncia e illecito disciplinare
La Corte di Cassazione ha stabilito che un professionista non commette illecito disciplinare se presenta una denuncia penale contro il proprio Ordine professionale per fatti ritenuti illeciti. Tale azione, se non palesemente infondata, rientra nel legittimo esercizio del diritto di difesa. Il caso riguardava un notaio sanzionato dal suo Consiglio per aver denunciato la presunta falsificazione del verbale di una sua audizione. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, rigettando il ricorso del Consiglio e sottolineando che il diritto di difesa prevale, specialmente quando la denuncia porta a un rinvio a giudizio dei membri dell'organo di vigilanza.
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Domanda riconvenzionale sconnessa: i limiti in giudizio
In una controversia nata per il rimborso di spese su un immobile comune, una delle parti ha tentato di inserire nel giudizio altre pretese economiche derivanti da rapporti completamente diversi. I giudici hanno dichiarato tale tentativo inammissibile, definendola una domanda riconvenzionale sconnessa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che non si possono cumulare nello stesso processo cause che non abbiano alcun collegamento oggettivo, al fine di non appesantire e ritardare la decisione sulla questione principale.
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Nuova costruzione e distanze: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un condominio, edificato in seguito a un sisma, che violava le distanze legali dalla proprietà confinante. I costruttori sostenevano si trattasse di una 'ricostruzione' soggetta a norme meno stringenti, ma la Corte ha qualificato l'intervento come 'nuova costruzione' a causa del significativo aumento di volume e altezza rispetto agli edifici preesistenti. Di conseguenza, ha confermato la decisione d'appello che imponeva l'arretramento dell'edificio per rispettare le distanze maggiori previste dal regolamento edilizio per le nuove costruzioni, rigettando tutti i motivi di ricorso.
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Azione di spoglio: legittimazione dell’acquirente
Con l'ordinanza n. 5077/2025, la Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'azione di spoglio. Si stabilisce che chi acquista un immobile non può intentare causa per uno spoglio avvenuto prima della vendita, se il venditore aveva già perso il possesso e l'acquirente non ha mai acquisito il controllo di fatto del bene. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata per "motivazione apparente", poiché non ha spiegato adeguatamente le ragioni della legittimazione ad agire dell'acquirente.
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Termine accertamento illecito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva cancellato una sanzione di un'autorità di vigilanza contro gli ex amministratori di una banca. La questione centrale era il termine di accertamento illecito. La Cassazione ha stabilito che il termine di 180 giorni per la contestazione non decorre dalla semplice ricezione di informazioni, ma dal momento in cui l'autorità ha completato la raccolta di tutti gli elementi necessari per una valutazione definitiva, un momento la cui determinazione spetta all'autorità stessa e non può essere sindacata dal giudice.
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Termine accertamento CONSOB: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva cancellato una sanzione dell'autorità di vigilanza contro ex amministratori di una banca. Il caso chiarisce un punto cruciale sul termine accertamento CONSOB: la scadenza per contestare l'illecito non parte dalla prima ricezione di documenti, ma dal momento in cui l'indagine è effettivamente completa e l'autorità ha un quadro chiaro della violazione. Il giudice non può sostituirsi all'autorità nel valutare l'opportunità degli atti istruttori.
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Azione di reintegrazione: il diritto alla sentenza
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di spoglio del possesso di una scaletta. Anche se la vittima recupera autonomamente il bene, persiste il suo interesse ad ottenere una sentenza. L'azione di reintegrazione serve infatti a dichiarare l'illegittimità della condotta, regolare le spese legali e consentire un'eventuale richiesta di risarcimento danni.
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Abusi edilizi: tutele per chi compra un immobile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24008/2025, ha esaminato il caso di un acquirente che scopriva abusi edilizi su un immobile dopo la compravendita. La Corte ha chiarito che la dichiarazione generica del venditore sull'epoca di costruzione non lo esonera da responsabilità per ampliamenti abusivi successivi. La vicenda, qualificata non come 'aliud pro alio' ma come vendita di cosa gravata da oneri, ha portato a una riduzione del prezzo e a un risarcimento parziale del danno, cassando con rinvio la sentenza d'appello per una nuova valutazione di alcuni aspetti del risarcimento.
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