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Art. 1197 Codice Civile

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72 provvedimenti

Ricognizione di debito: tassazione fissa o variabile?
Una società operante nel settore energetico ha ricevuto beni immobili come prestazione in luogo di adempimento, includendo nell'atto una ricognizione di debito. L'amministrazione finanziaria ha preteso l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale (1%) su tale riconoscimento, anziché quella fissa. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società, definendo l'atto come una mera dichiarazione di scienza non patrimoniale. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia al ricorso da parte dell'ente impositore a seguito di un chiarimento delle Sezioni Unite, ha confermato l'estinzione del giudizio, consolidando il principio della tassazione fissa per la ricognizione di debito.
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Capitalizzazione pensione: stop a nuove pretese
La Corte di Cassazione ha stabilito che la capitalizzazione pensione estingue definitivamente il rapporto obbligatorio di durata. Alcuni eredi di ex dipendenti bancari richiedevano differenze per perequazione automatica basandosi su un precedente giudicato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'istituto bancario, chiarendo che l'opzione per la liquidazione una tantum del trattamento integrativo (cosiddetto zainetto) determina la novazione del rapporto. Di conseguenza, non è più possibile vantare pretese su ratei periodici o scatti di perequazione maturati dopo la scelta della capitalizzazione, poiché l'obbligazione originaria è cessata.
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Perequazione pensionistica: stop con lo zainetto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la perequazione pensionistica non è dovuta per i periodi successivi alla liquidazione del trattamento in un'unica soluzione capitale (cosiddetto zainetto). Poiché la capitalizzazione estingue l'obbligazione periodica, viene meno anche il diritto ai futuri adeguamenti monetari automatici.
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Liquidazione quota sociale: recesso e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli eredi di un socio defunto alla liquidazione quota sociale dopo il recesso. La sentenza stabilisce che l'onere di provare il valore della quota grava sulla società e che la risoluzione di un precedente accordo transattivo non novativo fa rivivere l'obbligazione originaria di liquidazione monetaria, comprensiva di interessi moratori decorrenti dalla scadenza dei termini legali.
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Domanda nuova in appello: la Cassazione chiarisce
Un acquirente ha citato in giudizio un venditore per la consegna di un modello di ciclomotore errato. Dopo un accordo per la sostituzione, mai avvenuta, la Corte d'Appello ha respinto la richiesta dell'acquirente come 'domanda nuova in appello'. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che se il 'petitum' e la 'causa petendi' rimangono sostanzialmente gli stessi (risoluzione per inadempimento), si tratta di una modifica ammissibile e non di una domanda nuova, in linea con i principi di economia processuale.
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Accordo di compensazione: la prova per presunzioni
Un imprenditore edile chiede il pagamento per dei lavori. Il committente si oppone sostenendo un accordo di compensazione verbale, in base al quale aveva salvato la casa del primo dal pignoramento. La Cassazione conferma che l'accordo è provato da gravi, precisi e concordanti indizi, inclusi elementi da un precedente giudizio, respingendo il ricorso.
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Patto commissorio: la Cassazione sulla vendita simulata
La Corte di Cassazione ha stabilito che per identificare un patto commissorio vietato, mascherato da una serie di atti leciti come una compravendita immobiliare, è necessario valutare l'operazione nel suo complesso. In un caso riguardante un debito e una successiva vendita di un immobile dal debitore al creditore (tramite un familiare), la Corte ha annullato la decisione d'appello che aveva esaminato gli atti in modo isolato. Ha invece affermato il principio secondo cui bisogna guardare al collegamento funzionale tra i vari negozi giuridici per svelare l'eventuale scopo di garanzia illecita, indipendentemente dalla preesistenza del debito o dalla forma dei contratti utilizzati.
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Domanda nuova nel processo: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19763/2024, affronta il tema della domanda nuova nel processo civile. Un professionista, non riuscendo a far valere una scrittura privata per il trasferimento di un immobile come pagamento di compensi, aveva proposto in corso di causa una domanda per ottenere il pagamento in denaro. I giudici di merito l'avevano ritenuta tardiva. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la domanda nuova, se è conseguenza delle difese della controparte, può essere legittimamente proposta nella prima memoria istruttoria, e non necessariamente alla prima udienza.
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Bancarotta fraudolenta documentale: guida completa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41633/2025, interviene su un complesso caso di reati fallimentari. La pronuncia chiarisce i confini della responsabilità del consulente esterno per la bancarotta fraudolenta documentale, richiedendo la prova della sua consapevolezza della specifica condotta di occultamento dei documenti. Viene inoltre ribadita la distinzione tra la bancarotta distrattiva e quella impropria da operazioni dolose, specificando che le stesse condotte non possono integrare entrambi i reati.
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Transazione novativa: quando modifica un contratto?
Una società di costruzioni e una immobiliare stipulano un contratto d'appalto con pagamento parziale tramite permuta di un immobile. A seguito di controversie, firmano una transazione che definisce l'importo totale del debito. La questione centrale è se tale transazione abbia avuto un effetto di transazione novativa, sostituendo la permuta con un obbligo di pagamento interamente monetario. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la transazione aveva solo lo scopo di determinare l'ammontare del debito (quantum debeatur), senza modificare le modalità di pagamento originariamente pattuite, inclusa la permuta.
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Donazione indiretta: la Cassazione sulla vendita
Un venditore trasferisce la proprietà di un immobile in due fasi a un acquirente, sostenendo di non aver mai ricevuto il pagamento pattuito tramite assegni. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la qualificazione del rapporto come una donazione indiretta con intento remuneratorio, data l'esistenza di precedenti debiti del venditore verso l'acquirente. Il mancato incasso degli assegni è stato ritenuto non decisivo per invalidare il trasferimento.
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Estinzione obbligazione assegno: quando è tardi?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un debitore che, solo in appello, aveva eccepito l'estinzione dell'obbligazione per mancata presentazione degli assegni. La Corte ha chiarito che, anche per le eccezioni rilevabili d'ufficio come l'estinzione obbligazione assegno, i fatti a sostegno (come l'inerzia ingiustificata del creditore) devono essere allegati e provati fin dal primo grado di giudizio. La tardiva introduzione della questione, senza una base fattuale pregressa, la rende inammissibile.
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Pensione complementare una tantum: stop perequazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21689/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di previdenza complementare. La scelta di ricevere la prestazione pensionistica in forma di capitale, ovvero come "pensione complementare una tantum", estingue l'obbligazione periodica e, di conseguenza, fa venir meno anche il diritto alla perequazione (l'adeguamento automatico) per il periodo successivo. La Corte ha accolto il ricorso di un fondo pensione contro la decisione di merito che aveva riconosciuto a ex dipendenti il diritto a tali adeguamenti anche dopo aver incassato il capitale. La decisione chiarisce che il pagamento in capitale sostituisce e conclude il rapporto pensionistico, estinguendo ogni pretesa futura ad esso collegata.
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Revocatoria fallimentare: pagamento con beni è anomalo
Un'impresa in crisi finanziaria paga un fornitore vendendogli dei beni (pani di ghisa) il cui valore viene poi compensato con il debito esistente. La Corte di Cassazione ha confermato che questa operazione costituisce un mezzo anomalo di pagamento, soggetto a revocatoria fallimentare, poiché la vendita era funzionalmente diretta a estinguere il debito in modo non ordinario, ledendo la parità di trattamento tra i creditori.
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Effetto solutorio del pegno: la Cassazione decide
Una società ha fornito un pegno a garanzia di un prestito specifico per un'altra entità. La banca creditrice, dopo aver escusso il pegno, ha utilizzato i fondi per coprire un debito diverso, impedendo al garante di esercitare il suo diritto di surroga. La Corte di Cassazione ha confermato l'"effetto solutorio del pegno", equiparando l'escussione a un pagamento. Di conseguenza, ha annullato la decisione della Corte d'Appello, riaffermando il diritto del garante al risarcimento del danno subito.
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Capitalizzazione pensione: estingue il diritto?
La Corte di Cassazione chiarisce che l'accettazione della capitalizzazione della pensione integrativa da parte di un pensionato determina l'estinzione del diritto a ricevere future prestazioni periodiche. Anche in presenza di un precedente giudicato che garantiva l'adeguamento automatico della pensione, la scelta di ricevere un'unica somma (liquidazione una tantum) sostituisce e annulla l'obbligazione di pagamento rateale, impedendo successive richieste per periodi futuri. La Corte ha quindi accolto il ricorso di un istituto di credito e del relativo fondo pensione contro un gruppo di pensionati.
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Capitalizzazione pensione integrativa: effetto estintivo
Pensionati, titolari di un diritto alla perequazione della pensione integrativa aziendale sancito da un precedente giudicato, hanno accettato una somma una tantum (capitalizzazione) dal fondo pensione. Successivamente, hanno richiesto le differenze retributive per un periodo successivo alla capitalizzazione. La Cassazione ha stabilito che l'accettazione della capitalizzazione della pensione integrativa ha un effetto estintivo, impedendo ulteriori pretese per prestazioni periodiche future. La sentenza d'appello è stata cassata.
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Patto commissorio: vendita con scopo di garanzia è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva convalidato la vendita di un immobile da un debitore al suo creditore. Secondo la Suprema Corte, per verificare la violazione del divieto di patto commissorio, non basta esaminare l'atto di vendita finale, ma occorre valutare l'intera sequenza di accordi tra le parti, inclusi i contratti preliminari. Se emerge che lo scopo reale dell'operazione non era la vendita ma la garanzia del debito, il contratto è nullo. La Corte ha anche stabilito che la testimonianza dei parenti non può essere ritenuta inattendibile a priori solo per il legame familiare.
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Datio in solutum: quando è valida l’estinzione del debito
Un ex partner ha ottenuto un'ingiunzione di pagamento per un debito derivante da un accordo privato. La debitrice si è opposta, sostenendo che l'obbligazione fosse stata estinta tramite una datio in solutum, ovvero la rinuncia al suo status di beneficiaria di una polizza assicurativa. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi. Il creditore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando errori procedurali e un'errata applicazione della legge. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, ritenendo le doglianze procedurali infondate e le altre inammissibili, in quanto miravano a un riesame dei fatti. Di conseguenza, è stata confermata l'estinzione del debito tramite datio in solutum.
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Clausola penale: cumulo con risarcimento del danno
Due costruttori non completano un edificio pattuito come compenso per un professionista. La Corte di Cassazione conferma la loro condanna a pagare sia la clausola penale per il ritardo, sia il risarcimento per il definitivo inadempimento, chiarendo i criteri di prevalenza della colpa e di cumulo dei rimedi risarcitori.
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