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Art. 1176 Codice Civile — Anno 2025

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265 provvedimenti

Altri anni per Art. 1176 Codice Civile

Rinuncia riserva appalto: è irrevocabile? Cassazione
Una curatela fallimentare ha agito contro una pubblica amministrazione per ottenere il pagamento di somme iscritte in alcune riserve di un contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la rinuncia riserva appalto è un atto irrevocabile. Una volta comunicata alla stazione appaltante, la rinuncia estingue definitivamente il diritto dell'appaltatore, in linea con il principio di certezza della spesa pubblica che caratterizza la disciplina degli appalti pubblici.
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Remunerazione medici specializzandi: no a pagamenti extra
Un gruppo di medici specializzati prima dell'anno accademico 2006/2007 ha richiesto l'applicazione retroattiva della remunerazione più elevata introdotta da una legge del 1999. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la legislazione precedente (D.Lgs. 257/1991) era già conforme alle direttive europee che richiedevano una remunerazione adeguata. L'aumento successivo è stato una scelta discrezionale del legislatore e non un obbligo di correzione, pertanto non ha effetto retroattivo. Il caso chiarisce i limiti del diritto alla remunerazione per i medici specializzandi formati sotto il vecchio regime.
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Segnalazione illegittima: onere della prova del danno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che chiedeva un risarcimento danni per una presunta segnalazione illegittima alla Centrale dei Rischi. La decisione si fonda sulla totale assenza di prove, da parte del ricorrente, sia dei danni patrimoniali e non patrimoniali lamentati (come il fallimento dell'impresa), sia del nesso di causalità tra tali danni e la condotta della banca. L'imprenditore è stato inoltre condannato per lite temeraria.
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Mutatio libelli in investimenti finanziari: la Cassazione
Un investitore ha subito perdite ingenti operando in futures. Dopo aver citato in giudizio la banca chiedendo la nullità dei contratti, ha modificato la sua domanda in risoluzione per inadempimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore, stabilendo che tale modifica costituisce una 'mutatio libelli' non consentita. La Corte ha chiarito che i motivi del ricorso devono colpire la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata, altrimenti risultano inammissibili.
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Responsabilità promotore e consegna password
Un istituto di credito viene citato in giudizio dagli eredi di un cliente per la sottrazione di somme di denaro da parte di un promotore finanziario. Gli eredi avevano consegnato al promotore le password di accesso al conto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, ha stabilito che la condotta gravemente imprudente del cliente, consistente nella consegna delle credenziali personali, interrompe il nesso di causalità e libera l'intermediario dalla responsabilità per il fatto illecito del promotore.
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Restituzione cedole: contratto nullo e obblighi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2734/2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che obbligava un'investitrice alla restituzione delle cedole percepite da Bond argentini. Il contratto di intermediazione era stato dichiarato nullo per firma apocrifa. La Suprema Corte ha ritenuto che la consapevolezza della falsità della firma facesse venir meno la buona fede dell'investitrice, obbligandola a restituire non solo il capitale ma anche i frutti percepiti.
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Responsabilità appaltatore: limiti e scelte del cliente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2774/2025, chiarisce i limiti della responsabilità appaltatore. Se i vizi di un'opera derivano dalle scelte economiche del committente, che ha limitato l'intervento contrariamente ai suggerimenti dell'impresa, quest'ultima non può essere ritenuta responsabile. La Corte ha rigettato il ricorso di un condominio che lamentava difetti nei lavori di manutenzione, poiché era stato il condominio stesso a optare per una soluzione più economica e meno risolutiva.
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Responsabilità notaio: limiti per testamento olografo
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del notaio nel caso della pubblicazione di un testamento olografo. Una erede aveva ricevuto in legato un immobile con un vincolo di destinazione alberghiera non comunicato dal professionista, immobile poi confiscato. La Corte ha respinto la richiesta di risarcimento, stabilendo che, senza uno specifico incarico di consulenza, il notaio non è tenuto a svolgere indagini (es. visure ipotecarie) sugli beni ereditari, essendo il suo compito limitato alla formale pubblicazione del testamento.
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Responsabilità professionale: errore senza danno?
Un'azienda perde un contributo pubblico a causa di una perizia errata redatta da un ingegnere. Tuttavia, la Cassazione nega il risarcimento. L'analisi del caso rivela che la vera causa dell'esclusione era un'altra: la documentazione incompleta fornita dall'azienda stessa. Questa sentenza chiarisce i limiti della responsabilità professionale, sottolineando l'importanza cruciale del nesso di causalità tra l'errore e il danno effettivo.
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Responsabilità del geometra per sanatoria impossibile
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del geometra per aver gestito una pratica di sanatoria edilizia oggettivamente impossibile da ottenere, a causa di un vincolo paesaggistico. La sentenza chiarisce che il professionista è tenuto a un dovere di diligenza che include la verifica preliminare sulla fattibilità dell'incarico. Viene inoltre ribadito che la garanzia di conformità urbanistica fornita dal venditore in un atto di compravendita è vincolante, anche se l'acquirente fosse a conoscenza delle irregolarità.
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Principio di non contestazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di subappalto, se la parte committente contesta solo l'esecuzione di specifici lavori, ammette implicitamente che tutti gli altri siano stati eseguiti. L'ordinanza applica il principio di non contestazione, affermando che il giudice non può richiedere una prova separata per i lavori non contestati, e deve quantificare il compenso dovuto al subappaltatore sulla base di tale ammissione.
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Composizione collegio giudicante: nullità della sentenza
Una società e il suo amministratore si opponevano a un decreto ingiuntivo per onorari legali, lamentando anche la responsabilità del professionista. La Cassazione ha annullato la decisione di merito per un vizio procedurale: la causa, che richiedeva una decisione da parte di un collegio, era stata trattata da un giudice singolo fino alla fase finale. Questa violazione della corretta composizione del collegio giudicante ha reso la sentenza nulla.
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Corrispettivo appalto: quando si riduce per inadempimento
Una società cooperativa ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per il pagamento di un corrispettivo appalto di servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Il compenso già ricevuto è stato ritenuto congruo a fronte del parziale inadempimento della cooperativa, che non aveva raggiunto l'obiettivo principale del contratto: la valorizzazione del patrimonio immobiliare della società committente, poi fallita. La Corte ha stabilito che la riduzione del corrispettivo è giustificata quando il risultato principale dell'appalto non viene conseguito.
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Responsabilità del notaio: l’obbligo di identificare
La Corte di Cassazione ha stabilito la responsabilità del notaio che non accerta correttamente l'identità della parte venditrice in un atto di compravendita. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la colpa del professionista, affermando che l'obbligo di identificazione personale delle parti, previsto dalla legge notarile, è fondamentale per garantire la certezza dell'atto giuridico e tutela anche i terzi, come le banche finanziatrici, che subiscono un danno a causa della falsità dell'atto. La responsabilità del notaio verso terzi si qualifica come contrattuale da 'contatto sociale'.
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Compenso avvocato divisione: il calcolo corretto
Una cliente ha contestato la parcella del proprio legale per l'assistenza in una causa di divisione ereditaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso dell'avvocato per la divisione ereditaria deve essere calcolato sul valore della quota in contestazione del cliente, non sul valore dell'intero patrimonio. Ha inoltre precisato che i compensi per l'attività stragiudiziale devono seguire le tariffe ministeriali e non possono essere liquidati in via equitativa. Di conseguenza, l'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Responsabilità servizio postale: la Cassazione decide
Una società lamentava la mancata consegna di numerosi plichi assicurati da parte di un operatore postale, chiedendo il risarcimento per il valore della merce. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la responsabilità del servizio postale non è più limitata da un'immunità, ma è soggetta alle normali regole contrattuali. Tuttavia, per ottenere il risarcimento del danno emergente (il valore della merce persa), non è sufficiente una mera allegazione, ma è necessario fornire una prova rigorosa del suo effettivo valore commerciale, onere che nel caso di specie non è stato assolto. La Corte ha così rigettato il ricorso, condannando la società mittente al solo rimborso delle spese di spedizione.
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Liquidazione compenso avvocato: Cassazione e prove
Un avvocato si oppone alla drastica riduzione dei suoi onorari decisa dal Tribunale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo principi chiave sulla liquidazione compenso avvocato. Viene chiarito che il compenso per la fase di trattazione è unitario e spetta anche senza attività istruttoria specifica, e che il compenso per una transazione è dovuto se questa è conclusa prima della revoca del mandato. La Corte ha cassato il decreto del Tribunale per 'travisamento della prova', avendo ignorato documenti decisivi come verbali e nomine di periti.
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Contratto IRS: quando è nullo secondo la Cassazione
Una società manifatturiera ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di un contratto IRS. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un contratto IRS è nullo se l'investitore non viene messo in condizione di conoscere preventivamente gli elementi essenziali per valutare il rischio (alea), come i criteri di calcolo del Mark to Market, gli scenari probabilistici e i costi impliciti. La mancata trasparenza su questi punti determina sia una nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sia una violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Improcedibilità ricorso: la relata di notifica è vitale
Una correntista citava in giudizio un istituto di credito per le operazioni non autorizzate compiute dal coniuge sul suo conto. La Corte d'Appello riconosceva la responsabilità della banca ma rigettava la richiesta di risarcimento per indeterminatezza. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso della correntista a causa del mancato deposito della relata di notifica della sentenza impugnata, documento essenziale per verificare la tempestività dell'impugnazione e la cui assenza determina l'inammissibilità dell'appello.
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Obblighi informativi: la banca deve risarcire
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito al risarcimento dei danni a favore di alcuni risparmiatori per l'acquisto di obbligazioni ad alto rischio. La decisione si fonda sulla violazione degli obblighi informativi da parte della banca. Secondo la Corte, l'inadempimento informativo crea una presunzione legale del nesso di causalità con il danno subito dall'investitore, e la semplice propensione al rischio di quest'ultimo non è sufficiente a esonerare l'intermediario dalle sue responsabilità.
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