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Art. 1175 Codice Civile

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1612 provvedimenti

Simulazione cessione quote: l’interesse ad agire
Un padre cede la nuda proprietà di quote societarie ai figli, ma l'atto è una donazione dissimulata. La Corte di Cassazione conferma che il padre, quale parte del contratto, ha sempre interesse ad agire per far dichiarare la simulazione e la nullità della donazione per vizio di forma. Il ricorso dei figli, basato sulla presunta carenza di interesse del padre e sull'exceptio doli, viene dichiarato inammissibile. Questa decisione ribadisce il principio che le motivazioni personali non inficiano la legittimazione processuale in un'azione di simulazione cessione quote.
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Protesto assegno conto chiuso: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro una banca per il protesto di un assegno. L'assegno era stato presentato per il pagamento 20 mesi dopo la chiusura del conto corrente. La Corte ha stabilito che il comportamento della banca è stato legittimo, in quanto, in caso di conto estinto, il protesto assegno conto chiuso è un atto dovuto. Inoltre, il correntista non ha fornito alcuna prova di un suo diritto alla compensazione con altri conti attivi.
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Responsabilità del noleggiante: il caso dell’incendio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del noleggiante per la distruzione di un bene (nella specie, un autoarticolato) a causa di un incendio doloso appiccato da terzi ignoti è esclusa se dimostra di aver usato l'ordinaria diligenza. La presunzione di colpa a suo carico può essere superata provando che l'evento dannoso non era a lui imputabile, come nel caso di un veicolo parcheggiato in un'area recintata e chiusa. La Corte ha rigettato il ricorso del proprietario, confermando che il noleggiante non era tenuto ad adottare misure di sicurezza straordinarie.
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Revisione prezzi appalti: esclusa per servizi esclusi
Un operatore turistico ha richiesto un adeguamento economico per un appalto pubblico relativo a servizi di viaggio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il meccanismo di revisione prezzi appalti non si applica ai contratti per servizi specifici, come quelli ricreativi, poiché rientrano nelle categorie escluse dal campo di applicazione principale del vecchio Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 163/2006).
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Onere della prova: fideiussore informato perde l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni fideiussori contro un istituto di credito. I giudici hanno chiarito che, in tema di onere della prova, se le contestazioni al debito sono specifiche e i fideiussori sono anche soci o amministratori della società debitrice, non possono lamentare la mancata informazione da parte della banca. Le nuove contestazioni sollevate in appello sono state ritenute inammissibili.
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Bonifico domiciliato: la diligenza dell’operatore
Una società assicurativa ha citato in giudizio un operatore postale per un risarcimento danni a seguito del pagamento di un bonifico domiciliato a un impostore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'operatore non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il beneficiario tramite documento, codice fiscale e password, escludendo così la propria responsabilità contrattuale.
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Fideiussione omnibus: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso relativo a una fideiussione omnibus. La Corte d'Appello aveva dichiarato nulla la garanzia perché priva dell'importo massimo garantito. Il ricorso è stato respinto per violazione del principio di autosufficienza, in quanto la parte ricorrente non ha trascritto le clausole contrattuali decisive, impedendo alla Corte di esaminare il merito.
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Incarichi dirigenziali: il ricorso è inammissibile
Una dipendente pubblica ha impugnato l'assegnazione di incarichi dirigenziali ritenendola illegittima e contraria a buona fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali. La ricorrente non aveva trascritto né localizzato gli atti essenziali del procedimento, violando il principio di specificità e impedendo alla Corte di valutare il merito della questione.
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Ricorso inammissibile: i requisiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua formulazione generica e del mancato rispetto del principio di autosufficienza. La decisione sottolinea che l'appello non può essere un pretesto per richiedere un nuovo esame dei fatti, ma deve limitarsi a censure di legittimità, formulate in modo specifico e completo. Il caso nasceva da una controversia su un contratto di fornitura, ma la Cassazione si è concentrata esclusivamente sui vizi procedurali dell'atto di impugnazione.
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Perdita di chance: onere della prova e risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per danni derivanti da perdita di chance, sostenendo che le procedure di selezione per incarichi dirigenziali erano illegittime. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che per ottenere un risarcimento non è sufficiente dimostrare l'irregolarità della procedura, ma è indispensabile provare un nesso di causalità e una concreta probabilità di successo che è andata perduta a causa di tale irregolarità.
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Giudicato implicito sulla giurisdizione: il caso
Una società energetica chiede il risarcimento danni a un'Autorità Portuale per responsabilità precontrattuale. Dopo una condanna in appello, l'Autorità ricorre in Cassazione eccependo il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile: non avendo l'Autorità impugnato la sentenza di primo grado sul punto della giurisdizione, si è formato un giudicato implicito sulla giurisdizione che preclude ogni successiva contestazione.
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Risarcimento danni: incarico dirigenziale illegittimo
Una dipendente pubblica ha ottenuto il risarcimento danni per il mancato conferimento di un incarico dirigenziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche se la procedura si basava su una legge poi dichiarata incostituzionale, il danno era derivato dalla violazione dei principi di correttezza e buona fede da parte dell'Amministrazione, che non aveva effettuato una reale valutazione comparativa tra i candidati. La condotta illegittima dell'ente pubblico fonda autonomamente il diritto al risarcimento.
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Rinuncia al ricorso: il caso dei buoni postali
Un risparmiatore ha citato in giudizio l'ente emittente per il ricalcolo degli interessi su buoni postali fruttiferi. Dopo aver vinto in primo grado e perso in appello, il risparmiatore ha fatto ricorso in Cassazione. Tuttavia, a seguito di una nuova ordinanza della Corte su un caso analogo, il risparmiatore ha presentato una rinuncia al ricorso, gesto seguito dall'ente emittente per il proprio controricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto delle reciproche rinunce, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti.
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Licenziamento giusta causa: contestazione modificata
Un supervisore è stato licenziato per giusta causa per aver omesso di sanzionare lavori non autorizzati. L'impugnazione si basava su una lieve modifica della descrizione dei fatti tra la lettera di contestazione e quella di licenziamento. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che modifiche marginali che non ledono il diritto di difesa non invalidano il licenziamento per giusta causa, confermando l'utilizzo di prove penali nel giudizio civile.
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Buoni Postali Fruttiferi: estinzione del giudizio
Una controversia sui tassi di interesse dei Buoni Postali Fruttiferi serie Q/P si conclude in Cassazione con l'estinzione del giudizio. La risparmiatrice, dopo una sentenza d'appello sfavorevole, ha rinunciato al ricorso a seguito di un consolidamento giurisprudenziale contrario alla sua tesi. La Corte ha dichiarato estinto il procedimento, compensando le spese legali tra le parti.
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Buoni postali fruttiferi: tassi variabili legittimi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26608/2024, ha respinto il ricorso di un risparmiatore riguardo la variazione peggiorativa dei tassi di interesse sui buoni postali fruttiferi sottoscritti nel 1984. La Corte ha stabilito che la normativa nazionale dell'epoca (d.P.R. 156/1973 e successive modifiche) consentiva legittimamente alla società emittente di modificare i tassi di rendimento, anche in senso sfavorevole al sottoscrittore, sulla base di decreti ministeriali. È stato inoltre chiarito che le direttive UE sulla tutela dei consumatori non sono applicabili retroattivamente a tali titoli.
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Nullità fideiussione antitrust: l’onere della prova
La Cassazione ha respinto il ricorso di due fideiussori che lamentavano la nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust. La Corte ha ribadito che la nullità non può essere rilevata d'ufficio se la parte non allega e prova i presupposti di fatto, come la conformità del contratto allo schema ABI illecito. Confermato anche l'onere della prova a carico del garante. I ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Superamento limite appalto: obblighi dell’appaltatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26563/2024, ha chiarito la responsabilità in caso di superamento del limite di spesa in un contratto di appalto. La Corte ha stabilito che l'appaltatore non viola il principio di buona fede se il committente, anche grazie all'assistenza di un direttore dei lavori, era in grado di comprendere che la prosecuzione delle opere avrebbe comportato il superamento del limite pattuito, il quale funzionava come soglia per la rinegoziazione dei prezzi e non come tetto invalicabile.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: l’onere di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso in materia di fideiussione bancaria. La decisione sottolinea come la mancanza di specificità nei motivi di impugnazione, ovvero l'omessa chiara indicazione degli errori di diritto commessi dal giudice di merito, conduca inevitabilmente alla reiezione del gravame per ragioni procedurali, evidenziando l'importanza del rispetto rigoroso dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Trasformazione societaria fideiussione: no liberazione
Un garante ha richiesto la liberazione da una fideiussione a seguito della trasformazione della società debitrice da s.n.c. a s.r.l. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la semplice trasformazione societaria e la fideiussione non sono sufficienti a liberare il garante. È onere di quest'ultimo dimostrare un effettivo e noto peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore al momento della concessione di nuovo credito, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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