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Art. 1175 Codice Civile

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1612 provvedimenti

Frazionamento del credito: i limiti secondo la Cassazione
Un avvocato ha intentato numerose cause contro un ex cliente per recuperare i compensi professionali. La Corte d'Appello aveva dichiarato le domande improponibili per 'frazionamento del credito' abusivo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice, prima di dichiarare l'improponibilità, deve verificare la possibilità di riunire le cause pendenti davanti a sé e valutare l'effettivo interesse del creditore ad agire separatamente. La semplice pluralità di azioni non basta a configurare un abuso.
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Frazionamento del credito: i limiti secondo la Cassazione
Un professionista ha intentato dodici cause separate contro un ex cliente per il pagamento di onorari. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda improponibile per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice, prima di dichiarare l'improponibilità, ha il dovere di verificare la possibilità di riunire i procedimenti pendenti davanti al proprio ufficio. La sanzione dell'improponibilità è una misura eccezionale e non automatica.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un professionista ha intentato dodici cause separate contro un ex cliente per il pagamento di compensi. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile per illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice di merito ha errato. Non ha considerato che una precedente decisione sulla competenza aveva già suddiviso le cause tra due uffici giudiziari diversi, rendendo impossibile la loro trattazione unitaria. Inoltre, prima di dichiarare l'inammissibilità, il giudice deve sempre tentare di riunire le cause e valutare concretamente l'interesse del creditore ad agire separatamente.
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Frazionamento abusivo credito: Cassazione chiarisce
Un avvocato aveva intentato dodici cause separate contro un ex cliente per il pagamento di onorari professionali. La Corte d'Appello ha dichiarato le domande improponibili per frazionamento abusivo del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che i giudici di merito avevano errato nel non considerare che la separazione delle cause era in parte derivata da una precedente declaratoria di incompetenza che aveva diviso i procedimenti tra due diversi uffici giudiziari. La Suprema Corte ha ribadito che, prima di sanzionare il frazionamento abusivo del credito, il giudice deve valutare la possibilità di riunire le cause e accertare in concreto la mancanza di un interesse meritevole di tutela del creditore ad agire separatamente.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo agire?
Un avvocato ha intentato diverse cause contro un ex cliente per recuperare i propri onorari. La Corte d'Appello aveva dichiarato le domande inammissibili per un abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, prima di sanzionare il creditore, il giudice ha il dovere di tentare la riunione dei procedimenti pendenti. Solo se la riunione è impossibile e il creditore non ha un interesse meritevole alla trattazione separata si può configurare un abuso.
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Diritto di precedenza nelle società a controllo pubblico
Una lavoratrice con contratto a termine presso un consorzio pubblico ha rivendicato il diritto di precedenza per un'assunzione a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le società a controllo pubblico devono seguire le procedure di selezione pubblica, le quali prevalgono sul diritto di precedenza previsto per i contratti di lavoro privati. La Corte ha chiarito che l'obbligo di reclutamento tramite procedure concorsuali impedisce l'assunzione diretta basata sulla precedenza.
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Qualificazione rapporto di lavoro: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di una ex dirigente, confermando la decisione di merito sulla qualificazione del rapporto di lavoro. La Corte ha ribadito che la prova della subordinazione, e in particolare dell'eterodirezione, spetta al lavoratore che la rivendica. Nel caso di specie, non essendo stata provata la soggezione al potere direttivo del datore di lavoro per il periodo precedente all'assunzione formale, il rapporto è stato considerato autonomo. La sentenza ha inoltre confermato la condanna della lavoratrice alla restituzione di somme indebitamente percepite.
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Obbligo di repechage: reintegra se non rispettato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di reintegrare un lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo. Il licenziamento è stato ritenuto illegittimo a causa della violazione dell'obbligo di repechage, in quanto l'azienda non ha offerto al dipendente una posizione alternativa, o la possibilità di acquisire le competenze necessarie per ricoprirla, come invece concesso ai neoassunti.
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Risarcimento danni PA: quando decide il giudice ordinario
Una società chiede il risarcimento danni PA a un Comune e a una sua funzionaria per i ritardi nell'approvazione di un progetto urbanistico. La Corte di Cassazione, decidendo sul regolamento di giurisdizione, stabilisce una competenza ripartita: la causa contro la funzionaria spetta al giudice ordinario, mentre quella contro il Comune, inerente all'esercizio di potere pubblico, è di competenza del giudice amministrativo.
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Frazionamento del credito: la Cassazione decide
Un avvocato ha intentato diverse cause contro i suoi ex clienti per recuperare compensi professionali. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda improponibile per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice deve effettuare una valutazione concreta e motivata sull'esistenza di un interesse apprezzabile del creditore ad agire separatamente. La semplice esistenza di un rapporto di durata non basta per configurare un abuso, specialmente se le cause sono di competenza di tribunali diversi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un avvocato ha intentato numerose cause contro un ex cliente per recuperare i suoi compensi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riteneva abusivo il frazionamento del credito, chiarendo che la valutazione sull'interesse del creditore deve essere concreta e non astratta, specialmente se le cause sono state rimesse a giudici diversi.
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Frazionamento del credito: quando è un abuso?
Un avvocato aveva avviato diverse cause contro un ex cliente per recuperare i suoi compensi. La Corte d'Appello aveva dichiarato la richiesta improponibile per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che per dichiarare un abuso non basta un'analisi astratta. È necessario verificare in concreto se il creditore avesse un interesse apprezzabile alla trattazione separata e se fosse effettivamente possibile unire le cause, specialmente in presenza di diverse competenze territoriali. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Riammissione in servizio: non è un diritto del dipendente
A seguito delle dimissioni volontarie da un ente pubblico, una lavoratrice ha richiesto la riammissione in servizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riammissione in servizio non costituisce un diritto soggettivo del dipendente, ma una facoltà discrezionale dell'amministrazione. La decisione dell'ente deve basarsi sulla valutazione dell'interesse pubblico e non è sufficiente la mera disponibilità di un posto vacante. La Corte ha distinto nettamente tra la "conservazione del posto" durante un periodo di prova (non invocata nel caso di specie) e la richiesta di riammissione post-dimissioni.
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Convenzionamento medico universitario: limiti e doveri
Un professore universitario perde l'incarico direttivo in ospedale a seguito di una riorganizzazione della ASL. La Cassazione chiarisce che il convenzionamento medico universitario non costituisce un diritto assoluto del docente. L'ateneo non è responsabile per le autonome scelte organizzative dell'azienda sanitaria, dettate da esigenze di funzionalità e pubblico interesse, che prevalgono sulle aspettative individuali.
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Riserve appalti pubblici: quando sono valide le pretese?
Una ditta edile ha richiesto compensi extra tramite riserve in appalti pubblici per imprevisti geologici. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'onere di verifica delle condizioni del suolo spetta all'appaltatore, soprattutto se dichiara di conoscere il sito. La Corte ha chiarito i rigidi termini per la presentazione delle riserve, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Buona fede creditore: esclusa nelle confische?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di gestione del credito, confermando l'esclusione di un credito ipotecario dal passivo di una società confiscata. La decisione si fonda sulla mancanza di buona fede del creditore originario, un istituto bancario, che aveva omesso di eseguire adeguati controlli e verifiche di diligenza sull'imprenditore di fatto dominante la società finanziata, nonostante la presenza di evidenti indicatori di anomalia. La Corte ha ribadito che per gli operatori bancari la buona fede creditore richiede un'ignoranza incolpevole, da escludersi in caso di negligenza nell'adempimento degli obblighi di verifica.
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Revoca incarico dirigenziale: riorganizzazione e limiti
Una dirigente pubblica ha contestato la revoca del proprio incarico e il trasferimento, avvenuti durante la fusione di due enti. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la revoca dell'incarico dirigenziale era illegittima. La Corte ha chiarito che l'ente non poteva procedere alla riorganizzazione funzionale e al conseguente riassetto del personale prima dell'emanazione dei decreti ministeriali specificamente previsti dalla legge di fusione, rendendo di fatto prematura e ingiustificata la decisione presa nei confronti della dirigente.
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Nullità fideiussione ABI: l’onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una fideiussione, respingendo l'eccezione di nullità fideiussione ABI. La decisione sottolinea che spetta al garante provare la conformità del contratto allo schema antitrust vietato, producendo in giudizio i documenti necessari, che non possono essere considerati fatti notori né rientrano nel principio iura novit curia.
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Dimissioni giusta causa e Cassa Integrazione COVID
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27350/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che si era dimesso per giusta causa lamentando un demansionamento e un uso illegittimo del Fondo di Integrazione Salariale (FIS) durante l'emergenza COVID-19. La Corte ha stabilito che la normativa emergenziale ha derogato agli obblighi di comunicazione standard per l'accesso alla cassa integrazione e che la sospensione temporanea del rapporto non costituisce di per sé una giusta causa di dimissioni. Di conseguenza, il lavoratore è stato condannato a pagare l'indennità di mancato preavviso e la penale per violazione del patto di stabilità.
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Procedura disciplinare e tempus regit actum: il caso
La Cassazione conferma la sanzione in una procedura disciplinare, rigettando il ricorso di una lavoratrice. Decisiva l'applicazione del principio *tempus regit actum* riguardo a una modifica normativa sul tentativo di conciliazione, avvenuta durante il procedimento.
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