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Art. 117 Testo Unico Bancario

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523 provvedimenti

Capitalizzazione interessi: l’obbligo del TAE
Una società correntista ha contestato alla propria banca la capitalizzazione interessi trimestrale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata indicazione del Tasso Annuo Effettivo (TAE) nel contratto rende inapplicabile la capitalizzazione stessa, non potendosi sanare il vizio con l'applicazione di un tasso sostitutivo. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Nullità fideiussione antitrust: oneri processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust. La decisione sottolinea che l'eccezione, pur rilevabile d'ufficio, non può essere sollevata in appello se la parte non ha allegato e provato tempestivamente i fatti costitutivi in primo grado, come la produzione dello schema ABI e del provvedimento della Banca d'Italia. Il caso ribadisce il rigore delle preclusioni processuali in materia di prova.
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Nullità mutuo: la prova della consegna è decisiva
Una cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per la rideterminazione di un contratto di mutuo, eccependo solo in un secondo momento la nullità del mutuo per mancata erogazione della somma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'eccezione di nullità, sebbene rilevabile d'ufficio, deve emergere da fatti e documenti prodotti entro i termini processuali. La quietanza inserita nel contratto e la stessa azione legale della cliente sono state ritenute prove sufficienti dell'avvenuta erogazione, rendendo l'eccezione tardiva e inammissibile.
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Legittimazione creditore liquidazione: il caso Cass.
La Corte di Cassazione conferma che la legittimazione del creditore a richiedere l'apertura della liquidazione giudiziale sussiste anche in presenza di un credito contestato. Per avviare la procedura, è sufficiente un accertamento sommario da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La sentenza analizza anche la validità di un contratto di factoring non sottoscritto dalla società cessionaria e sanziona per mala fede il ricorso basato su argomentazioni palesemente smentite dalle prove documentali.
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Gestione patrimoniale: la banca risponde dei danni
La Corte di Cassazione interviene su un caso di mala gestio in un contratto di gestione patrimoniale, in cui una banca aveva quasi azzerato un ingente patrimonio. L'ordinanza rigetta il ricorso della banca e accoglie parzialmente quello del cliente, cassando la sentenza d'appello. Vengono affermati principi chiave sulla responsabilità dell'intermediario per lo scostamento dal benchmark, sul conflitto di interessi non sanabile da clausole generiche e sul diritto al risarcimento del lucro cessante. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Lettera interruttiva prescrizione: quando è valida?
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per addebiti illegittimi. La banca ha eccepito la prescrizione, ma la Corte d'Appello ha stabilito che la lettera interruttiva della prescrizione inviata dalla società era valida, pur non specificando l'importo esatto, poiché manifestava chiaramente la volontà di recuperare le somme. La Corte ha inoltre confermato la nullità di clausole di interesse indeterminate e ribadito che spetta alla banca provare le condizioni contrattuali. L'appello della banca è stato respinto, mentre quello incidentale della società è stato accolto, con un conseguente aumento della somma da restituire.
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Pagamento assegni conto scoperto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una banca che aveva pagato degli assegni di una società dopo la sua dichiarazione di fallimento, nonostante il conto corrente fosse scoperto. I giudici di merito avevano ritenuto che la banca, tollerando lo scoperto, avesse di fatto concesso una linea di credito, rendendo le somme disponibili per la società fallita e quindi ripetibili dalla curatela. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il pagamento assegni conto scoperto non prova l'esistenza di un contratto di apertura di credito, che richiede la forma scritta. Inoltre, la dichiarazione di fallimento scioglie automaticamente il contratto di conto corrente, impedendo qualsiasi operazione successiva con fondi del fallito. I pagamenti sono stati quindi effettuati con mezzi propri della banca e non possono essere chiesti in restituzione dalla curatela fallimentare.
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Principio di non contestazione: limiti e applicazione
Un istituto di credito si opponeva alla parziale ammissione del proprio credito nello stato passivo di una società fallita. Il Tribunale rigettava l'opposizione, ritenendo generiche le contestazioni della banca. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che il principio di non contestazione si applica solo ai fatti storici e non alle questioni giuridiche o alle valutazioni tecniche, che il giudice ha sempre il dovere di esaminare nel merito.
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Fideiussione in bianco: la firma non basta, è nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7891/2024, ha stabilito l'invalidità di una fideiussione in bianco, ossia firmata senza l'indicazione dell'importo massimo garantito. Il caso riguardava due garanti che avevano firmato un modulo per una banca, credendo di garantire un importo limitato, mentre l'istituto di credito lo aveva poi compilato per una somma molto superiore. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che la mancanza dell'importo massimo al momento della firma viola l'art. 1938 c.c. e che il comportamento della banca è contrario al principio di buona fede, non potendo un accordo verbale sanare tale nullità.
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Allegazione tempestiva: Cassazione e oneri in appello
Una società ha citato in giudizio una banca per la presunta applicazione di tassi di interesse illegittimi, modificando le proprie argomentazioni solo in fase di appello. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio fondamentale della allegazione tempestiva. Secondo la Corte, i fatti costitutivi della domanda devono essere specificati e provati fin dal primo grado di giudizio, non potendo essere introdotti per la prima volta in appello.
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Responsabilità della banca: l’invito a disinvestire
La Corte di Cassazione analizza un caso di investimenti non autorizzati e con firme false effettuati da un direttore di filiale. La Corte ha stabilito che la responsabilità della banca per i danni non può essere ridotta attribuendo un concorso di colpa ai clienti solo perché non hanno seguito un generico invito a disinvestire, soprattutto se tale invito è pervenuto durante la causa. Il provvedimento chiarisce i limiti del dovere del danneggiato di mitigare il danno.
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Commissioni di massimo scoperto: la Cassazione decide
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro una banca, contestando la capitalizzazione degli interessi e le commissioni di massimo scoperto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le commissioni di massimo scoperto sono legittime se le clausole contrattuali sono chiare e determinate. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le valutazioni già compiute dai giudici dei gradi precedenti.
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Onere della prova: le dichiarazioni difensive come indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito in un caso di restituzione di somme indebite. La Corte ha chiarito che l'ammissione contenuta in un atto difensivo non ha valore di confessione legale, ma può essere valutata dal giudice come elemento indiziario. Di conseguenza, non vi è violazione dell'onere della prova se il giudice ritiene un fatto provato sulla base di tali indizi, poiché il ricorso mirava a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Fideiussione omnibus: la sua validità pre-2005
La Corte d'Appello di Ancona ha rigettato l'appello di un debitore e dei suoi garanti, confermando la validità di un contratto di mutuo e delle relative garanzie. La sentenza ha stabilito che la titolarità del credito era stata provata dall'acquirente, il tasso di interesse era determinabile e non vi era anatocismo nel piano di ammortamento. In particolare, è stata respinta l'eccezione di nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust, poiché il provvedimento della Banca d'Italia del 2005 non si applica retroattivamente a garanzie stipulate negli anni '90 senza una prova specifica di un'intesa illecita all'epoca.
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Apertura di credito: prova e data certa in revocatoria
Un istituto di credito ha impugnato una decisione che rendeva inefficaci alcune rimesse bancarie ricevute da una società poi dichiarata insolvente. La banca sosteneva che le somme rientrassero in una valida apertura di credito, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha confermato che, in assenza di un contratto di affidamento con data certa opponibile alla procedura, le rimesse su un conto scoperto hanno natura solutoria e sono soggette ad azione revocatoria.
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Contratti bancari accessori: la validità della forma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un istituto di credito, confermando la validità dei contratti bancari accessori (come gli anticipi su fatture) le cui condizioni economiche sono stabilite nel contratto principale di conto corrente. Secondo la Corte, il requisito della forma scritta è soddisfatto quando il "contratto madre" regola in modo completo anche i "contratti figli" ad esso collegati, creando un unico rapporto negoziale complesso.
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Tasso interessi ultralegali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5363/2024, ha chiarito la validità della pattuizione del tasso interessi ultralegali. Il caso riguardava una società che contestava gli addebiti di una banca, sostenendo che il tasso non fosse chiaramente determinato nel contratto. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che l'indicazione del tasso in un 'prospetto allegato' o in 'fogli informativi', sottoscritti dal cliente insieme al contratto, rende il tasso 'determinato' e non semplicemente 'determinabile', soddisfacendo il requisito della forma scritta. La pattuizione è quindi pienamente valida e non necessita di rinvii a fonti esterne.
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Onere della prova usura: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un correntista contro un istituto di credito. L'ordinanza chiarisce che l'onere della prova in materia di usura grava sul debitore, il quale deve fornire allegazioni specifiche e dettagliate. La Corte sottolinea che il giudice di merito può legittimamente fondare la propria decisione anche su prove documentali prodotte dalla stessa parte che contesta il credito, senza che ciò costituisca una violazione delle regole sulla ripartizione dell'onere probatorio.
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Contratto di conto corrente: quando il ricorso è nullo
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la nullità di un contratto di conto corrente per vizi di forma. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5284/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su principi procedurali cruciali, come il difetto di autosufficienza del ricorso e la proposizione di domande nuove in appello. La Corte non è entrata nel merito della validità del contratto, ma ha sanzionato le modalità con cui le questioni sono state presentate nel processo.
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Liberazione del fideiussore: quando è esclusa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5224/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fideiussore che chiedeva di essere liberato dalla propria obbligazione. Il caso riguardava una garanzia prestata a favore di una cooperativa per un'anticipazione su fatture. La Corte ha ribadito che per ottenere la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c., è il garante stesso a dover provare che il creditore ha concesso nuovo credito pur essendo a conoscenza del peggioramento delle condizioni economiche del debitore, senza l'autorizzazione del fideiussore. Nel caso di specie, tale prova non è stata fornita, e le censure del ricorrente sono state ritenute un tentativo di riesaminare il merito della causa, non consentito in sede di legittimità.
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