LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 116 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Pagina 37 di 40

2837 provvedimenti

Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Impugnazione estratto di ruolo: Cassazione chiarisce
Un cittadino ha contestato un debito previdenziale venuto a conoscenza tramite un estratto di ruolo, lamentando la mancata notifica della cartella e la prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità dell'impugnazione dell'estratto di ruolo come atto autonomo, in applicazione di una recente normativa (ius superveniens) che limita tale possibilità a casi specifici e tassativi, non riscontrati nella fattispecie.
Continua »
Trasferimento fraudolento: nullo se elude la legge
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una cessione di ramo d'azienda, ritenendola un trasferimento fraudolento. Due lavoratrici, reintegrate dopo un licenziamento, erano state assegnate fittiziamente al ramo d'azienda poco prima della sua cessione. La Corte ha stabilito che l'intera operazione era un'unica fattispecie fraudolenta finalizzata a estromettere le dipendenti, rendendo l'atto nullo e non sanabile dalla mancata impugnazione della sola assegnazione iniziale.
Continua »
CTU esplorativa: quando il giudice non può negarla
Una proprietaria cita in giudizio la vicina per una costruzione abusiva sul lastrico solare. La Corte d'Appello respinge la domanda e nega la richiesta di Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), definendola una 'CTU esplorativa'. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che, in presenza di elementi probatori iniziali come una perizia di parte, la CTU non è esplorativa ma necessaria per l'accertamento tecnico dei fatti. Negarla, in questo contesto, costituisce una violazione del diritto di difesa.
Continua »
Azione revocatoria: quando la donazione è a rischio
Un debitore dona un immobile dopo aver contratto un mutuo ma prima di ricevere i decreti ingiuntivi. La banca creditrice agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la donazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che il credito sorge al momento della stipula del mutuo, non del decreto ingiuntivo. Pertanto, la donazione è successiva al credito e non è necessaria la prova della dolosa preordinazione, ma solo la consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio al creditore. La Corte respinge anche le eccezioni procedurali relative all'intervento tardivo di un cessionario del credito e alla prescrizione dell'azione.
Continua »
Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
Una società e i suoi soci hanno impugnato avvisi di accertamento fiscale. La Commissione Tributaria Regionale ha rigettato il loro appello limitandosi a condividere la decisione di primo grado, senza aggiungere una propria argomentazione. La Corte di Cassazione ha annullato tale sentenza, qualificandola come viziata da motivazione apparente, poiché la mancanza di un'analisi autonoma delle censure mosse in appello rende impossibile comprendere l'iter logico seguito dal giudice.
Continua »
IRAP compensi avvocati: no alla traslazione al dipendente
Un gruppo di avvocati dipendenti di un ente pubblico previdenziale ha contestato la condotta del proprio datore di lavoro, il quale riduceva i loro compensi professionali per coprire il costo dell'IRAP. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha accolto il ricorso dei legali. I giudici hanno stabilito che l'IRAP è un'imposta a carico esclusivo dell'ente pubblico in qualità di datore di lavoro. Di conseguenza, non è ammissibile alcuna forma di 'traslazione', né diretta né indiretta, di tale onere sul lavoratore. La Corte ha chiarito che il diritto alla retribuzione degli avvocati si fonda su legge e contrattazione, e le norme di contabilità pubblica non possono essere usate per giustificare una riduzione dei compensi dovuti. La sentenza della corte d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
Continua »
Compenso avvocati pubblici: no alla trattenuta IRAP
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non può ridurre il compenso degli avvocati pubblici dipendenti per coprire i costi dell'IRAP. Questa imposta è un onere esclusivo del datore di lavoro e non può essere trasferita, neanche indirettamente, sul lavoratore. La decisione sottolinea la netta separazione tra le norme sulla contabilità pubblica, che riguardano la gestione del bilancio dell'ente, e il diritto del dipendente a ricevere la retribuzione pattuita, che si fonda sulla legge e sulla contrattazione collettiva.
Continua »
Detenzione e usucapione: la Cassazione chiarisce
Un soggetto che aveva utilizzato un immobile per oltre vent'anni ha visto respinta la sua domanda di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato che il rapporto era iniziato come mera detenzione, avendo ricevuto il bene con il consenso dei proprietari. Poiché non è stata provata la successiva trasformazione in possesso (interversione), la corte ha escluso il diritto all'usucapione, sottolineando la differenza fondamentale tra detenzione e usucapione.
Continua »
Azione revocatoria: la prova della frode del terzo
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una compravendita immobiliare. L'azione revocatoria è stata accolta poiché, nonostante i pagamenti tracciabili, diversi indizi gravi, precisi e concordanti (come la vendita dell'unico bene dei debitori e la permanenza di uno di essi nell'immobile) hanno dimostrato la consapevolezza dell'acquirente del pregiudizio arrecato al creditore. La Suprema Corte ha ritenuto che la prova della 'participatio fraudis' possa essere fornita tramite presunzioni.
Continua »
Controlli difensivi: quando sono legittimi? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di una dipendente di un'azienda di moda, accusata di furto. La decisione si basa sull'inutilizzabilità delle prove raccolte tramite controlli difensivi, quali video di sorveglianza e indagini private di un collega, attivati in assenza di un 'fondato sospetto'. La Corte ha ribadito che spetta al datore di lavoro l'onere di provare la legittimità di tali controlli e la giusta causa del licenziamento, onere non assolto nel caso di specie.
Continua »
Interesse ad agire: quando impugnare la clausola penale
La Cassazione chiarisce che l'interesse ad agire per impugnare una clausola penale in un contratto di leasing sorge solo con la vendita del bene. Senza questo evento, la domanda è prematura perché manca un pregiudizio concreto e attuale, rendendo impossibile valutare l'eccessività della penale. La Corte, pur revocando un precedente errore procedurale, ha rigettato nel merito il ricorso di due utilizzatrici.
Continua »
Revocatoria Fallimentare: l’accollo del debito
Una banca ha ricevuto pagamenti da una società, poi fallita, attraverso l'accollo di mutui da parte di un terzo. La Cassazione ha confermato l'inefficacia di tali pagamenti tramite l'azione revocatoria fallimentare, ritenendoli mezzi anormali. La Corte ha stabilito che la valutazione della 'scientia decoctionis' (conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca) è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. Anche il ricorso incidentale di un garante, basato sulla presunta nullità di una clausola di reviviscenza, è stato dichiarato inammissibile per carenza di prova.
Continua »
Inadempimento locatore: onere della prova del conduttore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10807/2025, ha rigettato il ricorso di una società conduttrice che lamentava un grave inadempimento del locatore per la presunta abusività di una parte dell'immobile commerciale locato. La Corte ha stabilito che grava sul conduttore, che agisce per la risoluzione del contratto, l'onere di provare non solo l'esistenza dell'irregolarità edilizia, ma anche e soprattutto il concreto e specifico pregiudizio che tale irregolarità ha causato al godimento del bene, impedendo l'esercizio della sua attività. In assenza di una specifica pattuizione contrattuale, il locatore non è tenuto a garantire l'ottenimento delle autorizzazioni amministrative necessarie per l'attività specifica del conduttore.
Continua »
Indennizzo godimento esclusivo: quando spetta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10805/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di comunione e indennizzo per godimento esclusivo. Nel caso di un immobile co-ereditato, alcuni eredi ne avevano l'uso esclusivo in virtù di un precedente contratto di comodato. Gli altri eredi, esclusi dall'uso, hanno richiesto un indennizzo economico. La Corte ha rigettato la richiesta, chiarendo che l'indennizzo è dovuto solo se il comproprietario escluso manifesta una chiara volontà di utilizzare direttamente il bene e gli viene impedito. La sola richiesta di un corrispettivo monetario, senza una previa richiesta di uso diretto, non è sufficiente a far sorgere il diritto all'indennizzo, configurando una situazione di 'inerzia' del comproprietario stesso.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: i limiti del giudizio
Una società, dopo la risoluzione di un contratto preliminare, ricorre in Cassazione per ottenere il risarcimento del danno. La Corte Suprema dichiara l'inammissibilità del ricorso, evidenziando gravi carenze procedurali: la mancata specifica allegazione del danno e il tentativo di ottenere un nuovo esame del merito, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea i rigorosi oneri formali che gravano sulla parte ricorrente.
Continua »
Ricorso inammissibile: l’appello omisso medio
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una sentenza di fallimento. La società ricorrente aveva impugnato la decisione del Tribunale direttamente in Cassazione, saltando il grado di appello. La Corte ha ribadito che, secondo la legge fallimentare, la sentenza dichiarativa di fallimento deve essere impugnata tramite reclamo davanti alla Corte d'Appello. L'aver omesso questo grado intermedio di giudizio ('omisso medio') rende il ricorso nullo, confermando la dichiarazione di fallimento.
Continua »
Rinnovazione della notifica: i requisiti di validità
L'appello di una società è stato dichiarato inammissibile perché la rinnovazione della notifica a una parte necessaria è risultata nulla. L'appellante aveva notificato nuovamente l'atto di citazione originale, con una data di udienza già passata, un errore che la Cassazione ha ritenuto fatale. Questo caso sottolinea i rigidi requisiti per una valida rinnovazione della notifica al fine di evitare preclusioni processuali.
Continua »
Querela di falso su fotocopia: La Cassazione chiarisce
Un azionista proponeva una querela di falso contestando la propria firma su un atto di trasferimento di azioni, di cui era disponibile solo una fotocopia. Dopo aver perso in primo e secondo grado, e vista respinta l'impugnazione in Cassazione, tentava la via della revocazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per revocazione inammissibile, ribadendo che tale rimedio non può essere utilizzato per rimettere in discussione la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito. La decisione chiarisce che il procedimento di querela di falso può svolgersi anche su una copia, la cui efficacia probatoria è liberamente apprezzata dal giudice.
Continua »
Integrazione al minimo: onere della prova e ricorso
Il caso riguarda la richiesta di integrazione al minimo di una pensione di reversibilità da parte degli eredi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova dei requisiti reddituali grava sul richiedente per ogni singola annualità. Inoltre, ha sottolineato l'importanza del principio di autosufficienza, secondo cui il ricorso deve contenere tutti gli elementi necessari alla sua valutazione, inclusa la trascrizione completa dei documenti rilevanti, e non semplici estratti.
Continua »
Cessione crediti in blocco: prova e onere probatorio
Una società di cartolarizzazione agiva in revocatoria contro un debitore per annullare delle vendite immobiliari. Il debitore contestava la titolarità del credito in capo alla società. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di contestazione, la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una cessione crediti in blocco non è prova sufficiente della titolarità del singolo credito, se la descrizione dei crediti ceduti è troppo generica. La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »