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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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2961 provvedimenti

Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Un ente locale ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale favorevole a un'istituzione religiosa in merito a un avviso di accertamento IMU. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo extragiudiziale. Di conseguenza, l'ente locale ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti.
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Verbale fede privilegiata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17672/2024, ha stabilito che un verbale di accertamento redatto da funzionari pubblici gode di fede privilegiata e non può essere smentito da una successiva consulenza tecnica d'ufficio (CTU). Nel caso specifico, riguardante una sanzione per un apparecchio da gioco illegale, la Corte ha chiarito che i fatti attestati dai verbalizzanti come avvenuti in loro presenza (es. il funzionamento del dispositivo) fanno piena prova fino a querela di falso. Di conseguenza, è stato respinto il ricorso del titolare di un esercizio commerciale che contestava la sanzione basandosi su una perizia successiva che non aveva potuto confermare l'operatività dell'apparecchio al momento dell'ispezione.
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Esenzione IMU enti non commerciali: i criteri
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'esenzione IMU enti non commerciali. Il caso riguardava un istituto religioso a cui un Comune aveva negato l'esenzione per una scuola. La Corte ha stabilito che per beneficiare dell'agevolazione non è sufficiente dimostrare che l'attività è in perdita o che le rette sono inferiori agli standard di mercato. È onere del contribuente provare, anno per anno, che l'attività è svolta a titolo gratuito o dietro versamento di un corrispettivo puramente simbolico, che copra solo una minima frazione dei costi.
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Motivazione rettifica catastale: l’Agenzia deve spiegare
Una società impugnava una rettifica catastale che modificava il numero dei vani dei suoi immobili. La Cassazione ha stabilito che la motivazione della rettifica catastale non è sufficiente se indica solo i nuovi dati. L'Agenzia delle Entrate deve spiegare specificamente le ragioni della variazione dei dati fattuali, come il numero dei vani, non potendosi limitare a una diversa valutazione tecnica.
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Licenza scommesse: autorizzazione art. 88 TULPS
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione esamina il caso di un esercente multato per l'installazione di apparecchi da gioco senza la licenza scommesse prevista dall'art. 88 TULPS, pur essendo in possesso di quella ex art. 86. Data la complessità delle questioni sollevate, inclusa la compatibilità con il diritto europeo, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Ricorso inammissibile: mescolare i motivi è un errore
Una nota società di servizi postali ha impugnato una decisione che annullava una sanzione disciplinare contro un direttore di filiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando come l'errore procedurale di mescolare motivi di impugnazione eterogenei (violazione di legge e vizio di motivazione) precluda l'esame nel merito della questione.
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Accordo amichevole: limiti al risarcimento danni
Una proprietaria immobiliare aveva accettato un indennizzo tramite un accordo amichevole per l'ampliamento di un'autostrada. Successivamente, ha citato in giudizio la società concessionaria per danni strutturali al suo edificio e per il deprezzamento causato da un nuovo muro. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo amichevole copre solo il pregiudizio lecito e prevedibile (indennizzo), come la riduzione di valore per la nuova opera, ma non i danni materiali imprevedibili derivanti da un fatto illecito durante i lavori (risarcimento). La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Dimissioni incentivate: quando sono nulle per dolo?
Un lavoratore accetta delle dimissioni incentivate e, pochi mesi dopo, l'azienda avvia una procedura di licenziamento collettivo. Il dipendente impugna le dimissioni per dolo, ma la Corte di Cassazione rigetta il ricorso. Secondo la Corte, il lasso di tempo intercorso tra le dimissioni e l'avvio della procedura è un elemento chiave per escludere l'intento fraudolento del datore di lavoro, la cui prova spetta al lavoratore. La sentenza affronta anche la validità delle udienze svoltesi in forma scritta durante l'emergenza pandemica.
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Nullità fideiussione antitrust: le regole in appello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e del suo garante, confermando la validità di una fideiussione. Il caso verteva sulla tardiva eccezione di nullità fideiussione antitrust, sollevata solo nelle fasi finali dell'appello. La Corte ha stabilito che tale eccezione, richiedendo l'allegazione di specifici fatti, non può essere introdotta per la prima volta in conclusionale, ribadendo i rigidi limiti alla produzione di nuove prove in appello.
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Onere della prova: Cassazione su conti correnti
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi su un conto corrente. Le corti di merito hanno respinto la domanda per documentazione incompleta. La Corte di Cassazione, focalizzandosi sull'onere della prova, ha annullato la decisione. Ha stabilito che, anche con prove parziali, il giudice deve valutare i documenti disponibili e può utilizzare criteri come il "saldo zero" per ricostruire il rapporto, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Requisiti acustici e onere della prova: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17562/2024, chiarisce un punto fondamentale nelle liti tra vicini per difetti di isolamento acustico. Se il convenuto sistema il problema dopo l'inizio della causa ma sostiene che l'intervento fosse preesistente, spetta a lui l'onere della prova. La Corte ha rigettato il ricorso di un proprietario, confermando che l'adeguamento tardivo non lo esonera dal principio della soccombenza virtuale per il pagamento delle spese legali, stabilendo così un importante precedente sull'onere della prova in materia immobiliare.
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Interruzione del processo per fallimento: la Cassazione
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta la questione procedurale dell'interruzione del processo a seguito del fallimento di una delle parti. In un contenzioso tributario tra l'Agenzia delle Entrate e una società, la dichiarazione di fallimento di quest'ultima ha sollevato dubbi sulla regolarità della prosecuzione del giudizio. La Corte ha sospeso la decisione sul merito per rinviare la causa a una nuova udienza, sottolineando che, sebbene l'interruzione sia automatica, solo la parte fallita può lamentare la nullità derivante dalla prosecuzione irregolare del processo.
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Apparecchi da intrattenimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19118/2024, ha rigettato il ricorso dei gestori di una ricevitoria contro l'Agenzia delle Dogane. Il caso riguardava la classificazione di alcuni apparecchi da intrattenimento e l'applicazione del Prelievo Erariale Unico (PREU). La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la presenza di denaro all'interno delle macchine costituisce un accertamento di fatto, sufficiente a qualificarle come apparecchi con vincita in denaro (ex art. 110, comma 6, TULPS) e quindi soggette a PREU, rendendo inammissibile una rivalutazione in sede di legittimità.
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Principio non contestazione: limiti nel processo tributario
Una società ha impugnato sanzioni IVA derivanti dall'applicazione di un'aliquota errata da parte di un consorzio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo i limiti del principio di non contestazione nel processo tributario. L'atto impositivo dell'Agenzia delle Entrate costituisce già di per sé la contestazione delle tesi del contribuente, rendendo irrilevante la sua mancata costituzione in giudizio in primo grado.
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Responsabilità del consulente: il ruolo nell’insuccesso
La Corte di Cassazione interviene sul tema della responsabilità del consulente in un piano di ristrutturazione aziendale fallito. Una società, poi fallita, aveva citato in giudizio la sua società di advisory per i danni derivanti dal fallimento, sostenendo l'inadeguatezza del piano proposto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, attribuendo un ruolo preminente a un altro professionista. La Cassazione ha annullato tale decisione, criticando la motivazione 'per relationem' come acritica e superficiale. Ha stabilito che il giudice di merito deve valutare concretamente il ruolo e il contributo causale di ogni consulente, anche in un'ipotesi di responsabilità concorrente, senza escluderla a priori.
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Termine essenziale: quando il ritardo fa saltare il contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto preliminare di vendita, l'inadempimento del promissario acquirente, incapace di saldare il prezzo pattuito, legittima il recesso del promittente venditore, anche se quest'ultimo aveva mostrato interesse alla stipula dopo la scadenza del termine essenziale. La Corte ha ritenuto che il mancato pagamento costituisca un inadempimento di tale gravità da prevalere sulla mera discussione successiva alla scadenza del termine essenziale, confermando così il diritto del venditore a trattenere la caparra.
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Prova notifica appello: il timbro postale è valido
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la prova della notifica tempestiva di un appello tributario è sufficiente produrre l'elenco delle raccomandate con il timbro datario dell'ufficio postale. Questo documento, attestando la consegna dell'atto per la spedizione, ha valore di atto pubblico e prevale sull'assenza della data sull'avviso di ricevimento. La Corte ha quindi annullato la decisione che aveva dichiarato inammissibile l'appello dell'Amministrazione Finanziaria, rinviando la causa per l'esame del merito.
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Clausola visto e piaciuto: quando esclude la garanzia
Un acquirente contestava vizi in una fornitura di marmo, ma la Cassazione ha chiarito che la clausola visto e piaciuto, accettata al momento dell'acquisto, esclude la garanzia per difetti palesi. Di conseguenza, la Corte ha annullato la precedente decisione che attribuiva una corresponsabilità al fornitore, sottolineando che l'acquirente aveva consapevolmente accettato materiale di qualità variabile a un prezzo favorevole.
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Responsabilità appaltatore: il caso delle piastrelle
La Cassazione cassa una sentenza d'appello per travisamento della prova. Viene analizzata la responsabilità appaltatore per la posa di piastrelle difformi, sottolineando come il giudice non possa ignorare le prove testimoniali che scagionavano l'impresa. Il caso viene rinviato per un nuovo esame dei fatti.
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Inadempimento preliminare: risarcimento del danno
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento del danno a carico del promittente venditore originale di un immobile abusivo. L'inadempimento preliminare ha causato un danno 'a catena' al primo acquirente, costretto a sua volta a risarcire un secondo acquirente. La Corte ha stabilito che la responsabilità risale al vizio originario del bene, imputabile al primo venditore.
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