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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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1172 provvedimenti

Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Tempo tuta: la Cassazione conferma la retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un infermiere a percepire la retribuzione per il cosiddetto tempo tuta, quantificato in trenta minuti giornalieri per la vestizione e svestizione. La decisione si fonda sull'accertamento di un'eterodirezione implicita: il lavoratore era obbligato da una prassi aziendale consolidata a iniziare il turno già in divisa, effettuando il cambio a vista per garantire la continuità del servizio. Nonostante l'assenza di disposizioni scritte, la natura delle mansioni sanitarie e le esigenze di igiene rendono il tempo di vestizione parte integrante dell'orario di lavoro effettivo.
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Lavoro nero: la Cassazione conferma le sanzioni
Una società operante nel settore turistico è stata condannata al pagamento di oltre 12.000 euro per differenze retributive derivanti da un rapporto di lavoro nero. Il lavoratore, impiegato come assistente bagnanti, ha dimostrato la sussistenza del rapporto subordinato tramite testimonianze e il possesso del brevetto professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, ribadendo che la valutazione delle prove e la scelta delle fonti di convincimento spettano esclusivamente al giudice di merito e non possono essere rimesse in discussione in sede di legittimità.
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Rivendicazione beni mobili nel fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di rivendicazione beni mobili presentata da una professionista contro un fallimento. Il cuore della controversia riguardava attrezzature medico-estetiche rinvenute presso la sede della società fallita. La ricorrente non è stata in grado di fornire la prova con data certa della proprietà e del titolo di affidamento dei beni, requisiti essenziali previsti dall'art. 621 c.p.c. La Corte ha ribadito che la semplice fattura, priva di data certa anteriore al fallimento, non è sufficiente a superare la presunzione di appartenenza dei beni al debitore fallito.
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Concorso di colpa: quando la velocità conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista che contestava il concorso di colpa del 30% attribuitogli per un sinistro stradale. Nonostante la manovra scorretta della controparte, i giudici di merito hanno accertato, tramite CTU, che il ricorrente procedeva a velocità eccessiva, aggravando l'entità dei danni. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una doppia conforme, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Obbligo informativo avvocato e gratuito patrocinio
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cliente che si opponeva al pagamento della parcella legale poiché il professionista non lo aveva informato della propria mancata iscrizione alle liste del gratuito patrocinio. La Suprema Corte ha stabilito che la violazione dell'obbligo informativo avvocato rappresenta un fatto decisivo per il giudizio. Tale omissione può essere sollevata come eccezione di inadempimento per bloccare la pretesa di pagamento del legale, annullando la decisione del Tribunale che aveva negato l'ammissione delle prove testimoniali su questo specifico punto.
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Azione revocatoria: quando la donazione è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro una donazione immobiliare effettuata da una debitrice al proprio nipote. La ricorrente sosteneva l'insussistenza del credito a causa di una trattativa transattiva non conclusa e la mancanza di prova sulla consapevolezza del terzo beneficiario. La Suprema Corte ha chiarito che, per gli atti a titolo gratuito, non è necessaria la malafede del terzo, essendo sufficiente la consapevolezza del debitore circa il pregiudizio arrecato. Inoltre, la nozione di credito rilevante per l'azione revocatoria è ampia e include anche crediti eventuali o litigiosi, rendendo irrilevante la pendenza di trattative non andate a buon fine.
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Tempo di vestizione: chi deve provare le assenze?
Un gruppo di dipendenti pubblici ha agito in giudizio per ottenere il pagamento del tempo di vestizione, stimato in dieci minuti per ogni turno. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda ritenendo che i lavoratori non avessero provato i giorni di effettivo servizio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, una volta provato il rapporto di lavoro, spetta al datore di lavoro dimostrare eventuali assenze per ridurre il calcolo della retribuzione dovuta.
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Usucapione: prova del possesso e limiti legali
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di usucapione relativa a terreni agricoli occupati da privati. La decisione evidenzia come la qualifica di conduttore, dichiarata in atti catastali, sia incompatibile con l'animus possidendi necessario per l'acquisto della proprietà. La Corte ha inoltre ribadito che la produzione documentale tardiva è valida se non contestata e che, in presenza di una doppia decisione conforme nei gradi di merito, il sindacato di legittimità è estremamente limitato.
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Revocazione sentenza e limiti dell’errore di fatto
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una istanza di revocazione sentenza presentata da un proprietario terriero. Il ricorrente sosteneva che il giudice d'appello fosse incorso in un errore percettivo ignorando una consulenza tecnica (CTU) precedentemente ammessa. La Suprema Corte ha stabilito che se il giudice decide deliberatamente di non valutare una prova ritenendola inammissibile in fase decisionale, si tratta di una scelta di diritto e non di un errore di fatto.
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Arricchimento senza causa: la prescrizione
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'indennizzo per arricchimento senza causa a seguito della nullità di un incarico professionale conferito da un ente pubblico senza copertura finanziaria. La Corte conferma l'indennizzo stabilito in appello, respingendo l'eccezione di prescrizione sollevata tardivamente dal Comune, poiché tale ritardo ha violato il principio del contraddittorio nel procedimento arbitrale.
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Indennità di asservimento: danni e limiti della CTU
La Suprema Corte ha annullato la decisione di appello in merito al calcolo dell'indennità di asservimento per la costruzione di un gasdotto. La pronuncia chiarisce che il giudice non può discostarsi immotivatamente dalle conclusioni del CTU sul riconoscimento del danno secondario, evitando motivazioni tautologiche ed esplorando compiutamente i profili di equità.
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Responsabilità del proprietario per vizi strutturali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33876/2023, ha esaminato un caso di danni a un immobile causati da vizi strutturali di un solaio, emersi durante lavori di ristrutturazione nell'appartamento sovrastante. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale del proprietario dell'immobile superiore, sia quello incidentale del proprietario danneggiato, confermando la responsabilità del proprietario come custode del bene difettoso ai sensi dell'art. 2051 c.c. e l'assenza di colpa in capo a direttore dei lavori e appaltatore, la cui opera ha solo fatto emergere un difetto preesistente.
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Contratto autonomo di garanzia: l’onere della prova
Una società appaltatrice contesta l'escussione di un contratto autonomo di garanzia da parte di un ente pubblico per presunti vizi nei lavori stradali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che spetta al debitore (l'appaltatore) che solleva l'eccezione di dolo (exceptio doli) provare la natura abusiva della richiesta di pagamento del creditore, invertendo l'onere della prova rispetto alla fideiussione.
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Inquadramento previdenziale impresa: onere della prova
Una società del settore alimentare ha impugnato la sua riclassificazione da artigiana a industriale operata dall'INPS, che contestava il superamento dei limiti dimensionali e la mancanza di partecipazione personale dei soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere di provare la sussistenza dei requisiti per l'inquadramento previdenziale impresa artigiana spetta alla società stessa. L'iscrizione all'albo ha valore solo indiziario e non vincola l'ente previdenziale, che valuta la natura sostanziale dell'attività.
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Servitù apparente: la prova per l’usucapione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33766/2023, ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che chiedevano di riconoscere l'usucapione di una servitù di passaggio. Il caso verteva sul requisito della servitù apparente, ovvero sulla necessità di opere visibili e permanenti. La Corte ha ribadito che l'onere di provare tale apparenza spetta a chi intende far valere il diritto, e la semplice esistenza di una stradina non è sufficiente. È necessario un "quid pluris" che dimostri in modo inequivocabile la specifica destinazione della strada all'esercizio della servitù a vantaggio del fondo dominante.
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Azione di rivendica: chi va citato in giudizio?
Un proprietario agisce in giudizio con un'azione di rivendica per recuperare un terreno, basando il suo diritto sull'usucapione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del possessore, confermando un principio fondamentale: l'azione deve essere intentata esclusivamente contro chi possiede o detiene materialmente il bene al momento della domanda, non contro i precedenti proprietari o gli intestatari catastali. La Corte ha inoltre ribadito che non può riesaminare nel merito le prove già valutate dai giudici di primo e secondo grado.
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Destinazione padre di famiglia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la costituzione di una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia, basata sulla preesistenza di opere visibili e permanenti. La Corte ha ritenuto irrilevante la successiva trasformazione del tracciato e ha stabilito che un accordo privato posteriore non escludeva esplicitamente la servitù. Il ricorso della proprietaria che negava il diritto di passaggio è stato rigettato.
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Querela di falso: obbligo di avviso al PM in appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello che aveva dichiarato la falsità di un documento. La decisione è stata invalidata a causa di un vizio di procedura fondamentale: la mancata comunicazione della pendenza del giudizio sulla querela di falso al Procuratore Generale. Questo adempimento è obbligatorio per garantire la tutela dell'interesse pubblico alla veridicità degli atti, e la sua omissione determina la nullità dell'intero procedimento di secondo grado.
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Sospensione retribuzione: rischio d’impresa del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro non può procedere a una unilaterale sospensione della retribuzione a causa del mancato rinnovo di un appalto. Questa circostanza rientra nel normale rischio d'impresa e non costituisce un'impossibilità sopravvenuta della prestazione. L'ordinanza dichiara inammissibile il ricorso di una società che, opponendosi a decreti ingiuntivi, non aveva fornito prove adeguate di un accordo di sospensione con i lavoratori né contestato specificamente gli importi dovuti.
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Ricorso incidentale tardivo: inefficace se principale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso principale di una società immobiliare in una disputa su migliorie e danni. Di conseguenza, il ricorso incidentale tardivo della controparte diviene inefficace. L'ordinanza chiarisce principi fondamentali sulla prova, la notifica degli atti e l'ultrattività del mandato al difensore di una società estinta.
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