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Art. 1158 Codice Civile — Sezione Prima Civile

13 provvedimenti

Altri anni per Art. 1158 Codice Civile

Cessione nulla, Usucapione di beni pubblici: la Cassazione annulla la sentenza
Una famiglia aveva ceduto gratuitamente un'area al Comune per ottenere una licenza edilizia, ma l'atto di cessione presentava gravi vizi, tra cui l'indeterminatezza dell'oggetto e la mancata sottoscrizione di tutti i comproprietari. Il Comune aveva poi occupato l'area. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la proprietà del Comune sia in base alla cessione, qualificata come atto pubblicistico, sia per intervenuta **usucapione di beni pubblici**. La Cassazione ha cassato la sentenza. Ha stabilito che la cessione era nulla per vizi civilistici e che la Corte d'Appello non aveva correttamente valutato i requisiti per l'usucapione, in particolare la natura del possesso del Comune e la necessità di provare l'interversione della detenzione in possesso. La causa tornerà alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Usucapione nel Fallimento: L’ex moglie vince contro la Curatela
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio in materia di Usucapione nel fallimento. Ha stabilito che l'acquisto della proprietà per usucapione può avvenire anche nei confronti di una curatela fallimentare. Nel caso, un'ex moglie aveva ricevuto la metà di un immobile dal marito in sede di separazione, ma l'atto fu trascritto dopo il fallimento del marito. La Cassazione ha confermato che, nonostante la tardiva trascrizione rendesse l'atto inefficace verso i creditori, l'ex moglie aveva acquisito la piena proprietà dell'immobile per usucapione ventennale, avendo posseduto il bene uti domina (come se fosse la proprietaria) per oltre vent'anni prima della dichiarazione di fallimento. L'usucapione è un modo di acquisto a titolo originario, non soggetto alle regole di opponibilità degli atti trascritti tardivamente nel fallimento.
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Usucapione di beni ereditari tra blocco e notifica agli eredi
Un socio in proprio e per conto di una società chiede l'accertamento dell'usucapione di beni ereditari facenti parte di una comunione tra vari eredi. I giudici di merito respingono la domanda e dichiarano l'appello inammissibile perché la società risulta cancellata dal registro delle imprese. Il ricorrente propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, la notifica del ricorso non risulta eseguita regolarmente nei confronti di tutti gli eredi rimasti contumaci nei precedenti gradi. La Corte di Cassazione chiarisce che la causa inerente all'usucapione di beni ereditari ha natura inscindibile tra tutti i partecipanti alla comunione. Per questa ragione, i giudici ordinano l'integrazione del contraddittorio, concedendo sessanta giorni di tempo per notificare il ricorso a tutti gli eredi inizialmente esclusi dalla notifica.
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Galleria privata ma servitù pubblica di passaggio: il bar paga
Una società commerciale, che gestisce un bar in una nota galleria privata, si è opposta alla richiesta di pagamento del canone per l'occupazione del suolo pubblico avanzata dal Comune. La società sosteneva che l'area antistante il locale fosse privata e non soggetta a passaggi pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando l'esistenza di una servitù pubblica di passaggio. I giudici hanno accertato che l'area, sebbene di proprietà privata, è destinata al transito dei cittadini sin dagli anni Quaranta in base a una convenzione e all'uso continuativo della collettività. Di conseguenza, l'occupazione dello spazio con tavoli e strutture commerciali richiede il pagamento del canone al Comune. La società è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Beni demaniali: la Cassazione cancella l’usucapione privato
L'Amministrazione Pubblica chiedeva al Fallimento di una società la restituzione di un'area e il risarcimento danni per occupazione illegittima. Il Tribunale respingeva la domanda, ritenendo che una precedente sentenza del Giudice Amministrativo avesse accertato con valore di giudicato la perdita della natura pubblica dell'area e il suo acquisto per usucapione da parte della società. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Pubblica, chiarendo che il Giudice Amministrativo si era pronunciato sulla natura dei beni demaniali solo in via incidentale ("incidenter tantum"). Di conseguenza, tale pronuncia non ha valore di giudicato vincolante. La giurisdizione sulla proprietà dei beni demaniali spetta esclusivamente al Giudice Ordinario. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Usucapione di beni comunali: privato perde contro il Comune
Un cittadino occupava da anni un immobile di proprietà del Comune, sostenendo di averne acquistato la proprietà per usucapione di beni comunali. Il Comune ha promosso un'azione di rivendicazione per ottenere la restituzione del bene. I giudici di merito hanno accolto la domanda del Comune, escludendo l'usucapione sia perché l'immobile faceva parte del patrimonio indisponibile dell'ente, sia per la mancanza del possesso esclusivo da parte dell'occupante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'occupante, confermando che i beni pubblici destinati a finalità collettive non possono essere usucapiti e che l'occupante non aveva mai agito con l'intenzione di essere il vero proprietario, avendo in passato accettato l'idea di ricevere il bene in locazione dallo stesso Comune.
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Servitù di pubblico passaggio: galleria privata ma tassa dovuta
Una società che gestisce un bar in una galleria privata si opponeva al pagamento del canone per l'occupazione del suolo pubblico richiesto dal Comune. La società sosteneva che l'area antistante il locale fosse privata e non soggetta a passaggi pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che sulla galleria grava una servitù di pubblico passaggio. I giudici hanno accertato che l'area è destinata al transito pedonale della collettività sin dagli anni Quaranta, sia in forza di una convenzione originaria con i costruttori, sia per l'uso continuo e generalizzato da parte dei cittadini. Di conseguenza, l'occupazione dello spazio con tavoli e strutture commerciali è soggetta al pagamento della tassa comunale.
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Acquisto per abuso edilizio: il Comune vince, il rogito è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione a favore di un Comune contro una società che occupava un terreno. In origine, la precedente proprietaria aveva commesso abusi edilizi e non aveva rispettato l'ordine di demolizione. Di conseguenza, la legge ha attivato l'acquisizione per abuso edilizio, trasferendo automaticamente la proprietà al Comune. Anni dopo, la vecchia proprietaria ha venduto il terreno, ormai non più suo, alla nuova società. La Corte ha stabilito che questa vendita è nulla. Il Comune è il legittimo proprietario e la società acquirente occupa l'immobile senza alcun diritto, dovendo quindi rilasciarlo. La richiesta di usucapione è stata respinta perché basata su un possesso illegittimo e troppo breve.
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Sdemanializzazione Demanio Marittimo: Strada non basta, vince lo Stato
La Corte di Cassazione ha chiarito che la sdemanializzazione del demanio marittimo non può avvenire di fatto, neanche se un'opera come una strada rende il terreno non più utilizzabile per gli usi del mare. Alcuni privati avevano acquistato dei terreni adiacenti al litorale, separati dalla spiaggia da una strada provinciale, e ne rivendicavano la proprietà per usucapione, sostenendo che l'area avesse perso la sua natura pubblica. La Corte ha dato ragione all'Ente pubblico, stabilendo che per la sdemanializzazione è indispensabile un provvedimento amministrativo formale ed esplicito. Senza tale atto, il bene resta demaniale e non può essere acquisito da privati per usucapione.
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Accessione invertita: risarcimento e usucapione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi relativi a un caso di accessione invertita. Un Ente locale aveva occupato un'area privata per realizzare opere pubbliche senza completare l'esproprio. La Corte ha ribadito che il risarcimento deve coprire il valore venale del bene, includendo rivalutazione e interessi, e ha rigettato le pretese di usucapione per mancanza di prova sull'intenzione di possedere il bene come proprietario esclusivo.
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Usucapione fallimento: ricorso inammissibile
Un privato cittadino rivendicava la proprietà per usucapione di alcuni immobili intestati a una società fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione. La decisione si fonda su vizi procedurali: il ricorrente aveva impropriamente mescolato censure di violazione di legge con critiche sulla valutazione dei fatti, rendendo il ricorso eterogeneo. Inoltre, non era riuscito a scalfire una delle motivazioni autonome e sufficienti della sentenza impugnata, rendendo inammissibili anche le altre censure. Il caso evidenzia l'importanza del rigore formale nel contestare una decisione in tema di usucapione fallimento.
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Indennità di esproprio: a chi spetta il pagamento?
Il caso analizza una complessa vicenda legata al pagamento di una indennità di esproprio. Un ente pubblico ha versato la somma al soggetto risultante come proprietario nei registri catastali (creditore apparente), anziché al proprietario effettivo, subentrato a seguito di operazioni societarie non trascritte. Le corti di merito hanno ritenuto legittimo il pagamento, data la buona fede dell'ente. La Corte di Cassazione, infine, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere a seguito di un accordo tra le parti, chiudendo la disputa.
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Possesso ad usucapionem: il socio e il bene sociale
La Corte di Cassazione chiarisce che il socio che utilizza un bene della società, come un posto auto, ne ha la semplice detenzione e non il possesso. Per poter vantare un possesso ad usucapionem, è necessario un atto formale di 'interversione del possesso', con cui il socio manifesti in modo inequivocabile la volontà di possedere il bene come proprio. In assenza di tale atto, la domanda di usucapione deve essere respinta.
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