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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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4281 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato le conseguenze dell'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando il suo inadempimento, e ha accolto quello del compratore, stabilendo che gli interessi sul saldo prezzo sono dovuti solo dal momento in cui la sentenza di trasferimento coattivo passa in giudicato, e non dall'inizio della causa, poiché il rifiuto del compratore di stipulare era legittimo.
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Termine a ritroso: le regole della Cassazione
Una controversia sulla proprietà di una corte immobiliare porta la Cassazione a specificare il calcolo del termine a ritroso. La Corte ha stabilito che, se la scadenza cade di sabato o festivo, il termine viene anticipato al giorno lavorativo precedente. Questa regola ha reso inammissibile un'eccezione di usucapione, portando all'annullamento della sentenza d'appello anche per motivazione contraddittoria.
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Licenziamento ritorsivo e whistleblowing: la Cassazione
Un dirigente, licenziato ufficialmente per non aver gestito un accertamento fiscale, ha sostenuto che il vero motivo fosse un licenziamento ritorsivo dovuto alle sue segnalazioni di illeciti (whistleblowing). La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento, stabilendo che i giudici di merito non possono ignorare il contesto del whistleblowing. È necessario verificare se la ritorsione sia il motivo unico e determinante dell'espulsione, anche in presenza di una causa apparentemente legittima.
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Tassazione per enunciazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12672/2024, ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di liquidazione per imposta di registro. La controversia riguardava la tassazione per enunciazione di un contratto menzionato in un decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che l'avviso non necessita dell'allegazione dell'atto giudiziario se il contribuente ne è a conoscenza e che la tassazione per enunciazione si applica anche agli atti soggetti a registrazione in caso d'uso.
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Diffamazione a mezzo stampa: quando un articolo è lesivo
Un giornalista ricorre in Cassazione dopo una condanna per aver diffamato un ex sindaco. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando la condanna e chiarendo i principi sulla diffamazione a mezzo stampa. Viene sottolineato che un articolo è diffamatorio anche senza nominare direttamente una persona, se questa è chiaramente identificabile dal contesto. La Corte ha inoltre ribadito i rigorosi oneri procedurali per il ricorso, in particolare il principio di autosufficienza.
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Tassazione per enunciazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di liquidazione per imposta di registro. La controversia verteva sulla tassazione per enunciazione di un contratto menzionato in un decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che l'avviso non deve necessariamente allegare l'atto tassato se fornisce elementi sufficienti per la difesa del contribuente e che la semplice menzione di un atto soggetto a registrazione ne giustifica l'imposizione fiscale, spettando al contribuente l'onere di provare il contrario.
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Responsabilità per incendio: chi paga i danni al vicino?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una proprietaria per i danni causati da un incendio partito dal suo immobile e propagatosi a quello del vicino. La sentenza chiarisce che la responsabilità per incendio, ai sensi dell'art. 2051 c.c., ha natura oggettiva. Il proprietario è sempre responsabile, a meno che non provi il caso fortuito, e un corto circuito nell'impianto elettrico non rientra in tale categoria, essendo una causa interna alla cosa in custodia.
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Avviso di accertamento: quando la motivazione è valida
Un contribuente impugna un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti, sostenendo che la motivazione sia insufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che un avviso di accertamento è valido quando le sue motivazioni si basano su documenti e dichiarazioni già a conoscenza del contribuente, come una dichiarazione di successione, rendendo non necessaria l'allegazione degli stessi atti.
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Residenza anagrafica IMU: decisiva per l’esenzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12613/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di IMU: l'esenzione per l'abitazione principale spetta solo se il contribuente ha la propria residenza anagrafica nel Comune dove si trova l'immobile. Nel caso esaminato, una contribuente si è vista negare il beneficio fiscale poiché, nonostante la sua casa fosse in un Comune, la via d'accesso e la sua residenza registrata erano in un altro. La Corte ha chiarito che la residenza anagrafica IMU è un presupposto non derogabile e che è onere del cittadino richiederne l'iscrizione, non potendo questa avvenire d'ufficio.
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Trasferimento di azienda: quando il cambio appalto non basta
La Cassazione conferma che in un cambio appalto, il passaggio dell'intero personale che svolge lo stesso servizio costituisce un trasferimento di azienda, garantendo la continuità del rapporto di lavoro. La corte ha rigettato il ricorso di una società cooperativa, sottolineando che in attività ad alta intensità di manodopera, il gruppo organizzato di lavoratori è l'elemento chiave dell'azienda.
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Omessa pronuncia: risarcimento e doveri del giudice
A seguito del crollo della propria abitazione per infiltrazioni idriche, una famiglia ha chiesto il risarcimento dei danni, comprese le spese per una nuova sistemazione. La Corte d'Appello, tuttavia, non si è pronunciata su una parte delle richieste relative ai costi di locazione. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza per omessa pronuncia, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di esaminare e decidere su ogni singola domanda formulata dalle parti, distinguendo questo vizio dall'omesso esame di un fatto.
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Efficacia riflessa del giudicato: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudicato e il valore probatorio di sentenze precedenti in nuove cause. In un caso di regresso da polizza fideiussoria, la Corte ha respinto i ricorsi dei debitori, affermando che una sentenza, anche se non vincolante, può avere efficacia riflessa del giudicato come elemento di prova documentale, e che i vizi procedurali sono irrilevanti senza un concreto pregiudizio al diritto di difesa.
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Sgravi contributivi: no ai benefici per finte assunzioni
Una grande azienda in amministrazione straordinaria si è vista negare gli sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori provenienti da proprie aziende appaltatrici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il beneficio non spetta se l'operazione non crea un reale incremento occupazionale ma è finalizzata solo a ottenere il vantaggio fiscale, sfruttando un preesistente rapporto di controllo di fatto tra le imprese coinvolte. La finalità della norma è prevenire condotte elusive.
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Motivazione Apparente: Annullata la Sentenza Tributaria
Un contribuente ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo, sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Commissione Tributaria Regionale gli ha dato ragione, ma con una motivazione apparente, limitandosi a dire che la notifica era avvenuta a "persona estranea al nucleo familiare". La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo il ragionamento del giudice del tutto insufficiente e incomprensibile, violando così il requisito minimo di motivazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Spese legali soccombenza parziale: chi paga?
Due lavoratrici, licenziate per motivo oggettivo, ottengono in primo grado la reintegrazione. La Corte d'Appello, pur confermando l'illegittimità del licenziamento, nega il carattere ritorsivo, converte la reintegra in indennità e le condanna a pagare parte delle spese legali della controparte. La Cassazione interviene sul punto, stabilendo un principio chiave sulle spese legali soccombenza parziale: la parte che vince, anche solo in parte, non può essere condannata a rimborsare le spese legali dell'avversario. Al massimo, il giudice può compensarle.
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Responsabilità curatore fallimentare: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un ex curatore fallimentare al risarcimento dei danni per aver ritardato di oltre due anni la vendita di beni deperibili. La Suprema Corte ha stabilito che la drastica svalutazione dei beni è prova sufficiente del danno subito dalla massa dei creditori, legittimando la quantificazione in via equitativa da parte del giudice. Il caso evidenzia la stringente responsabilità del curatore fallimentare nella gestione e liquidazione tempestiva dell'attivo.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una controversia su servitù di passaggio si conclude in Cassazione con una declaratoria di improcedibilità del ricorso. La Suprema Corte ribadisce che il ricorrente che dichiara l'avvenuta notifica della sentenza impugnata ha l'onere di depositarla con la relata, pena l'improcedibilità del ricorso per cassazione, senza che sia possibile un'integrazione successiva.
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Strada vicinale: chi paga le spese di manutenzione?
Una proprietaria immobiliare ha citato in giudizio un condominio per lavori eseguiti su una strada che rivendicava come propria. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato stabilito che, in assenza di un titolo di proprietà chiaro, una strada vicinale utilizzata da tutti i proprietari frontisti si presume di proprietà comune. Di conseguenza, la ricorrente è tenuta a contribuire alle spese di manutenzione, poiché la strada non era inclusa nel suo atto di acquisto.
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Requisiti di fallibilità: onere della prova del debitore
Una società immobiliare e la sua socia illimitatamente responsabile ricorrono in Cassazione contro la sentenza che ne ha dichiarato il fallimento. Contestano la sussistenza del credito vantato dalla società energetica istante e il superamento dei requisiti di fallibilità. La Suprema Corte rigetta il ricorso, affermando principi chiave: spetta al debitore l'onere della prova di non superare tutte le soglie dimensionali previste dalla legge; la valutazione del credito da parte del tribunale fallimentare è incidentale e non richiede un accertamento definitivo; per le società, il termine annuale per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, non dalla cessazione di fatto dell'attività.
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Classificazione catastale aree portuali: no esenzione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che esentava un'impresa portuale dal pagamento dell'ICI basandosi su un precedente giudicato. La Corte ha chiarito che la sentenza richiamata non era definitiva, ma ancora sotto appello. È stato inoltre ribadito il principio secondo cui la corretta classificazione catastale per le aree portuali usate a fini commerciali è quella che le assoggetta a imposizione fiscale, in quanto produttive di reddito.
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