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Art. 113 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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260 provvedimenti

Altri anni per Art. 113 Codice di Procedura Civile

Cancellazione società credito: non è rinuncia tacita
Una società, dopo aver vinto in primo grado contro una banca per la restituzione di somme indebite, si è cancellata dal registro delle imprese. La Corte d'Appello ha interpretato la cancellazione come rinuncia al credito. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la cancellazione società credito non è sufficiente a provare una volontà di rinuncia, che deve essere inequivocabile. Il credito si trasferisce ai soci.
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Domanda tardiva conto corrente: le regole processuali
La Corte di Cassazione affronta il caso di una domanda tardiva in una controversia su conto corrente bancario. Diverse società avevano citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi. In un secondo momento, i loro garanti avevano avviato una causa separata, introducendo nuove contestazioni su operazioni di sconto e anticipo. La Corte ha stabilito che la domanda relativa a tali operazioni, essendo stata introdotta tardivamente nel primo giudizio, è inammissibile. La riunione dei due procedimenti non sana le preclusioni processuali già maturate, confermando il principio dell'autonomia dei giudizi riuniti e il rigore dei termini processuali.
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Buoni postali fruttiferi: tassi e Gazzetta Ufficiale
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i buoni postali fruttiferi, la variazione dei tassi di interesse diventa efficace con la sola pubblicazione del decreto ministeriale in Gazzetta Ufficiale. Non è necessario che l'ente emittente provi di aver reso disponibili le nuove tabelle informative presso gli uffici postali. La sentenza cassa la decisione di merito che aveva dato ragione ai risparmiatori, basandosi su un consolidato orientamento delle Sezioni Unite.
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Decisione secondo equità: i limiti dell’appello
Una sentenza analizza i limiti di appellabilità di una decisione secondo equità emessa da un Giudice di Pace. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in questi casi, la violazione delle norme sulla competenza del giudice costituisce un valido motivo di appello, in quanto rientra tra le 'norme sul procedimento'. La Corte ha quindi annullato la decisione del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile l'appello senza esaminare tale motivo.
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Produzione documenti in appello: limiti e regole
Un istituto di credito ha agito contro una società debitrice e i suoi fideiussori. In appello, questi ultimi hanno eccepito la nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust, basandosi su un provvedimento della Banca d'Italia prodotto per la prima volta in quella sede. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che la produzione di documenti in appello è soggetta a limiti rigorosi. Poiché il provvedimento costituiva una prova nuova e non era stato dimostrato che fosse impossibile produrlo in primo grado, la sua introduzione nel processo è stata ritenuta inammissibile. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Sentenza Giudice di Pace: appello o ricorso?
Un istituto di credito proponeva ricorso per cassazione avverso una sentenza del giudice di pace che lo condannava al rimborso di un'imposta di registro di circa 200 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per una sentenza del giudice di pace di così modesto valore, decisa secondo equità, l'unico rimedio esperibile non è il ricorso diretto in Cassazione, ma l'appello a "critica vincolata" per specifici motivi di diritto.
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Appello sentenza giudice di pace: quando è inammissibile
Una banca ha impugnato una sentenza del Giudice di Pace relativa a un rimborso di 217,50 euro per l'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per le cause di valore così basso, decise secondo equità, il rimedio corretto non è il ricorso diretto in Cassazione, ma un appello con motivi limitati. La decisione chiarisce le regole procedurali per l'appello a una sentenza del giudice di pace.
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Danno endofamiliare: risarcimento e prova presuntiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24719/2025, si è pronunciata su un caso di danno endofamiliare richiesto da un figlio nei confronti del padre assente. Ribaltando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che il danno derivante dalla violazione dei doveri genitoriali, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato tramite presunzioni. La prolungata e consapevole assenza di un genitore è un fatto notorio sufficiente a far presumere un'alterazione pregiudizievole nella vita del figlio, semplificando così l'onere della prova per la vittima.
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Responsabilità extracontrattuale appaltatore: limiti
Un Comune ha citato in giudizio un'impresa costruttrice per gravi difetti in un'opera stradale, basando la richiesta di risarcimento sulla norma generale di responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.) per evitare i termini di prescrizione più brevi previsti dalla norma specifica per gli appalti (art. 1669 c.c.). La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, quando sussistono i presupposti per l'applicazione della norma speciale (art. 1669 c.c.), questa è l'unica applicabile. Non è possibile aggirare i termini di prescrizione e decadenza della norma speciale invocando quella generale. La sentenza definisce chiaramente i confini della responsabilità extracontrattuale appaltatore.
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Appello Giudice di Pace: quando è possibile?
Una cittadina contestava un contratto per un loculo cimiteriale con un Comune. Dopo una vittoria iniziale davanti al Giudice di Pace, il Comune ha proposto appello per difetto di giurisdizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della cittadina, chiarendo che, dopo la riforma del 2006, un appello giudice di pace contro una sentenza di equità è ammissibile per violazione delle norme sul procedimento, categoria che include espressamente le questioni di giurisdizione.
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Consulenza tecnica d’ufficio: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due mutuatari che denunciavano tassi usurari su contratti di mutuo. La Corte ha stabilito che la richiesta di una consulenza tecnica d'ufficio (C.T.U.) era esplorativa e la sua mancata ammissione non è un valido motivo per il ricorso, poiché rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito.
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Accordo retrocessione bene: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13958/2024, ha chiarito i requisiti per la validità di un accordo retrocessione bene espropriato. Il caso riguardava una disputa tra ex proprietari e un Comune sul prezzo di retrocessione. La Corte ha stabilito che la mera "disponibilità a concludere un contratto" non costituisce un accordo vincolante se non vi è una piena conformità tra proposta e accettazione, come richiesto dall'art. 1326 c.c. Annullando la decisione della Corte d'Appello, la Cassazione ha affermato che in assenza di un accordo definitivo, è legittimo richiedere la determinazione del prezzo all'autorità competente.
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Responsabilità precontrattuale: quando si può confidare?
La Corte di Cassazione analizza un caso di presunta responsabilità precontrattuale di una banca. Dei clienti avevano avviato un'operazione immobiliare confidando in un finanziamento, poi concesso per un importo inferiore. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la valutazione sul "ragionevole affidamento" spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in Cassazione se ben motivata. L'istruttoria in corso da parte della banca non è sufficiente a generare tale affidamento.
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Finanziamento socio: quando va restituito?
Un ex socio ha chiesto la restituzione di una somma versata a titolo di finanziamento socio. La società si opponeva, sostenendo fosse un versamento in conto capitale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna alla restituzione, chiarendo che la natura di finanziamento era provata da verbali, causali di bonifico e bilanci. La società non ha inoltre dimostrato i presupposti per la postergazione del credito.
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Statuto associazione: limiti alla candidatura interna
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la legittimità di una clausola dello statuto di un'associazione che escludeva due membri dalla candidatura a cariche interne. I tribunali di primo e secondo grado avevano annullato tali esclusioni. Data la pendenza di altri ricorsi simili tra le stesse parti e sullo stesso tema, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa per una trattazione congiunta. L'obiettivo è garantire una decisione coerente sulla validità dello statuto associazione in questione.
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Impugnazione elezioni associazione: rinvio al ruolo
La Corte di Cassazione esamina il ricorso di un'associazione di categoria contro la sentenza che annullava le sue elezioni interne su richiesta di un associato. L'associazione ha sollevato otto motivi di ricorso, contestando la decisione di merito. La Corte, rilevando la pendenza di altri due ricorsi simili tra le stesse parti e sulla stessa questione statutaria, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Invece di decidere nel merito, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per permettere una trattazione congiunta di tutti i ricorsi, al fine di garantire una decisione coerente. L'impugnazione delle elezioni dell'associazione resta quindi in attesa di una pronuncia definitiva.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e spese legali
Un consorzio agricolo ha richiesto il rimborso di un premio assicurativo anticipato a un associato, il quale ha negato l'esistenza del rapporto. Dopo due sentenze sfavorevoli, l'associato ha presentato ricorso in Cassazione, per poi rinunciarvi. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti in accoglimento della proposta contenuta nell'atto di rinuncia.
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Espulsione lavoratore straniero: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero, confermando la legittimità del suo decreto di espulsione. La Corte ha chiarito che la protezione contro l'espulsione, prevista durante la procedura di regolarizzazione ('sanatoria'), cessa nel momento in cui la domanda viene formalmente rigettata e notificata all'interessato. La successiva pendenza di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro tale rigetto non sospende l'efficacia del provvedimento di espulsione del lavoratore straniero, che quindi risulta legittimo.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: errore e oneri
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società contro un istituto bancario. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra errore materiale e vizio di nullità della sentenza, ribadisce l'onere della prova a carico del cliente in materia di usura e sanziona la mera riproposizione dei motivi di appello come 'non motivo', confermando la condanna alle spese per il ricorrente.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
La Cassazione, con l'ordinanza 8458/2024, ha stabilito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario persistono anche dopo il Regolamento Consob 16190/2007. L'intermediario deve fornire informazioni dettagliate sui rischi specifici del prodotto, un dovere autonomo rispetto alla valutazione di appropriatezza. La semplice segnalazione di non appropriatezza non esonera la banca da questa responsabilità. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato il risarcimento a un investitore, riaffermando la centralità della trasparenza per una scelta consapevole.
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