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Art. 113 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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610 provvedimenti

Altri anni per Art. 113 Codice di Procedura Civile

Estratto di ruolo non impugnabile: la Cassazione
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo relativo a diverse cartelle di pagamento, sostenendo di non averle mai ricevute. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge (ius superveniens) e conformandosi a una precedente decisione delle Sezioni Unite, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che l'estratto di ruolo è un documento meramente informativo e non un atto autonomamente impugnabile, a meno che non si dimostri un pregiudizio specifico e concreto, come previsto dalla normativa.
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Comunicazione preventiva di ipoteca: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista contro una comunicazione preventiva di ipoteca per un debito di circa 31.000 euro. Il ricorso è stato giudicato cumulativo e non specifico, in quanto mescolava diverse censure senza individuarle chiaramente. La Corte ha confermato la validità della comunicazione, ritenendola sufficientemente chiara, e ha respinto la richiesta di riunire il caso ad altri procedimenti pendenti, sottolineando la natura discrezionale di tale decisione.
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Impugnazione estratto di ruolo: Cassazione chiarisce
Un contribuente ha contestato un estratto di ruolo per cartelle di pagamento che sosteneva non fossero mai state notificate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'impugnazione estratto di ruolo non è ammissibile. Questo documento è considerato un mero elaborato informatico e non un atto impositivo autonomo, salvo rari casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio specifico e immediato, circostanza non provata nel caso di specie.
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Società pubblica: può citare l’ente locale socio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23386/2024, ha stabilito che una società pubblica, anche se interamente partecipata da un ente locale, possiede una personalità giuridica autonoma e distinta. Di conseguenza, può agire in giudizio contro l'ente stesso per ottenere il pagamento dei corrispettivi dovuti. Il caso riguardava una società di gestione ambientale che aveva richiesto il pagamento di interessi di mora a un Comune per il ritardato saldo di fatture. La Corte ha confermato che tale rapporto costituisce una "transazione commerciale" ai sensi del D.Lgs. 231/2002, legittimando l'applicazione degli interessi moratori previsti dalla normativa, e ha respinto la tesi del Comune secondo cui la società fosse una semplice "longa manus" dell'amministrazione.
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Indennità di preavviso preponente: non spetta mai
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23057/2024, ha stabilito un principio cruciale nel contratto di agenzia: l'indennità di preavviso preponente non è dovuta, neanche in caso di recesso per giusta causa a causa di un grave inadempimento dell'agente. La Corte ha chiarito che nessuna norma prevede tale diritto per il mandante, il cui unico vantaggio è poter interrompere il rapporto immediatamente senza versare l'indennità di fine rapporto. La sentenza ha anche accolto le ragioni dell'agente riguardo a una richiesta di provvigioni, cassando la decisione d'appello per non aver considerato le istanze istruttorie volte a ottenere la documentazione necessaria dalla società preponente.
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Aggravamento infortunio: nuova causa e revisione
Un lavoratore, vittima di un infortunio nel 1975, ha sviluppato una patologia epatica a causa delle trasfusioni ricevute. La Cassazione ha stabilito che questo aggravamento infortunio non è soggetto al termine di 10 anni, ma va valutato come un nuovo danno (concausa sopravvenuta) ai fini della revisione della rendita, applicando l'art. 80 del T.U. 1124/1965.
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Effetto estensivo del giudicato: la guida completa
Una società immobiliare impugna un avviso di accertamento per maggiori imposte su una compravendita. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, applicando il principio dell'effetto estensivo del giudicato. Una precedente sentenza, passata in giudicato, aveva infatti annullato lo stesso identico atto fiscale nei confronti del coobbligato solidale (l'altra parte della compravendita). La Corte stabilisce che, non trattandosi di un'eccezione personale, la decisione favorevole ottenuta da un debitore si estende anche all'altro, portando all'annullamento dell'atto anche per la società ricorrente.
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Termini impugnazione licenziamento: la Cassazione chiarisce
Un autista ha contestato il licenziamento, l'inquadramento e il mancato pagamento di straordinari. La Cassazione ha stabilito che i termini impugnazione licenziamento di 60 giorni decorrono dalla consegna dell'avviso di giacenza, non dal ritiro della raccomandata. Le richieste su inquadramento e straordinari sono state respinte per mancanza di prove. Tuttavia, la Corte ha annullato la sentenza per omessa pronuncia su altre voci retributive, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su quel punto specifico.
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Licenziamento e patteggiamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per giusta causa per appropriazione indebita, nonostante il procedimento penale si sia concluso prima con un patteggiamento e poi con l'estinzione del reato. La sentenza sottolinea la piena autonomia tra il giudizio disciplinare e quello penale. Il rapporto di fiducia è considerato irrimediabilmente compromesso, rendendo irrilevante la successiva remissione di querela ai fini della validità del licenziamento. La decisione evidenzia che il licenziamento e patteggiamento seguono percorsi valutativi distinti.
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Specificità motivi appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una decisione della Corte d'Appello. La ragione principale risiede nella mancata specificità dei motivi di appello, che si traduce in un'esposizione confusa dei fatti e delle critiche alla sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha ribadito che un'impugnazione deve essere chiara e autosufficiente per essere esaminata nel merito, altrimenti viola l'art. 342 c.p.c. e l'art. 366 c.p.c., risultando inammissibile.
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Prova trasferimento beni: la Cassazione e l’IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di vendita auto, confermando il diniego all'esenzione IVA per cessioni intracomunitarie. L'azienda non ha fornito una adeguata prova del trasferimento dei beni fuori dall'Italia. La Corte ha stabilito che, anche in caso di vendita "franco fabbrica", l'onere della prova del trasferimento fisico dei beni incombe sul venditore, e la sola documentazione contrattuale o la radiazione dal PRA non sono sufficienti a dimostrarlo.
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Prova cessioni intracomunitarie: la Cassazione decide
Una società del settore automobilistico si è vista negare la detrazione IVA per vendite a clienti UE, non avendo fornito adeguata prova delle cessioni intracomunitarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nelle vendite "franco fabbrica" spetta sempre al venditore dimostrare l'effettiva uscita dei beni dal territorio nazionale. Secondo la Corte, il solo impegno contrattuale dell'acquirente o la radiazione dal PRA non sono prove sufficienti, essendo necessaria una documentazione che attesti l'avvenuto trasporto.
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Interruzione usucapione: ricorso al TAR efficace?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22032/2024, ha stabilito un importante principio in materia di interruzione usucapione. Il caso riguardava una costruzione realizzata a distanza illegale, per la quale si voleva far valere l'usucapione di una servitù. I proprietari confinanti avevano agito dinanzi al giudice amministrativo per ottenerne la demolizione. La Corte ha chiarito che anche un'azione giudiziaria intentata presso un'autorità diversa dal giudice civile, come il TAR, se mira a rimuovere la situazione di fatto illegittima (in questo caso, con la demolizione), è un atto idoneo a interrompere il decorso del tempo necessario per usucapire.
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Contratto a progetto: quando è lavoro subordinato?
Un professionista con un contratto a progetto ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che negava tale qualificazione basandosi solo sull'iscrizione del lavoratore a un albo professionale. La Suprema Corte ha stabilito che è sempre necessario un accertamento concreto sull'effettiva natura delle mansioni svolte, non potendo l'iscrizione all'albo escludere a priori l'esistenza di un rapporto subordinato mascherato da contratto a progetto.
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Opposizione atti esecutivi tardiva: cosa succede?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21859/2024, ha ribadito un principio fondamentale nelle procedure esecutive: l'opposizione agli atti esecutivi tardiva, presentata oltre il termine perentorio di 20 giorni, è sempre inammissibile. Questa regola vale a prescindere dalla gravità dei vizi formali denunciati dal debitore, come la presunta irregolarità della procura al difensore o il ritardo nella trascrizione del pignoramento. La Corte ha accolto il ricorso incidentale del creditore, cassando la sentenza di merito e dichiarando inammissibile l'opposizione originaria del debitore, confermando la necessità di certezza e celerità nei processi esecutivi.
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Prescrizione decennale obbligo: quando si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21793/2024, chiarisce che l'impegno scritto di un venditore a eliminare i difetti di un immobile dà vita a una nuova obbligazione autonoma. Questa è soggetta alla prescrizione decennale ordinaria e non a quella biennale prevista per il contratto d'appalto. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del venditore, confermando che la qualificazione giuridica dell'accordo come obbligazione di risultato rientra nel potere del giudice di merito.
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Accertamento sintetico da aumento di capitale: è valido
La Cassazione ha confermato la validità di un accertamento sintetico emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di un contribuente che aveva omesso la dichiarazione dei redditi. L'accertamento si basava su un significativo aumento di capitale di una S.r.l., ritenuto indice di capacità contributiva. Il ricorso del contribuente, che contestava la natura dell'operazione e l'uso di presunzioni, è stato rigettato.
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Azione di rivendica: prova e confini tra fondi
La Corte di Cassazione conferma la distinzione tra azione di rivendica e regolamento di confini. In un caso di occupazione di una striscia di terreno, i giudici hanno ribadito che se vi è un conflitto tra titoli di proprietà, si tratta di azione di rivendica, che richiede una prova rigorosa della proprietà (probatio diabolica). L'attore deve dimostrare la validità del proprio titolo risalendo a un acquisto a titolo originario, non essendo sufficiente il solo atto di compravendita.
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Usucapione coerede: la coltivazione non basta
Una controversia tra sorelle sull'usucapione di terreni co-ereditati arriva in Cassazione. La Corte Suprema stabilisce che la semplice coltivazione del fondo da parte di un coerede non è sufficiente a dimostrare il possesso esclusivo necessario per l'usucapione. Occorrono atti inequivocabili che escludano gli altri coeredi dal godimento del bene. La sentenza d'appello, che aveva concesso l'usucapione basandosi solo sulla coltivazione, viene annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione presuntiva: come salvare il tuo credito
La Corte di Cassazione analizza il caso di due avvocati che hanno richiesto il pagamento di compensi professionali a ex clienti. Questi ultimi hanno eccepito la prescrizione presuntiva del credito. La Corte chiarisce che l'eccezione di compensazione, sollevata dai debitori solo per una parte del debito, non impedisce di far valere la prescrizione presuntiva per le restanti pretese. L'ordinanza rigetta il ricorso dei legali, confermando la decisione del Tribunale e sottolineando i limiti del giudizio di legittimità sulla valutazione dei fatti.
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