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Art. 111 l. fall.

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144 provvedimenti

Credito prededucibile: no al professionista del fallito
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare in prededuzione per un'attività svolta a favore del fallito dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il credito prededucibile sorge solo da attività degli organi della procedura e non del fallito stesso. L'attività del fallito, seppur legittima, non genera costi opponibili alla massa dei creditori.
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Credito in prededuzione: quando è inammissibile?
Una società si è vista negare un ingente credito in prededuzione per lavori effettuati su un immobile di un'azienda poi fallita. La richiesta, già respinta in primo grado, è stata dichiarata inammissibile dalla Cassazione. La motivazione principale risiede nella mancanza di autorizzazione da parte degli organi della procedura concorsuale e nell'assenza di prova sulla necessità e urgenza degli interventi. La Corte ha sottolineato che il ricorso mirava a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Credito prededucibile del subappaltatore: i limiti
Un subappaltatore rivendicava la natura di credito prededucibile per le sue prestazioni verso un appaltatore in concordato preventivo, sostenendo che il suo pagamento fosse essenziale per sbloccare i pagamenti del committente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che la norma che condiziona il pagamento dell'appaltatore a quello del subappaltatore non conferisce automaticamente un privilegio. La Corte ha ribadito che la prededuzione funzionale richiede un nesso di stretta e necessaria inerenza con la conservazione del patrimonio aziendale, assente nel caso di specie.
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Rivendica fallimentare e valore del bene: la decisione
In un caso di rivendica fallimentare, una società creditrice ha chiesto la restituzione di una gru. Poiché il bene era già stato venduto dalla curatela, il Tribunale aveva riconosciuto un credito basato sul prezzo di acquisto originale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società fallita su questo punto, stabilendo che il valore del credito deve essere calcolato sulla base del valore di mercato del bene al momento dell'apertura del fallimento, non sul prezzo storico. La Corte ha quindi rinviato il caso al Tribunale per una nuova e corretta determinazione del valore.
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