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Art. 111 Costituzione — Anno 2023

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2445 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Costituzione

Equa riparazione per irragionevole durata: negata a chi ha torto
Un gruppo di ex appartenenti alle forze dell'ordine ha richiesto l'equa riparazione per irragionevole durata di un processo amministrativo iniziato nel 1995. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché, già dal 1997, la giurisprudenza aveva chiarito l'infondatezza delle loro pretese. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno stabilito che chi promuove una causa sapendo di avere torto, o continua a farlo dopo che la giurisprudenza si è consolidata in senso sfavorevole, non ha diritto ad alcun indennizzo. L'assenza di una reale incertezza esclude infatti il patema d'animo, elemento indispensabile per ottenere il risarcimento. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Equo indennizzo legge Pinto: anche le cause minime hanno valore
Una cittadina ha richiesto l'equo indennizzo legge Pinto a causa della durata irragionevole di una causa di lavoro contro un'intimazione di pagamento previdenziale di circa mille euro. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo il valore della causa irrisorio rispetto alle condizioni economiche della donna. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della cittadina. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'irrisorietà della pretesa non può essere valutata in astratto, ma va sempre rapportata alle reali condizioni personali e patrimoniali del ricorrente. La motivazione del giudice di merito è stata ritenuta apparente poiché non ha spiegato come un reddito annuo di soli cinquemila euro potesse rendere irrilevante una lite da mille euro. La decisione è stata cassata con rinvio.
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Diritto al contraddittorio: perizia segreta annulla l’asta
Gli Acquirenti di un opificio industriale, venduto all'asta in una procedura di concordato preventivo, chiedono la revoca dell'aggiudicazione lamentando gravi abusi edilizi non sanabili. Il Tribunale respinge la richiesta basandosi sulla perizia di un tecnico che attesta la sanabilità delle opere. Tuttavia, tale relazione non viene mai messa a disposizione degli Acquirenti, i quali non possono esaminarla né estrarne copia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso degli Acquirenti, evidenziando come l'utilizzo di un documento sottratto all'esame delle parti violi gravemente il **Diritto al contraddittorio** e il diritto di difesa. La Suprema Corte cassa la decisione e rinvia la causa al Tribunale per un nuovo esame, stabilendo che nessuna decisione può fondarsi su atti segreti o non accessibili alle parti del processo.
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Fisco e calcio: nessun eccesso di giurisdizione per l’esclusione
Una Società Calcistica, esclusa dal campionato di Serie B per non aver regolarizzato la propria posizione fiscale entro i termini, ha impugnato l'esclusione davanti alla giustizia sportiva e amministrativa. Dopo il rigetto del Consiglio di Stato, la curatela del fallimento della società ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha lamentato un eccesso di giurisdizione, sostenendo che il giudice amministrativo avesse ingiustamente rifiutato di sottoporre alla Corte Costituzionale una questione sulla normativa tributaria d'emergenza. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la valutazione sulla rilevanza di una questione di costituzionalità spetta esclusivamente al giudice del processo. Di conseguenza, l'eventuale errore in questa decisione non costituisce un eccesso di giurisdizione e non può essere sindacato dalla Cassazione.
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Litisconsorzio necessario: il Fisco vince ma il processo ricomincia
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un professionista, socio al 50% di uno studio associato, contestando un maggior reddito ai fini Irpef. Il contribuente ha impugnato l'atto con successo nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, rilevando la violazione del principio del litisconsorzio necessario. Trattandosi di redditi prodotti in forma associata, la controversia non poteva essere decisa senza la partecipazione dell'altro socio dello studio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la nullità delle sentenze di merito e ha rinviato la causa al giudice di primo grado affinché venga integrato il contraddittorio con il socio escluso.
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Sospensione della vendita immobiliare: stop alla casa svenduta
Un istituto di credito avviava l'espropriazione di un immobile di proprietà di un debitore e di sua moglie. Dopo vari ribassi, il bene veniva aggiudicato a un prezzo irrisorio. Entrambi i coniugi proponevano opposizione contro il decreto di trasferimento, lamentando la mancata sospensione della vendita immobiliare per l'eccessiva sproporzione del prezzo. Il Tribunale riuniva le cause ma decideva solo su quella della moglie, dichiarandola tardiva. La Cassazione ha accolto il ricorso dei coniugi: ha rilevato l'omessa pronuncia sulla domanda del marito e ha chiarito che la sproporzione del prezzo può essere valutata solo dopo l'aggiudicazione. La sentenza è stata cassata con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
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Diritto di prelazione: quando contestare la vendita all’asta
Un'affittuaria di un ramo d'azienda contesta la vendita all'asta di un immobile avvenuta all'interno di un concordato preventivo, lamentando la violazione del proprio diritto di prelazione. Il Tribunale dichiara il reclamo inammissibile, ritenendo che la società avrebbe dovuto impugnare la precedente ordinanza di vendita e non il decreto di trasferimento finale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'affittuaria. I giudici chiariscono che il pregiudizio al diritto di preferenza si realizza solo con il trasferimento effettivo del bene al terzo. Di conseguenza, il reclamo contro il decreto di trasferimento è pienamente ammissibile e il Tribunale dovrà ora valutare l'effettiva esistenza e validità della prelazione.
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Responsabilità professionale: agronomo salvo, paga la cliente
Una coltivatrice ha fatto causa al proprio agronomo chiedendo il risarcimento dei danni per la perdita di finanziamenti pubblici, attribuita a errori del professionista. L'agronomo ha risposto chiedendo il pagamento del proprio compenso. I giudici di merito hanno respinto la domanda della cliente, ritenendo che il progetto respinto riguardasse opere in cemento armato di competenza di un ingegnere e non dell'agronomo. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso della donna. I giudici hanno confermato l'assenza di responsabilità professionale in capo all'agronomo, in quanto questi non poteva firmare progetti strutturali senza commettere un abuso di professione. La cliente è stata condannata a pagare le spese di giudizio e il compenso del professionista.
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Sospensione feriale dei termini: banca perde il ricorso tardivo
Un istituto di credito ha proposto ricorso straordinario per cassazione contro la decisione del Tribunale che rigettava il reclamo sul piano di riparto parziale di un fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine di sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento. La Corte ha chiarito che a questo tipo di impugnazione non si applica la sospensione feriale dei termini, in quanto l'articolo 36-bis della legge fallimentare esclude espressamente tale beneficio per i procedimenti fallimentari, compresa la fase di legittimità. Di conseguenza, la banca ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese giudiziarie e al raddoppio del contributo unificato.
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Prescrizione del reato: no alle decisioni senza difesa
La Corte d'Appello aveva dichiarato estinto per prescrizione del reato l'illecito contestato all'Imputato tramite una procedura rapida in camera di consiglio, senza avvisare l'accusato o il suo difensore. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, richiamando una fondamentale decisione della Corte Costituzionale. I giudici hanno stabilito che anche in caso di prescrizione del reato la Corte d'Appello non può decidere in segreto, ma deve garantire un'udienza pubblica. Questo permette all'imputato di rinunciare alla prescrizione per dimostrare la propria totale innocenza. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, ordinando la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per un nuovo e corretto giudizio.
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Competenza per territorio: scontro tra Milano e Brescia
Il caso nasce da un'indagine per calunnia e diffamazione che coinvolgeva un magistrato e un avvocato. Il Giudice per le indagini preliminari di Brescia ha archiviato la posizione del magistrato e ha dichiarato la propria incompetenza per la parte restante riguardante l'avvocato, restituendo gli atti a Milano. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione denunciando l'abnormità della decisione per mancata promozione di un conflitto di competenza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha stabilito che, una volta archiviata la posizione del magistrato, cessa la competenza speciale e si applica la ordinaria competenza per territorio senza che operi la conservazione della giurisdizione. Il provvedimento del giudice bresciano è dunque pienamente legittimo e non abnorme.
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Opposizione all’omologa: la sostanza vince sulla forma
Una società propone un concordato fallimentare approvato dalla maggioranza dei creditori. Una banca creditrice deposita un atto per contestare la proposta, intitolandolo erroneamente "reclamo" anziché "opposizione". Il Tribunale dichiara l'atto inammissibile perché presentato oltre i termini del reclamo ordinario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della banca. I giudici stabiliscono che il tribunale deve interpretare le domande in base alla sostanza e all'obiettivo effettivo del ricorrente, superando i formalismi del titolo. Di conseguenza, l'atto della banca andava qualificato come opposizione all'omologa, presentata tempestivamente. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Vendita competitiva fallimentare: vince la gara ma perde il ricorso
Una società proponeva un'offerta irrevocabile per l'acquisto di un ramo d'azienda di un fallimento. Il curatore avviava una vendita competitiva fallimentare, ma successivamente prorogava il termine per presentare offerte migliorative. La società impugnava la proroga, ma nel frattempo partecipava alla gara e si aggiudicava l'azienda. Ciononostante, ricorreva in Cassazione contro la decisione del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile il suo reclamo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La proroga dei termini è un provvedimento puramente ordinatorio e organizzativo, privo dei caratteri di decisorietà e definitività sui diritti soggettivi dell'offerente. Di conseguenza, non è impugnabile con ricorso straordinario.
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Insinuazione tardiva al passivo: chi tarda perde il riparto
Una società finanziaria ha presentato una domanda di insinuazione tardiva al passivo per far valere un proprio credito in una procedura fallimentare. Nel frattempo, il curatore ha predisposto un piano di riparto parziale per pagare i creditori già ammessi. La società ha chiesto di bloccare il pagamento o di accantonare la propria quota, ma i giudici hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato che chi presenta una insinuazione tardiva al passivo si assume il rischio del ritardo. Pertanto, non ha diritto a bloccare i pagamenti né a ottenere accantonamenti preventivi, poiché l'elenco dei casi in cui è possibile accantonare le somme è tassativo e non include i crediti tardivi non ancora verificati. La società ricorrente ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Ricorso straordinario al Capo dello Stato: transazione inutile
I proprietari di un immobile avviano lavori di ristrutturazione del sottotetto tramite DIA. I vicini confinanti, ritenendosi danneggiati, avviano una causa civile e un ricorso straordinario al Capo dello Stato. Successivamente, le parti firmano una transazione con cui i vicini rinunciano a ogni azione e al ricorso. Nonostante la rinuncia, il procedimento amministrativo prosegue e viene emanato un decreto presidenziale che annulla la DIA, recependo un parere favorevole del Consiglio di Stato emesso prima della rinuncia. Gli eredi dei proprietari impugnano il decreto in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso: l'impugnazione del ricorso straordinario al Capo dello Stato dinanzi alla Cassazione è ammessa solo per motivi di giurisdizione. La questione della rinuncia non rientra tra questi motivi e, una volta emesso il parere, il potere consultivo si era ormai consumato.
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Agevolazioni fiscali ASD: lo sport finto costa caro
L'Agenzia delle Entrate ha revocato le agevolazioni fiscali ASD a un'associazione sportiva dilettantistica, rideterminando le imposte Ires, Irap e Iva. I controlli hanno rivelato che l'ente svolgeva in realtà un'attività commerciale di servizi a pagamento, priva di reale partecipazione a competizioni sportive e con gravi irregolarità nella tenuta delle scritture contabili e nel registro dei soci. L'associazione ha impugnato la decisione lamentando una motivazione apparente dei giudici di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del recupero fiscale. I giudici hanno chiarito che la motivazione della sentenza d'appello era logica e dettagliata nel dimostrare la natura commerciale dell'ente. L'associazione perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Abuso del processo: da un credito di 175mila euro alla multa
Gli Eredi del Creditore hanno avviato un'esecuzione forzata contro il Debitore per oltre 175.000 euro. L'Erede del Debitore si è opposto, dimostrando pagamenti parziali e un controcredito. I giudici di merito hanno ridotto il debito a soli 6.778,92 euro. Gli Eredi del Creditore hanno quindi proposto ricorso per Cassazione e, dopo il rigetto, hanno richiesto la revocazione per errore di fatto, sostenendo una doppia detrazione dei calcoli. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: la questione era già stata ampiamente discussa e non si trattava di una svista percettiva. Rilevando un evidente abuso del processo per l'uso pretestuoso del mezzo di impugnazione, la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria di 5.000 euro.
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La prescrizione batte la particolare tenuità del fatto
Il G.i.p. aveva disposto l'archiviazione per particolare tenuità del fatto per violazioni antisismiche commesse da un Costruttore, ritenendo tali reati permanenti. Il Costruttore ha impugnato il provvedimento, chiedendo invece l'archiviazione per prescrizione, poiché i lavori erano ultimati dal 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'estinzione del reato per prescrizione è più favorevole rispetto alla particolare tenuità del fatto, in quanto quest'ultima viene iscritta nel casellario giudiziale e non cancella l'illecito. Poiché la permanenza dei reati antisismici cessa con l'ultimazione delle opere, il termine di prescrizione era ampiamente decorso. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza e disposto l'archiviazione per prescrizione.
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Decreto di espulsione: la traduzione in inglese è valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per essere rientrato illegalmente in Italia. Il ricorrente contestava la regolarità della notifica, ma la Corte ha stabilito che il decreto di espulsione è valido se tradotto in lingua inglese, considerata lingua veicolare idonea a garantire la comprensione dell'atto. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'improcedibilità per superamento dei termini di durata del processo non si applica ai reati commessi prima del 2020. Di conseguenza, il cittadino straniero perde definitivamente il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Principio di non dispersione della prova: vittoria per la Banca
Il Fallimento di un'azienda ha avviato un'azione di revocatoria fallimentare contro la Banca per recuperare oltre due milioni di euro. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma in appello la Banca ha contestato la decisione. La Corte d'Appello ha rigettato l'impugnazione ritenendo di non poter valutare i documenti del primo grado perché il Fallimento non aveva depositato il proprio fascicolo cartaceo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Banca, stabilendo che si applica il Principio di non dispersione della prova. Secondo questo principio, i documenti ritualmente prodotti nel primo grado di giudizio entrano stabilmente nel processo e il giudice d'appello ha il dovere di esaminarli se richiamati dalle parti, anche se non materialmente ridepositati. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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