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Art. 111 Codice di Procedura Civile

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727 provvedimenti

Interesse ad agire: quando il socio può impugnare?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una società controllante che aveva impugnato il bilancio della società controllata. La decisione si fonda sulla carenza di un interesse ad agire concreto e attuale, poiché l'eventuale annullamento del bilancio non avrebbe prodotto un'utilità diretta e immediata per il ricorrente, ma avrebbe richiesto ulteriori e diverse azioni legali per ottenere un risarcimento o la distribuzione di maggiori utili.
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Successore a titolo particolare: intervento in appello
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato alla pubblica udienza un complesso caso immobiliare. La questione centrale riguarda la figura del successore a titolo particolare, ovvero chi acquista un bene durante una causa. Il caso analizza se tale soggetto possa intervenire autonomamente in appello per far valere i propri diritti, come l'eccezione di usucapione, o se la sua posizione sia vincolata a quella del suo dante causa. L'ordinanza sottolinea la rilevanza nomofilattica della questione, data l'intersezione tra le norme processuali sull'intervento (art. 344 c.p.c.), la successione nel processo (art. 111 c.p.c.) e le norme sulla trascrizione degli atti (art. 2653 c.c.).
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CTU nel processo: obbligo del giudice di considerarla
In una causa bancaria per anatocismo e oneri illegittimi, la Corte d'Appello aveva riformato la sentenza di primo grado, emettendo una pronuncia generica per l'impossibilità di quantificare il dovuto a causa della presunta assenza della CTU. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata acquisizione di un atto ritualmente depositato, come la CTU telematica, costituisce un vizio di motivazione. Il giudice ha il dovere di considerare tutte le prove disponibili nel fascicolo, e la sua omissione porta alla cassazione con rinvio per una nuova valutazione.
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Ricognizione di debito: inammissibile il ricorso
Un debitore impugna una sentenza d'appello basata su una ricognizione di debito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per la mancata esposizione sommaria dei fatti, un requisito formale essenziale. La Corte ribadisce che la ricognizione di debito inverte l'onere della prova, dispensando il creditore dal dimostrare il rapporto sottostante.
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Successione diritto controverso: la guida completa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31569/2025, ha chiarito un punto cruciale in tema di successione diritto controverso. Nel caso di una causa per violazione delle distanze legali, se l'immobile viene venduto a terzi, la sentenza è opponibile ai nuovi acquirenti se questi vengono chiamati in giudizio, anche in appello. La chiamata in causa li rende parti del processo, superando la mancata trascrizione della domanda giudiziale iniziale. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inopponibile la condanna ai nuovi proprietari.
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Prova trasferimento credito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti per la prova trasferimento credito in casi di scissione societaria. Un debitore aveva contestato la pretesa del nuovo creditore, lamentando la mancanza di una specifica prova scritta. La Corte ha stabilito che, sebbene la scissione richieda prove documentali, l'inclusione di un singolo credito può essere dimostrata tramite presunzioni, come dichiarazioni della società scissa e pubblicazioni ufficiali, purché sia garantita la certezza del debitore. Il ricorso del debitore è stato quindi respinto.
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Interruzione processo: quando decorre il termine?
Due società avevano citato in giudizio un istituto di credito, il quale è stato poi posto in liquidazione coatta amministrativa. Le società hanno richiesto l'estinzione del giudizio sostenendo che l'interruzione del processo, causata dalla liquidazione, non era stata seguita da una tempestiva riassunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che, sebbene l'evento interruttivo sia automatico, il termine per la riassunzione decorre solo dalla data in cui il giudice emette un provvedimento formale di interruzione e lo comunica alle parti. In assenza di tale provvedimento, il termine non inizia a decorrere e il processo non può essere dichiarato estinto.
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Fallimento e opposizione: la Cassazione chiarisce
Una società ha proposto opposizione a un decreto ingiuntivo ma è stata dichiarata fallita nel corso del giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'opposizione diventa improcedibile. Qualsiasi pretesa creditoria, dopo la dichiarazione di fallimento, deve essere fatta valere esclusivamente tramite l'ammissione allo stato passivo. La Corte ha inoltre chiarito che la nullità iniziale della notifica dell'opposizione è stata sanata dalla costituzione in giudizio del creditore. Il punto focale è il rapporto tra fallimento e opposizione a decreto ingiuntivo.
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Produzione documentale tardiva: i limiti per il terzo
Un istituto di credito interviene in un'azione revocatoria, ma la sua domanda viene respinta perché la prova del credito è viziata da produzione documentale tardiva. La Cassazione conferma che l'interveniente accetta la causa nello stato in cui si trova, comprese le preclusioni istruttorie già maturate.
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Legittimazione passiva: Causa errata, sentenza inutile
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo ex datore di lavoro per ottenere il riconoscimento di un diritto retributivo da far valere nei confronti dell'attuale amministrazione presso cui era stato trasferito. La Corte di Cassazione ha dichiarato la domanda inammissibile per difetto di legittimazione passiva, poiché l'azione legale era stata intentata contro il soggetto sbagliato, rendendo la potenziale sentenza priva di effetti giuridici.
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Spese legali reclamo fallimentare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27525/2024, ha chiarito un importante principio in materia di spese legali reclamo fallimentare. Se la Corte d'Appello accoglie il reclamo contro il rigetto di un'istanza di fallimento, non può condannare la società debitrice al pagamento delle spese legali. Il suo provvedimento ha natura interinale e deve limitarsi a rimettere gli atti al Tribunale per la declaratoria di fallimento, all'interno della quale verranno poi gestite tutte le spese.
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Frazionamento del credito: no a nuove cause per danni
Un lavoratore aveva avviato una causa per danni non patrimoniali da demansionamento, che è stata rigettata. Successivamente, ha intentato una nuova causa per i danni patrimoniali derivanti dallo stesso demansionamento. La Corte di Cassazione ha rigettato anche questa seconda domanda, riaffermando il divieto di frazionamento del credito. Secondo la Corte, tutte le pretese risarcitorie nascenti da un unico fatto illecito devono essere presentate in un unico giudizio, poiché il giudicato sulla prima causa copre sia le domande proposte sia quelle che si sarebbero potute proporre.
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Assegno ad personam: calcolo e riassorbimento dinamico
Un dipendente, assunto per scorrimento di graduatoria, ha ottenuto il riconoscimento di un assegno ad personam per equiparare il suo stipendio a quello dei vincitori di un concorso. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che il calcolo del riassorbimento di tale assegno non è fisso al momento dell'assunzione, ma deve tenere conto degli sviluppi economici successivi delle posizioni di riferimento, garantendo un'equiparazione dinamica.
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Revoca decreto ingiuntivo: la decisione d’appello
La Corte di Cassazione chiarisce che la revoca di un decreto ingiuntivo in primo grado, motivata da ragioni procedurali come il mancato deposito di documenti da parte del creditore, non impedisce alla Corte d'Appello di riesaminare il merito della causa. Se l'appello del creditore viene accolto, l'opposizione del debitore viene respinta e la condanna al pagamento confermata. La Cassazione ha respinto i ricorsi dei garanti, confermando la loro condanna e stabilendo che il principio della soccombenza regola le spese legali, indipendentemente dall'esito del primo grado. La decisione sulla revoca decreto ingiuntivo in primo grado non è quindi definitiva se appellata.
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Litisconsorzio necessario tributario: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i contorni del litisconsorzio necessario tributario nei contenziosi che coinvolgono società di persone e i loro soci. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la trattazione simultanea di ricorsi separati da parte dello stesso collegio soddisfa il requisito del processo unitario, respingendo il motivo di nullità. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il ricorso sulla deducibilità dei costi perché non centrato sulla reale motivazione della sentenza impugnata, che verteva sull'inesistenza delle operazioni fatturate.
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Notifica riassunzione fallimento: a chi notificare?
Un acquirente riassume un processo d'appello dopo il fallimento della società produttrice. Effettua la notifica riassunzione fallimento ai difensori originari anziché al curatore. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che l'atto andava notificato al nuovo organo della procedura concorsuale, pena l'estinzione del giudizio.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale di un istituto di credito sia quello incidentale di una società sua correntista. La controversia riguardava la ripetizione di addebiti su un conto corrente. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti o la valutazione delle prove, come la perizia contabile, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. Poiché entrambi i ricorsi miravano a ottenere un nuovo giudizio sul merito della causa, sono stati respinti, confermando la decisione della Corte d'Appello. Questo caso evidenzia come un ricorso inammissibile nasca dal tentativo di superare i limiti procedurali del giudizio di legittimità.
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Interessi moratori sanità: sì a D.Lgs. 231/2002
Una Azienda Sanitaria Locale ha contestato un ordine di pagamento per interessi di mora su fatture per prestazioni sanitarie, sostenendo di non essere il debitore corretto e l'inapplicabilità delle norme sulle transazioni commerciali (D.Lgs. 231/2002). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la titolarità del debito è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. Soprattutto, ha stabilito che la disciplina sugli interessi moratori si applica ai contratti sanitari con la pubblica amministrazione, rendendo gli interessi dovuti automaticamente in caso di ritardo, senza necessità di formale sollecito.
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Leasing traslativo: la Cassazione sulla penale
In un caso di risoluzione di un contratto di leasing traslativo per un'imbarcazione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'utilizzatore. La Corte ha confermato che la clausola penale, che prevede il pagamento dei canoni scaduti, di quelli a scadere e del prezzo di riscatto, non è nulla. Essa deve essere valutata dal giudice per verificarne l'eventuale eccessività. Il calcolo del danno deve mirare a ripristinare la posizione finanziaria del concedente, sottraendo dal totale dovuto il valore ricavato dalla vendita del bene, confermando così un principio di pieno ristoro del creditore.
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Ricorso ex art. 348-bis: quando è inammissibile
Una società ha impugnato in Cassazione un'ordinanza di inammissibilità emessa dalla Corte d'Appello ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il **ricorso ex art. 348-bis** può essere proposto solo per vizi procedurali propri dell'ordinanza stessa e non per contestare il merito della decisione di primo grado. Inoltre, l'impugnazione avrebbe dovuto essere rivolta contro la sentenza di primo grado, non contro l'ordinanza d'appello.
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