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Art. 111-bis, l. fall.

44 provvedimenti

Indennizzo negato, compensazione d’ufficio: la Cassazione fa chiarezza sull’eccezione di compensazione nel fallimento
Una società, L'Azienda, ha chiesto un equo indennizzo al Curatore Fallimentare per il recesso anticipato da un contratto di locazione commerciale. Il Tribunale ha riconosciuto l'indennizzo ma lo ha compensato con canoni non pagati, anche se il Curatore non aveva mai sollevato formalmente l'eccezione di compensazione nel fallimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di compensazione è un'eccezione 'propria' e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Ha accolto il ricorso de L'Azienda, annullando la decisione del Tribunale e rinviando la causa per una nuova valutazione.
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IMU nel fallimento: la Cassazione conferma il primato sulle ipoteche
La Corte di Cassazione ha chiarito la posizione dell'IMU nel fallimento. Una Banca, creditore ipotecario, contestava la decisione di un Tribunale che aveva accantonato parte del ricavato dalla vendita di un immobile ipotecato per coprire l'IMU maturata dopo la dichiarazione di fallimento. La Banca sosteneva che il suo credito ipotecario dovesse prevalere. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della Banca. Ha stabilito che l'IMU successiva al fallimento è una spesa specifica per la conservazione e liquidazione del bene. Questa spesa rientra tra i crediti prededucibili e grava direttamente sul ricavato dell'immobile ipotecato, riducendo l'importo destinato al creditore garantito.
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Crediti prededucibili: il privilegio non salva dal ritardo
Un Ente Previdenziale ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per contributi non versati durante l'amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda perché presentata oltre il termine di un anno dal deposito dello stato passivo, senza giustificato motivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che anche i crediti prededucibili sono soggetti ai termini di decadenza previsti dalla legge fallimentare. Per presentare una domanda ultratardiva, il creditore deve dimostrare che il ritardo è dipeso da una causa a lui non imputabile e attivarsi tempestivamente non appena l'impedimento cessa. Poiché l'Ente non ha provato l'impossibilità oggettiva di agire prima, il ricorso è stato rigettato.
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Prededuzione dei crediti: il bivio tra privilegio e chirografo
Un'impresa di trasporti ha richiesto l'ammissione al passivo di un credito di circa centodiciassettemila euro nei confronti di una grande società siderurgica in amministrazione straordinaria. L'impresa pretendeva il riconoscimento della prededuzione dei crediti per i servizi di trasporto effettuati. Il Tribunale ha invece qualificato il credito come chirografario, ritenendo che i trasporti non fossero funzionali agli impianti essenziali della società e rilevando la mancanza di prove documentali. L'impresa ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare rilevanza giuridica riguardo ai requisiti necessari per l'applicazione della prededuzione a favore delle imprese di autotrasporto, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Prededuzione dei crediti: trasporto merci o chirografo?
Un'impresa di autotrasporti ha richiesto l'ammissione al passivo di una grande società in amministrazione straordinaria per servizi di trasporto merci, pretendendo la prededuzione dei crediti. Il Tribunale ha invece qualificato il credito come chirografario, escludendo la prededuzione poiché i trasporti riguardavano prodotti finiti distribuiti alla clientela (fase post-produzione) e non il ciclo produttivo interno. L'impresa ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare rilevanza giuridica riguardo ai requisiti oggettivi e soggettivi per il riconoscimento della prededuzione dei crediti di autotrasporto, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Contratto di patrocinio: no al compenso senza prove del lavoro
Un avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per crediti legati ad attività giudiziali e stragiudiziali. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di prove sull'effettivo svolgimento delle prestazioni, nonostante un accordo a forfait. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene il contratto di patrocinio non richieda la forma scritta della procura alle liti, la semplice menzione del legale in un verbale non prova l'incarico. Inoltre, per i compensi a forfait, è necessaria la prova delle attività svolte se il contratto non prevede il pagamento per la sola disponibilità. L'avvocato perde la causa e deve pagare le spese.
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Principio di ultrattività del rito: errore del giudice e tutela
L'Aggiudicatario di un immobile acquistato da un Fallimento ha richiesto un indennizzo per il ritardo nella consegna dei locali, rimasti occupati da beni della procedura. Il Giudice Delegato ha liquidato una somma irrisoria de plano. L'Aggiudicatario ha proposto reclamo, ma il Tribunale lo ha dichiarato inammissibile, ritenendo necessaria l'insinuazione al passivo. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Aggiudicatario, applicando il principio di ultrattività del rito: se il giudice di primo grado decide con un rito, anche se errato, l'impugnazione deve seguire lo stesso rito. Di conseguenza, il reclamo era l'unico strumento utilizzabile. La Suprema Corte ha cassato il decreto, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Prededucibilità del credito professionale: l’avvocato perde
Un avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per prestazioni professionali svolte prima e durante una procedura di concordato preventivo, pretendendo la prededucibilità del credito professionale. Il Tribunale ha negato la prededuzione, ammettendo il credito solo in via privilegiata, poiché l'attività riguardava l'ordinario recupero crediti e il concordato era stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, se la procedura di concordato preventivo fallisce o non viene aperta, manca il presupposto della continuità tra le procedure. Di conseguenza, viene meno il collegamento funzionale necessario per riconoscere la prededucibilità del credito professionale del terzo che ha prestato la propria opera. L'avvocato perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Crediti prededucibili: sì anche ai trasporti di merci in uscita
Un Consorzio di autotrasporti ha chiesto il riconoscimento di crediti prededucibili per prestazioni effettuate prima dell'amministrazione straordinaria di una grande acciaieria. Il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta, limitando la prededuzione ai soli trasporti di materie prime in entrata. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consorzio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la legge di interpretazione autentica tutela tutti i trasporti che garantiscono la funzionalità complessiva degli impianti, senza distinzione tra merci in entrata o in uscita (prodotti finiti). La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Prededuzione dei crediti di autotrasporto: stop ai rigori formali
Un trasportatore ha richiesto l'ammissione al passivo di una grande acciaieria in amministrazione straordinaria per servizi di trasporto effettuati nel 2014. Il creditore pretendeva la collocazione in prededuzione del proprio credito. Il Tribunale ha respinto la richiesta, qualificando il credito come ordinario (chirografario) per mancanza di prove sul legame diretto tra il trasporto e il ciclo produttivo essenziale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del trasportatore. I giudici hanno stabilito che la prededuzione dei crediti di autotrasporto spetta per tutte le prestazioni che garantiscono la funzionalità generale degli impianti di interesse strategico nazionale, senza limitazioni restrittive alle sole fasi di produzione primaria. Inoltre, il creditore non deve ridepositare i documenti già presentati nella fase precedente, bastando un chiaro richiamo ad essi.
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Insinuazione tardiva al passivo: il ritardo costa caro
Una società creditrice, parte di un'associazione di imprese, ha presentato una domanda di insinuazione tardiva al passivo ben sette anni dopo la dichiarazione di fallimento della capogruppo mandataria. La richiesta riguardava somme incassate dalla curatela tramite l'escussione di una fideiussione. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda perché proposta oltre un anno e mezzo dopo che la creditrice era venuta a conoscenza dell'incasso. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che per l'insinuazione tardiva al passivo dei crediti sorti durante la procedura il creditore deve attivarsi tempestivamente non appena cessa l'impedimento. La Suprema Corte ha inoltre condannato la ricorrente per lite temeraria a causa dell'infondatezza del ricorso.
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Prededucibilità crediti autotrasporto: sì ai pagamenti prioritari
L'Impresa di Autotrasporti ha richiesto l'ammissione al passivo della Grande Azienda Siderurgica in amministrazione straordinaria per un credito di oltre 700.000 euro, invocando la prededucibilità crediti autotrasporto. Il Tribunale aveva negato tale priorità, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti non fosse essenziale per la continuità degli impianti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la prededuzione spetta anche per il trasporto dei prodotti finiti, poiché tale attività completa il ciclo produttivo aziendale. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova decisione.
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Rendiconto concorsuale: poteri di contestazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la curatela fallimentare è pienamente legittimata a contestare il rendiconto concorsuale presentato dai precedenti commissari liquidatori, anche qualora sia stato precedentemente avviato un giudizio ordinario di rendiconto. La decisione chiarisce che l'approvazione del conto da parte dell'Autorità di Vigilanza non preclude il sindacato del giudice ordinario, poiché il controllo giudiziale è volto a verificare la diligenza professionale e la correttezza dell'operato gestorio rispetto ai precetti legali.
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Prededucibilità IMU fallimentare: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato che l'IMU maturata dopo la dichiarazione di fallimento costituisce un debito prededucibile. Tale imposta è considerata una spesa necessaria per la gestione e la liquidazione dell'immobile, prevalendo quindi anche sui crediti garantiti da ipoteca. La decisione ribadisce la natura di uscita specifica del tributo, consolidando l'orientamento sulla prededucibilità IMU fallimentare nel riparto dell'attivo, respingendo le contestazioni di un istituto di credito che rivendicava la priorità del proprio credito ipotecario.
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Insinuazione tardiva: termini e regole in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata da un gruppo di investitori contro una banca in liquidazione coatta amministrativa. Il ricorso è stato respinto poiché la domanda è stata depositata oltre il termine di sei mesi previsto dalla riforma del 2015, senza che i ricorrenti fornissero prova di una causa non imputabile per il ritardo. La sentenza chiarisce che anche i crediti accertati con sentenza definitiva devono sottostare alle rigide tempistiche del concorso formale per essere ammessi al passivo della procedura.
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Insinuazione tardiva: termini e regole in banca LCA
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata da un gruppo di investitori contro un istituto bancario in liquidazione coatta amministrativa. Nonostante i ricorrenti avessero ottenuto una sentenza definitiva di risoluzione contrattuale e condanna alla restituzione di somme, la domanda è stata depositata oltre il termine di sei mesi previsto dal D.Lgs. 181/2015. La Corte ha ribadito che l'esistenza di un titolo giudiziale non esonera dal rispetto delle procedure di accertamento del passivo e che il ritardo di oltre un anno dal passaggio in giudicato della sentenza, senza prova di causa non imputabile, rende l'istanza ultratardiva e inammissibile.
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Insinuazione tardiva: termini e scadenze legali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata oltre i termini previsti dalla riforma del 2015 per le liquidazioni coatte amministrative bancarie. I creditori, pur vantando un titolo accertato con sentenza definitiva, hanno atteso oltre un anno dal passaggio in giudicato prima di richiedere l'ammissione al passivo. La Corte ha stabilito che il termine di sei mesi introdotto dal D.Lgs. 181/2015 è perentorio e che l'onere di provare la non imputabilità del ritardo spetta interamente al creditore, il quale deve dimostrare di essersi attivato con estrema tempestività una volta rimosso l'eventuale impedimento.
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Prededuzione crediti e PMI: la prova è essenziale
Una società di trasporti si è vista negare la prededuzione dei crediti verso una grande azienda in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il creditore ha l'onere di provare tutti i requisiti di legge, incluso il proprio status di Piccola o Media Impresa (PMI). La mancata dimostrazione di questo requisito soggettivo è stata decisiva per il rigetto della richiesta di pagamento prioritario.
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Crediti prededucibili: estensione per autotrasporto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13375/2023, ha accolto il ricorso di una società di autotrasporti, stabilendo un principio fondamentale sui crediti prededucibili. La Corte ha chiarito che, per le imprese in amministrazione straordinaria di interesse strategico nazionale, la prededucibilità dei crediti delle società di trasporto non si limita alle sole attività essenziali, ma si estende a tutte quelle prestazioni che garantiscono la funzionalità complessiva degli impianti produttivi, inclusi i trasporti di prodotti finiti.
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Termine impugnazione decreto: la comunicazione è decisiva
Una società acquista un credito IVA in un'asta fallimentare ma si rifiuta di pagare, sostenendone l'inesistenza. La Corte di Cassazione, pur ritenendo tempestivo il ricorso, lo dichiara inammissibile nel merito. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul termine impugnazione: per i decreti decisori in ambito fallimentare, esso decorre solo dalla comunicazione formale della cancelleria e non dalla semplice lettura in udienza. Nel merito, si chiarisce che le contestazioni sull'esistenza del credito vanno sollevate nel procedimento di verifica del passivo, non con un reclamo avverso l'ordine di pagamento.
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