LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 110 TULPS

Pagina 2 di 2

36 provvedimenti

Giochi a distanza: sanzioni totem in Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema delle sanzioni amministrative legate ai giochi a distanza tramite apparecchi 'totem'. Una titolare di un bar era stata sanzionata con 20.000 euro per aver messo a disposizione un terminale connesso a siti di gioco non autorizzati. La controversia riguarda l'applicazione della sanzione fissa prevista dalla Legge di Stabilità 2016 rispetto alla disciplina più lieve del TULPS. Data la complessità interpretativa e i dubbi di legittimità costituzionale sulla proporzionalità della sanzione, la Suprema Corte ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico.
Continua »
Peculato e giochi: limiti alla confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un amministratore di una società di gestione giochi, condannato per peculato per non aver riversato al concessionario i proventi delle giocate. La Corte ha confermato la qualificazione giuridica del fatto, ribadendo che il gestore di apparecchi da gioco riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla quantificazione della confisca per equivalente e all'aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità. I giudici di legittimità hanno rilevato la necessità di scomputare dal profitto confiscabile le somme già restituite tramite piani di rientro, poiché la misura ablativa non può eccedere il vantaggio economico effettivamente conseguito dal reo.
Continua »
Sanzione amministrativa TULPS: riduzione della multa
Il Tribunale ha esaminato il ricorso di un esercente contro una sanzione amministrativa TULPS di 17.500 euro, irrogata per aver consentito scommesse senza la licenza prescritta dall'art. 88 TULPS. Sebbene l'illecito sia stato confermato, il giudice ha ridotto l'importo al minimo edittale di 7.500 euro, poiché l'autorità non ha motivato adeguatamente l'applicazione di una sanzione superiore al minimo per i cinque apparecchi individuati.
Continua »
Concorso morale peculato: quando non c’è reato
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per concorso morale nel peculato a carico della titolare formale di una sala giochi, gestita di fatto dal marito. La sentenza chiarisce che la mera conoscenza dell'illecito e la firma di atti per ripianare i debiti non sono sufficienti a dimostrare un'adesione psicologica al reato, in assenza di prove inequivocabili di un accordo doloso. Per il gestore di fatto, invece, sono state confermate le responsabilità per peculato e altri reati, con un rinvio per la rideterminazione della pena legata alla corruzione.
Continua »
Errore di Fatto: Inammissibile la Revocazione
Un imprenditore ha chiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto per la mancata considerazione della sua adesione a una sanatoria fiscale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore di fatto deve riguardare un elemento decisivo. La semplice domanda di adesione alla sanatoria, senza la prova del perfezionamento della procedura e dei pagamenti, non è un fatto decisivo per l'esito del giudizio.
Continua »
Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria a causa di una motivazione apparente. Il giudice di secondo grado aveva ridotto un accertamento fiscale a carico di una società di gaming, senza però specificare i criteri logici e contabili usati per il ricalcolo. Questa omissione viola il 'minimo costituzionale' della motivazione, rendendo la decisione incomprensibile e quindi nulla.
Continua »
Peculato gestore lotto: la Cassazione conferma la colpa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un titolare di una ricevitoria del lotto, confermando la sua condanna per il reato di peculato per essersi appropriato di oltre 64.000 euro di incassi. La sentenza ribadisce che il gestore agisce come incaricato di pubblico servizio e il denaro raccolto è di proprietà pubblica sin dalla riscossione, escludendo che si tratti di un mero inadempimento tributario. È stato inoltre negato il riconoscimento di attenuanti speciali data la gravità del danno.
Continua »
Responsabilità pubblica per certificazioni errate
Una società operante nel settore del gioco ha citato in giudizio un'agenzia governativa per i danni subiti a causa dell'acquisto di apparecchi da gioco risultati non conformi, nonostante le certificazioni. I tribunali di merito avevano dato ragione alla società, ma la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità pubblica dell'agenzia per l'operato degli enti certificatori, ma ha ritenuto che la Corte d'Appello non avesse adeguatamente motivato il nesso di causalità tra la condotta dell'agenzia e la decisione della società di dismettere gli apparecchi. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Licenza scommesse e diritto UE: la Cassazione attende
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria sospendendo un procedimento relativo a una sanzione amministrativa per esercizio di attività di scommesse senza la prescritta licenza di pubblica sicurezza. La decisione è stata presa in attesa che la Corte di Giustizia dell'Unione Europea si pronunci su una questione pregiudiziale simile, sollevata dalla giustizia amministrativa siciliana, riguardante la compatibilità della normativa nazionale sulla licenza scommesse con i principi europei di libertà di stabilimento e prestazione di servizi.
Continua »
Licenza scommesse: quando è obbligatoria per VLT?
Una società che gestiva un centro scommesse è stata multata per aver installato apparecchi da intrattenimento (VLT) senza la specifica licenza scommesse richiesta dall'art. 88 TULPS. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che l'onere di dimostrare un'eventuale esclusione discriminatoria dalle gare pubbliche, che potrebbe giustificare la mancanza della licenza, spetta all'operatore. La Corte ha inoltre stabilito che il principio della retroattività della sanzione più favorevole non si applica a questa tipologia di illecito amministrativo.
Continua »
Peculato gestore slot: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23612/2024, conferma la condanna per peculato a carico dei gestori di una società di raccolta giochi per l'omesso versamento del Prelievo Erariale Unico (PREU). La Corte chiarisce che il reato si configura nel momento stesso della riscossione delle somme, che appartengono alla pubblica amministrazione, e non quando il concessionario ne chiede formalmente la restituzione. Viene inoltre accolto parzialmente il ricorso di un'imputata, riducendo la pena per violazione del divieto di peggioramento della condanna in appello (reformatio in peius).
Continua »
Rinnovazione notifica ricorso: la Cassazione ordina
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui l'Amministrazione Finanziaria aveva notificato in modo errato un ricorso a una contribuente. Le notifiche, tentate sia a un procuratore sbagliato che direttamente alla parte, sono state dichiarate nulle. Invece di dichiarare inammissibile il ricorso, la Corte ha ordinato la rinnovazione notifica ricorso, concedendo all'ente 60 giorni per sanare il vizio procedurale, sottolineando l'importanza di notificare gli atti al procuratore domiciliatario corretto.
Continua »
Accertamento presuntivo: quando è legittimo?
Una società del settore gaming ha contestato un accertamento presuntivo basato su dati dei concessionari e contabilità incompleta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo legittimo l'operato dell'Agenzia delle Entrate. La sentenza chiarisce che in presenza di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, l'onere di fornire la prova contraria spetta al contribuente, che in questo caso non è riuscito a dimostrare una diversa ripartizione dei ricavi rispetto a quella presunta dall'ufficio.
Continua »
Incaricato di pubblico servizio: il caso del casinò
La Cassazione ha stabilito che l'attività di una casa da gioco municipale è un pubblico servizio. Di conseguenza, un suo dipendente con mansioni di controllo, come il cartaio, riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio e può rispondere del reato di corruzione. La sentenza annulla la decisione del Tribunale del riesame che aveva escluso tale qualifica.
Continua »
Incaricato di pubblico servizio: il ruolo del casinò
La Corte di Cassazione ha stabilito che la gestione di un casinò costituisce un servizio pubblico. Di conseguenza, un dipendente con mansioni di controllo, come il 'cartaio' addetto alla preparazione delle carte da gioco, riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Questa sentenza, scaturita da un caso di truffa aggravata e corruzione, ribalta la decisione di un tribunale del riesame, riaprendo la possibilità di contestare reati come il peculato e la corruzione ai dipendenti delle case da gioco che agiscono contro i loro doveri.
Continua »
Incaricato di pubblico servizio: anche il cartaio del Casinò
La Corte di Cassazione ha stabilito che un cartaio di casinò riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. La sentenza annulla una precedente ordinanza che aveva escluso il reato di corruzione, sostenendo la natura privata dell'attività del casinò. Secondo la Suprema Corte, la gestione del gioco d'azzardo rientra in un monopolio statale e costituisce un servizio pubblico. Le mansioni del cartaio, implicando controllo e certificazione degli strumenti di gioco, non sono meramente esecutive e rientrano in tale qualifica, rendendo configurabile il delitto di corruzione.
Continua »