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Art. 110 Codice Penale — Sezione Sezioni Unite Civile

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79 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Eccesso di potere giurisdizionale: il vizio di rito non basta
La seconda classificata in una gara d'appalto ha contestato l'aggiudicazione a un raggruppamento concorrente. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso basandosi su una verificazione tecnica svolta senza preavviso alle parti, ritenendo però sanata la violazione del contraddittorio poiché le parti avevano comunque presentato osservazioni scritte. L'impresa aggiudicataria e la stazione appaltante hanno proposto ricorso in Cassazione denunciando un eccesso di potere giurisdizionale per stravolgimento delle regole processuali. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibili i ricorsi. La Corte ha chiarito che gli errori di procedura e la violazione del contraddittorio non costituiscono un eccesso di potere giurisdizionale, in quanto non superano i limiti esterni della giurisdizione del giudice speciale, ma riguardano solo la legittimità interna della decisione.
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Eccesso di potere giurisdizionale: stop al canone del Comune
Un concessionario della riscossione e un Comune hanno impugnato la sentenza del Consiglio di Stato che annullava il canone per l'uso del sottosuolo stradale da parte di una società di distribuzione del gas. I ricorrenti lamentavano un eccesso di potere giurisdizionale, sostenendo che il giudice amministrativo avesse deciso oltre le richieste delle parti (ultra petita). Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi. La Corte ha chiarito che l'eventuale errore di procedura del Consiglio di Stato non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale, ma rientra nei limiti interni della sua giurisdizione. Di conseguenza, la Cassazione non può sindacare l'interpretazione delle norme operata dal giudice speciale. Vince la società di distribuzione, con condanna dei ricorrenti alle spese.
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Prescrizione del risarcimento danni: il tempo batte i ritardi PA
Una società di trasporti ha richiesto il risarcimento dei danni causati dal ritardo della Pubblica Amministrazione nell'erogazione di contributi pubblici. Il giudice amministrativo ha rigettato la domanda, ritenendo che il diritto fosse ormai estinto per prescrizione del risarcimento danni, calcolando la decorrenza del termine quinquennale dall'entrata in vigore della legge abrogativa dei contributi. La società ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale nell'interpretazione delle norme sulla prescrizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'interpretazione delle norme sulla prescrizione rientra nella normale attività del giudice e non costituisce un superamento dei limiti esterni della giurisdizione, precludendo così il sindacato di legittimità della Cassazione sulle decisioni del Consiglio di Stato.
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Comunicazione di avvio del procedimento: stop al passo carrabile
Una cittadina ha ottenuto dal Comune la concessione per un passo carrabile su una strada contesa. Il Condominio vicino ha impugnato il provvedimento perché non aveva ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento. Il Consiglio di Stato ha annullato la concessione per questo vizio istruttorio. La cittadina si è rivolta alla Corte di Cassazione, sostenendo che il giudice amministrativo avesse invaso il campo del giudice ordinario decidendo sulla natura della strada. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il Consiglio di Stato non ha deciso sulla proprietà della strada, ma ha solo confermato l'obbligo di informare i vicini, facilmente individuabili e danneggiati dall'opera. La richiedente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Giudizio di ottemperanza: quando la rinuncia ferma la Cassazione
Un Ente Creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Amministrazione Regionale per il pagamento di somme e interessi. Davanti al giudice amministrativo, l'Ente ha avviato un giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione del titolo. Durante la procedura, l'Ente ha rinunciato parzialmente agli interessi a condizione che il pagamento avvenisse entro venti giorni. L'Amministrazione ha pagato il capitale nei termini e il Commissario ad acta ha escluso gli interessi. L'Ente ha impugnato la decisione lamentando un eccesso di potere del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che interpretare una rinuncia sopravvenuta rientra nei limiti interni della giurisdizione del giudice dell'ottemperanza e non è sindacabile in Cassazione.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo spegne la lite
Un consorzio di tutela ha negato la proroga delle quote latte a una società agricola. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Prima della decisione dei giudici, le parti hanno firmato un accordo transattivo per risolvere amichevolmente ogni pendenza. I difensori hanno quindi chiesto congiuntamente la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per il sopravvenuto accordo. Questa decisione ha privato di efficacia le sentenze precedenti non ancora definitive. Le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Fondo salva opere: spetta al giudice civile decidere sulla revoca
Un'impresa subappaltatrice viene ammessa al Fondo salva opere per recuperare i crediti vantati verso un appaltatore principale in concordato preventivo. Successivamente, l'appaltatore assegna all'impresa azioni e strumenti finanziari in esecuzione del concordato. Il Ministero delle Infrastrutture, ritenendo il credito interamente soddisfatto, esclude l'impresa dal Fondo salva opere e chiede la restituzione degli acconti erogati. L'impresa impugna il provvedimento, ma le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Trattandosi di un beneficio riconosciuto direttamente dalla legge, l'amministrazione deve solo verificare i requisiti oggettivi senza alcuna valutazione discrezionale. La posizione dell'impresa è di diritto soggettivo, determinando il rigetto del ricorso e la competenza del tribunale civile.
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Rinvio pregiudiziale UE: i limiti della giurisdizione
Un'azienda di prodotti energetici ha impugnato la sospensione della propria licenza di deposito fiscale disposta dall'Agenzia delle Dogane. Il Consiglio di Stato ha respinto parzialmente l'appello e ha disposto il rinvio pregiudiziale UE alla Corte di Giustizia per valutare la compatibilità della norma interna con il diritto europeo, dichiarando inefficace la tutela cautelare precedentemente concessa. L'azienda ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando il superamento dei limiti di giurisdizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il rinvio pregiudiziale UE non spoglia il giudice nazionale della sua giurisdizione, ma rappresenta uno strumento di cooperazione complementare. Eventuali errori nell'applicazione delle norme o nella gestione delle misure cautelari costituiscono semplici vizi interni della decisione, non sindacabili in Cassazione per motivi di giurisdizione.
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Incentivi Revocati: la Giurisdizione sulla Restituzione è Civile
Un'azienda, dopo aver subito la revoca definitiva degli incentivi per la produzione di energia, è stata citata in giudizio dal Gestore Energetico per la restituzione delle somme già percepite. La causa è stata avviata davanti al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha però chiarito la questione sulla giurisdizione restituzione incentivi. Una volta che il provvedimento amministrativo di revoca è diventato inoppugnabile, il potere pubblico si è esaurito. La successiva richiesta di rimborso non è più una questione di diritto pubblico, ma una semplice azione di recupero di un credito basata sul codice civile. Di conseguenza, la competenza a decidere spetta al giudice ordinario (civile) e non a quello amministrativo.
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Fondi Pubblici: esclusione non discrezionale e riparto di giurisdizione
Un'azienda subappaltatrice, esclusa dal 'Fondo Salva Opere' perché il suo credito era stato soddisfatto con strumenti finanziari, contesta la decisione. Sostiene che il Ministero abbia esercitato un potere discrezionale, rendendo competente il giudice amministrativo. La Cassazione, invece, chiarisce il riparto di giurisdizione: il Ministero ha svolto una mera verifica dei requisiti di legge, un'attività vincolata senza discrezionalità. La posizione dell'azienda è quindi un diritto soggettivo, la cui tutela spetta al giudice ordinario. L'azienda perde il ricorso sulla giurisdizione.
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Offerta anomala: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un'impresa esclusa da una gara d'appalto per offerta anomala. Il contenzioso nasceva dalla sottostima dei costi della manodopera in un servizio di ristorazione ospedaliera. L'impresa lamentava un eccesso di potere giurisdizionale da parte del Consiglio di Stato, sostenendo che il giudice amministrativo avesse invaso il merito riservato alla Pubblica Amministrazione e applicato retroattivamente tabelle ministeriali. La Suprema Corte ha invece chiarito che il controllo sulla congruità dell'offerta è un sindacato di legittimità e che l'interpretazione delle norme sui costi del lavoro rientra nei limiti interni della giurisdizione amministrativa.
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Eccesso di potere giurisdizionale e limiti Cassazione
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso di una società siderurgica contro una sentenza del Consiglio di Stato relativa alla bonifica di un sito industriale. La ricorrente lamentava un eccesso di potere giurisdizionale sostenendo che il giudice amministrativo avesse violato il diritto dell'Unione Europea e omesso il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia. La Suprema Corte ha ribadito che il controllo di legittimità sulle decisioni del Consiglio di Stato è limitato ai soli confini esterni della giurisdizione, escludendo che la violazione di norme europee o il mancato rinvio alla CGUE possano configurare un superamento di tali limiti.
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Giurisdizione: limiti e legittimazione ad agire
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società energetica contro una sentenza del Consiglio di Stato. La lite riguardava l'impugnazione di una delibera comunale da parte di un consigliere, il quale lamentava la mancata visione dei documenti di una fusione societaria. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulla legittimazione ad agire del consigliere attiene ai limiti interni della Giurisdizione e non può essere contestata come eccesso di potere giurisdizionale.
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Giurisdizione amministrativa: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro una decisione del Consiglio di Stato in materia di incentivi energetici. La Corte ha chiarito che il rilievo della carenza di interesse da parte del giudice speciale rientra pienamente nella giurisdizione amministrativa e non costituisce un rifiuto di giustizia sindacabile in sede di legittimità.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti al ricorso
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza del Consiglio di Stato, ribadendo che l'eccesso di potere giurisdizionale non può essere invocato per denunciare errori procedurali o di merito. Il caso riguardava la tardività di un atto di opposizione in una procedura di trasposizione dal ricorso straordinario alla sede giurisdizionale.
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Assegno di cura: limiti del sindacato giurisdizionale
Una cittadina con grave disabilità si è vista negare l'assegno di cura a causa di fondi pubblici insufficienti. Dopo il rigetto da parte del TAR e del Consiglio di Stato, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice amministrativo avesse invaso la sfera di merito della Pubblica Amministrazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il controllo del giudice amministrativo si era correttamente limitato alla legittimità della decisione, senza sostituirsi alle scelte discrezionali dell'ente pubblico in materia di allocazione di risorse limitate.
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Requisiti di onorabilità: verifica post-stipula
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di verificare la persistenza dei requisiti di onorabilità di un'azienda aggiudicataria per tutta la durata del contratto d'appalto. La sentenza chiarisce che il giudice amministrativo non eccede i propri poteri se, riscontrando l'irragionevolezza della valutazione della P.A., la obbliga a riesaminare la posizione dell'impresa, senza però sostituirsi ad essa nella decisione finale. Il caso riguardava una gara per servizi sanitari in cui, dopo l'aggiudicazione, erano emerse indagini penali a carico dei vertici dell'impresa vincitrice.
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Giudizio di ottemperanza: limiti del potere del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9378/2023, ha chiarito i confini del proprio sindacato sulle decisioni del Consiglio di Stato rese in un giudizio di ottemperanza. Il caso riguardava una controversia tra un Comune e una società per la revisione prezzi di un appalto pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune, che lamentava un eccesso di potere giurisdizionale del giudice amministrativo, stabilendo che l'interpretazione del giudicato e la valutazione del comportamento della P.A. rientrano nei limiti interni della giurisdizione, non sindacabili in sede di legittimità.
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Abuso di posizione dominante: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda multata per abuso di posizione dominante nel settore dei gelati. La Corte ha stabilito che gli errori procedurali e la presunta violazione del diritto UE da parte del Consiglio di Stato non costituiscono eccesso di potere giurisdizionale, ma errori di giudizio non sindacabili in sede di legittimità.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti e confini
Un Comune sfida una decisione del Consiglio di Stato, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale per il diniego alla gestione autonoma del servizio idrico. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che un'interpretazione della legge, anche se potenzialmente errata, non costituisce eccesso di potere. Tale vizio sussiste solo quando il giudice crea una norma nuova o nega in astratto la propria giurisdizione.
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