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Art. 110 Codice Penale — Anno 2022

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1778 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Custodia di sostanze stupefacenti e ruolo attivo in casa
La vicenda riguarda tre familiari accusati di spaccio. In particolare, una donna consentiva l'accesso alla stanza del figlio per raggiungere un complesso nascondiglio nel soffitto contenente droga, agevolando il prelievo da parte del fratello. I giudici di merito hanno ritenuto provata la piena custodia di sostanze stupefacenti in concorso con il marito assente. La Suprema Corte ha confermato la decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi degli imputati. I giudici hanno escluso la fattispecie di lieve entità a causa del rilevante quantitativo sequestrato e hanno confermato la recidiva per la pericolosità sociale emersa dai precedenti penali.
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Furto al Bar: La Prescrizione Reato di Furto Salva l’Imputato
Un imputato ha sottratto bottiglie di vino, whisky e parte di un impianto DVR da un bar. Inizialmente, il reato era stato qualificato come furto aggravato (Art. 624-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha poi stabilito che un bar non rientra nella definizione di 'privata dimora', riqualificando il fatto come semplice furto (Art. 624 c.p.). Questa riqualificazione ha comportato la Prescrizione reato di furto, poiché il tempo massimo per perseguire il reato era scaduto. La Corte ha annullato la sentenza per il reato di furto, dichiarandolo estinto, e ha rinviato il caso per la rideterminazione della pena per gli altri reati residui.
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Riparazione ingiusta detenzione: Termini perentori e richiesta tardiva
Un cittadino, assolto da un reato, ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La sua domanda è stata dichiarata inammissibile perché presentata oltre due anni dopo che la sentenza di assoluzione era diventata definitiva. Il richiedente sosteneva che il termine dovesse decorrere dall'attestazione del cancelliere sul passaggio in giudicato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il termine per la riparazione per ingiusta detenzione inizia dalla data di effettiva irrevocabilità della sentenza. L'attestazione del cancelliere ha solo valore ricognitivo. Spetta al cittadino verificare la definitività della sentenza.
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Rapina confermata: l’inammissibilità ricorso penale blocca l’appello
Due imputati, condannati per rapina aggravata (concorso di persone e violenza), hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale per entrambi, ritenendo le loro argomentazioni manifestamente infondate o prive di specificità. I giudici hanno confermato la corretta qualificazione dei fatti come rapina e la validità delle motivazioni precedenti, anche riguardo al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazioni Testimoni: Valide Anche Senza Formalità per Indagati?
Un imputato, condannato per rapina e ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava l'utilizzabilità dichiarazioni testimoni, sostenendo che le affermazioni di un testimone erano state acquisite senza le formalità previste per gli indagati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che le dichiarazioni del testimone erano pienamente utilizzabili. Questo perché il testimone non era mai stato indagato per gli stessi reati o reati collegati. Inoltre, la Corte ha ribadito che, anche se lo fosse stato, le dichiarazioni sarebbero state valide, specialmente nel contesto di un rito abbreviato.
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Furto di energia elettrica: procura generica valida per rito abbreviato
Due individui sono stati condannati per furto di energia elettrica, avendo realizzato un allaccio abusivo alla rete. Hanno impugnato la sentenza, contestando la validità del giudizio abbreviato, poiché la procura speciale conferita al difensore menzionava genericamente "riti alternativi" e non specificamente il giudizio abbreviato. Hanno anche sostenuto che una prova fotografica dimostrava l'interruttore del contatore in posizione "ON", escludendo il furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che una procura generica per "riti alternativi" è sufficiente per richiedere il giudizio abbreviato. Ha inoltre ritenuto che la prova fotografica non fosse decisiva, poiché la Corte d'Appello aveva già valutato e motivato la sua irrilevanza, considerando il funzionamento degli elettrodomestici e l'allaccio bypass.
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Ricorso in Cassazione patteggiamento: quando è davvero ammesso?
Due individui, 'I Ricorrenti', sono stati condannati per traffico di cocaina tramite patteggiamento. Hanno presentato un Ricorso in Cassazione patteggiamento, contestando la mancanza di motivazione sulla quantificazione della pena e la sua presunta erroneità. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha chiarito che, dopo le modifiche legislative del 2017, il Ricorso in Cassazione patteggiamento è ammesso solo per specifici vizi procedurali, non per questioni relative alla motivazione o all'entità della pena. Di conseguenza, i Ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Fatture per operazioni inesistenti: sequestro e concorso
Un imprenditore ha subito il sequestro preventivo per sproporzione di oltre trentaduemila euro a seguito di indagini per emissione di fatture per operazioni inesistenti per importi superiori a un milione di euro. L'indagato ha sostenuto l'impossibilità di concorrere nel reato di emissione in quanto potenziale utilizzatore delle fatture e ha giustificato il denaro contante con una delibera societaria successiva al sequestro. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che il divieto di concorso opera solo quando l'utilizzatore inserisce i documenti falsi nella propria dichiarazione dei redditi. Inoltre, la delibera societaria tardiva non giustifica la sproporzione patrimoniale rispetto ai redditi modesti dichiarati negli anni.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Cassazione Conferma Condanna per Stupefacenti
Un Lavoratore ha presentato un ricorso contro una condanna per reati di concorso e stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che le contestazioni sulla motivazione della pena fossero infondate e prive di specificità. La Corte ha confermato la condanna, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Costruzione abusiva: la particolare tenuità del fatto non scatta con la demolizione
Un Cittadino è stato condannato per aver realizzato un manufatto abusivo in un'area sottoposta a vincoli paesaggistici e sismici. La Corte d'Appello ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto, considerando la gravità e le dimensioni dell'opera. Il Cittadino ha presentato ricorso, sostenendo che la successiva demolizione del manufatto dimostrasse il suo ravvedimento e che gli illeciti fossero stati commessi con una singola azione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la demolizione post-reato non incide sulla valutazione della particolare tenuità del fatto e che la pena superiore al minimo edittale già esclude tale beneficio.
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Concorso in tentato omicidio: la vedetta condannata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dieci anni e otto mesi di reclusione per una donna accusata di concorso in tentato omicidio premeditato con aggravante mafiosa. L'imputata ha svolto il ruolo di vedetta (filatrice), segnalando con un telefono dedicato l'arrivo della vittima Designata all'interno di un rione popolare prima dell'agguato armato, poi fallito per l'inceppamento del fucile d'assalto. La Suprema Corte ha ritenuto pienamente utilizzabili e attendibili le dichiarazioni indirette rese da molteplici collaboratori di giustizia, pur non confermate dalla fonte diretta, grazie ai precisi riscontri fattuali. I giudici hanno inoltre confermato sia la premeditazione, desumibile per via logica dalla preparazione del piano, sia la piena consapevolezza del contesto di faida camorristica tra clan rivali.
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Peculato per Autore Mediato: Il Funzionario Condannato, il Vice Assolto
Un funzionario universitario, responsabile amministrativo, è stato condannato per peculato per autore mediato. Ha emesso mandati di pagamento per prestazioni lavorative fittizie, alcuni firmati personalmente, altri dal suo vice, che agiva su sue istruzioni e in buona fede. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ritenendo il funzionario il "dominus" (mente direttiva) dell'operazione fraudolenta. La Cassazione ha rigettato il ricorso del funzionario, chiarendo che la sua responsabilità per peculato non dipendeva dalla firma materiale di tutti i mandati, ma dal suo ruolo di ideatore che aveva indotto in errore il suo vice. La sentenza ha confermato la compatibilità tra la condanna del funzionario e l'assoluzione del vice.
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Custodia cautelare in carcere: confermata per frode fiscale e riciclaggio
Un amministratore di fatto, accusato di dichiarazione fraudolenta e autoriciclaggio, ha impugnato la decisione di applicare la custodia cautelare in carcere. Il ricorrente sosteneva che la pena massima prevista per i reati contestati, considerando le attenuanti e la distanza temporale dai fatti, non giustificasse tale misura. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i limiti edittali per la custodia cautelare in carcere erano rispettati e che il pericolo di reiterazione dei reati persisteva, dato il mancato pagamento integrale dei debiti tributari e la possibilità di nuove condotte illecite.
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Nessun profitto ma c’è concorso nel reato di usura
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un intermediario condannato per concorso nel reato di usura. L'imputato sosteneva di aver agito come mero tramite occasionale tra la vittima e la coppia di usurai, senza percepire compensi o profitti personali. I giudici di merito hanno invece accertato che il suo intervento materiale e consapevole risultava indispensabile per l'avvio e la parziale attuazione del prestito a tassi illeciti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale e le statuizioni civili a carico dell'intermediario, oltre a disporre il pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e condanna definitiva
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per spaccio di lieve entità in concorso tra loro. Entrambi hanno contestato la valutazione delle prove e la motivazione della sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici supremi hanno accertato che la sentenza d'appello possedeva una motivazione perfettamente lineare, logica e coerente sia sugli elementi del reato sia sulla cooperazione tra i colpevoli. Le doglianze difensive risultavano generiche e meramente ripetitive rispetto agli elementi già vagliati. Di conseguenza, i giudici hanno confermato in via definitiva la condanna penale e hanno sanzionato ciascun ricorrente con il pagamento delle spese del processo e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Sostituzione di persona all’esame: condanna definitiva
Un uomo si è presentato a una prova d'esame e ha risposto all'appello fornendo il nome di un altro candidato. L'esaminatore è stato ingannato dall'attribuzione dell'identità falsa. L'imputato si è allontanato dall'aula solo dopo la scoperta dello scambio da parte di un addetto ai controlli. I giudici di merito hanno condannato il soggetto per i reati di falso e sostituzione di persona. L'imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contestando la valutazione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il controllo dei giudici di legittimità riguarda esclusivamente il rispetto della legge e non la ricostruzione materiale della vicenda. La condanna penale diventa definitiva con l'obbligo di pagare le spese di giudizio e la sanzione pecuniaria.
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Revoca ordine di demolizione: niente spese dopo la prescrizione
A seguito della dichiarazione di prescrizione per un reato edilizio, i proprietari dell'immobile hanno riscontrato che la Corte d'Appello aveva omesso di disporre la revoca ordine di demolizione, della confisca e del ripristino dei luoghi stabiliti in primo grado. I cittadini hanno quindi proposto ricorso in Cassazione e contestualmente richiesto la correzione dell'errore materiale. La Corte d'Appello ha successivamente corretto la sentenza annullando le sanzioni accessorie, inducendo i proprietari a rinunciare al ricorso supremo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per intervenuta rinuncia, ma ha escluso la condanna al pagamento delle spese processuali, evidenziando che l'azione dei ricorrenti era pienamente giustificata e priva di colpa.
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Rissa o Rapina? La Cassazione chiarisce il Concorso Anomalo nel Reato
Due individui sono stati condannati per rapina e lesioni aggravate. Hanno presentato ricorso, sostenendo che la rapina fosse un evento non previsto e non voluto rispetto a una rissa iniziale, configurando un "concorso anomalo nel reato". La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha chiarito che il concorso anomalo non si applica se i partecipanti hanno previsto o accettato il rischio del reato più grave, o avrebbero potuto prevederlo con diligenza. La rapina è stata considerata voluta, anche con dolo concomitante, escludendo l'applicazione dell'art. 116 c.p. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Lesioni personali gravi: confermata condanna dopo il pestaggio
Due imputati impugnano in Cassazione la condanna per il reato di Lesioni personali gravi ai danni di un uomo pestato con calci, pugni e colpi sferrati con il tacco di una scarpa. Gli aggressori contestano l'attendibilità delle testimonianze, la validità dell'identificazione svolta tramite social network e rilievi fotografici, la mancata riapertura dell'istruttoria in appello e il trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi e conferma integralmente la sentenza di condanna. I giudici evidenziano che la ricostruzione dei fatti risulta logica e priva di vizi, mentre la valutazione delle prove non può essere riesaminata nel giudizio di legittimità. Gli imputati vengono condannati al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei costi legali sostenuti dalla parte civile.
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Reato di truffa aggravata: no al riesame delle prove in Cassazione
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di truffa aggravata commesso in concorso e con vincolo della continuazione, con rilevante danno patrimoniale. Entrambi hanno proposto ricorso per cassazione lamentando una presunta carenza probatoria e vizi di motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici supremi hanno chiarito che i ricorrenti hanno richiesto una rivalutazione delle prove nel merito, attività vietata nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva e ha inflitto a ciascun imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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