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Art. 11 Costituzione

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302 provvedimenti

Mutamento domanda: da adempimento a risoluzione
Un promissario acquirente, di fronte all'inadempimento dei venditori, modifica in appello la sua richiesta da esecuzione del contratto a risoluzione. La Cassazione conferma la legittimità di questo mutamento domanda, chiarendo che è ammissibile se fondato sugli stessi fatti. La sentenza sottolinea come la facoltà di scegliere tra adempimento e risoluzione sia un diritto della parte adempiente, esercitabile anche in secondo grado per tutelare al meglio i propri interessi.
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Saldo intermedio: legittimo l’accertamento in corso
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate sul proprio conto corrente. Sebbene il rapporto fosse ancora in corso, il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato il saldo intermedio alla data del 30 aprile 2010, depurandolo delle voci illegittime. La banca ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale accertamento fosse inammissibile e costituisse una pronuncia eccedente le richieste (extrapetizione). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il correntista ha un interesse concreto e attuale a ottenere una sentenza che accerti il saldo intermedio, anche prima della chiusura del conto, al fine di veder ripristinata la propria disponibilità di credito e ottenere l'eliminazione di addebiti futuri illegittimi.
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Giurisdizione controversie lavoro: il caso NATO
Un cittadino bosniaco, assunto localmente dal contingente militare italiano in Bosnia, ha promosso una causa per differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato il difetto di giurisdizione dei tribunali italiani, stabilendo che per le controversie di lavoro di civili impiegati da forze NATO, la competenza spetta ai giudici dello Stato ospitante (Bosnia), in applicazione della Convenzione di Londra. Si tratta di un'importante pronuncia sulla giurisdizione nelle controversie di lavoro connesse a missioni internazionali.
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Medico specializzando: esclusività e lavoro esterno
Una dottoressa in formazione specialistica ha visto il suo contratto risolto per aver svolto attività professionali esterne. Ha impugnato la decisione, sostenendo che la legge italiana sull'esclusività fosse contraria al diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la norma nazionale sull'obbligo di esclusività per il medico specializzando è una legittima attuazione del principio europeo della formazione a tempo pieno. La risoluzione del contratto è stata ritenuta giustificata a causa della violazione reiterata e protratta del divieto.
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Aiuti di Stato de minimis: Cassazione sul rimborso
La Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che per un rimborso fiscale su redditi misti (lavoro dipendente e autonomo), il giudice deve verificare la compatibilità con la normativa europea sugli aiuti di Stato de minimis. La sentenza impugnata è cassata con rinvio per non aver effettuato tale controllo.
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Prescrizione reato: risarcimento e onere probatorio
Un venditore induceva un'acquirente a comprare quote societarie nascondendo i debiti dell'azienda. Nonostante la prescrizione del reato di truffa in appello, la Cassazione ha confermato l'obbligo di risarcimento del danno. La sentenza chiarisce che, in caso di prescrizione reato, per le statuizioni civili si applica il criterio del 'più probabile che non', tipico del processo civile, e non quello penale dell' 'oltre ogni ragionevole dubbio'.
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Doppia non imposizione: utili esteri tassabili
Una società italiana ha richiesto il rimborso IRES per utili ricevuti da una controllata francese, invocando l'esenzione del 95% (Art. 89 TUIR). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, poiché gli utili non erano stati tassati in Francia a causa del regime di trasparenza fiscale dell'ente estero, l'esenzione non è applicabile in Italia. L'obiettivo della norma è evitare la doppia imposizione, non creare una doppia non imposizione.
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Dividendi esteri: no esenzione senza tassa all’origine
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28154/2023, ha negato il diritto a una società italiana di beneficiare dell'esenzione fiscale del 95% sui dividendi esteri provenienti da una controllata francese. Poiché la società francese era un'entità fiscalmente trasparente e i suoi utili non erano stati tassati in Francia, la Corte ha stabilito che l'applicazione dell'esenzione in Italia avrebbe generato una inammissibile doppia non imposizione, contraria alla ratio della norma, che è quella di evitare la doppia imposizione.
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Sorveglianza speciale: limiti delle prescrizioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale contestava la legittimità di alcune prescrizioni ritenute generiche (come 'vivere onestamente') e la durata della misura. La Corte ha stabilito che tali prescrizioni, pur non integrando reato in caso di violazione, sono legittime come regole di condotta e possono portare a un aggravamento della misura. È stata inoltre confermata la proporzionalità della durata della sorveglianza speciale, in quanto adeguatamente motivata dalla pericolosità sociale del soggetto.
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Credito d’imposta dividendi: basta l’inclusione nel reddito
Una società madre francese ha ricevuto dividendi dalla sua controllata italiana, richiedendo il rimborso del credito d'imposta. I tribunali di merito hanno negato il diritto, subordinandolo alla prova del pagamento effettivo delle imposte in Francia. La Corte di Cassazione ha riformato questa decisione, stabilendo un principio chiave: per l'applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni, è sufficiente che i dividendi concorrano a formare il reddito imponibile della società madre estera. L'effettivo pagamento dell'imposta è irrilevante per ottenere il credito d'imposta sui dividendi previsto dal trattato bilaterale.
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Abuso contratti a termine: sì al risarcimento danni
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), è stato assunto da un comune con una serie di contratti a termine. Dopo aver contestato la reiterazione abusiva dei contratti, la Corte di Cassazione ha stabilito che anche i rapporti di lavoro finalizzati alla stabilizzazione di personale LSU sono soggetti alle normative europee che vietano l'abuso contratti a termine. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per determinare il diritto al risarcimento del danno, tenendo conto della successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore.
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Abuso contratti a termine LSU: la Cassazione decide
Una lavoratrice, impiegata per anni da un Comune con contratti a termine successivi a un periodo di lavori socialmente utili (LSU), ha chiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, qualificando i contratti come parte di una speciale normativa regionale di stabilizzazione, non soggetta alle tutele europee. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che la normativa regionale non può derogare ai principi UE contro l'abuso dei contratti a termine LSU. Il caso è stato rinviato per valutare il diritto al risarcimento, anche alla luce della successiva stabilizzazione della lavoratrice.
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Contratti a termine LSU: la Cassazione e il diritto UE
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), ha impugnato la legittimità di una serie di contratti a termine stipulati con un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9560/2023, ha annullato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso l'applicabilità delle tutele contro l'abuso dei contratti a termine previste dalla normativa nazionale ed europea. La Suprema Corte ha stabilito che le leggi regionali speciali per la stabilizzazione degli LSU non possono derogare ai principi fondamentali dell'Unione Europea, affermando che il giudice deve valutare la natura effettiva del rapporto di lavoro e riconoscere il diritto al risarcimento del danno (cd. danno comunitario) in caso di reiterazione abusiva, anche se il lavoratore è stato successivamente stabilizzato.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
Una lavoratrice ha impugnato in Cassazione la sentenza di merito che rigettava le sue richieste di differenze retributive, superiore inquadramento e riconoscimento di un periodo di lavoro irregolare. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza per omessa pronuncia, poiché i giudici d'appello avevano completamente ignorato le domande relative al lavoro svolto prima della formale assunzione e al lavoro straordinario. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questi punti.
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Motivazione Appello: integrazione e limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4207/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una condanna per contrabbando, affrontando un tema cruciale sulla motivazione appello. La Corte ha stabilito che l'imputato non può lamentare in Cassazione l'integrazione della motivazione da parte del giudice d'appello se non ha sollevato la specifica censura di carenza motivazionale nel proprio atto di gravame. La sentenza ribadisce anche i principi sulla non applicabilità d'ufficio delle attenuanti generiche e sulla definizione di partecipazione di minima importanza al reato.
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Confisca per equivalente: legittima sull’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente a carico dell'amministratore di una società per un'ingente evasione fiscale. La Corte ha stabilito che la misura non ha natura punitiva ma ripristinatoria, e colpisce l'amministratore in quanto autore del reato, a prescindere da un suo arricchimento personale. La confisca per equivalente è applicabile quando non sia possibile aggredire il profitto diretto del reato, che in questo caso era entrato nel patrimonio della società.
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Rimborso accise energia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di rimborso accise energia. Un'azienda aveva chiesto la restituzione di un'addizionale provinciale pagata al suo fornitore, ritenendola contraria al diritto dell'Unione Europea. La Cassazione, basandosi su una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma impositiva, ha confermato il diritto dell'azienda a ottenere il rimborso direttamente dal fornitore di energia. La decisione stabilisce che, venuta meno retroattivamente la causa del pagamento, il fornitore deve restituire le somme e potrà poi rivalersi sullo Stato.
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Ripetizione indebito accise: la Cassazione decide
Una società fornitrice di energia ricorre in Cassazione contro la condanna alla restituzione di addizionali provinciali sulle accise. La Corte rigetta il ricorso, confermando il diritto del cliente alla ripetizione indebito accise. La decisione si fonda sulla sopravvenuta declaratoria di incostituzionalità della norma impositiva, che fa venir meno retroattivamente la causa del pagamento tra le parti private, legittimando l'azione di rimborso diretto.
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Accise energia: rimborso dal fornitore legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce un principio fondamentale in materia di accise energia elettrica. A seguito della dichiarazione di incostituzionalità della norma che imponeva l'addizionale provinciale, il consumatore finale ha il diritto di chiedere il rimborso delle somme versate direttamente al proprio fornitore di energia. La Corte chiarisce che la declaratoria di incostituzionalità ha effetto retroattivo, facendo venire meno la causa del pagamento. Di conseguenza, sorge un'azione di ripetizione dell'indebito contro il fornitore, il quale potrà poi rivalersi sullo Stato. Viene così rigettato il ricorso della società fornitrice che sosteneva l'azione dovesse essere diretta contro lo Stato.
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Contributo consortile: quando si deve pagare?
Una proprietaria immobiliare ha impugnato un avviso di pagamento relativo al contributo consortile, sostenendo la mancanza di un beneficio diretto per i suoi terreni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il contributo consortile è un tributo dovuto in virtù del beneficio, anche solo potenziale, garantito dalle opere di difesa idraulica. Tale beneficio, definito intrinseco, aumenta il valore e la sicurezza dell'immobile, giustificando l'imposizione a prescindere da interventi specifici eseguiti nell'anno di riferimento.
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