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Giurisdizione controversie lavoro: il caso NATO

Un cittadino bosniaco, assunto localmente dal contingente militare italiano in Bosnia, ha promosso una causa per differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato il difetto di giurisdizione dei tribunali italiani, stabilendo che per le controversie di lavoro di civili impiegati da forze NATO, la competenza spetta ai giudici dello Stato ospitante (Bosnia), in applicazione della Convenzione di Londra. Si tratta di un’importante pronuncia sulla giurisdizione nelle controversie di lavoro connesse a missioni internazionali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 29854 Anno 2023
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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Giurisdizione Controversie di Lavoro con Forze NATO: La Parola alla Cassazione

La questione della giurisdizione nelle controversie di lavoro che coinvolgono personale civile locale e forze armate straniere operanti in missioni internazionali è un tema complesso e di grande attualità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti decisivi, stabilendo che la competenza a decidere tali cause spetta ai tribunali dello Stato in cui il lavoro viene prestato, il cosiddetto “Stato ricevente”.

I Fatti del Caso: Un Dipendente Civile in Bosnia

Il caso ha origine dalla domanda di un cittadino della Bosnia ed Erzegovina, impiegato come lavoratore civile presso il Comando del Contingente Nazionale dei Carabinieri in missione nel suo Paese tra il 1998 e il 2010. Il lavoratore aveva citato in giudizio il Ministero della Difesa italiano per ottenere il pagamento di differenze retributive e il versamento di contributi previdenziali.

Sia il Tribunale di Roma che la Corte d’Appello avevano però declinato la giurisdizione del giudice italiano, ritenendo che la controversia dovesse essere decisa dai tribunali bosniaci. Il lavoratore ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione per contestare tale decisione.

La Decisione sulla Giurisdizione nelle Controversie di Lavoro

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando il difetto di giurisdizione italiana. La decisione si fonda sull’interpretazione e l’applicazione di specifiche convenzioni internazionali che regolano lo status delle forze NATO all’estero.

L’Applicazione della Convenzione di Londra

Il punto centrale della decisione è l’articolo 9, comma 4, della Convenzione di Londra del 1955, ratificata in Italia. Questa norma stabilisce che le condizioni di impiego e di lavoro, inclusi i salari, per i lavoratori civili reclutati localmente da una forza armata straniera sono regolate dalla legislazione in vigore nello “Stato ricevente”.

Il Principio dello “Stato Ospitante”

La Convenzione chiarisce che i lavoratori civili non sono considerati membri della forza armata per cui lavorano. Di conseguenza, le relative controversie legali sono soggette alla giurisdizione e al diritto dello Stato che ospita la missione militare. Poiché la Bosnia ed Erzegovina ha ratificato le convenzioni pertinenti nel 2008, i suoi tribunali sono gli unici competenti a giudicare il caso.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha respinto il primo motivo di ricorso, con cui il lavoratore sosteneva che l’applicazione della Convenzione di Londra fosse contraria all’ordine pubblico e che l’adesione della Bosnia fosse avvenuta solo nel 2008. I giudici hanno chiarito che, dal momento della ratifica, le norme della convenzione diventano pienamente operative e determinano la giurisdizione. Qualsiasi questione relativa alla fondatezza delle pretese del lavoratore (come le differenze retributive) attiene al merito e dovrà essere valutata dal giudice bosniaco.

Il secondo motivo, relativo a vizi di motivazione, non è stato esaminato, poiché il difetto di giurisdizione impedisce alla Corte di entrare nel merito della questione. Infine, è stato rigettato anche il terzo motivo, relativo all’esenzione dal pagamento del contributo unificato, poiché la norma invocata si applica solo alle cause previdenziali e assistenziali, non a quelle di lavoro come quella in esame.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza consolida un principio fondamentale: i rapporti di lavoro tra personale civile locale e contingenti militari stranieri in missione sono radicati nel territorio in cui si svolgono. La giurisdizione, pertanto, segue il luogo di lavoro. Per i lavoratori civili, ciò significa che dovranno rivolgersi ai tribunali del proprio Paese per tutelare i propri diritti. Per gli Stati che inviano forze armate all’estero, conferma che la gestione del personale locale deve conformarsi alla legislazione del Paese ospitante, creando un quadro di certezza giuridica per tutte le parti coinvolte.

Chi ha la giurisdizione su una controversia di lavoro di un cittadino locale impiegato da una forza militare straniera (NATO) nel suo paese?
La giurisdizione spetta ai tribunali dello Stato in cui il lavoro è prestato (definito “Stato ricevente” o “Stato ospitante”), e non a quelli dello Stato a cui appartiene la forza militare.

La Convenzione di Londra si applica anche se lo Stato ospitante ha aderito solo in un secondo momento?
Sì, la Convenzione si applica a partire dalla data in cui lo Stato ospitante l’ha ratificata. Nel caso specifico, la ratifica da parte della Bosnia ed Erzegovina nel 2008 è stata decisiva per determinare la giurisdizione dei suoi tribunali.

I dipendenti civili locali di una forza armata sono considerati membri della forza stessa?
No. La Convenzione di Londra stabilisce chiaramente che i lavoratori civili impiegati da una forza armata non sono in alcun caso considerati membri di tale forza, e il loro rapporto di lavoro è regolato dalla legislazione locale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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