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Art. 109 TUIR

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958 provvedimenti

Avviso di accertamento: validità e presunzioni fiscali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per Ires, Irap e Iva. La sentenza conferma la piena legittimità della notifica dell'atto impositivo eseguita direttamente a mezzo posta dall'Agenzia delle Entrate, i poteri di accesso della Guardia di Finanza senza necessità di autorizzazione specifica del comandante, e l'uso di presunzioni per accertare maggiori ricavi da pagamenti 'in nero' ai dipendenti. La Corte ha inoltre ribadito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, l'onere di provare la loro effettività spetta al contribuente, una volta che l'amministrazione abbia fornito elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti.
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Fatture inesistenti e onere della prova in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21926/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di contestazione di fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate può dimostrare la fittizietà delle operazioni tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Una volta fornita tale prova indiziaria, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza e inerenza delle operazioni contestate. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente richiesto prove dirette, annullando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame basato sulla corretta valutazione complessiva degli indizi.
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Onere della prova: fatture false e presunzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21920/2024, ha stabilito i principi sull'onere della prova in caso di operazioni oggettivamente inesistenti. Quando l'Agenzia delle Entrate fornisce un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti (prova presuntiva) sulla fittizietà delle fatture, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva erroneamente svalutato il quadro indiziario, concentrandosi solo su singoli elementi probatori mancanti anziché su una valutazione complessiva.
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Deducibilità costi swap: la Cassazione chiarisce
Una società produttrice si è vista negare la deducibilità dei costi derivanti da contratti di Interest Rate Swap. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30591/2024, ha stabilito che la deducibilità di tali costi per le imprese non finanziarie è subordinata alla prova, a carico del contribuente, della loro finalità di copertura (hedging) e non speculativa. La Corte ha inoltre chiarito che un accertamento con adesione relativo a un'annualità precedente non crea un legittimo affidamento per gli anni successivi. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione e per l'applicazione di sanzioni più miti previste da una nuova legge.
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Deducibilità costi swap: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30590/2024, ha stabilito principi chiari sulla deducibilità dei costi derivanti da contratti swap. La Corte ha affermato che l'onere di provare la finalità di copertura (e quindi l'inerenza del costo) spetta esclusivamente al contribuente. Un precedente accordo con l'Amministrazione Finanziaria per un'annualità diversa non crea un legittimo affidamento per gli anni successivi. La decisione del giudice di merito è stata cassata per errata ripartizione dell'onere probatorio e la causa rinviata per un nuovo esame.
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Costi interest rate swap: quando sono deducibili?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30584/2024, ha chiarito che per la deducibilità dei costi interest rate swap, spetta alla società non finanziaria l'onere di provare la finalità di copertura (hedging) e l'inerenza del contratto all'attività d'impresa. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di merito che aveva erroneamente invertito l'onere della prova, e ha rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Contraddittorio endoprocedimentale: l’obbligo per l’IVA
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in fallimento contro un avviso di accertamento. Il caso ha offerto l'occasione per ribadire un principio fondamentale: l'obbligo del contraddittorio endoprocedimentale, ovvero il diritto del contribuente a essere sentito prima dell'atto impositivo, è una garanzia di derivazione europea che si applica pienamente ai tributi armonizzati come l'IVA. Per i tributi non armonizzati, come IRES e IRAP, tale obbligo sussiste solo nei casi specificamente previsti dalla legge nazionale. La Corte ha inoltre confermato la validità dell'accertamento basato sul contenuto del verbale di constatazione trasfuso nell'avviso e ha ritenuto legittimo il ricorso al metodo induttivo in caso di omessa dichiarazione.
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Costi indeducibili: la prova documentale è essenziale
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate di negare la deducibilità di costi milionari a un'impresa e a un imprenditore individuale. I contribuenti sostenevano che, nonostante le fatture si riferissero a operazioni inesistenti, la merce era stata effettivamente acquistata. La Corte ha ribadito che i costi indeducibili rimangono tali se non supportati da una prova documentale certa e specifica, come richiesto dall'art. 109 TUIR. L'onere della prova ricade interamente sul contribuente e il principio di capacità contributiva non può giustificare la deduzione di spese non documentate.
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Somministrazione di manodopera: costi indeducibili
Un'azienda ha impugnato un avviso di accertamento fiscale relativo a costi e IVA per un contratto che l'Agenzia Fiscale ha ritenuto essere una somministrazione di manodopera illecita, mascherata da appalto di servizi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'indeducibilità dei costi e l'indetraibilità dell'IVA, poiché il contratto è stato correttamente qualificato come nullo. È stata inoltre confermata l'indeducibilità di perdite su crediti per mancanza di prova di tentativi di recupero.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della commissione tributaria regionale per motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano confermato la decisione di primo grado con una formula generica, senza affrontare le specifiche critiche sollevate dall'Agenzia delle Entrate riguardo la deducibilità di una sopravvenienza passiva. La Corte ha stabilito che una motivazione è nulla quando non rende percepibile il ragionamento seguito, violando il requisito del 'minimo costituzionale', e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Spese di sponsorizzazione: presunzione assoluta di inerenza
Una società edile si è vista negare la deducibilità dei costi per la sponsorizzazione di una squadra di pallavolo dilettantistica. L'Agenzia delle Entrate contestava la mancanza di inerenza, dato che il pubblico sportivo non era il target aziendale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21387/2024, ha ribaltato la decisione, affermando che le spese di sponsorizzazione per lo sport dilettantistico godono di una presunzione legale assoluta di deducibilità, rendendo irrilevante l'analisi del ritorno commerciale diretto.
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Frode IVA: onere della prova e conti dei soci
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21303/2024, si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale per presunta frode IVA e operazioni inesistenti. La Corte ha ribaltato la decisione di merito, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova. In caso di sospetta frode IVA, spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire indizi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza del contribuente, il quale dovrà poi dimostrare di aver agito con la massima diligenza. Inoltre, per le società a ristretta base partecipativa, i prelevamenti dai conti personali dei soci si presumono ricavi non dichiarati della società, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Costi deducibili: Cassazione sull’onere della prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21226/2024, ha riaffermato che l'onere di dimostrare l'inerenza dei costi deducibili grava interamente sul contribuente. La mancanza di una prova concreta e specifica che colleghi il costo all'attività d'impresa rende la spesa indeducibile, legittimando l'atto di accertamento dell'amministrazione finanziaria.
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Spese di sponsorizzazione: deducibilità assoluta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20900/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di spese di sponsorizzazione. Il caso riguardava un'azienda del settore imballaggi a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità dei costi per la sponsorizzazione di associazioni sportive dilettantistiche locali, ritenendoli non inerenti data la clientela nazionale e internazionale dell'impresa. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che la legge n. 289/2002 introduce una presunzione legale assoluta di inerenza per tali spese, fino a 200.000 euro, a patto che il soggetto sponsorizzato sia una compagine sportiva dilettantistica e che realizzi una specifica attività promozionale. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria non può sindacare la congruità o l'opportunità economica della spesa.
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Deducibilità costi: onere della prova sul contribuente
Una società ha impugnato avvisi di accertamento relativi alla deducibilità di costi fatturati da una controllata, canoni di leasing e spese pubblicitarie. La Corte di Cassazione ha confermato che per la deducibilità costi l'onere della prova grava sul contribuente, che deve fornire documentazione specifica e non generica. Ha però accolto i ricorsi sulla competenza dei canoni di leasing e delle spese pubblicitarie, e ha annullato la sentenza sulle sanzioni per un vizio formale.
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Fatture generiche: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20717/2024, ha stabilito che le fatture generiche sono insufficienti a provare la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA. La Corte ha ribadito che l'onere della prova grava sul contribuente, il quale deve fornire elementi specifici che attestino l'esistenza, l'inerenza e la natura delle prestazioni ricevute, anche se fornite da terzi. La semplice contabilizzazione della spesa non è sufficiente. Il caso è stato rinviato alla corte di merito per un nuovo esame.
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Carenza di interesse: Rottamazione e ricorso inammissibile
Una società impugnava un avviso di accertamento IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. Durante il giudizio in Cassazione, aderiva alla "Rottamazione quater", una definizione agevolata dei debiti. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria implica la rinuncia a contestare la pretesa fiscale, estinguendo l'interesse a proseguire il contenzioso.
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Rinuncia al giudizio: l’impatto della rottamazione
Una società impugnava un avviso di accertamento per IVA indebitamente detratta. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi (cd. rottamazione). La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, equiparando l'adesione alla rottamazione a una rinuncia al giudizio, che rende superflua una pronuncia nel merito.
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Carenza di interesse: stop al ricorso per lite fiscale
Una società ricorre contro un accertamento per IVA indetraibile su operazioni ritenute inesistenti. Durante il giudizio in Cassazione, aderisce a una definizione agevolata ("Rottamazione quater") e rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese.
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Raddoppio termini accertamento: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20400/2024, ha affrontato il tema del raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità dell'estensione dei termini per IRES e IVA anche in caso di denuncia penale tardiva, ma ha annullato l'accertamento ai fini IRAP. La motivazione risiede nel fatto che il raddoppio è previsto solo per violazioni che costituiscono reato, categoria a cui non appartengono quelle relative all'IRAP. La sentenza ha inoltre esaminato la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti.
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