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Art. 1061 Codice Civile

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165 provvedimenti

Usucapione servitù di scarico: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione analizza un caso di usucapione servitù di scarico, annullando la decisione di merito. Si sottolinea che, per acquisire tale diritto, l'opera non deve essere abusiva e deve possedere il requisito dell'"apparenza", ovvero devono esistere opere visibili e permanenti che manifestino l'asservimento del fondo. La mancanza di prove su questi due punti cruciali ha portato al rinvio del caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Servitù di passaggio: pedonale vs carrabile
Un proprietario ha contestato la natura della sua servitù di passaggio, rivendicandola come carrabile anziché solo pedonale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il diritto era limitato al transito a piedi. La decisione chiarisce che la larghezza fisica di un sentiero non modifica la natura della servitù definita dal titolo legale e che la titolarità del bene, se acquisita durante il processo, è sufficiente per la validità dell'azione legale.
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Servitù apparente: cosa fare se l’opera non si vede?
La Corte di Cassazione affronta un caso di servitù di scarico fognario, chiarendo i requisiti della cosiddetta servitù apparente. La Corte ha stabilito che opere interrate e non visibili, come tubature e un pozzo nero, non soddisfano il requisito dell'apparenza necessario per la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia o per usucapione. Pur confermando l'inesistenza della servitù, la sentenza d'appello è stata cassata per non essersi pronunciata sulla conseguente domanda di rimozione delle opere e di rimborso spese.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione chiarisce
Un caso di servitù di passaggio arriva in Cassazione. La Corte annulla le decisioni precedenti per un vizio procedurale: la mancata partecipazione di uno dei proprietari dei fondi interessati. Viene ribadito il principio del litisconsorzio necessario, che impone di citare in giudizio tutti i soggetti coinvolti per una decisione valida.
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Servitù apparente: i requisiti per l’usucapione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34881/2024, ha rigettato il ricorso di un proprietario che rivendicava una servitù di passaggio per usucapione. La decisione si fonda sulla mancanza del requisito della "apparenza", ovvero l'assenza di opere visibili e permanenti inequivocabilmente destinate all'esercizio del passaggio. Secondo la Corte, un semplice varco o una scala non sono sufficienti se non dimostrano in modo manifesto la loro specifica funzione di servitù a vantaggio del fondo vicino, confermando che per la configurazione di una servitù apparente è necessario un "quid pluris" che ne attesti la destinazione specifica.
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Errore revocatorio: quando non si può revocare la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione contro una propria ordinanza. Il caso riguarda un presunto errore revocatorio in una controversia su una servitù di passaggio. La Corte chiarisce che un errore di valutazione o di giudizio non costituisce un errore revocatorio, confermando la decisione precedente e condannando i ricorrenti alle spese.
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Servitù di passaggio: la prova delle opere apparenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che rivendicava una servitù di passaggio sul fondo del vicino. La Corte ha stabilito che, per il riconoscimento di tale diritto per usucapione o destinazione del padre di famiglia, non è sufficiente la presenza di un percorso, ma è necessaria la prova di opere visibili, permanenti e inequivocabilmente destinate all'esercizio della servitù, un 'quid pluris' che nel caso di specie non è stato dimostrato.
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Usucapione servitù apparente: il portone basta?
La Corte di Cassazione conferma che l'esistenza di opere visibili e permanenti, come un portone, è sufficiente per l'usucapione di una servitù apparente di passaggio. La Corte chiarisce anche che, nel sistema tavolare, l'usucapione prevale sull'acquisto successivo, anche se l'acquirente non era a conoscenza della servitù, poiché non si tratta di un conflitto tra diritti incompatibili. La decisione si fonda sulla natura dell'usucapione come modo di acquisto a titolo originario.
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Servitù di passaggio: Cassazione nega usucapione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due proprietari che rivendicavano una servitù di passaggio per usucapione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a un riesame del merito e della valutazione delle prove, un'attività preclusa nel giudizio di legittimità. La decisione conferma la sentenza della Corte d'Appello che aveva negato l'esistenza della servitù e ordinato la rimozione di opere che ostacolavano la proprietà altrui.
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Servitù per destinazione: no COSAP se l’opera c’era
Un cittadino contesta il pagamento del canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) per opere come intercapedini e bocche di lupo. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che se tali opere, visibili e permanenti, preesistevano alla cessione del terreno al Comune, si costituisce una servitù per destinazione del padre di famiglia. Questo diritto esonera dal pagamento del canone, invertendo l'onere della prova a sfavore dell'ente pubblico. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Servitù per destinazione: requisiti e prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia in una controversia tra fratelli sorta dopo la divisione di una proprietà originariamente unica. L'ordinanza chiarisce che per la costituzione di tale diritto è sufficiente l'esistenza di opere visibili e permanenti al momento della divisione, come una strada di cantiere, che manifestino in modo inequivocabile l'asservimento di un fondo all'altro. La Corte ha inoltre stabilito che il coniuge comproprietario del fondo dominante non è litisconsorte necessario nell'azione di accertamento della servitù (actio confessoria servitutis) promossa contro il proprietario esclusivo del fondo servente.
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Servitù coattiva fondo non intercluso: i requisiti
Una società, Società Alfa, ha impugnato una decisione che concedeva una servitù coattiva di passaggio a una proprietà industriale vicina, Società Beta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la Corte d'Appello aveva errato nel concedere la servitù coattiva fondo non intercluso senza prima verificare il requisito fondamentale: l'impossibilità di ampliare l'accesso esistente, anche se inadeguato. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Servitù di passaggio: opere apparenti e prova
La Cassazione conferma la servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia, ritenendo inammissibile il ricorso basato sulla rivalutazione dei fatti. Le opere apparenti, come un cancello e una pavimentazione continua, sono state considerate prova sufficiente, rendendo irrilevante la testimonianza contraria sull'uso effettivo del passaggio da parte del precedente proprietario.
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Servitù di passo: la porta non basta per l’usucapione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un proprietario che chiedeva il riconoscimento di una servitù di passo per usucapione sul fondo del vicino. Secondo la Corte, la sola esistenza di una porta che si affaccia sulla proprietà altrui non è sufficiente a dimostrare l'esercizio di un passaggio continuo per oltre vent'anni. Mentre tale apertura può costituire una servitù di veduta, per la servitù di passo è indispensabile fornire la prova concreta e incontrastata del transito, onere che nel caso di specie non è stato assolto dal ricorrente. La decisione conferma quindi quella della Corte d'Appello, ribadendo la netta distinzione tra le due tipologie di servitù e il rigoroso onere probatorio richiesto per l'usucapione.
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Servitù per destinazione: no con divisione ereditaria
In una disputa tra fratelli per una servitù di attingimento d'acqua, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. È stato stabilito che la servitù per destinazione del padre di famiglia non si costituisce in caso di divisione ereditaria, poiché manca l'atto di un unico proprietario che crea la subordinazione tra i fondi. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Usucapione terreno: la Cassazione chiarisce la prova
Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'usucapione di un terreno, rigettando il ricorso di chi ne rivendicava la proprietà. La Corte ha ribadito che la prova del possesso deve essere rigorosa e non può basarsi sulla semplice coltivazione, la quale è compatibile anche con la mera tolleranza del proprietario. L'analisi chiarisce inoltre quando un giudice può legittimamente utilizzare prove provenienti da altri giudizi e il ruolo sussidiario delle mappe catastali nella definizione dei confini. È stato invece accolto il ricorso incidentale relativo all'ingiustificata compensazione delle spese legali.
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Servitù di veduta: il muro divisorio non la crea
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta un caso di servitù di veduta derivante da una sopraelevazione su un muro divisorio. La Corte, prima di decidere nel merito, ha ritenuto necessario acquisire la consulenza tecnica d'ufficio per verificare le caratteristiche fattuali dell'opera, in particolare l'altezza e la sicurezza del parapetto, elementi cruciali per stabilire se si possa esercitare un affaccio comodo e sicuro sul fondo vicino. La questione centrale ruota attorno al principio, già affermato dalla stessa Corte, secondo cui un muro divisorio, per sua natura, non può costituire una servitù di veduta a causa della reciproca possibilità di affaccio.
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Servitù padre di famiglia: la prova è decisiva
Una proprietaria agiva in giudizio per far dichiarare l'inesistenza di una servitù di passaggio sul suo fondo. La Corte d'Appello, in riforma della decisione di primo grado, riconosceva una servitù per destinazione del padre di famiglia. La Corte di Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che per costituire tale servitù è indispensabile la prova di opere visibili e permanenti esistenti al momento della divisione del fondo originario, e non in un momento successivo.
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Garanzia vizi cosa venduta: onere apparente
Una società immobiliare ha citato in giudizio l'ente venditore di un'area esterna per ottenere una riduzione del prezzo, a causa dell'esistenza di una servitù di passaggio veicolare non dichiarata nel contratto di compravendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la garanzia per vizi della cosa venduta non opera quando l'onere è facilmente riconoscibile. In questo caso, il legale rappresentante della società acquirente conosceva da anni lo stato dei luoghi e l'uso del piazzale per il transito di veicoli, rendendo l'onere di fatto apparente e annullando il diritto alla tutela.
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Servitù apparente: finestre tamponate e usucapione
La Corte di Cassazione ha stabilito che delle finestre provvisoriamente tamponate con mattoni non costituiscono un'opera idonea a configurare una servitù apparente di veduta, requisito necessario per l'acquisto tramite usucapione. Il caso riguardava una disputa tra vicini, in cui uno sosteneva di aver usucapito il diritto di veduta nonostante le aperture fossero chiuse. La Corte ha chiarito che l'apparenza richiede opere visibili e inequivocabili nella loro funzione, cosa che non si verifica con finestre murate. Inoltre, ha ribadito che il contratto definitivo di compravendita supera il preliminare e le clausole generiche sulle servitù non hanno valore costitutivo.
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