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Art. 1058 Codice Civile

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61 provvedimenti

Servitù padre di famiglia: il dovere del giudice
Una controversia su una servitù di passaggio di condutture. La Cassazione cassa la sentenza di merito che negava la servitù per mancata trascrizione. La Corte Suprema stabilisce che il giudice avrebbe dovuto verificare se si trattasse di una servitù per destinazione del padre di famiglia, che si costituisce in base allo stato di fatto visibile lasciato dall'originario unico proprietario, a prescindere dalla trascrizione.
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Modifica servitù di passaggio: l’accordo è vincolante
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18004/2024, ha stabilito che un accordo scritto per la modifica servitù di passaggio, completo di planimetria, costituisce un contratto definitivo e vincolante. La parte che ha sottoscritto l'accordo non può rifiutarsi di adempiere, essendo obbligata a realizzare il nuovo percorso a proprie spese. La Corte ha rigettato il ricorso della proprietaria del fondo servente, che sosteneva la natura meramente preliminare e indeterminata dell'accordo, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Servitù altius non tollendi: un patto è per sempre?
Una società immobiliare demolisce un vecchio edificio per costruirne uno nuovo e molto più alto. I vicini si oppongono, citando un accordo del 1972 che limitava l'altezza di costruzione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12906/2024, ha stabilito che un patto di questo tipo, configurando una servitù altius non tollendi, costituisce un diritto reale sulla proprietà e non una semplice obbligazione personale. Di conseguenza, la Corte d'Appello aveva errato nel sottovalutarne la portata. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Usucapione servitù: il diritto acquisito si trasferisce
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce il principio di trasferimento della servitù di passaggio acquisita per usucapione. Il caso riguardava una proprietaria che rivendicava una servitù usucapita dal padre prima della vendita del terreno. La Corte di Appello aveva erroneamente richiesto alla nuova proprietaria la prova di un possesso autonomo. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che se l'usucapione servitù è già perfezionata dal dante causa, il diritto si trasferisce automaticamente con il fondo dominante. Non è necessaria una prova di possesso da parte del nuovo acquirente, applicandosi il principio di ambulatorietà delle servitù.
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Servitù di passaggio: come si definisce l’estensione?
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per determinare l'estensione di una servitù di passaggio acquisita per usucapione. In un caso riguardante il transito di mezzi agricoli, la Corte ha stabilito che, in assenza di prove specifiche sulle dimensioni originarie del passaggio, il contenuto del diritto è definito dalle indicazioni presenti in un contratto precedente, anche se l'acquisto è avvenuto per usucapione. L'appello della società ricorrente è stato respinto per mancanza di prove sul danno effettivo e sulla pretesa ampiezza del passaggio.
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Distanza legale costruzioni: il box interrato deroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società immobiliare, confermando che un box auto completamente interrato non è tenuto al rispetto della distanza legale costruzioni dal confine. La Suprema Corte ha chiarito che l'articolo 873 del codice civile si applica solo alle opere che sporgono stabilmente dal suolo, in quanto solo queste possono creare intercapedini dannose per la sicurezza e la salubrità. Poiché il garage in questione era interamente ricompreso nel terrapieno preesistente, senza alterare il piano di campagna, la sua costruzione è stata ritenuta legittima.
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Costituzione di servitù prediale: la clausola generica
Una controversia tra sorelle, sorta a seguito di una divisione ereditaria, riguardava la presenza di tubature fognarie su un terreno. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la costituzione di servitù prediale, una clausola contrattuale generica che accetta l'immobile "nello stato di fatto e di diritto in cui si trova" è sufficiente se supportata dalla provata conoscenza pregressa della situazione da parte del proprietario del fondo servente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la consapevolezza della ricorrente rendeva la clausola specifica e vincolante, escludendone la natura di mera formula di stile.
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Costituzione servitù: il consenso scritto è valido?
Una disputa su una servitù per attingere acqua, sorta da un "piano pozzi" firmato tra proprietari. La Corte d'Appello aveva confermato l'esistenza della servitù, ma la Cassazione ha annullato la decisione. Il punto chiave è l'omesso esame delle domande subordinate sulla natura del contratto (gratuito o oneroso), sulla forma legale richiesta e sulla potenziale risoluzione per inadempimento. La questione centrale è se un semplice accordo scritto sia sufficiente per la costituzione servitù.
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Usucapione bene pubblico: la Cassazione decide
Una società agricola ha perso una porzione di terreno a seguito di una domanda di usucapione da parte di una cooperativa. In Cassazione, la società ha sostenuto l'impossibilità dell'usucapione bene pubblico, in quanto il terreno apparteneva al patrimonio indisponibile di un ente. La Corte ha rigettato il ricorso, non perché l'usucapione sia sempre possibile, ma perché la questione della natura indisponibile del bene, richiedendo un accertamento di fatto, non era stata sollevata tempestivamente nei precedenti gradi di giudizio, risultando quindi inammissibile.
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Servitù di passaggio: limiti e opere sul fondo servente
La Corte di Cassazione ha stabilito i limiti della servitù di passaggio, negando ai proprietari di un immobile il diritto di costruire una scala a chiocciola che avrebbe occupato interamente il vano (la cosiddetta "torretta") sul fondo servente, di proprietà altrui. La Corte ha chiarito che l'esercizio di una servitù non può spingersi fino a privare di fatto il proprietario del fondo servente della sua proprietà, specialmente se il titolo originario non prevede modalità così invasive.
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Servitù di passaggio: interpretazione del contratto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario contro una sentenza che riconosceva una servitù di passaggio sul suo fondo. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto che ha dato origine alla servitù, effettuata dai giudici di merito, non è sindacabile in sede di legittimità se non presenta vizi logici o errori di diritto. Proporre una semplice interpretazione alternativa non è sufficiente per l'accoglimento del ricorso.
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Aspetto architettonico: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30856/2024, si è pronunciata sul delicato tema della sopraelevazione in condominio e della lesione dell'aspetto architettonico. Il caso riguardava un intervento di recupero di un sottotetto che, secondo alcuni condomini, alterava l'estetica dell'edificio. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte ha stabilito un principio fondamentale: la valutazione dell'impatto di un'opera sull'aspetto architettonico deve considerare l'edificio nella sua interezza, come espressione di un unico progetto, e non limitarsi alla sola facciata interessata o alla visibilità da specifici punti di osservazione.
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Eccezione di prescrizione: quando si considera valida?
Una disputa su una servitù di passaggio arriva in Cassazione. La questione centrale è l'eccezione di prescrizione per non uso ventennale del diritto. La Corte d'Appello l'aveva ritenuta non proposta, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che un'eccezione tempestivamente sollevata non si considera rinunciata solo perché non viene ripetuta nelle conclusioni finali, se l'intera linea difensiva la presuppone. La sentenza è stata annullata con rinvio per riesaminare la questione della prescrizione.
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Interpretazione accordo: la volontà delle parti vince
Una controversia tra sorelle su una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'interpretazione dell'accordo deve seguire il testo letterale, annullando la decisione di merito che aveva convalidato la costruzione di una strada interamente sul fondo di una sola parte, contrariamente a quanto previsto dall'accordo che la voleva estesa su entrambi i fondi.
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Clausola di stile: non basta per la servitù
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32619/2024, ha rigettato il ricorso di due proprietari che rivendicavano una servitù di passaggio basata su una vecchia previsione contrattuale. La Corte ha stabilito che una mera 'clausola di stile', ovvero una formulazione generica e non specifica, non è sufficiente per costituire un diritto reale come la servitù. È indispensabile una chiara manifestazione di volontà e l'esatta individuazione dei fondi dominante e servente, elementi mancanti nel caso di specie. La decisione conferma che per la costituzione di servitù sono richiesti requisiti formali rigorosi.
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Servitù di passaggio: i limiti della prova testimoniale
Una società costruttrice veniva citata in giudizio per aver ecceduto i limiti di una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31778/2024, ha rigettato i ricorsi, stabilendo un principio fondamentale: la prova testimoniale non può creare o modificare una servitù (che richiede un atto scritto), ma è ammissibile per chiarire le modalità pratiche con cui le parti originarie avevano concordato di esercitarla, soprattutto se l'atto costitutivo è generico. La decisione bilancia il rigore formale con le esigenze pratiche di esecuzione del diritto.
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Servitù di uso pubblico: quando il COSAP non è dovuto
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è dovuto il Canone per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche (COSAP) se l'opera privata, come delle griglie di aerazione, era già prevista in una convenzione urbanistica prima che l'area fosse destinata a servitù di uso pubblico. In questo caso, il diritto di uso pubblico nasce già limitato dall'opera, pertanto non si configura una successiva sottrazione di suolo pubblico tassabile.
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Servitù di non edificare: quando nasce da accordo
Una società alberghiera e un condominio stipulano un accordo che vieta costruzioni entro cinque metri dal confine. Anni dopo, la società costruisce violando l'accordo. La Corte di Cassazione conferma che tale accordo ha creato una vera e propria servitù di non edificare, un diritto reale sulla proprietà, e non un semplice obbligo personale. La decisione si basa sull'interpretazione della volontà delle parti e sulla presenza di un'utilitas (beneficio) per il condominio.
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Distanze legali: quando la sopraelevazione è nuova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12306/2025, ha chiarito la distinzione tra ristrutturazione e nuova costruzione ai fini del rispetto delle distanze legali. Un intervento che modifica sagoma e volumetria di un edificio, come una sopraelevazione con cambio di destinazione d'uso, è considerato nuova costruzione e deve rispettare le normative vigenti sulle distanze, anche se l'edificio preesisteva a quello del vicino. La Corte ha rigettato il ricorso di un proprietario, confermando la condanna al ripristino della situazione originaria.
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Reformatio in peius: no a spese legali peggiorate
Una proprietaria immobiliare ottiene una parziale vittoria in appello, ma la Corte territoriale peggiora la sua posizione riguardo alle spese legali del primo grado. La Corte di Cassazione interviene, annullando la sentenza su questo punto specifico e riaffermando il principio del divieto di "reformatio in peius". Secondo i giudici, una riforma parziale favorevole all'appellante non può tradursi in una regolamentazione delle spese più svantaggiosa rispetto alla decisione iniziale, in assenza di un appello incidentale della controparte.
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