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Art. 104-bis Codice di Procedura Penale

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237 provvedimenti

Restituzione bene sequestrato: la procedura corretta
Una persona, terza in buona fede, ha richiesto la restituzione di oro depositato presso una società e sottoposto a sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la corretta procedura per la restituzione bene sequestrato non è l'appello cautelare, ma l'istanza all'amministratore giudiziario secondo le norme del Codice Antimafia, soprattutto quando il bene è già stato liquidato.
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Ricorso straordinario: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario presentato contro una sua precedente decisione. Il caso riguardava la presunta erronea percezione di documenti nella fase di esecuzione di una confisca. La Corte chiarisce che il ricorso straordinario è un rimedio eccezionale, non applicabile a decisioni sulla mera esecuzione della pena e che l'errore di fatto deve essere un errore percettivo della Cassazione stessa, non un vizio del provvedimento del giudice di grado inferiore non eccepito in precedenza.
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Sequestro preventivo terzo: diritto di credito e appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione del proprio oro, oggetto di un contratto di investimento, coinvolto nel sequestro preventivo di una società. La sentenza chiarisce che, a seguito della vendita autorizzata del bene e del versamento del ricavato al Fondo Unico Giustizia, il diritto di proprietà del terzo si trasforma in un diritto di credito. Pertanto, l'unica via per il recupero è la partecipazione alla procedura di verifica dei crediti prevista dal Codice Antimafia, rendendo l'appello per il dissequestro privo di interesse concreto e attuale.
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Diritto del terzo interessato: Cassazione su sequestro
Un soggetto terzo, dopo aver investito in oro tramite una società poi sottoposta a sequestro preventivo, ha richiesto la restituzione del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale sul diritto del terzo interessato: una volta che il bene sequestrato viene legittimamente venduto dall'amministratore giudiziario, il diritto di proprietà del terzo si trasforma in un diritto di credito. Tale pretesa non può più essere fatta valere con un'istanza di dissequestro, ma deve essere inserita nella procedura di accertamento del passivo prevista dal Codice Antimafia.
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Sequestro preventivo terzi: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un'investitrice, terza in buona fede, che chiedeva la restituzione di oro oggetto di un contratto di investimento con una società soggetta a sequestro preventivo per reati tributari. La decisione si fonda sulla natura ripropositiva dell'impugnazione e sulla trasformazione del diritto di proprietà dell'investitrice in un mero diritto di credito, da far valere nelle apposite procedure di verifica dei crediti previste dal Codice Antimafia, poiché l'oro era stato venduto dall'amministratore giudiziario e non era mai stato specificamente identificato.
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Sequestro beni: il terzo creditore e la tutela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro, o del suo controvalore, da una società soggetta a sequestro beni per reati tributari. La Corte ha stabilito che, non essendo l'oro specificamente identificato e separato, e essendo stato venduto dall'amministratore giudiziario, il diritto dell'investitore si è trasformato da diritto di proprietà a mero diritto di credito. Pertanto, la tutela non risiede nell'istanza di dissequestro, ma nella procedura di verifica dei crediti prevista dal Codice Antimafia.
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Appello inammissibile: oro sequestrato e diritti del terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un investitore che chiedeva la restituzione di oro depositato presso una società, successivamente posta sotto sequestro. L'appello è stato ritenuto inammissibile per mancanza di un interesse concreto e attuale, poiché l'oro era già stato venduto dall'amministratore giudiziario. Di conseguenza, il diritto di proprietà dell'investitore si è trasformato in un diritto di credito per il controvalore in denaro, da far valere nelle apposite procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia.
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Sequestro preventivo profitto: la disponibilità basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il sequestro preventivo del profitto di un reato, come la bancarotta fraudolenta, è sufficiente la 'disponibilità' di fatto della somma da parte dell'indagato, senza che rilevi la titolarità formale del bene, che può anche appartenere alla persona offesa. Il caso riguardava un imprenditore che aveva distratto fondi da una società fallita a un'altra a lui riconducibile. Il Tribunale del riesame aveva annullato il sequestro sostenendo che i soldi appartenessero alla società fallita, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la prevalenza del concetto di controllo effettivo sul bene ai fini della misura cautelare.
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Inammissibilità appello cautelare: cosa sapere
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inammissibilità di un appello cautelare relativo a un veicolo sotto sequestro. La sentenza chiarisce che un'impugnazione è inammissibile se non contiene richieste specifiche e se confonde la competenza del Giudice, affrontando questioni (la restituzione del bene) diverse da quelle dell'atto impugnato (l'affidamento in custodia). Questo caso sottolinea l'importanza del rigore formale nella presentazione dei ricorsi per evitare una declaratoria di inammissibilità dell'appello cautelare.
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Diritto del terzo sequestro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro oggetto di sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che, una volta che il bene fungibile (oro) è stato venduto e il ricavato versato al Fondo Unico di Giustizia, il diritto del terzo sequestro si trasforma in un mero diritto di credito. L'investitore, seppur in buona fede, deve quindi far valere le sue ragioni nell'apposita procedura di verifica dei crediti, non potendo più ottenere la restituzione del bene specifico. L'appello è stato inoltre ritenuto inammissibile perché ripropositivo di questioni già decise.
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Diritti dei terzi e sequestro: quando l’appello è out
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo che chiedeva la restituzione di oro, o del suo controvalore, oggetto di un contratto di investimento con una società poi sottoposta a sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla trasformazione del diritto di proprietà in un mero diritto di credito, data l'impossibilità di distinguere i beni del terzo da quelli della società. La Corte ha chiarito che la tutela dei diritti dei terzi in buona fede deve avvenire tramite le procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia, non con un'istanza di dissequestro quando manca un interesse concreto e attuale.
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Dissequestro per terzo estraneo: quando è inammissibile
Una terza persona, proprietaria di metalli preziosi detenuti da una società sotto sequestro, ne ha chiesto la restituzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che, essendo i beni stati venduti, l'unico rimedio è insinuare il credito nella procedura di verifica del passivo prevista dal Codice Antimafia, confermando l'inammissibilità di una richiesta ripetitiva di dissequestro per terzo estraneo.
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Sequestro preventivo: tutela dei beni di terzi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro oggetto di un contratto di investimento, confluito nel patrimonio di una società sottoposta a sequestro preventivo. La Corte chiarisce che, in caso di beni non più specificamente identificabili, il diritto del terzo si trasforma in un diritto di credito da far valere nelle apposite procedure di verifica del passivo, rendendo l'istanza di dissequestro priva di un interesse concreto ed attuale.
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Sequestro beni terzi: ricorso inammissibile
Una terza di buona fede, che aveva investito in oro tramite una società, si è vista sequestrare i propri beni. L'oro è stato poi venduto con autorizzazione giudiziaria. La sua istanza di dissequestro del bene o del controvalore è stata respinta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la via corretta non è la richiesta di dissequestro, ma la procedura di insinuazione al passivo prevista dal Codice Antimafia. Il caso chiarisce le procedure a tutela dei terzi nel contesto di un sequestro beni terzi.
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Dissequestro del terzo: la tutela del credito
Un'investitrice richiedeva il dissequestro di metalli preziosi, sequestrati a una società nell'ambito di un'indagine penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, essendo i beni stati venduti, la ricorrente, pur considerata terzo di buona fede, non poteva più chiederne la restituzione. Il suo diritto si è trasformato in un credito da far valere nella specifica procedura di verifica dello stato passivo prevista dal Codice Antimafia, e non tramite istanza di dissequestro.
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Dissequestro Oro: No al Ricorso del Terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva il dissequestro di oro depositato presso una società soggetta a indagini. La decisione si fonda su due punti chiave: la mancanza di interesse ad agire, poiché l'oro era già stato venduto con autorizzazione del giudice, e l'inammissibilità dell'appello originario, in quanto mera riproposizione di istanze già respinte. L'investitore, quindi, non può più rivendicare la proprietà del bene specifico ma solo far valere un diritto di credito all'interno della procedura principale.
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Diritti del terzo in buona fede: sequestro e credito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione di oro da una società soggetta a sequestro preventivo. La sentenza stabilisce che, una volta che il bene specifico non è più identificabile o è stato liquidato, i diritti del terzo in buona fede si trasformano da diritto di proprietà a diritto di credito, da far valere nelle procedure previste dal Codice Antimafia.
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Diritti dei terzi: quando il bene sequestrato non c’è più
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione di oro conferito a una società poi sottoposta a sequestro. Poiché l'oro era stato venduto e il bene non era più specificamente identificabile, i diritti dei terzi si trasformano da diritto di proprietà a diritto di credito, da far valere nelle apposite procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia. L'appello per il dissequestro del bene fisico perde quindi di interesse concreto e attuale.
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Dissequestro terzo buona fede: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'investitrice, qualificata come terzo di buona fede, che chiedeva il dissequestro di oro depositato presso una società sottoposta a sequestro. La decisione si fonda sull'errata procedura seguita e sulla mancanza di interesse, dato che l'oro era già stato venduto. La Corte ha chiarito che il terzo creditore deve seguire la procedura speciale prevista dal Codice Antimafia per l'accertamento dei crediti, e non la via del dissequestro.
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Impugnazione terzo interessato: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo che chiedeva la restituzione di oro, oggetto di un contratto di 'conto tesoro' con una società sottoposta a sequestro preventivo. L'impugnazione del terzo interessato è stata respinta perché l'oro era già stato venduto e il suo diritto si era trasformato in un mero credito da far valere in un'apposita procedura di verifica, rendendo l'appello privo di interesse concreto e attuale.
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