Una banca cooperativa di grandi dimensioni ha scelto di avvalersi della cosiddetta via di uscita (way out) prevista dalla legge, conferendo l'attività bancaria a una società per azioni e modificando il proprio statuto. Per mantenere il proprio patrimonio senza devolverlo ai fondi mutualistici, l'ente ha dovuto versare allo Stato oltre 54 milioni di euro, corrispondenti al venti per cento del patrimonio netto. Ritenendo tale prelievo ingiustificato e lesivo dei principi europei sulla libera circolazione dei capitali e sulla concorrenza, la cooperativa ha richiesto il rimborso all'Agenzia delle Entrate e ha impugnato il diniego. La Corte di Cassazione, rilevando dubbi non risolvibili sulla compatibilità tra il prelievo imposto dalla riforma del credito cooperativo e le regole del mercato comune europeo, ha sospeso il giudizio e ha rimesso gli atti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
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