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Art. 101 TFUE

117 provvedimenti

Riforma del credito cooperativo: prelievo alla Corte UE
Una banca cooperativa di grandi dimensioni ha scelto di avvalersi della cosiddetta via di uscita (way out) prevista dalla legge, conferendo l'attività bancaria a una società per azioni e modificando il proprio statuto. Per mantenere il proprio patrimonio senza devolverlo ai fondi mutualistici, l'ente ha dovuto versare allo Stato oltre 54 milioni di euro, corrispondenti al venti per cento del patrimonio netto. Ritenendo tale prelievo ingiustificato e lesivo dei principi europei sulla libera circolazione dei capitali e sulla concorrenza, la cooperativa ha richiesto il rimborso all'Agenzia delle Entrate e ha impugnato il diniego. La Corte di Cassazione, rilevando dubbi non risolvibili sulla compatibilità tra il prelievo imposto dalla riforma del credito cooperativo e le regole del mercato comune europeo, ha sospeso il giudizio e ha rimesso gli atti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
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Eccesso di potere giurisdizionale: stop della Cassazione
L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Consiglio di Stato che ne confermava la responsabilità e la sanzione per un'intesa anticoncorrenziale in una gara pubblica. L'Azienda ha lamentato la violazione del diritto dell'Unione Europea e delle garanzie del giusto processo, invocando l'eccesso di potere giurisdizionale. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il controllo della Cassazione sulle sentenze amministrative riguarda solo i limiti esterni della giurisdizione, ossia la travalicazione dei compiti riservati al legislatore o ad altri giudici. Gli errori di interpretazione della legge e i presunti contrasti con il diritto europeo non costituiscono un eccesso di potere giurisdizionale. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese di lite.
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Eccesso di potere giurisdizionale e collegi dell’Antitrust
L'Autorità Garante della Concorrenza sanziona una società attiva nei servizi elicotteristici per intese restrittive della concorrenza. La società impugna il provvedimento contestando la validità della delibera, adottata da soli due membri dell'Autorità durante l'impedimento del presidente appena nominato. Il Consiglio di Stato respinge l'impugnazione escludendo la natura di collegio perfetto dell'Autorità. La società ricorre quindi in Cassazione denunciando un eccesso di potere giurisdizionale e la mancata rimessione della causa alla Corte di Giustizia UE. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile: l'interpretazione delle norme interne spetta al giudice amministrativo e l'eventuale errore ermeneutico non costituisce violazione dei limiti esterni della giurisdizione.
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Eccesso di potere giurisdizionale e confini del ricorso
L'Autorità Antitrust ha sanzionato una società di consulenza per aver partecipato a un'intesa anticoncorrenziale durante una gara pubblica. Il Consiglio di Stato ha confermato la sanzione, ritenendo accertata la collusione tra le imprese. La società ha quindi proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, lamentando un presunto eccesso di potere giurisdizionale. Secondo la ricorrente, il giudice amministrativo avrebbe violato il diritto dell'Unione Europea e omesso di effettuare il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha chiarito che l'eccesso di potere giurisdizionale riguarda soltanto il superamento dei confini attribuiti alla giurisdizione e non gli eventuali errori di interpretazione delle norme europee. La società è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Intesa restrittiva della concorrenza: Cassazione blocca il ricorso
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha sanzionato un'Azienda di consulenza per un'intesa restrittiva della concorrenza. L'Azienda, insieme ad altre, avrebbe condizionato una gara d'appalto pubblica spartendosi i lotti. Dopo che il TAR aveva annullato la sanzione, il Consiglio di Stato l'ha ripristinata. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma le Sezioni Unite lo hanno dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che il ricorso contro le sentenze del Consiglio di Stato è ammesso solo per motivi di giurisdizione, non per contestare la valutazione dei fatti o l'interpretazione delle norme.
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Eccesso di potere giurisdizionale: Cassazione frena le imprese
L'Autorità Antitrust ha sanzionato una Società di Consulenza per aver stretto un'intesa restrittiva della concorrenza in una gara pubblica. Il Consiglio di Stato ha confermato le sanzioni. La Società ha proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione lamentando un presunto eccesso di potere giurisdizionale per violazione del diritto europeo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione contro le sentenze amministrative è ammessa solo se il giudice travalica i confini esterni del proprio potere, e non per presunti errori nell'applicazione delle norme comunitarie. La Società è stata condannata al pagamento delle spese giudiziarie.
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Pratica concordata: limiti del ricorso in Cassazione
L'Autorità Antitrust sanzionava diverse imprese di consulenza per aver attuato una pratica concordata anticoncorrenziale durante una gara d'appalto pubblica. Il Consiglio di Stato confermava le sanzioni, accertando che le offerte economiche presentavano sconti allineati e uno scambio di comunicazioni. Le società sanzionate proponevano ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, contestando la violazione dei principi di prova e del diritto europeo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il giudice di legittimità ribadisce che le decisioni del Consiglio di Stato si possono impugnare in Cassazione esclusivamente per difetto di giurisdizione. Non è possibile contestare l'interpretazione delle norme comunitarie o presunti errori di giudizio. Le società soccombenti devono rifondere le spese di lite.
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Nullità fideiussione antitrust: la garanzia dopo il 2005
Un garante e una società debitrice si oppongono alla richiesta di pagamento avanzata da un istituto di credito per oltre novecentomila euro. Il garante eccepisce la Nullità fideiussione antitrust per conformità alle clausole ABI sanzionate nel 2005. La Corte d'Appello riduce il debito ma rigetta l'eccezione di nullità poiché la garanzia è stata firmata tra il 2007 e il 2009. Il garante propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte sospende la decisione e rinvia la causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite. Questo supremo organo stabilirà se le clausole ABI siano nulle anche per i contratti stipulati dopo il 2005 senza necessità di ulteriori prove sull'intesa illecita.
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Fideiussione omnibus: clausole nulle ma debito valido
Un garante ha contestato un decreto ingiuntivo da oltre mezzo milione di euro emesso a favore di una società di recupero crediti. L'opponente ha sostenuto l'invalidità totale della fideiussione omnibus sottoscritta, ritenendola frutto di un'intesa bancaria illecita vietata dalla legge antitrust. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del garante. I giudici hanno confermato che l'eventuale contrasto con le norme antitrust determina soltanto la nullità parziale delle clausole vietate e non travolge l'intero contratto di garanzia. Inoltre, in presenza di una clausola di pagamento a prima richiesta, una semplice lettera di diffida stragiudiziale inviata entro i termini di legge è sufficiente a conservare il credito, senza la necessità di avviare immediatamente una causa in tribunale.
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Azione revocatoria ordinaria valida contro nullità fideiussione
Un istituto bancario ha agito contro un garante per ottenere la dichiarazione di inefficacia di alcuni atti patrimoniali mediante azione revocatoria ordinaria. Una società cessionaria è subentrata nel credito e i giudici di merito hanno accolto la domanda revocatoria a tutela del credito ceduto. Il garante ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo il difetto di prova sulla cessione e la nullità totale della fideiussione per violazione della normativa sulla concorrenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'eventuale nullità antitrust dello schema contrattuale colpisce solo singole clausole e non estingue l'intero debito. Di conseguenza, il credito permane anche se controverso, conservando la piena validità per l'azione revocatoria ordinaria.
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Concorrenza sleale tra tralicci: la Cassazione frena le demolizioni
Un'impresa di telecomunicazioni ha citato in giudizio un concorrente, lamentando che il nuovo traliccio di quest'ultimo, alto 75 metri, creasse interferenze elettromagnetiche al proprio impianto preesistente, configurando un'ipotesi di concorrenza sleale. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano ordinato la demolizione parziale del nuovo traliccio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del proprietario del nuovo impianto, stabilendo che la semplice interferenza di fatto causata da un'opera regolarmente autorizzata non costituisce automaticamente concorrenza sleale. Il giudice deve valutare se il soggetto danneggiato avrebbe potuto adottare soluzioni alternative o accettare la condivisione delle infrastrutture (Tower Sharing) per garantire la pacifica coesistenza sul mercato, evitando posizioni di ingiustificato monopolio.
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Intesa anticoncorrenziale: ricorso respinto e sanzione confermata
L'Autorità Garante ha sanzionato un'azienda sanitaria per aver stretto un'intesa anticoncorrenziale con altre società, coordinando i prezzi dell'ossigenoterapia domiciliare e truccando una gara d'appalto pubblica in Campania. Dopo la conferma della sanzione da parte del Consiglio di Stato, l'azienda ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione. La società ha lamentato un difetto di istruttoria sui fatti da parte del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che non può rivalutare i fatti o correggere presunti errori di giudizio del Consiglio di Stato, poiché il suo controllo si limita a verificare se il giudice abbia superato i confini esterni della propria giurisdizione. Di conseguenza, la sanzione milionaria a carico dell'azienda è stata definitivamente confermata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si estingue la multa da milioni
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva sanzionato una società con oltre otto milioni di euro per un'intesa restrittiva della concorrenza in una gara d'appalto. Dopo alterne vicende tra TAR e Consiglio di Stato, quest'ultimo ha revocato la propria decisione favorevole all'Autorità. Di conseguenza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, venendo meno l'oggetto della contesa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione integrale delle spese processuali tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Concorrenza sleale: pubblicità ingannevole ma nessun risarcimento
Un rivenditore autonomo ha citato in giudizio una casa produttrice di calzature e il suo distributore ufficiale, lamentando atti di concorrenza sleale e intese restrittive della concorrenza. Il distributore ufficiale aveva pubblicato un annuncio pubblicitario che suggeriva l'originalità dei prodotti solo se acquistati presso la rete ufficiale. La Corte d'Appello ha accertato il carattere ingannevole della pubblicità, ma ha rigettato la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno economico subito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del rivenditore, confermando che l'illecito concorrenziale non genera un risarcimento automatico in assenza di una prova rigorosa del decremento patrimoniale o del mancato guadagno.
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Nullità tasso Euribor: il debitore sfida la banca in Cassazione
Un debitore ha subito un pignoramento immobiliare e si è opposto contestando il mutuo concesso da un istituto bancario. Il debitore sostiene la nullità tasso Euribor applicato per calcolare gli interessi del mutuo, poiché tale tasso era stato manipolato da un accordo illegale tra diverse banche europee, accertato dalla Commissione Europea. La Corte di Cassazione ha ritenuto la questione di eccezionale importanza e ha deciso di non decidere subito in camera di consiglio, ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per stabilire un principio di diritto chiaro per tutti i casi simili.
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Eccesso di potere giurisdizionale: sanzione antitrust confermata
Una nota Società di consulenza ha impugnato la sanzione di oltre otto milioni di euro inflitta dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per un'intesa restrittiva della concorrenza in una gara d'appalto. Dopo la conferma della sanzione da parte del Consiglio di Stato, la Società ha proposto ricorso dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione, lamentando un difetto di tutela e un'errata ricostruzione dei fatti. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il controllo di legittimità della Cassazione sulle decisioni del giudice amministrativo è limitato ai soli motivi di giurisdizione. Di conseguenza, l'asserito errore nella valutazione delle prove o la motivazione che richiama gli atti dell'Autorità non integrano un eccesso di potere giurisdizionale, rientrando invece nei normali poteri interpretativi del giudice speciale.
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Nullità della fideiussione omnibus: stop alle decisioni a sorpresa
Una società creditrice ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di un garante basandosi su una fideiussione. Il Tribunale ha rigettato la domanda ritenendo la garanzia estinta per decadenza. Il giudice ha infatti rilevato d'ufficio la nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust, poiché conforme allo schema ABI vietato, dichiarando inapplicabile la deroga ai termini di legge. La Cassazione ha accolto il ricorso della creditrice: il Tribunale non poteva decidere sulla base di una nullità rilevata d'ufficio senza prima concedere alle parti un termine per discutere e difendersi su tale questione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Recesso per riorganizzazione aziendale: vince la libertà d’impresa
Una nota Casa Automobilistica ha esercitato il recesso per riorganizzazione aziendale da tutti i contratti di concessione di vendita con i propri distributori. Un Distributore escluso ha impugnato la decisione, sostenendo che la riorganizzazione fosse discriminatoria e che avesse il diritto di essere reinserito nella nuova rete di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Distributore, stabilendo che né i regolamenti europei né i principi di buona fede impongono al produttore l'obbligo di stipulare nuovi contratti con i vecchi partner commerciali dopo un recesso legittimo. La scelta dei nuovi concessionari rientra nella piena libertà imprenditoriale della Casa Automobilistica, non sindacabile dal giudice. Il Distributore è stato inoltre condannato a pagare la penale contrattuale per aver continuato a usare i marchi della casa produttrice dopo la fine del rapporto.
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Corrispettivi minimi di trasporto: perché il vettore perde tutto
Un'azienda di trasporti ha richiesto a un'impresa committente il pagamento di oltre ventunomila euro a titolo di adeguamento tariffario, basandosi sulla disciplina dei corrispettivi minimi di trasporto. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che i decreti ministeriali che fissavano tali tariffe per il periodo contestato erano stati annullati dal TAR Lazio con efficacia generale. Il trasportatore ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'estensione di tale annullamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'annullamento dei decreti ministeriali opera per tutti i rapporti di trasporto del periodo. Di conseguenza, il trasportatore perde definitivamente la causa e non ha diritto ad alcun conguaglio, venendo inoltre condannato al pagamento delle spese processuali.
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Fideiussione omnibus: clausole nulle ma il debito resta
Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo da un milione di euro, eccependo la nullità della loro fideiussione omnibus poiché riproduceva lo schema ABI del 2003, sanzionato dall'Antitrust. La Corte d'Appello dichiara la nullità delle singole clausole anticoncorrenziali, ma salva il resto del contratto e nega la decadenza della banca. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei garanti. Gli Ermellini chiariscono che la nullità delle clausole non si estende all'intero contratto se non si prova la loro essenzialità. Inoltre, in presenza di una garanzia autonoma a prima richiesta, per evitare la decadenza semestrale prevista dalla legge è sufficiente una richiesta stragiudiziale di pagamento, senza necessità di avviare un'azione giudiziaria. I garanti perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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