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art. 10, comma 3, d.lgs. n. 159 del 2011

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51 provvedimenti

Controllo giudiziario: motivazione apparente annulla no
Una società, colpita da un'informativa interdittiva antimafia, si è vista negare l'accesso al controllo giudiziario. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, ritenendo la loro motivazione meramente 'apparente'. I giudici non avevano condotto una valutazione autonoma sulla natura 'occasionale' dell'infiltrazione e sulla possibilità di 'bonifica' dell'impresa, limitandosi a recepire le conclusioni del Prefetto basate su rapporti di parentela. La sentenza sottolinea che tali legami, da soli, non sono sufficienti se non viene dimostrata un'influenza concreta sulla gestione aziendale.
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Competenza territoriale: dove si giudica la pericolosità
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, chiarendo i criteri per la determinazione della competenza territoriale. Secondo la Corte, per le misure di prevenzione, il tribunale competente è quello del luogo in cui la pericolosità sociale si manifesta concretamente. Nel caso di un'associazione sovversiva, questo coincide con la sua principale area operativa, e non necessariamente con la residenza del soggetto. È stato respinto anche il motivo relativo alla mancata partecipazione all'udienza, per assenza di una tempestiva richiesta.
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Pericolosità sociale attuale: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale nei confronti di un imprenditore, ritenendo insufficiente la motivazione sulla sua pericolosità sociale attuale. La Corte ha sottolineato che, a distanza di anni dai fatti contestati e in caso di condanna per concorso esterno (e non partecipazione), la prova della persistente pericolosità deve essere particolarmente rigorosa. È stata invece confermata la confisca di un'impresa, ritenuta strumento delle attività illecite.
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Ricorso inammissibile per misure di prevenzione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile avverso un decreto che applicava la sorveglianza speciale e la confisca dei beni. La sentenza chiarisce che, nei procedimenti di prevenzione, l'appello in Cassazione è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la logicità della motivazione del giudice di merito, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente.
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Controllo giudiziario: no se l’infiltrazione è cronica
La Corte di Cassazione conferma il rigetto di un'istanza di controllo giudiziario presentata dal titolare di un'impresa individuale colpita da interdittiva antimafia. La decisione si fonda sulla valutazione di un'infiltrazione mafiosa non meramente occasionale, ma stabile e cronica, derivante dai collegamenti dell'imprenditore con altre realtà societarie e soggetti legati ad ambienti criminali. Tale condizione di permeabilità radicata è stata ritenuta ostativa alla 'bonifica' dell'azienda, scopo principale della misura del controllo giudiziario.
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Ricorso terzo interessato: tardivo e senza procura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo interessato in un procedimento di prevenzione. L'impugnazione è stata ritenuta tardiva, in quanto depositata oltre il termine di 15 giorni, e priva della necessaria procura speciale al difensore, requisito essenziale per chi agisce a tutela di interessi civilistici in tale contesto. Di conseguenza, la parte ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: valutazione dopo lunga detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di una misura di sorveglianza speciale a un individuo precedentemente condannato per associazione di tipo mafioso, anche dopo un lungo periodo di detenzione di nove anni. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistenza della pericolosità sociale deve essere attuale e concreta. Nel caso specifico, il percorso di rieducazione in carcere e la successiva attività lavorativa non sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare una definitiva rottura con l'ambiente criminale, giustificando così la misura di prevenzione.
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Confisca di prevenzione: la prova della sproporzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una confisca di prevenzione, confermando che i beni di valore sproporzionato rispetto al reddito di un soggetto socialmente pericoloso devono essere confiscati. La sentenza chiarisce che i redditi da evasione fiscale e i prestiti bancari non possono giustificare la provenienza lecita dei beni, e l'uso dei dati ISTAT per calcolare le spese familiari è legittimo.
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Ricorso per cassazione: i limiti nel rito di prevenzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso un provvedimento di confisca emesso nell'ambito di una misura di prevenzione. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione in questa materia è limitato alla sola violazione di legge, escludendo la possibilità di contestare la valutazione delle prove o la logicità della motivazione del giudice di merito.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione su tre immobili intestati ai figli di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che, anche se i beni hanno un'origine lecita, le successive e ingenti ristrutturazioni sono state finanziate con proventi illeciti durante il periodo di pericolosità sociale del padre. La sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore degli investimenti è stata un elemento chiave per la decisione, confermando che la misura può colpire l'intero bene quando le migliorie illecite ne alterano la natura e il valore in modo prevalente.
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Elezione di domicilio: quando è valida la notifica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una misura di sorveglianza speciale. La notifica del decreto impugnato, inviata al domicilio eletto dal ricorrente presso il suo difensore per l'istanza di gratuito patrocinio, è stata ritenuta valida. L'elezione di domicilio per il patrocinio a spese dello Stato, afferma la Corte, si estende all'intero procedimento, rendendo il ricorso tardivo e quindi inammissibile.
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