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Art. 1, comma 17, Legge n. 228 del 2012

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193 provvedimenti

Ricorso per Cassazione: i requisiti di specificità
Una società manufatturiera ha presentato un ricorso per Cassazione contro un avviso di accertamento fiscale. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma per vizi procedurali. La decisione sottolinea che un ricorso per Cassazione deve rispettare rigorosamente i principi di specificità e autosufficienza, indicando con precisione le norme violate e gli errori della sentenza impugnata, pena l'impossibilità per la Corte di esaminare il caso.
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Ammortamento francese: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni mutuatari contro un istituto di credito, confermando le sentenze di merito. La Corte ha chiarito che il costo per l'acquisto di quote di un consorzio di garanzia non rientra nel calcolo del tasso di usura (TEG). Inoltre, ha ribadito un principio fondamentale: un contratto di mutuo con piano di ammortamento alla francese non è nullo per indeterminatezza, anche se non esplicita il regime di capitalizzazione composta, confermando la stabilità di migliaia di contratti bancari.
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Cessazione materia contendere: no contributo unificato
Un consorzio di bonifica impugnava una sentenza tributaria relativa al classamento di un impianto. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo. La Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, cassando la sentenza precedente e stabilendo un principio importante: in caso di estinzione del giudizio per accordo, non è dovuto il pagamento del doppio contributo unificato, poiché tale onere si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Responsabilità socio unico: debiti dopo cancellazione
Un ex dipendente ottiene il pagamento delle sue spettanze direttamente dall'ex socio unico di una S.r.l. cancellata. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità socio unico illimitata in questo specifico caso e chiarendo i limiti del ricorso per vizi procedurali e di motivazione.
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Cessazione materia del contendere: estinzione processo
Un consorzio di bonifica e l'Agenzia delle Entrate hanno risolto una controversia sul classamento catastale di un immobile tramite un accordo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo il processo e annullando la sentenza precedente. La Corte ha anche chiarito che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: niente doppio contributo
Una società aveva proposto ricorso per cassazione contro una decisione di una commissione tributaria. In seguito, le parti hanno raggiunto un accordo tramite una definizione agevolata e hanno richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, compensando le spese e chiarendo un punto fondamentale: in caso di estinzione del giudizio per rinuncia, non è dovuto il versamento del doppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Giudicato esterno e azione revocatoria: il caso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per azione revocatoria, stabilendo che il giudicato esterno sulla nullità del contratto sottostante fa venir meno il presupposto del credito. La pronuncia evidenzia come la precedente sentenza definitiva, che ha accertato la nullità di un preliminare di vendita, impedisca di agire per rendere inefficace un successivo atto dispositivo del bene, poiché il diritto di credito del promissario acquirente è stato giudizialmente annullato.
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Responsabilità professionale avvocato: onere della prova
Una cliente ha citato in giudizio il proprio avvocato per negligenza professionale, sostenendo che la mancata costituzione in giudizio le avesse causato la perdita di una causa contro il suo ex datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, rigettando la richiesta della cliente. È stato stabilito che spetta al cliente l'onere di dimostrare di aver conferito l'incarico professionale in tempo utile. In assenza di tale prova, viene meno la responsabilità professionale dell'avvocato.
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Inammissibilità ricorso cassazione: l’esposizione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i requisiti di ammissibilità del ricorso, dichiarando l'inammissibilità ricorso cassazione in un caso di rivendicazione immobiliare a causa di un grave 'deficit espositivo'. La Corte ha stabilito che un ricorso confuso, che non espone chiaramente i fatti e i motivi di diritto, viola il principio di autosufficienza e non può essere esaminato nel merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Trasferimento beni sanitari: non è automatico
Un'Azienda Sanitaria Locale rivendicava la proprietà di un eliporto, sostenendo che le fosse stato trasferito per legge da Comune e Provincia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il trasferimento beni sanitari non è automatico ma richiede un apposito provvedimento amministrativo regionale, mai emanato nel caso di specie. La mancanza di tale atto formale impedisce il perfezionamento del passaggio di proprietà.
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Responsabilità professionale avvocato: l’obbligo di info
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità professionale di un avvocato non per aver presentato un appello tardivo, ma per non aver informato la sua cliente della possibilità di impugnare una sentenza d'appello sfavorevole, seppur erronea. La Corte chiarisce che l'obbligo informativo persiste e la sua violazione è fonte di responsabilità, anche di fronte a una presunta revoca del mandato non adeguatamente provata nelle sue modalità e tempistiche. Il ricorso del legale viene rigettato poiché la semplice produzione di un documento non basta a integrare un fatto "decisivo e discusso" nel processo.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze sulle spese legali
Una società di trasporti, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza favorevole a un suo dipendente, effettua una rinuncia al ricorso. Poiché il lavoratore non ha aderito alla rinuncia, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo, condannando però la società a pagare le spese legali della controparte. La Corte ha inoltre chiarito che la rinuncia non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
Una lavoratrice del settore pubblico, assunta con una serie di contratti a tempo determinato illegittimi, ha agito in giudizio per ottenere la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9115/2019, ha ribadito il divieto di conversione del contratto nel pubblico impiego, in ossequio al principio costituzionale del concorso pubblico. Tuttavia, ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito. Tale danno, definito 'comunitario', non richiede una prova specifica ma viene presunto e liquidato dal giudice in una misura compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La Corte ha chiarito che neppure la successiva stabilizzazione della lavoratrice presso una società controllata dall'ente pubblico elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata quindi cassata con rinvio.
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