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Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012 — Anno 2025

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230 provvedimenti

Altri anni per Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012

Domanda tardiva: la Cassazione sui termini perentori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che aveva presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo in una procedura di liquidazione controllata. La Corte ha stabilito che, anche in questa procedura, tutti i debiti si considerano scaduti al momento della sua apertura, rendendo il ritardo del creditore non giustificabile e la domanda inammissibile.
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Compensazione spese processuali: quando è legittima?
Un contribuente vince una causa tributaria grazie a motivi procedurali. Nonostante la vittoria, il giudice dispone la compensazione spese processuali. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la vittoria basata su ragioni puramente procedurali (come la prescrizione), e non sul merito della pretesa tributaria, costituisce una "grave ragione" che giustifica la mancata condanna dell'ente impositore al pagamento delle spese legali.
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Esenzione ICI abitazione principale: no se non collegate
Una coppia si oppone a degli avvisi di accertamento ICI per due appartamenti sovrapposti, usati come unica dimora ma collegati solo da una scala esterna. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per beneficiare dell'esenzione ICI abitazione principale, è indispensabile un collegamento strutturale diretto tra le unità immobiliari. L'assenza di comunicazione interna è un ostacolo insuperabile, anche se di fatto gli immobili sono utilizzati come un'unica abitazione.
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Ricorso per cassazione inammissibile: il caso IMU
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IMU per presunti vizi di notifica. Dopo due sconfitte nei gradi di merito, il suo appello finale è stato respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per gravi carenze procedurali, tra cui la mancanza di specificità e il mancato rispetto del principio di autosufficienza, evidenziando come un ricorso per cassazione inammissibile possa chiudere definitivamente un contenzioso.
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Sovraffatturazione e prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda contro l'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta sovraffatturazione di costi di sponsorizzazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano negato la detrazione dell'IVA a causa della mancata prova del pagamento tracciabile e dell'effettiva congruità dei costi sostenuti. L'ordinanza chiarisce che una motivazione non è 'apparente' quando analizza le deduzioni delle parti ed espone chiaramente l'iter logico-giuridico seguito, anche se respinge le tesi del contribuente.
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Omesso esame fatto decisivo: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una correntista contro una sentenza della Corte d'Appello, chiarendo i requisiti per denunciare l'omesso esame di un fatto decisivo. La Suprema Corte ha specificato che il ricorrente deve indicare un 'fatto storico' concreto e non mere 'questioni' o 'argomentazioni' legali. Poiché il ricorso non isolava un fatto specifico ma sollevava questioni generiche, è stato dichiarato inammissibile, ribadendo il rigore formale richiesto per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Pegno irregolare: la Cassazione sulla facoltà di disporre
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28027/2025, ha stabilito che un pegno su denaro è qualificabile come pegno irregolare solo se il contratto conferisce espressamente al creditore la facoltà di disporre della somma. In assenza di tale facoltà, il pegno resta regolare e l'escussione della garanzia in prossimità della dichiarazione di insolvenza può essere soggetta ad azione di inefficacia. La mera natura fungibile del bene non è sufficiente a determinare l'irregolarità del pegno.
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Pagamento dopo fallimento: inefficace anche se diretto
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito l'inefficacia di un pagamento dopo fallimento eseguito da una stazione appaltante direttamente a un ente previdenziale per saldare i contributi di una società fallita. La Corte ha chiarito che la regola dell'inefficacia dei pagamenti post-fallimento, prevista dall'art. 44 della Legge Fallimentare, si applica anche ai pagamenti 'sostitutivi' effettuati da terzi. Questo principio fondamentale, volto a tutelare la parità di trattamento tra i creditori (par condicio creditorum), prevale su qualsiasi norma speciale che preveda pagamenti diretti, impedendo che un creditore venga soddisfatto al di fuori della procedura concorsuale a danno degli altri.
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Obbligo contributivo: no esenzione spese legali
Un lavoratore autonomo contesta un debito per contributi previdenziali, chiedendo l'esenzione dalle spese legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una causa per l'accertamento negativo di un obbligo contributivo non ha come oggetto diretto una prestazione previdenziale. Di conseguenza, non si applica il beneficio dell'esenzione dalle spese legali previsto per le controversie in materia di previdenza e assistenza.
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Questioni nuove in cassazione: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice societaria condannata per mala gestio. La ricorrente aveva sollevato, per la prima volta in sede di legittimità, una censura relativa alla ritualità della notifica dell'atto di primo grado. La Corte ha ribadito che le questioni nuove in cassazione, non discusse nei precedenti gradi di giudizio, non possono essere esaminate, poiché su di esse si forma un giudicato interno che ne preclude la contestazione.
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Interesse ad agire: quando il debitore può opporsi?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i limiti dell'impugnazione del piano di riparto da parte del debitore sovraindebitato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la ricorrente non ha dimostrato di avere un concreto e personale interesse ad agire nel chiedere una diversa allocazione delle somme a favore di un suo creditore. La Corte ha ribadito che, per agire in giudizio, non basta un generico desiderio di correttezza procedurale, ma è necessaria la prova di un'utilità tangibile e diretta per chi propone l'azione.
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Improcedibilità del ricorso: termini per il deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da una società immobiliare contro una curatela fallimentare. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio di venti giorni per il deposito del ricorso dopo la sua notificazione, come previsto dal codice di procedura civile. Nonostante il merito della controversia riguardasse la revoca di alcune compravendite immobiliari, il vizio procedurale ha precluso l'esame della questione, confermando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Fattibilità del concordato: limiti del giudice
Una società ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la sua domanda di concordato preventivo era stata respinta per mancanza di fattibilità economica. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il tribunale ha il dovere di valutare la fattibilità del concordato, limitatamente alla manifesta inettitudine del piano a raggiungere i suoi obiettivi. Il ricorso è stato inoltre respinto per la sua genericità e perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: la prova della frode del terzo
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una compravendita immobiliare. L'azione revocatoria è stata accolta poiché, nonostante i pagamenti tracciabili, diversi indizi gravi, precisi e concordanti (come la vendita dell'unico bene dei debitori e la permanenza di uno di essi nell'immobile) hanno dimostrato la consapevolezza dell'acquirente del pregiudizio arrecato al creditore. La Suprema Corte ha ritenuto che la prova della 'participatio fraudis' possa essere fornita tramite presunzioni.
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Rinnovazione della notifica: i requisiti di validità
L'appello di una società è stato dichiarato inammissibile perché la rinnovazione della notifica a una parte necessaria è risultata nulla. L'appellante aveva notificato nuovamente l'atto di citazione originale, con una data di udienza già passata, un errore che la Cassazione ha ritenuto fatale. Questo caso sottolinea i rigidi requisiti per una valida rinnovazione della notifica al fine di evitare preclusioni processuali.
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Dichiarazione di fallimento: basta un credito non definitivo?
Una società di produzione cinematografica viene dichiarata fallita su istanza di una creditrice, basata su una sentenza di primo grado non ancora definitiva. La società fallita ricorre in Cassazione sostenendo che il titolo non fosse definitivo e di non superare le soglie di fallibilità. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che per la dichiarazione di fallimento è sufficiente un credito accertato in primo grado, anche se non definitivo, e che l'onere di provare il mancato superamento delle soglie di fallibilità spetta al debitore.
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Riammissione in servizio: obbligo del datore di lavoro
Un Comune è stato condannato a risarcire una dipendente per la tardiva riammissione in servizio. La Cassazione ha confermato che, scaduto il termine massimo di 5 anni della sospensione obbligatoria, il datore di lavoro ha l'obbligo di reintegrare il lavoratore, anche senza una sua richiesta formale.
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Eccezione tardiva: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un docente contro una sanzione disciplinare. La Corte d'Appello aveva rigettato l'impugnazione basandosi su due motivi distinti: l'eccezione tardiva sulla competenza dell'organo sanzionatorio e l'infondatezza della stessa nel merito. Il docente ha impugnato in Cassazione solo il secondo motivo, ignorando quello procedurale. Tale omissione ha reso definitiva la statuizione sulla tardività, rendendo inutile l'esame dell'altro motivo e determinando l'inammissibilità del ricorso.
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Onere della prova bollette: quando è valido il ricorso
Un utente contesta una maxi-bolletta per consumi anomali, ma il suo ricorso viene respinto in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione dichiara l'appello improcedibile per gravi vizi procedurali, tra cui il mancato deposito di documenti essenziali. La Corte chiarisce inoltre che le contestazioni sull'onere della prova devono essere specifiche e non generiche per poter essere esaminate.
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Regresso fideiussore: inammissibile ricorso errato
Un co-fideiussore, dopo aver pagato una parte del debito garantito, ha agito in regresso contro un altro garante per ottenere la sua quota. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità del debito originario verso la banca, anziché le regole sull'azione di regresso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché non criticava la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello, che verteva proprio sul diritto di regresso fideiussore.
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