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Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012 — Anno 2025

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230 provvedimenti

Altri anni per Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012

Nullità fideiussione: oneri per farla valere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni garanti che lamentavano la nullità della fideiussione per violazione di norme antitrust. La decisione si fonda sul principio che, per contestare il mancato rilievo d'ufficio di tale nullità, il ricorrente deve indicare specificamente gli elementi di fatto, già presenti agli atti, che avrebbero dovuto indurre il giudice di merito a ravvisare la violazione. La generica eccezione di nullità non è sufficiente a superare il vaglio di ammissibilità.
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Accertamento sintetico: quando è nullo per la Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'annullamento di un accertamento sintetico. Il giudice di merito aveva correttamente verificato che, una volta provata dal contribuente la disponibilità di somme per quasi tutte le spese contestate, lo scostamento residuo tra reddito accertato e dichiarato era inferiore alla soglia del 25% prevista dalla legge, rendendo illegittima la pretesa fiscale.
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Responsabilità rappresentante ASD: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità personale e solidale del rappresentante di un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) per i debiti fiscali dell'ente. Il caso riguardava un complesso schema in cui nove ASD erano state ritenute dall'Amministrazione Finanziaria un unico centro di interessi, creato per eludere i limiti di fatturato previsti dal regime fiscale agevolato. La Corte ha stabilito che la gestione del conto corrente, anche se su delega, costituisce un atto di gestione che presume un'ingerenza nell'attività associativa, fondando così la responsabilità rappresentante ASD. L'appello del contribuente è stato quindi respinto.
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Motivazione atto impositivo: la Cassazione chiarisce
Una società impugnava un atto di irrogazione sanzioni per omessa fatturazione. Dopo una vittoria in primo grado, la decisione veniva ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando principi chiave sulla motivazione dell'atto impositivo. In particolare, ha stabilito che il rinvio a un Processo Verbale di Constatazione (PVC) è legittimo se l'atto è già noto al contribuente. La Corte ha inoltre chiarito le regole sulla produzione di nuovi documenti in appello nel processo tributario e sulla validità della sottoscrizione dell'atto.
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Cessione ramo d’azienda: debiti fiscali e responsabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la società acquirente in una cessione di ramo d'azienda è solidalmente responsabile per i debiti fiscali della società cedente, anche se accertati dopo il trasferimento. La sentenza chiarisce che se l'acquirente non richiede il certificato dei carichi pendenti all'Amministrazione Finanziaria, la sua responsabilità si estende ai debiti sorti nell'anno della cessione e nei due precedenti, anche se non ancora formalizzati. Viene inoltre confermato che, una volta che il debito è sancito da una sentenza definitiva, il termine per la riscossione è quello decennale ordinario e non i più brevi termini di decadenza fiscale.
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Improcedibilità ricorso: che fare se non depositato?
Una società ha notificato un ricorso per cassazione avverso una sentenza d'appello, ma non lo ha depositato nei termini di legge. La controparte, ricevuta la notifica, ha chiesto l'iscrizione a ruolo del procedimento per far dichiarare l'improcedibilità del ricorso cassazione. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando il ricorso improcedibile e condannando la società ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Errore percettivo: quando non si può revocare la sentenza
Un professionista ha impugnato una sentenza tributaria per errore percettivo, sostenendo una valutazione errata delle prove sui versamenti. La Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'errata valutazione delle prove è un errore di giudizio e non un errore percettivo, non rientrando quindi nei casi di revocazione previsti dalla legge.
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Definizione agevolata spese: quando si compensano?
Una società ha aderito alla definizione agevolata durante una causa tributaria, ma è stata condannata a pagare le spese legali. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la compensazione delle spese richiede che la procedura di definizione agevolata spese sia perfezionata e che la relativa sentenza sia passata in giudicato prima della decisione sulle spese stesse. Il tempismo e la corretta comunicazione al giudice di primo grado sono risultati decisivi.
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Nesso causale caduta: la prova spetta al danneggiato
Una cittadina, caduta a causa di una buca sul marciapiede, dopo una prima vittoria si è vista negare il risarcimento in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, anche in presenza di un'insidia, il risarcimento è escluso se non viene fornita una prova rigorosa del nesso causale caduta tra la buca e l'evento dannoso. La valutazione delle prove da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Contributo consortile: quando è dovuto il pagamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22224/2025, ha stabilito che il contributo consortile è dovuto anche in presenza di un beneficio minimo per l'immobile. Spetta al contribuente fornire la prova rigorosa della totale assenza di vantaggi derivanti dalle opere del consorzio per essere esonerato dal pagamento. Nel caso di specie, una società industriale non è riuscita a superare la presunzione di beneficio derivante dall'inclusione del suo opificio nel perimetro di contribuenza, vedendosi così respingere il ricorso.
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