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Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012 — Anno 2024

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222 provvedimenti

Altri anni per Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012

Accertamento induttivo: onere della prova del Fisco
Una società impugnava un avviso di accertamento induttivo per IVA, emesso a seguito dell'omessa presentazione della dichiarazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in tali casi l'onere della prova si inverte, spettando al contribuente dimostrare l'infondatezza della pretesa fiscale con prove concrete, e non con mere asserzioni generiche.
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Canoni di locazione non riscossi: quando si pagano?
Una società immobiliare è stata tassata su affitti non pagati. La Corte di Cassazione ha confermato che, per i redditi d'impresa, i canoni di locazione non riscossi devono essere dichiarati secondo il principio di competenza fino alla risoluzione del contratto. Un accordo transattivo successivo è stato ritenuto irrilevante per le imposte già maturate.
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Ricorso per revocazione: quando è inammissibile?
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione presentato da un'avvocatessa che si difendeva in proprio. Le ragioni: non era più iscritta all'albo speciale per le giurisdizioni superiori e non aveva provato la notifica dell'atto alla controparte. La decisione conferma l'importanza dei requisiti formali.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF, sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini di decadenza. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio termini accertamento a causa di sospetti reati tributari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il raddoppio dei termini è legittimo quando sussiste l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale.
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Errore di percezione: Cassazione chiarisce i limiti
Un'amministrazione finanziaria ha richiesto la revocazione di un'ordinanza per un presunto errore di percezione, sostenendo che la Corte avesse erroneamente dato atto della sua mancata costituzione a seguito di una notifica. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la valutazione sull'idoneità di una notifica costituisce un giudizio di diritto e non un errore di percezione fattuale, il quale presuppone una svista materiale sugli atti di causa.
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Decadenza prestazioni previdenziali: il caso
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla decadenza delle prestazioni previdenziali. Il caso riguarda una lavoratrice che aveva ricevuto solo una parte dell'indennità di disoccupazione riconosciutale. L'ente previdenziale sosteneva che il diritto alle mensilità mancanti fosse decaduto. La Corte ha stabilito che la decadenza per prestazioni previdenziali non si applica quando il diritto è stato interamente riconosciuto ma solo parzialmente pagato, distinguendo nettamente tra 'riconoscimento parziale' e 'pagamento parziale'.
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Portabilità previdenza complementare: no al risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni ex dipendenti contro un istituto di credito. La richiesta di risarcimento danni per la negata portabilità della previdenza complementare e per la gestione di un fondo pensione è stata respinta per vizi procedurali e mancanza di prove specifiche. La Corte ha sottolineato che i ricorrenti non avevano mai formalmente richiesto la portabilità, ma solo un risarcimento, e non avevano fornito prove concrete di una cattiva gestione del fondo da parte della banca.
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Confisca e debiti tributari: quando è tardi per agire
Una società, a seguito di confisca antimafia dei propri beni, sosteneva l'estinzione dei suoi debiti tributari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non per il merito della questione sulla confisca e debiti tributari, ma per un vizio procedurale: la società aveva impugnato un'intimazione di pagamento sollevando questioni che andavano fatte valere contro le cartelle di pagamento originarie, ormai definitive perché mai contestate nei termini di legge.
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Fondo di Garanzia: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore per accedere al Fondo di Garanzia dell'INPS. La decisione si basa su vizi procedurali: il ricorrente non ha adeguatamente documentato nel suo appello le ragioni per cui il suo ex datore di lavoro, una società cancellata dal registro imprese, non sarebbe stato assoggettabile a fallimento. La Corte ha sottolineato la mancata autosufficienza del ricorso, che impediva di valutare nel merito la questione.
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Credito condizionale: no al ritardo nell’insinuazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico che aveva presentato in ritardo una domanda di ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che un credito condizionale, anche se in attesa di accertamento da parte di un altro giudice, deve essere insinuato tempestivamente con riserva. Il ritardo non è giustificato dalla durata del procedimento di accertamento, poiché il momento genetico del credito risale alla commissione dell'illecito e non alla sentenza che lo dichiara.
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Interessi usurari leasing: la Cassazione decide
Una società in liquidazione ha citato in giudizio un istituto di credito, sostenendo che il contratto di leasing stipulato contenesse interessi usurari e una forma illecita di anatocismo tramite l'ammortamento alla francese. Dopo il rigetto in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti. Ha stabilito che, per la verifica degli interessi usurari leasing, non è corretto sommare i tassi corrispettivi e moratori e che l'ammortamento alla francese, di per sé, non viola le norme sulla trasparenza né costituisce anatocismo.
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Copia atto incompleta: legittimo l’annullamento
Un'ordinanza della Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento di un avviso di accertamento. La decisione si fonda sulla produzione in giudizio da parte del contribuente di una copia atto incompleta, priva della firma. Secondo i giudici, se l'amministrazione non contesta efficacemente la non conformità della copia prodotta, l'atto deve considerarsi illegittimo. La Corte ha ritenuto che questa motivazione fosse sufficiente a sostenere l'intera decisione, assorbendo le altre questioni sollevate.
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Sentenza giudice di pace: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una sentenza del giudice di pace. La causa, del valore di 255 euro, riguardava la prescrizione di una bolletta idrica. La Corte ha stabilito che per una sentenza del giudice di pace di valore inferiore a 1.100 euro, pronunciata secondo equità, l'unico rimedio è l'appello a motivi limitati e non il ricorso diretto in Cassazione.
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Riduzione della penale: quando il giudice non interviene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società sanitaria che chiedeva la riduzione della penale per il ritardo nella riconsegna di un immobile. La Corte ha stabilito che, sebbene il potere di riduzione sia esercitabile d'ufficio, la richiesta deve essere supportata da argomentazioni specifiche e pertinenti, non essendo sufficiente la mera allegazione dell'assenza di danno per la controparte o il fatto che quest'ultima svolgesse la propria attività altrove.
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Avviso di ricevimento: appello inammissibile
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione tributaria sfavorevole. Tuttavia, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non è stato depositato il relativo avviso di ricevimento della notifica postale. La Suprema Corte ha ribadito che la mancata produzione di tale documento equivale a una notifica inesistente, impedendo al giudice di esaminare il caso nel merito.
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Notifica atto impositivo: la prova in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31822/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di notifica di atti impositivi. Se il destinatario è temporaneamente assente, l'ente impositore deve provare in giudizio non solo l'invio, ma anche l'avvenuta ricezione della Comunicazione di Avvenuto Deposito (CAD) tramite la produzione del relativo avviso di ricevimento. La sola prova della spedizione della raccomandata informativa non è sufficiente a perfezionare la notifica atto impositivo. Nel caso di specie, il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria è stato respinto proprio per la mancata produzione di tale prova.
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Liquidazione spese processuali: la discrezionalità del giudice
Una società ha impugnato in Cassazione la decisione di un giudice che aveva liquidato spese legali per un importo ritenuto troppo basso. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo che la liquidazione spese processuali rientra nel potere discrezionale del giudice, il quale può discostarsi minimamente dai valori tabellari, motivando la sua scelta sulla base di elementi come l'esiguo valore della lite e la semplicità della controversia.
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Recesso ante tempus: Niente proroga per contratto cessato
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a tempo determinato, anche se soggetto a un recesso ante tempus illegittimo da parte del datore di lavoro, si considera definitivamente cessato. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto ai benefici di una successiva proroga contrattuale disposta per altri dipendenti. Il risarcimento del danno per il lavoratore è limitato alle retribuzioni perse fino alla data di scadenza originaria del contratto, escludendo qualsiasi pretesa basata su potenziali rinnovi futuri.
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Rinuncia al ricorso: no a doppio contributo
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, porta all'estinzione del giudizio. In questo caso, non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura sanzionatoria prevista solo per rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. La Corte ha inoltre compensato integralmente le spese di lite.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo unificato
Una società di trasporto pubblico, dopo aver presentato ricorso per la cassazione di una sentenza tributaria, decideva di rinunciare all'impugnazione. La controparte accettava la rinuncia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Il punto cruciale della decisione è che, in caso di rinuncia al ricorso, il ricorrente non è tenuto al versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché tale obbligo si applica solo nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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