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Art. 1 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1799 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Codice di Procedura Civile

Interesse ad agire: impugnazione estratto di ruolo
Una società di trasporti ha impugnato un estratto di ruolo relativo a 47 cartelle esattoriali, sostenendo di non aver mai ricevuto le notifiche e che i crediti fossero prescritti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, dichiarando il ricorso inammissibile per mancanza di un interesse ad agire. L'ordinanza chiarisce che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto, cosa non avvenuta nel caso di specie. In assenza di tale pregiudizio, il contribuente deve attendere un successivo atto esecutivo per far valere le proprie ragioni.
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Libro unico del lavoro: la data di entrata in vigore
Una società è stata sanzionata per non aver utilizzato il libro matricola. In sua difesa, ha sostenuto che fosse già in vigore il nuovo libro unico del lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'obbligo di utilizzare il nuovo registro è scattato non con la pubblicazione della legge, ma con l'entrata in vigore del decreto ministeriale attuativo. La decisione sottolinea la distinzione cruciale tra la data di promulgazione di una norma e la sua effettiva operatività.
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Forma dell’appello: citazione o ricorso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che per i giudizi di opposizione a ordinanza-ingiunzione iniziati prima della riforma del D.Lgs. 150/2011, la corretta forma dell'appello è la citazione e non il ricorso. Di conseguenza, il termine per l'impugnazione decorre dalla notifica dell'atto di citazione e non dal suo deposito in cancelleria. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile un gravame, ritenendolo tardivo sulla base delle regole del rito del lavoro introdotte solo successivamente.
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Diritto buono pasto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro la sentenza che riconosceva il diritto buono pasto a un infermiere per i turni notturni. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto dei requisiti formali e del principio di specificità nell'atto di ricorso, rendendo definitiva la decisione di merito favorevole al lavoratore.
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Buono pasto turno notturno: diritto anche senza CCNL
Un infermiere ha rivendicato il diritto ai buoni pasto per i turni notturni svolti tra il 2002 e il 2008. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello a favore del lavoratore, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Azienda Sanitaria. La sentenza sottolinea che il diritto al buono pasto turno notturno non deriva solo dalla durata dell'orario, ma dalla sua specifica articolazione che impedisce di consumare il pasto a casa.
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Onere della prova lavoro: ricorso inammissibile
Un lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione dopo che i giudici di merito avevano respinto le sue richieste di differenze retributive, straordinari e TFR. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la centralità dell'onere della prova lavoro. La decisione si fonda sul principio della "ragione più liquida", per cui il rigetto nel merito per mancanza di prove assorbe le questioni preliminari, e sulla genericità delle censure mosse dal ricorrente, che non hanno scalfito le valutazioni dei giudici precedenti.
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Licenziamento collettivo: fungibilità e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo, stabilendo che la valutazione della fungibilità delle mansioni deve considerare l'intero bagaglio professionale del lavoratore, non solo l'ultima posizione ricoperta. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda che non aveva correttamente comparato la dipendente licenziata con altri colleghi in posizioni fungibili e con punteggio inferiore.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta del personale
Una società cooperativa ha effettuato un licenziamento collettivo a seguito della perdita di un appalto. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un dipendente, poiché la società non aveva correttamente applicato i criteri di scelta. La comparazione non era stata estesa a tutti i lavoratori con professionalità fungibili (intercambiabili) all'interno dell'azienda, ma si era limitata solo a quelli con le medesime mansioni. La sentenza sottolinea che la scelta deve basarsi su una valutazione complessiva delle competenze del lavoratore, non solo sul ruolo ricoperto al momento del recesso.
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Licenziamento per rifiuto trasferimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20508/2024, ha confermato la legittimità del licenziamento di una dipendente che si era rifiutata di prendere servizio dopo un trasferimento. Il caso, caratterizzato da un complesso iter giudiziario, chiarisce che se una sentenza che ordina la riammissione in servizio viene annullata, anche gli atti successivi, come un trasferimento, perdono efficacia. Di conseguenza, il datore di lavoro è tenuto a riammettere il lavoratore nella sede originaria. L'ingiustificato rifiuto di accettare un successivo e legittimo trasferimento costituisce giusta causa di licenziamento.
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Opzione regime previdenziale: la scelta è vincolante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex dirigente che chiedeva la modifica del calcolo della sua pensione e il risarcimento dei danni. Il ricorrente sosteneva un errore nella sua opzione per un regime previdenziale specifico, ma la Corte ha confermato la validità della sua scelta, considerata chiara, inequivocabile e consapevole, anche in virtù del suo elevato profilo professionale. La decisione sottolinea come una ponderata opzione di regime previdenziale sia difficilmente revocabile.
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Compensazione spese processuali: la decisione del giudice
Una società ricorre in Cassazione contestando la condanna al pagamento parziale delle spese legali, sostenendo che le domande della ex dipendente fossero state accolte solo in parte. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel disporre la compensazione spese processuali basandosi sul principio della soccombenza globale, ovvero valutando l'esito complessivo della lite.
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Licenziamento collettivo: fungibilità e scelta
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità di un licenziamento collettivo. La sentenza sottolinea che, nella scelta dei lavoratori da licenziare, l'azienda deve considerare la fungibilità professionale, ovvero l'intercambiabilità delle mansioni basata sul bagaglio di esperienze complessivo, e non può limitare arbitrariamente la platea dei lavoratori da comparare. La decisione ribadisce l'importanza di un'applicazione ampia e non restrittiva dei criteri di scelta.
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Minimale contributivo: ferie e limiti CCNL, il caso
Una società edile si oppone a una richiesta di contributi da parte di un ente previdenziale per ferie godute dai dipendenti oltre i limiti contrattuali. La Corte d'Appello accoglie l'opposizione. L'ente ricorre in Cassazione, ma il ricorso viene dichiarato inammissibile. La Suprema Corte rileva che l'ente ha modificato inammissibilmente le ragioni della pretesa tra il primo grado e il giudizio di legittimità, ribadendo l'importanza della coerenza processuale in materia di minimale contributivo operai edili.
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Indennità sostitutiva preavviso: contributi sempre dovuti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20432/2024, ha stabilito che i contributi previdenziali sull'indennità sostitutiva del preavviso sono sempre dovuti, anche se il lavoratore vi ha rinunciato tramite un accordo. L'obbligazione contributiva ha natura pubblica e sorge al momento del licenziamento senza preavviso, rendendo irrilevante qualsiasi patto contrario tra le parti.
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Minimale contributivo: obbligo anche con assenze?
Un'azienda ha contestato una richiesta di pagamento dell'INPS per contributi non versati a favore di dipendenti assenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare il minimale contributivo sussiste anche per le assenze non giustificate dalla legge o dal contratto collettivo, ma basate su un semplice accordo tra le parti. La Corte ha ribadito l'autonomia dell'obbligazione contributiva rispetto a quella retributiva.
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Vizio del consenso: quando l’accordo è nullo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20429/2024, ha stabilito che per annullare un accordo transattivo per vizio del consenso non è sufficiente il generico timore di perdere il posto di lavoro. La lavoratrice che lamenta di essere stata costretta a firmare deve fornire prove concrete della minaccia e della coazione subita. Nel caso di specie, una lavoratrice aveva firmato quattro accordi in cui si riconosceva l'occasionalità del rapporto, ma la sua richiesta di annullamento è stata respinta perché non ha dimostrato gli elementi specifici della violenza morale, come richiesto dalla legge.
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Licenziamento per giusta causa: firma su ordini falsi
Un dipendente, licenziato per aver firmato buoni di prelievo per merce mai consegnata, ha impugnato il provvedimento sostenendo di aver seguito una prassi aziendale imposta dai superiori. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo la Corte, il lavoratore aveva un ruolo consapevole e strategico nel sistema illecito, condotta che ha irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario con l'azienda.
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Notifica domicilio eletto: errore e revoca ordinanza
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza di inammissibilità a causa di un errore di percezione. La Corte aveva erroneamente ritenuto tardivo un ricorso, basandosi su una notifica della sentenza. Tuttavia, la notifica al domicilio eletto del procuratore era stata eseguita all'indirizzo della sede legale dell'ente e non a quello specificamente indicato, rendendola inefficace ai fini della decorrenza del termine breve di 60 giorni per impugnare. Nel merito, la Corte ha poi accolto il ricorso, stabilendo che il debito contributivo non era prescritto grazie a un differimento legale dei termini di pagamento, cassando così la decisione d'appello e rinviando la causa a nuovo giudizio.
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Diritto buono pasto: sì anche per il turno notturno
Una dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha richiesto il riconoscimento del suo diritto al buono pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il diritto buono pasto è una misura assistenziale legata alla durata del turno di lavoro (superiore a sei ore), a prescindere che sia diurno o notturno. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per questo diritto è decennale e non quinquennale.
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Buono pasto turno notturno: la Cassazione decide
Un'infermiera ha richiesto i buoni pasto per i suoi turni notturni svolti tra il 2002 e il 2008. La Corte d'Appello le ha dato ragione, interpretando gli accordi collettivi e aziendali. L'azienda sanitaria ha fatto ricorso in Cassazione, ma la Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi di forma. La decisione conferma il diritto al buono pasto per il turno notturno in base alla specifica articolazione oraria, consolidando la sentenza di secondo grado.
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